Pubblichiamo un articolo di Patrizia Riso del portale stopndrangheta.it che, tra le varie esperienze descritte, tratta anche il Music Against ‘Ndrangheta

Giovani band e musicisti affermati, cantautori folk e rockettari duri e puri, musica di impegno civile e sonorità raffinate, sono gli artisti che dicono no alla ‘ndrangheta. Un modo efficace, che va dritto al cuore e smuove i calabresi troppo spesso silenti e rassegnati. Un modo per dire che anche con poco si può dare un contributo importante alla lotta alla criminalità organizzata. Sempre nuovi gruppi decidono di spendersi sul palco, di lanciare messaggi di alternativa, e per questo è importante ricordarli disegnando una mappa della Calabria canta “contro”, una mappa certamente incompleta, una mappa che è un punto di partenza e non un punto di arrivo.
A Lamezia Terme, provincia di Catanzaro, quattro ragazzi che decidono di fare qualcosa per la propria città, sempre più vittima di una malattia rognosa: la ‘ndrangheta. Cosi comincia una sfida che li porta a creare la Casa della Legalità e della Cultura, uno spazio in cui incontrarsi e creare rete tra i componenti della Lamezia onesta. “Quando la cultura e la legalità si diffondono è come se, su ogni male, si accendesse un faro visibile a tutti. Ecco perché te lo vogliono portare via. Perché “tu l’alternativa a Lamezia non la devi creare” si legge nel myspace del festival Music AgainstNdrangheta che nasce in seguito ad una grande manifestazione antimafia svoltasi a Lamezia il 28 ottobre 2006. Si fa strada infatti l’idea di creare un festival musicale che fosse al tempo stesso spazio per i giovani talenti calabresi e luogo di denuncia antimafia. La prima edizione di Music AgainstNdrangheta si svolge il 16 dicembre 2006, organizzata da Lamezia Rossa e vede la partecipazione dei Desert Sun, Rushdown, LAPD, No Ways Out, Sconnessi, Irrikonoscenti, Aneurisma, Biska. L’anno dopo al posto di Lamezia Rossa c’è Macondo, affiancato dal Comitato Promotore MAN 2. Alla manifestazione partecipano anche Rua Sao Joao con il banchetto equo e solidale ed Emergency. Questa seconda edizione finisce anche su in giornale bielorusso. Nel 2008 con la terza edizione gli organizzatori aumentano: Casa della Legalità, Collettivo Macondo, Comitato Giovanile Lametino, Mediateca Comunale. Cambia anche l’impostazione. Ci sono 4 concorsi gratuiti: Arte, Foto, Letteratura, Musica. Partecipano 10 gruppi musicali e oltre 50 tra fotografi, artisti e scrittori. Fino al 5 settembre 2009, giorno dell’ultima edizione del festival, questa volta articolata in due fasi: dibattito e concerto. Ad esibirsi sul palco dell’edizione 2009 del festival Music AgainstNdrangheta c’erano: Kele di Grankio, Katrina Saviors, Maieutica, Radici Calabre e Kanymandria. Nel corso del dibattito, cui hanno partecipato anche Vera Castagnetta, una degli ideatori di Addiopizzo e il sindaco di Lamezia Terme Gianni Speranza, Christian Abbondanza, presidente della Casa della Legalità di Genova, dopo aver effettuato una fedele analisi della situazione lametina, si è soffermato sulle infiltrazioni mafiose in Liguria, concludendo l’intervento con alcune proposte rivolte al sindaco, ovvero la creazione di una compilation musicale contro la ‘ndrangheta con tutte le band lametine e l’effettuazione di uno studio epidemiologico su tutto il territorio lametino per verificare e indagare le cause di alcune malattie. Una proposta concreta per dare voce ai protagonisti della quarta edizione di un festival unico. “Manipolare! Strumentalizzare! Mafia è il veleno che spinge l’essere umano alla conquista del potere in un intricato gioco di follie E’ il vuoto che avete dentro,la vera malvagità”, cantano le Kele di Granchio in un brano presentato all’ultima edizione del festival.
