Il business dei rifiuti passa anche da Pianopoli

Abbiamo ritenuto opportuno ritornare sulla discarica di rifiuti speciali di Pianopoli per effettuare una serie di osservazioni.

(Alcune foto durante le varie fasi dei lavori)

Innanzitutto sono state presentate al Dipartimento Politiche dell’Ambiente della Regione Calabria delle osservazioni allo studio di impatto ambientale relativo al progetto di ampliamento della discarica controllata per rifiuti non pericolosi in località Gallù-Carratello del comune di Pianopoli, alle quali abbiamo aderito come Casa della Legalità e della Cultura di Lamezia Terme, insieme all’associazione Italia Nostra che riportiamo integralmente:

“Alla Regione Calabria
Dipartimento Politiche dell’Ambiente
Sportello V.I.A. – V.A.S. – I.P.P.C.
Viale Isonzo,4 14 – Località Corvo
88100 Catanzaro L ido( CZ)

OSSERVAZIONI ALLO STUDIO DI IMPATTO AMBIENTALE (SIA) e VALUTAZIONE DI IMPATTO AMBIENTALE (VIA) RELATIVO AL PROGETTO di ampliamento della discarica controllata per rifiuti non pericolosi IN località Gallù-Carratello DEL Comune di Pianopoli ( autorizzata Con A .I.A. n. 14053 del 06/10/2008)
Domanda di Pronuncia di Compatibilità Ambientale (ai sensi della parte II del D.Lgs. 03 aprile 2006, n, 152)
Domanda di Autorizzazione Integrata Ambientale (ai sensi deLL’art. 5 del D,Lgs 18/02/2005, n, 59 e ss,mm.ii)

1. PROCEDURA PENALE IN CORSO

La discarica in oggetto non è inserita in alcun Piano Regionale o Provinciale per la Gestione dei Rifiuti
E’ una discarica privata
Riteniamo che tutti gli enti interessati al procedimento in questione debbano valutare tutti gli aspetti, non solo formali e puramente cartacei, del progetto e la natura dell’iniziativa.
Non siamo di fronte ad un’iniziativa benefica e/o ad una qualsiasi attività di business da autorizzare o meno, motivando la scelta con la semplice verifica positiva della documentazione. La discarica di cui si chiede l’ampliamento è un impianto che influenzerà l’ambiente circostante, non solo nell’area limitrofa, e la salute delle persone.
Allora chiediamoci come sia stato possibile che fior di tecnici dei vari enti si siano fatti beffare in occasione del primo progetto presentato dalla ECO INERTI, poi autorizzato con l’ordinanza n.2873 del 3-3-04.
Sarebbe opportuno attendere l’esito del procedimento penale in corso visto che sugli stessi soggetti che oggi presentano la richiesta di ampliamento, grava una richiesta di rinvio a giudizio da parte della procura di Lamezia Terme in persona del P.M. Ruberto per i reati p.e p. dall’art. 110,181 D.Lgs. 42/04 e art.93,94,95 del D.P.R. 380/01. Mentre ad altri soggetti (ex amministratori, ex soci e tecnici) sono contestati i reati p.p. dagli art. 110,48 e 479 c.p. perché…”in concorso tra di loro ….traendo in inganno l’amministrazione comunale di Pianopoli nonché il commissario per l’emergenza ambientale di Catanzaro, prospettando una realtà dei luoghi diversa da quella esistente ed in particolare attestando ognuno per la propria competenza che il terreno non era interessato da movimenti franosi, che sullo stesso non esistevano falde acquifere almeno fino a 50 metri di profondità, che il terreno avesse un coefficiente di permeabilità superiore a quello effettivamente esistente, sullo stesso non esistevano manifestazioni sorgentizie né coltivazioni agricole, inducevano il predetto organo per l’emergenza ambientale ad attestare falsamente, nel corpo dell’ordinanza n.2873 del 3-3-04, con la quale veniva concessa l’autorizzazione alla realizzazione della discarica, l’insussistenza di caratteri strutturali dei luoghi ostativi rispetto alla realizzazione della discarica stessa”.
Il P.M. non fa riferimento solo all’esposto presentato dal comitato civico intercomunale ma fa riferimento anche all’esito della consulenza tecnica disposta.
Indipendentemente dall’esito della procedura penale in corso, risulta incomprensibile:
a) come sia stato possibile che tecnici e professionisti non avessero individuato le incongruenze visibili ad occhio nudo
b) come sia possibile che gli enti preposti si siano prodigati a far ottenere la sanatoria per gli abusi commessi già in corso d’opera
c) perchè non si è provveduto alla revoca dell’autorizzazione in presenza dell’inattendibilità degli studi, presupposto del rilascio dell’autorizzazione stessa, facciamo notare che nella relazione redatta dal Dott. Riga emergono dati completamente difformi rispetto alla relazione BIANCO.
Tutte queste circostanze non dovrebbero indurre ad una maggiore cautela? Non dovrebbero spingere ad una valutazione sull’immane rischio a cui si espone l’ambiente e le persone?

2. INIDONEITA’ DEL SITO PRESCELTO E SISMICITA’ DELL’AREA
Il Dlgs 13 gennaio 2003, n. 36 (Attuazione della direttiva 1999/31/Ce) integrato dal Dlgs 18 febbraio 2005, n. 59 recita testualmente:
“Impianti per rifiuti non pericolosi e per rifiuti pericolosi


2.1. Ubicazione

Di norma gli impianti di discarica per rifiuti pericolosi e non pericolosi non devono ricadere in:
– aree individuate ai sensi dell’articolo 17, comma 3, lettera m) della legge 18 maggio 1989, n. 183;
– aree individuate dagli articoli 2 e 3 del decreto del Presidente della Repubblica 8 settembre 1997, n. 357;
– territori sottoposti a tutela ai sensi del decreto legislativo 29 ottobre 1999, n. 490;
– aree naturali protette sottoposte a misure di salvaguardia ai sensi dell’articolo 6, comma 3, della legge 6 dicembre 1991, n. 394;
– aree collocate nelle zone di rispetto di cui all’articolo 21, comma 1, del decreto legislativo 11 maggio 1999, n. 152.
Gli impianti non vanno ubicati di norma:
– in aree interessate da fenomeni quali faglie attive, aree a rischio sismico di 1° categoria così come classificate dalla legge 2 febbraio 1974, n. 64,
e provvedimenti attuativi, e aree interessate da attività vulcanica, ivi compresi i campi solfatarici, che per frequenza ed intensità potrebbero pregiudicare l’isolamento dei rifiuti;
– in corrispondenza di doline, inghiottitoi o altre forme di carsismo superficiale;
– in aree dove i processi geologici superficiali quali l’erosione accelerata, le frane, l’instabilità dei pendii, le migrazioni degli alvei fluviali potrebbero compromettere l’integrità della discarica e delle opere ad essa connesse;
– in aree soggette ad attività di tipo idrotermale;
– in aree esondabili, instabili e alluvionabili; deve, al riguardo, essere presa come riferimento la piena con tempo di ritorno minimo pari a 200 anni. Le Regioni definiscono eventuali modifiche al valore da adottare per il tempo di ritorno in accordo con l’Autorità di bacino laddove costituita.
Con provvedimento motivato le Regioni possono autorizzare la realizzazione di discariche per rifiuti non pericolosi nei siti sopradescritti.
La discarica può essere autorizzata solo se le caratteristiche del luogo, per quanto riguarda le condizioni di cui sopra, o le misure correttive da adottare, indichino che la discarica non costituisca un grave rischio ecologico.”


