Abbiamo accolto positivamente le prese di posizione pubbliche del Sindaco Speranza contro la privatizzazione dell’acqua. “Il referendum per l’acqua pubblica – ha detto il sindaco Speranza in una nota del 24 maggio – deve essere una battaglia culturale di tutti, impegnati insieme per fare di una risorsa diventata merce un bene comune. Firmare per il referendum significa difendere l’acqua, il bene più prezioso che abbiamo, che non è di rilevanza economica ma è innanzitutto un bene sociale ed umano”.Anche se Speranza ha perso una buona opportunità, quella di confrontarsi con decine e decine di suoi colleghi sindaci venerdì 28 maggio all’iniziativa cosentina con Marco Bersani (del Coordinamento Nazionale), crediamo comunque che quello intrapreso sia un primo passo verso la direzione giusta; la risposta migliore alle migliaia di persone che in città, come nel resto d’Italia, accorrono ai banchetti per poter firmare le tre proposte referendarie per chiedere l’abrogazione dell’art. 23 bis della Legge n. 133/2008, relativo alla privatizzazione dei servizi pubblici di rilevanza economica; dell’art. 150 del D. Lgs. n. 152/2006, relativo ala scelta della forma di gestione e procedure di affidamento, segnatamente al servizio idrico integrato; dell’’art. 154 del Decreto Legislativo n. 152/2006 (c.d. Codice dell’Ambiente), limitatamente a quella parte del comma 1 che dispone che la tariffa per il servizio idrico è determinata tenendo conto dell’ “adeguatezza della remunerazione del capitale investito”.
Abbiamo raggiunto circa 2000 firme ma continueremo fino al 20 luglio ad essere presenti in città per dare la possibilità a tutti i cittadini di poter firmare le tre proposte di referendum. A tal proposito allestiremo alcuni banchetti in occasione delle festività cittadine di Sant’Antonio e di San Pietro.
A fronte di questo lavoro, abbiamo però voluto predisporre alcune proposte per poter dare inizio ad un percorso partecipato e dal basso di ripubblicizzazione del Servizio Idrico Integrato a partire, come dicevamo, dai comuni, anche alla luce dell’art. 15 del decreto 135/09.
Infatti il comitato promotore dei tre referendum ha da tempo affiancato a questa iniziativa una ulteriore raccolta firme per chiedere la modifica dello Statuto Comunale affinché gli stessi enti locali preservino un bene di fondamentale importanza come l’acqua.
Solo a Lamezia Terme circa 700 cittadini hanno firmato la proposta di delibera di iniziativa popolare e, proprio oggi, il comitato promotore ha consegnato al sindaco le firme chiedendo, come prevede lo statuto comunale, la convocazione di un consiglio comunale aperto per la discussione e l’approvazione della proposta di delibera di iniziativa popolare. L’obiettivo è quello di riconoscere nel nostro Statuto Comunale il Diritto umano all’acqua, ossia l’accesso all’acqua come diritto umano, universale, indivisibile, inalienabile, lo status dell’acqua come bene comune pubblico e il servizio idrico integrato come un servizio pubblico locale privo di rilevanza economica, in quanto servizio pubblico essenziale per garantire l’accesso all’acqua per tutti e pari dignità umana a tutti i cittadini.
Centinaia di amministrazioni comunali in Italia hanno già deliberato in tal senso e molti sindaci hanno aderito al Coordinamento Nazionale “Enti Locali per l’Acqua Bene Comune e la Gestione Pubblica del Servizio Idrico”. Un’organizzazione che vuole essere strumento di coordinamento e di servizio fra Enti locali ed Autorità d’Ambito Territoriale Ottimale (AATO) che perseguono l’obiettivo di salvaguardare e promuovere la proprietà, la gestione ed il controllo pubblici dell’acqua, intesa come bene comune e che considerano l’accesso all’acqua nella quantità e qualità sufficienti alla vita come un diritto umano, in un contesto di salvaguardia delle risorse idriche e di sostenibilità ambientali e altresì di cooperazione e di solidarietà internazionale.
Anche in Calabria sono diverse decine le amministrazioni comunali che hanno già provveduto alla modifica dello statuto o si stanno muovendo in tale direzione.
E’ dunque possibile dar vita ad una gestione pubblica, trasparente e dal basso dell’acqua. Il primo passaggio è quello di affidare il servizio direttamente ad un ente di diritto pubblico affinchè nessuna Società per Azioni possa appropriarsi e trarre profitti dalla gestione di un bene comune come l’acqua.
Coscienti che, in una terra martoriata dalla ‘ndrangheta che negli anni ha dimostrato di saper essere precursore nel captare i nuovi filoni d’oro del capitale globale (fornitura di servizi, ciclo dei rifiuti, fonti rinnovabili), la lotta per la ripubblicizzazione del Servizio Idrico Integrato come di tutti i beni comuni, diventa una battaglia di civiltà dalla quale nessuno si deve sentire escluso.

Comitato Lametino Acqua Pubblica

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