Dal rock giovanile al più elegante tra i generi della musica leggera: il jazz. Ecojazz è il festival di musica che si svolge ormai da 18 anni nella provincia di Reggio Calabria, ospitando numerosi artisti italiani e internazionali come Sergio Cammariere, Hiram Bullock, Paolo Fresu, Stefano Bollani, Maria Joao, Trilok Gurtu, Enrico Rava, Joey Calderazzo, Dave Douglas, Jerry Bergonzi, Gabriele Mirabassi, Billy Cobham, Nicola Arigliano e tanti tanti tanti altri. La manifestazione è nata nel 1992, nel periodo delle stragi di via d’Amelio e di Capaci. Ma la vittima cui è stato dedicato è il giudice Antonino Scopelliti, il magistrato calabrese ucciso nel 1991. In un salto temporale e culturale passiamo dal jazz al rap.
“I mafiosi su tutti infami, sunnu a vergogni ri meridionali” (i mafiosi sono tutti infami, sono la vergogna dei meridionali), cantano i Kalafro Sound Power, nel loro ultimo disco, “Briganti” uscito ad ottobre 2009. Gruppo di riferimento della scena hip-hop di Reggio Calabria e non solo, i Kalafro dal momento della loro fondazione nel 2000, hanno saputo conquistare consensi in giro per l’Italia, con esibizioni coinvolgenti che non ti permettono di restare fermo né indifferente. Il rap all’italiana (quello buono) ci piace, ma quello alla calabrese ci entusiasma perché non dimentica di sottolineare le sue radici, anche quelle che vorremmo estirpare come la ‘ndrangheta.
Della stessa famiglia dei Kalafro è Kento che ha da poco esordito da solista con l’album “Sacco o Vanzetti” dove la vicenda, fin troppo comune, di un ragazzo del sud che emigra verso il nord con la famiglia perché lavoro non ce n’è, si unisce ai ricordi di una Reggio Calabria che non ha evitato al rapper di vedere “sangue per terra e pistole a scuola, amici del pallone uccisi per mezza parola”. Dal Rap al Folk, il genere musicale che rappresenta la Calabria nella maniera più classica.
I Quartaumentata sono nati nel 1998 dall’unione di quattro musicisti di diversa estrazione, ma tutti calabresi. “Passau lu tempu da che sa unitu lo stivali, ma u pisu di chidu peri sopra o cori, si fici Petra Kappa, e a cantari su sempri li mafiosi e i generali…” (è passato il tempo, si è unito lo stivale, ma il peso di quel piede sopra il cuore si fa Pietra Cappa e a cantare sono sempre i mafiosi e i generali). Non a caso sono stati intervistati in qualità di gruppo calabrese contro la ‘Ndrangheta nel reportage di Rubel H. Oliva ed Enrico Fierro “La Santa”.
Del genere folk, ma con una spiccata tendenza alla sperimentazione è Il Parto delle Nuvole Pesanti, band nata agli inizi degli anni ’90 a Bologna, ovviamente da artisti calabresi emigrati lì per studiare. Il gruppo, che divenne presto un collettivo di oltre dieci musicisti, è protagonista anche di tour europei che li porta ad esibirsi spesso in paesi come la Germania, data l’attenzione ai temi dell’emigrazione dal sud. I componenti della band sono anche attori ed autori della colonna sonora di film e opere teatrali che si occupano di tematiche quali l’emigrazione, lo spopolamento dei piccoli centri urbani, ma anche la prima guerra mondiale e la vicenda di Nicola Calipari.
Leader del gruppo per molti anni è stato Peppe Voltarelli che dal 2006 ha scelto la carriera da solista senza però rinunciare a rendere i suoi spettacoli un mix unico di musica e teatro che spesso sfocia nel cabaret, anche in dialetto calabrese. Ha partecipato alla serata di teatro di impegno antimafia organizzata da “daSud” a Reggio Calabria nell’estate 2009.
Dal folk alla musica calabrese antica, riscoperta dai mastri cantautori, come Otello Profazio, il principe dei cantastorie. “Il sud è proprio vero paradiso, se vuoi morir devi morire ucciso” canta in “Qua si campa d’aria”, il cui omonimo lp ha venduto più di un milione di copie, primato mai raggiunto per un cantastorie. Il contributo del cantautore alla cultura del sud e ad una visione diversa della “questione meridionale”, si concretizza anche nella produzione poetica che per quindici anni ha avuto spazio sulla Gazzetta del Sud sotto forma delle cosiddette “profaniate”, poi raccolte in 4 libri.