EBBENE, GLI STESSI STUDI/RELAZIONI ALLEGATI ALLA VIA e SIA DIMOSTRANO (sia pure indirettamente) CHE ESISTE UN GRAVE RISCHIO ECOLOGICO PERCHE’ IL SITO DI CARRATELLO PRESENTA DIVERSE CARATTERISTICHE ESCLUDENTI CHE DOVREBBERO INDURRE LE AUTORITA’ COMPENTENTI AD UNA MAGGIORE ATTENZIONE VERSO L’INTERESSE COLLETTIVO RISPETTO ALL’INTERESSE DELLA DITTA PROPONENTE.
TUTTO IL TERRITORIO DEL COMUNE DI PIANOPOLI E’ CLASSIFICATA “CATEGORIA SIMICA 1” COME DA ORDINANZA P.C.M. n. 3274 del 20/03/2003 (classificazione invariata rispetto alle normative precedenti).

3. DISTANZA DAI CENTRI ABITATI
Nel progetto di ampliamento viene riportato un dato estremamente sbagliato .
Si indica quale centro abitato più vicino MARCELLINARA che disterebbe 6 Km. , mentre Pianopoli si troverebbe a 13 Km. di distanza. Probabilmente si fa riferimento al tracciato stradale e non alla distanza in linea d’aria, che è quella più utile ai fini della valutazione di eventuali effetti indotti dalla presenza della discarica.
Nella realtà esistono centri abitati molto più vicini, sia in linea d’aria che come percorso stradale.
Il nucleo di abitazioni più vicine è località RIZZUTO del comune di Pianopoli, che in linea d’aria dista circa 1,5 Km.
A circa 4,5 Km. si trova il centro abitato di CANCELLO ed in linea d’aria è ancora più vicina il centro di VENA DI MAIDA;
a poche centinaia di metri (semplicemente dall’altra parte del fiume) è presente la zona industriale di Marcellinara e poco dopo quella industriale di Pianopoli e le zone industriali/commerciali di MAIDA e FEROLETO dove sono ubicate centri commerciali ed altre attività che attirano migliaia di utenti/giorno.

4. OSSERVAZIONI ALLA RELAZIONE GEOTECNICA
Nella relazione geotecnica integrativa si riconosce la natura sabbiosa del fondo della vasca di abbancamento dei rifiuti e ci si sforza di effettuare una serie di calcoli per dimostrare che il rischio di rottura dello strato di impermeabilizzazione è stato ridotto al minimo. Ebbene, sulla scorta dell’esperienza del progetto del primo lotto (con procedimento penale in corso) non possiamo certo sentirci garantiti da analisi e calcoli di parte. In ogni caso il RISCHIO non resta comunque (per implicita ammissione dei progettisti)? Nella valutazione dei cedimenti attesi si prende in considerazione solo la probabilità del cedimento del fondo del bacino (di cui si ammette la difficoltà nella esatta valutazione nel tempo) e si ipotizza un rischio sostanziale solo nel caso in cui il fondo dovesse staccarsi dalla parete per circa 40 cm. . Nei vari calcoli si tiene esclusivamente conto degli effetti dei carichi derivanti dall’abbancamento dei rifiuti e non viene in nessun modo preso in considerazione l’effetto congiunto dei carichi + eventuale sisma.

5. ASPETTI RELATIVI AL PAESAGGIO

Il marchio VALLE DELL’AMATO
La Valle dell’Amato deve essere salvaguardata
Come è possibile capire dagli aspetti geologici ed idrogeologici che caratterizzano la zona e citati di seguito, la discarica non può che svilupparsi interamente fuori terra. Una enorme montagna alta almeno 50 metri (secondo i documenti ufficiali) visibilissima dalla S.S.280 e dall’intera versante opposto.

Questa discarica, ed in particolare misura, l’ampliamento proposto costituisce un autentico eco-MOSTRO per il forte impatto visivo, la forte dispersione di odori e di polveri dovute al forte vento, l’elevato ed imprevedibile (nelle proporzioni e nella gravità) inquinamento delle acque, ……………..sicuramente una ferita mortale a qualsiasi speranza di sviluppo dell’area della valle dell’Amato.

6. DISPERSIONE POLVERI INQUINANTI, ODORI, BIOGAS Nel Piano di Gestione Operativa (da pagina 10), la ECO INERTI elenca una serie di misure per mitigare il fenomeno della dispersione delle polveri e biogas per effetto eolico (vento). Alla fine sostenendo che “Un’eventuale situazione di emergenza, dovuta a particolari situazioni climatiche, quali un clima particolarmente secco o un forte vento, verrà fronteggiata dall’operatore che disporrà l’intensificazione delle misure preventive adottate o l’estensione delle stesse su altre aree

“Ebbene, TUTTI sanno che in quell’area spesso è presente vento forte e costante, parzialmente mitigato nel fondo della discarica grazie alla protezione delle collinette circostanti, ma evidente man mano che si sale lungo il pendio. Non a caso proprio a ridosso della costruendo discarica è stato autorizzato un mega-parco eolico da 100MW (proprietà EOLICA MERIDIONALE) con alcuni aerogeneratori posizionati a poche centinaia di metri!! Altro che “particolari condizioni climatiche”!

Non tranquillizza certamente l’ipotesi, ventilata in modo chiaro (Relazione Tecnica pag. 11) “Inoltre, considerata la situazione di precarietà nel settore gestiore Rifiuti Solidi Urbani (RSU) nel Territorio della Regione Calabria, l’ampliamento di progetto, ove necessario, potrebbe essere utilizzato dagli Enti preposti per superare eventuali stati di emergenza che dovessero presentarsi”
La produzione di biogas è notevole (mentre nel primo progetto approvato si riteneva talmente trascurabile da poter essere bruciato con le torce!) al punto che sono stati previsti ben due gruppi di combustione da 625KWe.

7. SOSTANZIALE NON CONTROLLABILITA’ DEI RIFIUTI
DEI RIFIUTI CONFERITI. Riportiamo fedelmente:
“Ai fini dell’ammissione in discarica di un rifiuto, prima della definizione del contratto di conferimento, deve essere prodotta dal potenziale conferitore un scheda tecnica contenente precise indicazioni su.
i. dati di riconoscimento del conferitore
ii. descrizione del processo tecnologico che genera il rifiuto;
iii. documentazione attestante la composizione del rifiuto e la sua non pericolosità (conformità ai criteri di ammissione) ; la documentazione dovrà essere accompagnata da un certificato analitico o da una relazione che dimostri la non pericolosità del rifiuto in relazione al processo tecnologico che lo genera;
iv. attribuzione del codice CER:
v. capacità del rifiuto di produrre articolato;
Il Piano di Gestione Operativa (da pagina 12) indica le PROCEDURE DI ACCETTAZIONE comportamento a lungo termine del rifiuto;
Sulla base delle informazioni riportate nella scheda, ed in particolare del codice CER, attribuito al rifiuto, viene stabilita la sua accettabilità presso la discarica.”
INSOMMA LA NATURA E LA PERICOLOSITA’ O MENO DEI RIFIUTI VIENE AUTOCERTIFICATA DAL CONFERITORE!!!!!!!!!
I controlli esercitati dal gestore della discarica si limitano alla “ISPEZIONE VISIVA” (pagina 13), I CONTROLLI ANALITICI si faranno solo “quando necessario…!)
Verifiche che si faranno solo (citiamo pagina 14) “in caso emergano dubbi sulla rispondenza del rifiuto rispetto a quanto riportato sui formulari di identificazione nella fase visiva dello scarico….”

