Martedì 13 maggio 2008 Ferdinando Vescio operaio di 34 anni muore mentre si trovava nel suo luogo di lavoro cadendo da un’impalcatura che lo reggeva mentre stava svolgendo le sue mansioni, lasciando una moglie e due figlie…
Quello che è successo non è altro che l’ennesimo episodio di morti sul lavoro che improvvisamente sembra essere tornato di moda da un po’ di tempo a questa parte. Infatti nonostante il recente periodo di campagna elettorale si sia appena concluso, riecheggiano ancora tra gli elettori le toccanti parole dei candidati in tema di sicurezza sul lavoro inneggiando a quanto di più falso e ipocrita ci possa essere (vedi le candidature in parlamento di operai della Thyssenkrupp, o le celebrazioni davanti ai luoghi degli incidenti) quanto poi ritrattare tutto nel momento in cui ci si siede ai tavoli della concertazione con i vertici di Confindustria. Le previsioni su questa tematica da parte del nuovo governo appena formatosi sono tutt’altro che incoraggianti. Basti pensare alle parole del ministro Brunetta che ha riamarcato il fatto di dover organizzare il mondo del lavoro su quelle che sono le nuove leggi del mercato; incrementare la concorrenza e ridurre gli sprechi mettendo su un piano nettamente mercificante i diritti dei lavoratori. Se si perseverasse questa nuova linea ci ritroveremo a piangere altre persone come Ferdinando che si è visto togliere via la propria vita a causa dell’assenza delle impalcature di sostegno. Con questo documento esprimiamo tutta la nostra vicinanza alla famiglia della vittima e chiediamo a gran voce ai politici di impegnarsi per far si che queste tragedie non si verifichino più.
Si lavora per vivere e non si vive per lavorare!

Collettivo Macondo

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