Il paradosso di Pianopoli

Restiamo allibiti dalle notizie apprese in questi giorni sui giornali relative alla richiesta di ampliamento della discarica di rifiuti speciali di Pianopoli ancora prima della sua contestabilissima apertura per una serie di motivi. Innanzitutto per il tipo di rifiuti che si vuole portare in quella discarica, ovvero rifiuti speciali. I rischi derivanti da una discarica di rifiuti speciali sono sicuramente maggiori di quelli di una discarica normale. A maggior ragione ci opponiamo incondizionatamente a questo progetto. È vero che i rifiuti speciali non sono tutti pericolosi, ma è anche vero che si tratta comunque di rifiuti inquinanti.
Secondo l’art. 7 D. Lgs. 22/97 sono rifiuti speciali:
a) i rifiuti da attività agricole e agro-industriali;
b) i rifiuti derivanti dalle attività di demolizione, costruzione, nonché i rifiuti pericolosi che derivano dalle attività di scavo;
c) i rifiuti da lavorazioni industriali;
d) i rifiuti da lavorazioni artigianali;
e) i rifiuti da attività commerciali;
f) i rifiuti da attività di servizio;
g) i rifiuti derivanti dalla attività di recupero e smaltimento di rifiuti, i fanghi prodotti dalla potabilizzazione e da altri trattamenti delle acque e dalla depurazione delle acque reflue e da abbattimento di fumi;
h) i rifiuti derivanti da attività sanitarie;
i) i macchinari e le apparecchiature deteriorati ed obsoleti;
l) i veicoli a motore, rimorchi e simili fuori uso e loro parti.
I rifiuti pericolosi sono quei rifiuti speciali e quei rifiuti urbani non domestici indicati espressamente come tali con apposito asterisco nel CER.
Dalla stampa si apprende poi che si tratterà soprattutto di rifiuti industriali. E qui un altro paradosso: com’è possibile che una cittadina senza industrie di una regione povera di industrie va ad ospitare rifiuti industriali provenienti dal resto del Paese?
Diverse sono poi le vicende che hanno interessato la nuova discarica, cosi come dimostrato dall’interrogazione al ministro dell’ambiente del 26 maggio 2005 e dal sequestro ad opera del Corpo Forestale sempre nel 2005.
Altro punto dolente, la gestione privata della discarica. Abbiamo espresso la nostra totale contrarietà a discariche e impianti gestiti da soggetti privati per questioni di trasparenza e rilanciamo la nostra richiesta di eliminazione dal ciclo di raccolta, smaltimento, differenziazione dei rifiuti di tutti i soggetti privati che oggi sono presenti nel ciclo dei rifiuti.
Non capiamo come una società che si occupa di rifiuti urbani, la Daneco, possa in qualche modo avere un collegamento con una discarica di rifiuti speciali (ricordiamo infatti che i soci della Inerti Srl hanno venduto delle quote sociali alla Ile Srl, controllata dalla Daneco).
In una fase di piena crisi ambientale, tra mare sporco ed emergenza rifiuti, riteniamo assurdo infliggere un altro colpo basso al nostro territorio cosi martoriato da interessi sporchi e politici incompetenti e/o spesso compiacenti.
Ancora una volta ribadiamo la nostra assoluta contrarietà ad ogni nuova discarica sul nostro territorio e rilanciamo la raccolta differenziata obbligatoria porta a porta e il programma rifiuti zero.
Cittadini, associazione e istituzioni aperte ad ogni proposta insieme possono fermare questo scempio ambientale.