In altri termini la corretta gestione della discarica è affidata esclusivamente, o quasi, alla buona fede dei conferitori. E’ del tutto evidente che non esiste alcuna possibilità di individuare, con un semplice esame visivo (per quanto attento) la natura e le sostante contenute in molti scarti/rifiuti. Spesso il confine tra rifiuti pericolosi e rifiuti non pericolosi è determinato dalla maggiore o minore percentuale della stessa sostanza (al di sotto di determinate percentuali è classificato quale rifiuto non pericoloso, superate quella percentuale diventa rifiuto pericoloso); quale esame visivo può consentire di esercitare un controllo e/o destare il sospetto che induce all’esame analitico?
La discarica è solo formalmente controllata e controllabile in realtà è semplicemente incontrollabile!

8. CONFLITTO DI INTERESSI TRA GESTORE E POTENZIALI CONFERITORI
Ad aggravare l’abdicazione da parte dello Stato e degli Enti Pubblici rispetto a qualsiasi DOVEROSO controllo e GARANZIA della tutela della salute dei cittadini nonché della difesa dell’inquinamento, aggiungiamo altre considerazioni:
Nel punto precedente abbiamo dimostrato in modo chiaro e puntuale che non esiste nessun vero controllo e che gli enti pubblici dovrebbero/potrebbero intervenire solo se (e quando?) allertati per l’individuazione di carichi sospetti.
Questa ipotesi si scontra con l’ulteriore elemento di confusione della vicenda: la ECO INERTI non sarebbe il semplice Gestore, quindi interessato solo ed esclusivamente alla sana e corretta gestione della discarica; nella realtà la ECO INERTI è solo l’ultimo tassello di un complesso castello societario che fa ricondurre la proprietà reale della discarica di Pianopoli al gruppo UNENDO. Chi è UNENDO? Basta andare sul sito web http://www.unendo.it per capire cos’è: è il gruppo dominante nella gestione del ciclo dei rifiuti in Italia. Il gruppo è strutturato con tre altre grosse società (DANECO, WASTE, ASPICA) che a loro volta, grazie a un complesso intrecciarsi di partecipazioni societarie, quote personali, ecc. controllano altre società. Il gruppo Unendo gestisce la raccolta dei rifiuti, la trasformazione e trattamento, le discariche. Tutto il ciclo dei rifiuti dalla A alla Z. La ECO-INERTI è controllata dalla DANECO tramite la ILE srl
E quindi? In pratica il gestore della discarica potrebbe trovarsi a dover controllare i rifiuti conferiti dalla propri controllante (proprietaria) e/o di tante altre aziende appartenenti allo stesso gruppo. E’ possibile che la tutela dell’ambiente debba essere appesa al filo della sperata correttezza di tutte le parti in causa? Quale garanzia per i cittadini e la tutela ambientale? ZERO! ZERO! ZERO!

9. COLTIVAZIONI BIOLOGICHE

Sul terreno adiacente alla discarica è presente una coltivazione biologica che, per quanto affannosamente la ditta proprietaria si sforza di dimostrare il contrario, è praticamente destinata alla morte.

10. LA PRIMA RELAZIONE GEOLOGICA RIGA

redatta in tempi non sospetti ed allegata al PRG del comune di PIANOPOLI di fine anni 80 (quindi in tempi non sospetti) escludeva “qualsiasi possibilità di edificazione…sul terreno in questione perché franoso, sabbioso ecc.ecc.” ;
Prendiamo atto che tale dicitura non è più presente nella relazione geologica redatta dal Dott Riga per la Variante al PRG nel 2004 e che, nel frattanto, il Dott. Riga ha collaborato con la ditta ECO INERTI per il progetto di ampliamento della discarica
Nonostante tale ulteriore conflitto di interessi, alcuni dati della relazione redatta dal dott. Riga non corrispondono a quanto poi riportato nelle relazioni tecniche VIA e SIA.
Occorre un’attenta verifica ed analisi incrociata degli studi e relazioni esistenti:
– la relazione e le tavole della relazione RIGA allegata al PRG del comune di Pianopoli
– la relazione del Dott. BIANCO allegata al progetto della discarica
– la relazione del CTU nominato dal CTU di Lamezia Terme
– la relazione RIGA, i dati riportati nel progetto di ampliamento in questione.

11. FALDE ACQUIFERE

Nella relazione tecnica (pagina 7) si sostiene che “La falda freatica sottesa dall’area interessata dall’impianto di smaltimento è alimentata principalmente dall’infiltrazione verticale dell’acqua meteorica nei mesi autunnali ed invernali. L’acquifero si colloca tra circa 20 m. (in corrispondenza del lotto n.3) e 40 metri rispetto al piano di campagna”
Nella relazione Geologica e geotecnica redatta dal Dott. Riga (allegata al progetto di ampliamento) si legge invece che “i terreni sabbiosi del primo e secondo strato, sono sede di un afalda acquifera il cui livello piezometrico si è stabilizzato alla profondità di 18,29 metri dal piano di campagna nel dondaggio n.3”
Anche in questo progetto di ampliamento si riscontrano dati, casualmente e/o volontariamente, “migliorati” ai fini di evidenziare al positività delle condizioni del sito.

12. PERCOLATO

Nella relazione tecnica si stima una produzione di percolato pari a 14500 mc annui. Si risolve il problema dell’accumulo con serbatoi di accumulo per un totale di 250 mc che dovrebbero essere sufficienti per 6 giorni. Sembra che il dimensionamento sia stato fatto con semplice operazione matematica (14500/365 giorni x 6 giorni = 238 mc). Ma anche la persona meno esperta capisce, con sempliec ragionamento logico, che alcuni periodi dell’anno la quantità di acqua che si riversa sulla superficie interessata dall’abbancamento dei rifiuti (e quindi sui rifiuti) è notevolmente superiore alle medie riportate (tra l’altro tutte da verificare). In altri termini, quando si verificano temporali particolarmente violenti e/o giornate in cui le precipitazioni superano abbondantemente i 3,28 mm (1200/365) medi indicati nella formuletta, cosa succede? Il percolato segue la sorte dell’acqua di ruscellamento e di prima piogga (che, una volta riempita la vasca da 45 mc, viene scaricata direttamente nel torrente Drema affluente dell’Amato e quindi va direttamente a finire nel nostro già abbastanza disgraziato mar Tirreno)? Quale ente pubblico ha la possibilità di effettuare un sorveglianza continua 24 ore su 24?
Il progetto prende, realisticamente, in considerazione che possano esserci perdite di percolato al di sotto del telo di impermeabilizzazione e che, contestualmente, sia avvenuta qualche micro fessurazione nello strato di argilla limosa. Ebbene, quando questa ipotesi sarà concretizzata, ammesso che mai qualcuno ne venga a conoscenza, la natura sabbiosa del terreno sottostante, ad elevatissima permeabilità, renderebbe rapidissimo l’inquinamento della falda acquifera e, probabilmente del Torrente Drema e del Fiume Amato. Non si può dimenticare mai, che ogni misura di protezione adottata è letteralmente “scritta sulla sabbia”: quella che costituisce il fondo della discarica con stratificazioni varie di parecchi metri.
Nota: sottoriportato stralcio della relazione RIGA

13. CONCLUSIONI
Chiediamo che venga espresso parere negativo al progetto di ampliamento della discarica in oggetto e che vengano sospesi i lavori di costruzione della parte autorizzata; che venga acquisita agli atti la perizia disposta dalla Procura del tribunale di Lamezia Terme.”