Fuori da ogni classificazione musicale sono i Tetes de Bois, band romana con una passione per il viaggio e l’impegno sociale. Hanno uno storico camioncino Fiat 615, che viene usato contemporaneamente come testimone, palcoscenico e mezzo di locomozione per affrontare il tema del lavoro e il dramma della disoccupazione, le vecchie e le nuove forme di sfruttamento, il precariato giovanile, il limbo giuridico dei lavoratori migranti e irregolari. Tutti questi temi sono al centro di Avanti Pop, una performance itinerante fatta di musica e di teatro, una forma del tutto originale di denuncia sociale. Il 24 agosto 2007 il camioncino Fiat 615 li ha portati a Roccella Jonica insieme a Giuseppe Cederna, Andrea Rivera e Peppe Voltarelli, per aderire all’appello dell’associazione daSud per salviare il murales della memoria di Rocco Gatto.
Non possono mancare i Mattanza, gruppo di musica popolare calabrese impegnato nel recupero della memoria storica e delle tradizioni del Meridione. “Un popolo senza storia è come un albero senza radici. È destinato a morire!”. È la frase con la quale il gruppo chiude tutti i propri concerti, un vero e proprio manifesto di valori in nome del quale dal cercano di recuperare e riscrivere in chiave moderna musiche e testi dei tempi andati, filastrocche, proverbi, poesie e ninne nanne altrimenti sconfitte nell’oblio dell’impoverimento culturale. Nasce così l’idea del nome della band, un’origine dal sapore pasoliniano: Mattanza pone l’accento sull’etnocidio che è in atto ormai da decenni. Il gruppo si è costituito nel 97 per volontà del cantante Mimmo Martino, male radici della band affondano fino al 1976. Ai Mattanza si deve il recupero di una canzone della tradizione, “Un servu e un Cristu”, che è un vero e proprio inno all’azione diretta contro l’ingiustizia, con un Gesù in croce che dice al popolano che lamenta sopraffazioni di fare da sè: …E tu forsi chi hai ciunchi li vrazza, oppuru ll’ha ‘nchiovati com’a mmia cu voli la giustizia si la fazza non speri ch’autru la fazza pe ttia – (E tu hai per caso le braccia monche, ole hai inchiodate come le mie, chi vuole la giustizia se la faccia, non speri che un’altro la faccia per te).
Contro la ‘ndrangheta ha suonato anche Jovanotti a Cosenza e Locri in occasione del Capodanno 2006: era stato ucciso da pochi mesi il vicepresidente del consiglio regionale Franco Fortugno e il cantante ha messo a disposizione la sua popolarità e arte per sensibilizzare il Paese sull’emergenza ‘ndrangheta.
E non può mancare un’altra storica band, quella degli Invece, nata nella seconda metà degli anni 80 sull’onda del punk italiano. Gli Invece sono il primo gruppo del genere in Calabria, e uno dei primissimi in assoluto a utilizzare il dialetto nelle loro canzoni, precursori di un movimento che verrà sono dopo almeno dieci anni. Prima esibizione della band nell’86 a Reggio Calabria, durante uno storico concerto per Cernobyl, insieme a mostri sacri come i Gang, i Cccp e i Diaframma. Su quel palco c’era anche Totò Speranza, un giovanissimo e simpatico bassista pieno di vita e di speranza. Una vita dura e difficile, fatta di emigrazione e lavoro duro, mondi lontani e periodi bui, di grande speranza. Una vita stroncata nel 97 da una mano assassina e mafiosa: Totò è stato ucciso perché aveva un debito di 300mila lire col suo pusher, 300mila lire di marijuana e 28 anni spezzati. Ogni anno il gruppo degli Invece, che ha dedicato a Totò l’album “Ma comu si faci”, tiene un festival musicale a Bovalino in suo onore.
È durante la Lunga marcia della Memoria, promossa dall’associazione daSud nell’estate del 2008 e del 2009, che il mondo della musica (e non solo) è sceso in campo contro la ‘ndrangheta in provincia di Reggio Calabria. Artisti del calibro di Niccolò Fabi e Marina Rei, band come i Tetes de Bois, e ancora Gli Operai della Fiat 1100 (mitica cover band del mitico Rino Gaetano), i Popucià (è di recente pubblicazione l’album Crime (http://www.popuciaband.com/), dedicato appunto alla Lunga Marcia e alle vittime calabresi della ‘ndrangheta), gli Invece e altri ancora, insieme per un messaggio di resistenza e impegno civile.

Patrizia Riso
stopndrangheta.it