Il CPT di Lamezia Terme, a metà tra un lager e un manicomio, è stato visitato da una delegazione organizzata dal Tavolo Migranti e da PRC. Da questo posto, che la segnalazione stradale indica come Centro di Accoglienza, quaranta persone hanno tentato la fuga lo scorso agosto. Erminia Rizzi, che ha partecipato al sopralluogo, racconta a Melting Pot quello che ha potuto osservare.

Domanda: Come si presenta a prima vista la struttura del CPT? Potresti descriverci il luogo fisico?
Risposta: Il posto, non molto grande, si presenta come una struttura in muratura con evidenti lavori in corso. Questo fa pensare ad ammodernamenti per rendere la struttura ulteriormente invalicabile. Ci sono poi varie recinzioni. Una prima recinzione e poi, in prossimità della struttura, due alte grate di metallo a distanza di circa dieci metri l’una dall’altra.
Per quanto riguarda l’interno, bisogna tener conto della frequenza degli atti di auto-lesionismo che i trattenuti compiono sempre più spesso come forma di protesta. L’interno è quindi completamente spoglio: non ci sono porte, vetri, finestre, sedie e tavoli. Non c’è riscaldamento. La maggior parte dei materassi è sul pavimento. L’impressione che ho avuto è quella delle immagini del manicomio di Aversa, anche perché abbiamo visto persone con problemi psichici molto gravi.

D: Che tipo di vicende personali vi hanno raccontato le persone che vi sono rinchiuse?
R: C’era un gruppo di cittadini della Bulgaria entrato in Italia per motivi turistici. Il loro soggiorno in Italia è durato pochi giorni perché le forze dell’ordine hanno fatto un’incursione notturna nel posto in cui alloggiavano e sono stati immediatamente portati in questo CPT. L’espulsione è stata loro notificata in italiano, una lingua che non comprendono. Abbiamo inoltre visto che la maggior parte dei trattenuti era in possesso dei fogli di regolarizzazione. Il loro trattenimento in CPT è ancora più illegale di quanto già non lo sia, dal momento che la ricevuta della domanda di regolarizzazione vale come un permesso di soggiorno. Abbiamo anche incontrato molte persone uscite dal carcere, cosa che dimostra che ogni CPT si sta configurando con una propria specificità e che molto probabilmente quello di Lamezia Terme avrà come trattenuti le persone che sono appena uscite dal carcere e in attesa di rimpatrio. Abbiamo visto molti tossicodipendenti in crisi di astinenza, a cui venivano rifiutate le cure e che ci chiedevano “più” valium. L’espressione usata nella loro richiesta ci fa presupporre un abuso della somministrazione degli psicofarmaci in modo da tenere i trattenuti più calmi. Inoltre abbiamo incontrato persone che stavano per tornare nel proprio paese e che avevano già il biglietto aereo per il ritorno, che hanno chiamato il Consolato ma che sono ancora rinchiuse nel CPT.
Per quanto sia difficile fare una graduatoria di questi non luoghi, questo è il peggiore che ho visto: peggio di Ponte Galeria e peggio del Serraino Vulpitta. Non solo per le condizioni della struttura, ma per l’intera situazione che abbiamo potuto vedere.
Ancora più grave è il fatto che questo posto sia gestito da una cooperativa sociale, la Malgrado Tutto. Questa era una cooperativa affiliata all’ARCI che gestiva il posto quando era precedentemente adibito a struttura di recupero per tossicodipendenti. Intendiamo domandare un chiarimento su quali siano i rapporti tra questa cooperativa e l’ARCI.

D: Risulta piuttosto chiaro che non viene data assistenza sanitaria o legale.
R: L’unica possibilità di esercizio del diritto alla difesa è affidata ad un avvocato in convenzione con il posto. Da quanto abbiamo visto, per molti trattenuti l’espulsione poteva essere annullata o almeno poteva essere dichiarata l’incompatibilità di qualsiasi forma di detenzione. Questo non è avvenuto, abbiamo persino incontrato richiedenti asilo. Ci hanno inoltre raccontato che questo assistente legale chiede un contributo economico anche da parte delle persone trattenute, esattamente 500 euro di contributo.

D: Con il tuo racconto sorge spontanea una domanda: come è possibile che esistano posti dove viene sperimentata una sistematica sospensione dello stato di diritto?
Cosa si può leggere dietro l’invisibilità di questi lager?
R: Si sta innanzitutto continuando ad affrontare la questione immigrazione come un problema di ordine pubblico. C’è senz’altro una sperimentazione della “cipitizzazione” del sociale, ovvero tutto quanto è oggi sperimentato sulla pelle dei migranti sarà esteso ad altre componenti sociali. Quando parliamo di stato penale globale intendiamo questo. Per ora i luoghi definiti di eccezione, come i centri di permanenza, sono destinati a migranti, prostitute, ai cosiddetti matti e ai tossicodipendenti, ma saranno a mio avviso estesi e riguarderanno tutti.

Infine una valutazione personale sul monitoraggio di quello che avviene nei CPT. Il senso di qualsiasi delegazione che entra in questi posti per monitorare deve essere solo la denuncia e il fatto di rendere leggibili tutte le forme di protesta e di lotta che vengono attuate contro l’esistenza di questi lager. Un monitoraggio fino a sé stesso non risulta più interessante perché è da tempo che vengono osservate le sospensioni dei diritti in questi posti.

Da meltingpot.org

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