Quindi vogliamo soffermarci nuovamente sulla tipologia di rifiuti che dovrebbero essere accolti in discarica, ovvero i rifiuti speciali. Secondo l’art. 7 D. Lgs. 22/97 sono rifiuti speciali:
a) i rifiuti da attività agricole e agro-industriali;
b) i rifiuti derivanti dalle attività di demolizione, costruzione, nonché i rifiuti pericolosi che derivano dalle attività di scavo;
c) i rifiuti da lavorazioni industriali;
d) i rifiuti da lavorazioni artigianali;
e) i rifiuti da attività commerciali;
f) i rifiuti da attività di servizio;
g) i rifiuti derivanti dalla attività di recupero e smaltimento di rifiuti, i fanghi prodotti dalla potabilizzazione e da altri trattamenti delle acque e dalla depurazione delle acque reflue e da abbattimento di fumi;
h) i rifiuti derivanti da attività sanitarie;
i) i macchinari e le apparecchiature deteriorati ed obsoleti;
l) i veicoli a motore, rimorchi e simili fuori uso e loro parti.
I rifiuti pericolosi sono quei rifiuti speciali e quei rifiuti urbani non domestici indicati espressamente come tali con apposito asterisco nel CER.

Il “decreto Ronchi” assume poi come principio l’autosufficienza dello smaltimento dei rifiuti urbani in “ambiti territoriali ottimali”, principio disatteso in questo (e non è l’unico dalle nostre parti) caso, in quanto si tratterebbe soprattutto di rifiuti speciali provenienti presumibilmente dalle regioni del Nord.

La discarica, poi, non è inserita in nessun piano regionale o provinciale per la gestione dei rifiuti.

A chi serve dunque???

Le nostre preoccupazioni sono confermate dalle vicende che hanno interessato le fasi della costruzione della discarica come il sequestro ad opera del Corpo Forestale dello Stato nel 2005 e l’interrogazione al ministro dell’Ambiente sempre del 2005 visualizzabile sul sito http://www.rifondazionelamezia.it che riportiamo integralmente:

“Giovedì 26 Maggio 2005
SODANO Tommaso.

Al Ministro dell’ambiente e per la tutela del territorio.
INTERROGAZIONE A RISPOSTA SCRITTA
Premesso che:
con una ordinanza, la n. 2873 del 3 marzo 2004, il Commissario Delegato per l’Emergenza Ambientale nel territorio della Regione Calabria, ha autorizzato alla Eco-inerti srl la realizzazione di una discarica per rifiuti speciali non pericolosi in località Carratello del comune di Pianopoli (Cz);
in data 23 maggio 2005 sono iniziati i lavori di costruzione della suddetta discarica;
su tale discarica da più parti sono stati sollevati numerosi dubbi e, sono state avanzate proposte di revoca dell’autorizzazione al fine di avviare una verifica più puntuale sulla scelta del sito ed un coinvolgimento nella decisione delle popolazioni interessate;
pare che in merito al sito scelto per l’ubicazione della suddetta discarica esistano documentazioni diverse e contrapposte sulla natura idrogeologica dell’area interessata;
a tale proposito, sembra, non sia stato preso in considerazione lo studio realizzato nel 1987 dal geologo Dott. Giulio Riga che accompagna il Piano Regolatore del comune di Pianopoli;
addirittura, pare, che la relazione geologica che accompagna la richiesta di autorizzazione della discarica ometta di segnalare la presenza di un pozzo sul terreno interessato e di numerosi altri pozzi nella zona;
sembra, che il progetto presentato contrasti con la carta geologica dalla quale si evince che buona parte dell’area proposta per la discarica si presenta con permeabilità elevata;
pare, che lo studio di impatto ambientale presentato dalla Eco-inerti ometta di segnalare la presenza di pozzi sull’area interessata e in quella confinante, così come, ometterebbe di segnalare la presenza di coltivazioni nelle zone adiacenti il sito proposto;
l’area individuata dalla Eco-inerti è parte integrante di una zona sismica di 1^ categoria e quindi, l’autorizzazione contrasterebbe con le norme dettate dal D.Lgs. 36 del 13 gennaio 2003;
i fatti sopra descritti dimostrerebbero delle gravi omissioni praticate dalla Eco-inerti e dalle amministrazioni pubbliche interessate;
non sarebbe, dunque, di poco conto la circostanza che, trattandosi di un insediamento di rilevante impatto ambientale l’autorizzazione per la suddetta discarica debba raccordarsi a precise prescrizioni e alle leggi vigenti al cui rispetto è condizionata la legittimità dell’opera proposta;
l’autorizzazione alla realizzazione della suddetta discarica è stata preceduta dalla “Conferenza dei Servizi”;
dal verbale n. 99 della Conferenza dei servizi emerge che la responsabile del Servizio igiene pubblica dell’Asl. N. 6 ha richiesto l’approfondimento di alcuni aspetti del progetto mentre, la Provincia, con nota del 13 marzo 2002, ha sollevato dei dubbi circa l’esistenza o meno del vincolo idrogeologico per la zona interessata;
come denunciato anche dal WWF Calabria, la costruzione avviene:
• nonostante che la discarica “in fase di revisione del piano dei rifiuti non viene inserita nel sistema di smaltimento regionale” ;
• in presenza di “dichiarazioni di esponenti dell’Ufficio del Commissario per l’emergenza ambientale” che affermano che “nella nostra regione, non vi è alcuna necessità di queste discariche in quanto non c’è una grande produzione di rifiuti speciali non pericolosi”;
• nonostante si trovi “proprio al confine con importanti aziende agricole ed agrituristiche ed in prossimità della popolosa frazione Cancello del Comune di Serrastretta.”
• pur avendola situata “in una zona di interesse naturalistico, soggetta a vincolo idrogeologico e con all’interno e nei dintorni sorgenti e pozzi di acqua usati per fini potabili ed agricoli”;
nell’Area ex SIR di Lamezia Terme con Ordinanza n. 2965 il Commissario per l’Emergenza Rifiuti in Calabria, ha approvato un progetto di adeguamento e potenziamento della Piattaforma integrata polifunzionale smaltimento rifiuti, che comporterà il raggiungimento di una capacità di trattamento di circa 120.000 tonnellate/annue a fronte delle 80.000 circa iniziali. Impianto nel quale si produce il CDR (il pericoloso combustibile dei rifiuti che bruciando produce diossina).
il suddetto impianto è gestito dalla Daneco s.r.l. di Milano e pare, che quello in costruzione in località Carratello di Pianopoli è stato acquistato dalla ILE s.r.l. , che ha come socio di maggioranza la Daneco;
la Econet s.r.l. ha inoltrato richiesta per la realizzazione di un impianto polifunzionale, sembra non inserito nel sistema di smaltimento regionale, per il trattamento ed il recupero di rifiuti speciali pericolosi e non pericolosi da inserire nell’area industriale ex SIR nel Comune di Lamezia Terme, per un totale di “Rifiuti in ingresso” di 154.800 tonnellate/annue;
da più parti si sono levate proteste contro un disegno oramai evidente di trasformare il lametino nella pattumiera della Calabria con i rischi che questo comporta per quel territorio;
non vi è dubbio che l’esigenza di tutela della salute umana costituisca una priorità rispetto all’esercizio dell’attività economica. L’articolo 41 della Costituzione, infatti, impone che l’iniziativa economica, pur dichiarata libera, non può svolgersi in contrasto alla utilità sociale ed in modo da recare danno alla sicurezza, alla libertà, alla dignità umana;
tutto questo, oltre a creare problemi derivanti dalla movimentazione della enorme massa dei rifiuti (costi, impatti ambientali, viabilità), va ricordato che a Lamezia giungono i rifiuti della provincia di Vibo e di molti comuni del cosentino, crea una vera è propria discriminazione per un intero territorio che è costretto a pagare in termini ambientali le politiche fallimentari perseguite in questi anni nella gestione del ciclo dei rifiuti. E’ opportuno ricordare che lo stesso “decreto Ronchi” assume come principio l’autosufficienza dello smaltimento dei rifiuti urbani in “ambiti territoriali ottimali”. A Lamezia si assiste invece al conferimento di rifiuti provenienti da altri ambiti territoriali;
questa situazione rischia di creare “un collasso” del traffico lungo la strada che conduce all’impianto dell’area ex Sir in quanto la stessa dovrà sopportare oltre al traffico sostenuto di mezzi della nettezza urbana, l’aumento del traffico dovuto alla stagione estiva con conseguenti disagi per i numerosi turisti che l’attraversano.
non può essere più tollerato che, con la motivazione che la regione Calabria è commissariata, non si coinvolgano democraticamente i cittadini in merito alla realizzazione di impianti ed attività a rischio come le suddette discariche.
Tutto ciò premesso e considerato
Si chiede di sapere:
• se è a conoscenza dei fatti sopra esposti;
• se nel corso dell’iter per la concessione dell’autorizzazione relativamente alla discarica situata in località Carratello di Pianopoli, gli organi competenti hanno preso visione della relazione del geologo dott. Giulio Riga;
• per quali motivi la provincia, sempre con riferimento alla discarica di Pianopoli, ha redatto la nota del 13 marzo 2002, con la quale sollevava dubbi circa l’esistenza o meno del vincolo idrogeologico per la zona interessata;
• se intende accertare attraverso gli uffici competenti la presenza o meno di pozzi sul terreno interessato;
• se intende impegnarsi affinché, come da più parti richiesto, venga rivista tutta la procedura che ha portato all’autorizzazione rilasciata attraverso l’ordinanza dell’ufficio del commissario, relativamente alla discarica di Pianopoli;
• se intende impegnarsi per impedire, anche in considerazione della richiesta della Econet s.r.l. e della già grave situazione che interessa l’impianto della Daneco ubicato a San Pietro Lametino, che l’intero lametino divenga la pattumiera della Calabria.”

