Se esistesse un concorso a premi per la migliore farsa dell’anno crediamo che quella andata in scena in queste ultime due settimane e, in particolar modo, mercoledì scorso in consiglio comunale, avrebbe tutti i requisiti per vincerlo.
Sicuramente la nomination per il miglior attore protagonista spetta al sindaco Gianni Speranza, ma, badate bene, anche ai consiglieri e gli assessori comunali che hanno alzato la manina.
Ironia a parte, passare dalla farsa alla tragedia è cosa presto fatta: con l’approvazione della delibera dello scorso 7 luglio in consiglio comunale, Speranza ha di fatto avviato un processo ultraliberista di privatizzazione della Lamezia Multiservizi, consegnando in mano ai privati ciò che ancora di pubblico era rimasto nel Servizio Idrico Integrato.
Captazione, adduzione e depurazione infatti sono, oramai da anni, gestiti da società private con un risultato veramente pessimo sia in termini di efficienza degli impianti di depurazione sia in termini di equità delle tariffe.
Paladino della democrazia e della partecipazione popolare, Speranza ha ben pensato di rispedire al mittente le firme di oltre 700 cittadini lametini che chiedono la possibilità di poter avere un consiglio comunale aperto e discutere, alla luce del sole, del futuro di un bene comune come l’acqua.
Anzi, fa di peggio; nel chiuso delle quattro mura del consiglio comunale e nel silenzio più totale avvia l’operazione di privatizzazione permettendo l’ingresso di un socio privato che gestirà il 40% della Lamezia Multiservizi.
L’ambiguità di fondo della politica del nostro Sindaco l’abbiamo più volte denunciata: da una parte firma i tre referendum contro la privatizzazione dell’acqua e dall’altra ne avvia la vendita ai soggetti privati che per 12 anni faranno “cassa” con un bene pubblico che come chiedono i quesiti referendari dovrebbe essere privo di rilevanza economica. Incontra Alex Zanotelli e Vandana Shiva – con tanto di foto e comunicati stampa – ma strizza l’occhio a pezzi del capitalismo italiano. Caso unico in tutta Italia quello di Speranza!
Ci è sembrato oltremodo patetico, ipocrita e oltraggioso l’atteggiamento di chi in consiglio comunale poco prima di votare a favore della privatizzazione della Multiservizi ha presentato e votato un ordine del giorno che chiede che il servizio idrico venga definito un servizio privo di rilevanza economica. Come dire: mettiamo in mano ad un assassino una rivoltella ma gli chiediamo di non sparare.
Non va poi dimenticato che oltre alla distribuzione idrica saranno privatizzati anche pezzi importanti dei servizi cittadini, come il trasporto pubblico locale, la raccolta e lo smaltimento dei rifiuti settore quest’ultimo di grande interesse economico e di grande impatto per le politiche ambientali del nostro territorio.
Con la scelta della privatizzazione, coperta dalla bugia dell’obbligo normativo, sembra che il sindaco e la sua maggioranza abbiano voluto delineare un epilogo negativo della straordinaria campagna di raccolta firme appena terminata nonché dello stesso esito della consultazione referendaria che si terrà entro la prossima primavera. Speranza avrebbe potuto aspettare il responso del popolo italiano prima di privatizzare perché nessun scadenza imminente lo obbliga a percorre questa via.
Un sindaco panzer, dunque, Speranza che non ha voluto prendere in considerazione nemmeno l’appello del forum nazionale dei movimenti per l’acqua che ha chiesto una moratoria in attesa del responso referendario. Una moratoria che è stata accolta positivamente anche dal PD nel corso del recente convegno svoltosi alla festa dell’Unità di Roma.
Noi continueremo, in sintonia con il grande movimento nato attorno ai quesiti referendari e con i tantissimi sindaci e consigli comunali che in tutto il Paese, coscienti delle loro responsabilità di fronte alle legittime domande da parte della società civile, con coraggio e coerenza si stanno impegnando in questa battaglia di civiltà per riaffermare che l’acqua è un diritto fondamentale dell’essere umano e che non può e non deve essere svenduto a speculatori e affaristi.
La strada da percorrere è quella dell’inserimento nello statuto comunale di una specifica formula che definisce il servizio idrico integrato quale servizio pubblico locale privo di rilevanza economica. Ciò è pienamente legittimato, in quanto l’Unione Europea demanda ai singoli Stati membri la possibilità di definire quali siano i servizi a rilevanza economica e quali quelli privi e la normativa italiana non si è mai pronunciata esplicitamente in tal senso. I comuni di riferimento della Lamezia Multiservizi hanno la podestà di decidere quale forma gestionale intendono adottare per la gestione del Servizio Idrico Integrato e, più in generale, di tutti i beni che verranno definiti privi di rilevanza economica.
La scelta tra una gestione pubblica, democratica, partecipata ed una gestione privata svolta nel chiuso di un consiglio di amministrazione, è dettata soltanto dalla volontà politica e, dopo le vicende di questi ultimi giorni, si è chiaramente palesata quale sia quella della Giunta Speranza.

Comitato Lametino Acqua Pubblica

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