Interrogazione che segue di due giorni l’altra interrogazione (questa volta provinciale) presentata da Pino Commodari al Presidente della Provincia e all’Assessore all’ambiente, visualizzabile sul sito http://www.rifondazionelamezia.it nella sezione documenti e che qui riportiamo integralmente:

“Al Presidente della Provincia

All’Assessore all’Ambiente

Premesso che:

in data 7 ottobre 2005, prot. n. 63991, ho presentato l’Interrogazione a risposta scritta di seguito riportata:

“il Commissario Delegato per l’emergenza ambientale nel territorio della Regione Calabria, con ordinanza del 3 marzo 2004, n. 2873, ha autorizzato la realizzazione di una discarica per rifiuti speciali non pericolosi in località Carratello di Pianopoli;

su tale discarica da più parti sono stati sollevati numerosi dubbi e, sono state avanzate proposte di revoca dell’autorizzazione al fine di avviare una verifica più puntuale sulla scelta del sito ed un coinvolgimento nella decisione delle popolazioni interessate;

pare che in merito al sito scelto per l’ubicazione della suddetta discarica esistano documentazioni diverse e contrapposte sulla natura idrogeologica dell’area interessata;

a tale proposito, sembra, non sia stato preso in considerazione lo studio realizzato nel 1987 dal geologo Dott. Giulio Riga che accompagna il Piano Regolatore del comune di Pianopoli;

addirittura, pare, che la relazione geologica che accompagna la richiesta di autorizzazione della discarica ometta di segnalare la presenza di un pozzo sul terreno interessato e di numerosi altri pozzi nella zona;

l’autorizzazione alla realizzazione della suddetta discarica è stata preceduta dalla “Conferenza dei Servizi” alla quale ha partecipato l’Amministrazione provinciale di Catanzaro;

dal verbale n. 99 della Conferenza dei servizi emerge che la responsabile del Servizio igiene pubblica dell’Asl. N. 6 ha richiesto l’approfondimento di alcuni aspetti del progetto mentre, la Provincia, con nota del 13 marzo 2002, ha sollevato dei dubbi circa l’esistenza o meno del vincolo idrogeologico per la zona interessata;

non può essere più tollerato che, con la motivazione che la regione Calabria è commissariata, non si coinvolgano democraticamente i cittadini in merito alla realizzazione di impianti ed attività a rischio come la suddetta discarica.

Si chiede di sapere dall’Assessore all’Ambiente:

se è a conoscenza dei fatti sopra esposti;

se nel corso dell’iter per la concessione della suddetta autorizzazione il settore competente della amministrazione provinciale ha preso visione della relazione del geologo dott. Giulio Riga e, nel caso contrario, se intenda richiederne copia al comune di Pianopoli;

per quali motivi la provincia ha redatto la nota del 13 marzo 2002, con la quale sollevava dubbi circa l’esistenza o meno del vincolo idrogeologico per la zona interessata;

se intende accertare attraverso gli uffici competenti dell’amministrazione provinciale la presenza o meno di pozzi sul terreno interessato;

se intende impegnarsi affinché, come da più parti richiesto, venga rivista tutta la procedura che ha portato all’autorizzazione rilasciata attraverso l’ordinanza dell’ufficio del commissario;

se intende fornire all’interrogante tutta la documentazione relativa a tale vicenda.”

che alla suddetta “interrogazione a risposta scritta” non è stata data alcuna risposta, nonostante i solleciti datati 26 ottobre 2004, prot. 68297 e 14 dicembre 2004, prot. n. 80856;

che in data 23 maggio 2005 sono iniziati i lavori di costruzione della suddetta discarica;

che, come denunciato anche dal WWF Calabria, la costruzione avviene:

nonostante che la discarica “in fase di revisione del piano dei rifiuti non viene inserita nel sistema di smaltimento regionale” ;

in presenza di “dichiarazioni di esponenti dell’Ufficio del Commissario per l’emergenza ambientale” che affermano che “nella nostra regione, non vi è alcuna necessità di queste discariche in quanto non c’è una grande produzione di rifiuti speciali non pericolosi”;

nonostante si trovi “proprio al confine con importanti aziende agricole ed agrituristiche ed in prossimità della popolosa frazione Cancello del Comune di Serrastretta.”

pur avendola situata “in una zona di interesse naturalistico, soggetta a vincolo idrogeologico e con all’interno e nei dintorni sorgenti e pozzi di acqua usati per fini potabili ed agricoli”;

che il suddetto comune di Pianopoli, in particolare la località Baratta, è interessato dalla costruzione di una centrale turbogas da 800 Mw;

che l’intero territorio è attraversato da un elettrodotto da 380 Kv;

che nell’Area ex SIR di Lamezia Terme con Ordinanza n. 2965 il Commissario per l’Emergenza Rifiuti in Calabria, ha approvato un progetto di adeguamento e potenziamento della Piattaforma integrata polifunzionale smaltimento rifiuti, che comporterà il raggiungimento di una capacità di trattamento di circa 120.000 tonnellate/annue a fronte delle 80.000 circa iniziali. Impianto nel quale si produce il CDR (il pericoloso combustibile dei rifiuti che bruciando produce diossina).

che il suddetto impianto è gestito dalla Daneco s.r.l. di Milano e che quello in costruzione in località Carratello di Pianopoli è stato acquistato dalla ILE s.r.l. , che ha come socio di maggioranza la Daneco;

che la Econet s.r.l. ha inoltrato richiesta per la realizzazione di un impianto polifunzionale, sembra non inserito nel sistema di smaltimento regionale, per il trattamento ed il recupero di rifiuti speciali pericolosi e non pericolosi da inserire nell’area industriale ex SIR nel Comune di Lamezia Terme, per un totale di “Rifiuti in ingresso” di 154.800 tonnellate/annue;

che i fatti su esposti dimostrano come il processo di colonizzazione e di devastazione ambientale, in questo caso del lametino, ma più in generale della Calabria, è in fase avanzata;

Tutto ciò premesso e considerato

Si chiede di sapere:

se è a conoscenza dei fatti sopra esposti;

se nel corso dell’iter per la concessione dell’autorizzazione relativamente alla discarica situata in località Carratello di Pianopoli, il settore competente dell’Amministrazione provinciale ha preso visione della relazione del geologo dott. Giulio Riga e, nel caso contrario, se intenda richiederne copia al comune di Pianopoli;

per quali motivi la provincia, sempre con riferimento alla discarica di Pianopoli, ha redatto la nota del 13 marzo 2002, con la quale sollevava dubbi circa l’esistenza o meno del vincolo idrogeologico per la zona interessata;

se intende accertare attraverso gli uffici competenti dell’Amministrazione provinciale la presenza o meno di pozzi sul terreno interessato;

se intende impegnarsi affinché, come da più parti richiesto, venga rivista tutta la procedura che ha portato all’autorizzazione rilasciata attraverso l’ordinanza dell’ufficio del commissario, relativamente alla discarica di Pianopoli;

se intende impegnarsi per impedire, anche in considerazione della richiesta della Econet s.r.l., che l’intero lametino divenga la pattumiera della Calabria e non solo.

24 maggio 2005

Il Capogruppo

Pino Commodari”

Tra l’altro pare che alcuni nomi comparsi nell’indagine “Poseidone” sulla depurazione in Calabria coincidano con alcuni di quelli che hanno avuto a che fare con la discarica di Pianopoli…

sarà un caso che dove c’è di mezzo il danno all’ambiente ci sono spesso gli stessi nomi???

Altro punto dolente è la gestione privata della discarica. L’emergenza rifiuti in Campania e le recenti scoperte sulle navi dei veleni ci mostrano quanto siano forti gli interessi delle mafie sul business dei rifiuti.

Pensate che la ‘ndrangheta locale non avrà interessi sui rifiuti che passano da qui?

Risulta già difficile controllare gli impianti pubblici, figuriamoci quelli privati.

Abbiamo accennato il discorso della gestione privata, non possiamo quindi non soffermarci sui gestori di questa discarica.

I soci della ECO-INERTI (società che ha ottenuto l’autorizzazione alla costruzione della discarica cn ordinanza n. 2873 del 03/03/2004) hanno venduto quote sociali per un valore di € 3.000.000 alla ILE Srl, controllata come socio di maggioranza dalla Daneco, società che gestisce anche un impianto di trattamento rifiuti solidi urbani, fanghi e ford per la creazione di C.D.R. (combustibile derivato dai rifiuti) e compost per l’agricoltura a Lamezia Terme.

La Daneco fa parte del GRUPPO UNENDO, colosso della gestione del ciclo dei rifiuti in Italia, con un fatturato di 210 milioni di euro che serve oltre 40 comuni e 3600 aziende private. Fanno parte del gruppo Unendo le società WASTE ITALIA, DANENCO e ASPICA.

Analizziamole una per una.

WASTE ITALIA (controllata al 97% dal Gruppo Unendo): raccolta, trasporto, selezione, trattamento, recupero, valorizzazione e smaltimento dei rifiuti speciali (per lo più da attività industriali, commerciali e artigianali). Nel 2007 ha avuto un fatturato di 54,1 milioni di euro. Raccoglie circa 200mila tonnellate di rifiuti all’anno. Possiede 6 entri di gestione della raccolta, 8 impianti di selezione, trattamento e recupero, un impianto di captazione del biogas con produzione di energia elettrica, 8 discariche di cui 4 in esercizio e una in costruzione. Il gruppo si avvale poi di un network di subfornitori.

Tra i principali clienti Adidas, Colmar, Agusta, Barilla, Parmalat, Galbani, Gran Milano, Fiat, Collins, Lear, Bayer, Basf Italia, Akzo Nobel, Nylstar, Nyltech, Henkel, Clariant, De Agostini, Sodip, Abb,  Olivetti, Sony, Baltea, Electrolux, Zanussi, Antibioticos, ABC Farmaceutica, Famar, Roche, Zambon, Bayer, Luxottica, Kodak, Gruppo Pirelli, Dayco, Cesaplast, Keiper-Recaro, Michelin, Coin, Coop Italia, Esselunga, La Rinascente, Pam, Leroy Merlin, Auchan, Penny, Il Gigante, Teksid, Dalmine, Officine Met. G., Motta, Ristop, Autogrill, Onama, Pellegrini, Banqueting, Telecom, TNT Global Express, Arcese, FedEx, Bartolini.

La Waste Italia possiede poi il 65% di SMC Spa, il 76% di ECO ADDA Srl, il 100% di ALICE AMBIENTE Srl. (dati presenti sul sito del Gruppo Unendo)

La Waste Italia, infine, ha finanziato diversi partiti come dimostrato da “Report”- Rai tre, “Al politico e al partito” di Bernardo Iovene, 1/10/2006.

riportiamo la parte che ci interessa dal link: http://www.report.rai.it/R2_popup_articolofoglia/0,7246,243%255E1068528,00.html

“(…)
MILENA GABANELLI IN STUDIO
Il sistema, che quando non è illegale è certamente immorale e rasenta il ricatto, si basa sullo scambio, io ti do e tu restituisci. Ci sono anche quelli che danno perché ci credono, troppo spesso in ballo c’è solo il tornaconto che qualcuno preferisce chiamare visibilità.
BERNARDO IOVENE (fuori campo)
Nel 2000 le società del gruppo Waste Italia, hanno dato  100, 100 e 50 milioni a Forza Italia. Nel 2001 altri 200, 200, 200 e 150, e poi ancora 200, 200, 200 e 100. Parliamo di milioni di lire sempre a Forza Italia. Dal 2002 i contributi passano ad Alleanza Nazionale in euro: 103 mila, 103 mila. Nel 2004 100 mila, 100 mila, 100 mila e 100mila. Si tratta sempre dello stesso  gruppo che si occupa di raccolta smaltimento rifiuti e termovalorizzatori. Il video industriale è presentato da Alessandro Cecchi Paone.
BERNARDO IOVENE
Io ho visto dal 2000 ad oggi ha finanziato prima Forza Italia e poi Alleanza Nazionale.
RENATO BRUNETTA- Forza Italia
Si, si ma… non si sa mai, non si sa mai.
BERNARDO IOVENE
E sta vincendo tanti appalti…
RENATO BRUNETTA- Forza Italia
Allora, a pensar male si fa peccato e quindi certamente Lei che fa queste domande maliziose fa peccato, però ci azzecca alla fine.
BERNARDO IOVENE (fuori campo)
La Waste Italia e consociate è a Milano.
PIETRO COLUCCI- Amministratore Delegato Waste Italia
Lo scopo per cui facciamo questi finanziamenti è quello di renderci visibili.
BERNARDO IOVENE
Ma poi ricevete favori?
PIETRO COLUCCI- Amministratore Delegato Waste Italia
No guardi, se il meccanismo fosse il favore non lo faremmo in modo pubblico, non Le pare, sarebbe anche troppo banale? No, l’esigenza è quella di chiarire certamente i contributi vengono fatti, indirizzati, verso quei partiti che “noi sentiamo più vicini” da un punto di vista della…
BERNARDO IOVENE
E in questo caso Alleanza Nazionale ultimamente, forse perché il ministro dell’ambiente era di Alleanza Nazionale?
PIETRO COLUCCI- Amministratore Delegato Waste Italia
Insisto, no, Alleanza Nazionale è uno dei partiti che abbiamo finanziato. Noi finanziamo sistematicamente i DS da anni senza visibilità perché lo facciamo attraverso il sostentamento di loro iniziative che, se mi consentite… .
BERNARDO IOVENE
Dove governano lo fate?
PIETRO COLUCCI- Amministratore Delegato Waste Italia
No, a livello nazionale.
BERNARDO IOVENE (fuori campo)
A livello nazionale Sposetti non ricorda.
UGO SPOSETTI- Tesoriere Democratici di Sinistra
Se me la fa conoscere, se loro fanno…
BERNARDO IOVENE
Hanno detto che danno soldi attraverso le feste dell’unità.
UGO SPOSETTI- Tesoriere Democratici di Sinistra
Beh, di feste dell’unità ne facciamo 3.500. Può darsi che danno 1.000 euro alla festa del paesino dove abita un dirigente. Non lo so!
BERNARDO IOVENE
Questa visibilità che Lei dice, cioè “noi facciamo finanziamento ai partiti per acquistare visibilità”, no,  che cosa vuol dire?
PIETRO COLUCCI- Amministratore Delegato Waste Italia
Acquisire visibilità, non acquistare… termine infelice!
BERNARDO IOVENE
Scusi…
PIETRO COLUCCI- Amministratore Delegato Waste Italia
No, perché sa…

BERNARDO IOVENE
Acquisisce visibilità, cioè che cosa vuol dire?
PIETRO COLUCCI- Amministratore Delegato Waste Italia
Guardi, un’ azienda che fa produzione…
BERNARDO IOVENE
Si, ma voi partecipate a gare pubbliche poi, cioè la visibilità dove sta?
PIETRO COLUCCI- Amministratore Delegato Waste Italia
Sta nel fatto del… come dire, trasferire… allora, le gare pubbliche vengono affidate con gara ovviamente, no? Nel nostro settore non esiste un affidamento ai privati. Innanzitutto perché le istituzioni che ricevono i contributi sono sempre diverse da quelle che fanno le gare, un fatto strutturale.
BERNARDO IOVENE
E allora perché lo fate? Ve lo chiedono?
PIETRO COLUCCI- Amministratore Delegato Waste Italia
No, guardi, questo è un meccanismo perverso. Capisco che la cosa sia sottile. Innanzitutto è un problema di… come dire, di vicinanza ideale ed è il motivo per cui…
BERNARDO IOVENE
Beh, però se Lei dice che finanzia i DS, poi Alleanza Nazionale, poi Forza Italia, insomma…
PIETRO COLUCCI- Amministratore Delegato Waste Italia
Eh, guardi, se Lei fa un’ analisi un po’ più approfondita di quella che appare, si renderà conto che tra i DS nell’ambito della coalizione di centro sinistra e Forza Italia nell’ambito di centro destra, troverà delle assonanze che non Le possono sfuggire. C’è un problema, diciamo di moderazione.

(…)”

DANECO: progetta, realizza e gestisce impianti. Controlla diverse società che progettano, realizzano e gestiscono giacimenti controllati di frazioni residue di rifiuti e impianti a tecnologia complessa in Italia e all’estero.

Tra i servizi offerti: trasformazione energetica dei rifiuti con impianti di produzione biogas e CDR, termovalorizzazione; costruzione e gestione impianti per l’impiego di energia eolica.

Tra le varie società controllate dalla Daneco ci sono la DANECO RENEWABLES (eolico, fotovoltaico, biomasse, centrali elettriche, che ha acquistato il 40% di RENERGIES ITALIA); DANECO WINDPOWER (della quale il 49% è del gruppo australiano BROWNWIND PARTHERS) che a sua volta controlla EOLO PUGLIA (che di recente ha partecipato alla realizzazione di impianti in Puglia); la DANECO TECNIMONT; la ILE Srl. Queste sono alcune delle società controllate dalla Daneco uscite alle prime pagine di google impostando come valori di ricerca “società controllate dalla Daneco” e chissà quante altre ce ne sono.

Sulla Daneco, poi, c’è un’interrogazione del consigliere Amendola al presidente della Giunta regionale datata  07/10/2004, della quale proponiamo un estratto visualizzabile sul sito http://www.qualepaese.com nella sezione documenti:

“Amendola.  Al Presidente della Giunta regionale.  Per sapere – premesso che:

sul territorio di Lamezia Terme da circa un anno è attivo un impianto di compostaggio dei rifiuti solidi urbani a servizio del lametino e dell’intera provincia di Vibo Valentia;

tale impianto sulla base di un appalto dell’Ufficio del Commissario per l’emergenza ambientale è stato affidato alla società Daneco SpA del gruppo Waste Management;

la Daneco SpA, operante nel settore dei rifiuti e nella produzione di energia, è ben conosciuta sia dalle varie Commissioni parlamentari d’inchiesta sul ciclo dei rifiuti che dalla magistratura essendo entrata in diverse inchieste giudiziarie;

sul territorio del comprensorio lametino opera, da diversi anni, con risultati molto soddisfacenti la “Lamezia Multiservizi SpA” società a capitale pubblico che è riuscita ad attivare un ciclo virtuoso nel settore coniugando la trasparenza gestionale con risultati operativi di eccellenza divenendo, in

poco tempo, un esempio non solo per la Calabria ma anche per il Meridione;

la scelta operata dall’Ufficio del Commissario di affidare alla Daneco SpA l’impianto di compostaggio, dunque, è apparsa fin da subito incomprensibile mentre alcune circostanze negative ne stanno dimostrando, attualmente, l’assoluta erroneità;

anche per quanto attiene gli impianti di depurazione si stanno registrando gravissime difficoltà come dimostra la protesta che stanno attuando anche i dipendenti della ditta Gerica che hanno proclamato lo stato di agitazione per la mancata corresponsione degli stipendi degli ultimi mesi;

in un quadro generale così delineato sono evidenti i rischi per l’inquinamento ambientale del territorio (visto che allo stato gli impianti sono privi di controllo e manutenzione) e per i lavoratori a causa dell’estrema precarietà della loro condizione;

l’impianto di compostaggio dovrebbe produrre Cdr, ovvero combustibile da rifiuti, da utilizzare presso appositi impianti autorizzati e dei quali, al momento in Calabria, non esiste traccia;

nel corso del 2003 secondo quanto riportato dagli organi di informazione alcune migliaia di tonnellate di Cdr sarebbero, invece, state smaltite presso la discarica consortile di Lamezia Terme;

tale circostanza richiama fortemente la responsabilità sia della Daneco SpA ma anche, e forse soprattutto, dell’Ufficio del Commissario che, nonostante sia a conoscenza dei fatti non ha inteso adottare alcun provvedimento per adempiere a quanta previsto dal cosiddetto “Decreto Ronchi” in tema di raccolta differenziata e riutilizzo dei rifiuti stessi;

i 30 lavoratori della Daneco SpA hanno inteso indire una manifestazione di protesta in quanto non ricevono lo stipendio;

la Daneco SpA risulta essere anche debitrice per oltre due milioni di euro della “Lamezia Multiservizi;

sul territorio lametino si sono già aperte altre vertenze analoghe con protagoniste aziende operanti su affidamento o appalto dell’Ufficio del Commissario come la Genica che gestisce gli impianti di depurazione e che, con grave ciclicità, lascia i suoi dipendenti senza stipendio tanto che in

queste ore è stata indetta un’assemblea permanente degli stessi presse la sede lametina dell’azienda -:

per quali ragioni la Daneco SpA e la Genica non hanno provveduto al pagamento degli stipendi dei dipendenti e quando intendono adempiere alla liquidazione delle spettanze;

se l’Ufficio del Commissario per l’emergenza ambientale è al corrente della situazione debitoria delle due società non solo verso i lavoratori ma anche, nel caso della Daneco, nei riguardi della “Lamezia. Multiservizi” e quali provvedimenti intende porre in essere, urgentemente, per riportare la situazione alla normalità;

se e quale quantità di Cdr prodotto dalla Daneco SpA viene avviato verso i termovalorizzatori ed in quali regioni questi si trovano ad operare;

quante tonnellate di Cdr, invece, viene smaltito presso la discarica consortile di Lamezia Terme;

se, infine, l’impianto dì compostaggio gestito dalla Daneco SpA e quello di depurazione affidato alla Gerrea sono stato oggetto di verifiche, controlli ed ispezioni da parte dei competenti organismi regionali e locali e quali sono state le risultanze con particolare riferimento al rispetto delle normative e procedure per la sicurezza sui posti di lavoro.”

ASPICA: La Società Assunzione Servizi Pubblici Impianti Costruzioni Appalti progetta sistemi di raccolta e smaltimento, opera in 40 comuni italiani con oltre 1260 veicoli.

SE NON È BUSINESS QUESTO!!!

Nonostante l’amministrazione comunale sia di centro sinistra, quindi in teoria più attenta alle vicende ambientali (COME CONSUETUDINE ORMAI, IN TEORIA!!!) non solo non ha dimostrato sensibilità alla questione discarica, ma anzi ne ha fatto un cavallo di battaglia della propria campagna elettorale quasi come se fosse un’opportunità di sviluppo per il suo paese. Sarebbe interessante capire da questo punto di vista quanto realmente i cittadini di Pianopoli sappiano sulla vicenda.

Dopo qualche giorno di pioggia la situazione è questa:

La questione rifiuti continua ad essere un problema grave per il nostro territorio. Tra discariche sature, depositi di rifiuti abusivi e totale indifferenza della popolazione, c’è anche chi ne fa un business con la compiacenza di enti e società clienti, cosi come sostiene il Procuratore Vitello descrivendo i risultati dell’operazione“Acciaio Sporco” portata a termine dal Nucleo operativo ecologico dei carabinieri di Catanzaro: ” un’attività redditizia, soprattutto per i volumi di traffico che abbiamo accertato e il numero delle persone coinvolte. Un’attività illecita in maniera clamorosa che si atteggia ad attività tollerata, e questo si desume dall’alto numero di conferitori nell’azienda e nell’area che abbiamo sequestrato”.
Ruolo centrale era svolto dall’impresa “Palmieri Francesco”, dedita alla commercializzazione all’ingrosso di rottami ferrosi e semplicemente autorizzata alla raccolta e trasporto di rifiuti speciali non pericolosi prodotti da terzi. Intorno all’impresa, gestita da Francesco Palmieri, sarebbe emersa l’esistenza di una fitta rete di conferitori di rifiuti speciali pericolosi e non: si tratta di 96 aziende, 7 enti pubblici e 21 soggetti privati. Si sarebbe trattato di un rete ramificata a livello regionale. Palmieri riveste anche la carica di amministratore unico della società “Ecofuturo s.r.l.”, anch’essa con sede in Lamezia Terme (CZ) ed operante nel campo del commercio all’ingrosso di rottami ferrosi, utilizzata, di fatto, unicamente come ditta trasportatrice della materia prima seconda (M.P.S.) illecitamente prodotta – secondo le indagini – dalla “Palmieri Francesco”.
Diverse le illegalità riscontrate: quella principale era il trattamento organizzato e illecito di rifiuti pericolosi per poi finire alla violazione della normativa urbanistica e al problema dello scarico in quanto scaricavano sul terreno.
Resta aperto il filone delle indagini legato agli enti comunali interessati dallo smaltimento e alle ditte di Campania, Basilicata e Puglia che acquistavano i rifiuti come materie prime. Si tratta di aziende che, grazie alle false attestazioni rilasciate dalla società di Lamezia Terme, rivendevano a loro volta i rifiuti alle industrie siderurgiche del Sud Italia. Per non compromettere lo sviluppo dell’inchiesta non sono stati resi noti né i nomi dei comuni ne’ quelli delle società, anche se è stato aggiunto che al momento non ci sono amministratori pubblici indagati.

A pochi giorni di distanza, i carabinieri della Stazione di Falerna in collaborazione con il Noe di Catanzaro, in esecuzione di un decreto di sequestro preventivo emesso dal Tribunale lametino, hanno sequestrato tre camion di proprietà di una ditta di trasporti di Nocera Terinese, che operava nel settore del trasporto e dello smaltimento dei rifiuti speciali senza i previsti requisiti di legge. Operazione portata al termine di un’indagine condotta dai militari dell’Arma che nei primi giorni del dicembre dello scorso anno, nel corso di una verifica attuata in una officina meccanica di Falerna avevano accertato che la stessa, servendosi di una ditta di trasporti di Nocera, aveva a più riprese, tra i mesi di giugno e agosto dell’anno scorso, consegnato circa mille chili di materiale ferroso che veniva successivamente trasportato e smaltito nel cantiere della ditta Palmieri di Lamezia, coinvolta nell’operazione del 7 gennaio scorso e denominata in codice “Acciaio sporco”. Come in quel caso, quest’ultimo provvedimento è scaturito dal fatto che l’impresa di Palmieri non era autorizzata allo smaltimento dei rifiuti speciali e, poiché la disciplina in materia impone di ritenere che chi conferisce rifiuti e chi li trasporta alla destinazione finale abbia l’onere di verificare l’esistenza, in capo a chi li smaltirà, dei requisiti di legge, il Tribunale ha emesso il decreto di sequestro preventivo degli autocarri con l’obiettivo di impedire la possibile reiterazione del reato. Da parte della procura della Repubblica guidata da Salvatore Vitello è partita dalla scorsa estate un’inchiesta a tutto campo sulla salvaguardia ambientale e la tutela del territorio dell’intero circondario.

Non abbiamo altro da aggiungere se non le richieste che avanziamo da tempo:

Adottare subito la strategia “Rifiuti Zero”;

Rendere la raccolta differenziata porta a porta obbligatoria subito evitando così la creazione di altre discariche nella zona (non dimentichiamoci che località Carratello non dista molto da località Stretto);

Eliminare totalmente i soggetti privati presenti nel ciclo dei rifiuti (Daneco in primis);

No incondizionato a qualsiasi proposta di inceneritore o termovalorizzatore;

Maggiore collaborazione tra i Comuni del Lametino, con il coinvolgimento delle associazioni e dei cittadini.

Fare rete: rilanciamo, invitando tutte le associazioni di Lamezia e dintorni, una rete locale Rifiuti Zero che funga da osservatorio ambientale capace di realizzare proposte concrete e attuabili, estendendo anche l’analisi agli altri beni comuni quali l’acqua e il mare, partendo proprio da quelle realtà che hanno dimostrato maggiore sensibilità sulla tematica.

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