Pubblichiamo la lettere  aperta che il Comitato contro la centrale a biomasse di Panettieri ha indirizzato alle organizzazioni professionali agricole della Calabria.
Alle Organizzazioni professionali agricole della Calabria
Confederazione Italiana Agricoltori
Via Indipendenza, 42
88100  Catanzaro
tel. 0961 743592 – fax 0961 746219
calabria@cia.it
Federazione Regionale Coldiretti Calabria
Via Gabriele Barrio, 35
88100  Catanzaro
tel. 0961 773938 – fax 0961 777205
calabria@coldiretti.it
Confagricoltura Calabria
Via G. Pinna, 30
88046  Lamezia Terme CZ
tel. 0968 51619 – fax 0968 51383
fedcalab@confagricoltura.it
Copagri Calabria
Via Umberto Boccioni, 5
88046  Lamezia Terme CZ
tel. 0968 51842 – fax: 0968 419221
copagri@copagricalabria.it

Oggetto: Lettera aperta alle Organizzazioni Agricole calabresi sulla questione dell’esclusione dal territorio dell’ IGP “Patata della Sila” dei Comuni di Bianchi e Panettieri – Richiesta di presa di posizione sulle conseguenze derivanti dall’eventuale autorizzazione alla costruzione ed all’esercizio di una centrale a biomasse da 14 MW/e da realizzare nel Comune di Panettieri (CS). Premesso:

CHE come è noto, dal 10 agosto è operativa, ufficialmente iscritta nel registro europeo delle IGP, l’Indicazione Geografica Protetta “Patata della Sila”; infatti, sono ormai trascorsi i sei mesi, previsti dalla normativa comunitaria, dalla pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale della Comunità Europea della domanda di registrazione dell’IGP (pubblicata sulla GUCE, serie C 33/10, del 10 febbraio 2010), a seguito del procedimento di esame e di accoglimento della domanda da parte della Commissione europea.

CHE la patata della Sila, contraddistinta ed apprezzata per le ottime qualità culinarie, percepita come   prodotto   di   qualità,  rinomata  nei  mercati  delle regioni vicine, caratterizzata, appunto, da un  sapore  tipico più spiccato rispetto alle patate delle altre zone di produzione, è un prodotto calabrese che si è conquistato un posto di tutto rispetto all’interno del panorama gastronomico nazionale. Un prodotto a forte caratterizzazione territoriale per il quale il riconoscimento da parte dell’Unione Europea del marchio IGP, produrrà l’effetto di indirizzare i consumatori verso l’acquisto di questo prodotto tipico che, appunto grazie a questa importante attribuzione del marchio di origine, viene ad essere fortemente valorizzato. “Si tratta di una garanzia di eccellenza per i consumatori; per i produttori, è l’occasione per tutelare le loro tradizioni produttive”.
CHE tale attribuzione ne riconosce l’unicità e l’inimitabilità, frutto dell’unione tra le particolarità del territorio di origine e il sapere dei produttori, tramandato di generazione in generazione.
CHE così si sostiene e si incoraggia il mantenimento di queste tradizioni ed è grazie, infatti, a questi sistemi di riconoscimento che il consumatore può riconoscere e scegliere la qualità e l’autenticità dei prodotti.
CHE il riconoscimento comunitario costituisce una valida garanzia per il consumatore, che sa così di acquistare un alimento di qualità. Difatti, chi produce IGP deve attenersi alle rigide regole produttive stabilite nel disciplinare di produzione, garantito da uno specifico organismo di controllo.
CHE la coltivazione della patata ha rappresentato da molto tempo un’importante fonte economica per gli agricoltori dell’altopiano silano e delle Presile; è stata una fondamentale fonte di reddito per gli operatori locali che, impegnati nel processo produttivo stesso, garantiscono la presenza, l’insediamento stabile nelle zone interne della Calabria, soggette, invece e sempre di più, ad una fortissima tendenza all’abbandono ed allo spopolamento.
CHE è evidente, quindi, che il  riconoscimento produrrà notevoli vantaggi agli agricoltori dei comuni ricompresi nel territorio della IGP.
CHE l’elenco dei comuni è stato pubblicato nella citata GUCE del 10 febbraio 2010, rappresentandoli su una cartina, si nota un’area vasta, che va dal comune di Acri a nord, al comune di Serrastretta a sud, dal comune di Martirano Lombardo ad ovest, al comune di San Giovanni in Fiore ad est, salta però, subito all’occhio un inspiegabile “buco” al centro dell’area IGP, infatti, mancano due comuni, vocati come gli altri, alla coltivazione di questo importante prodotto tipico, si tratta di Bianchi e Panettieri, entrambi nella provincia di Cosenza.
CHE per quanto detto è evidente il danno agli agricoltori dei due comuni, derivante dal mancato inserimento nell’area dell’Indicazione Geografica Protetta, pertanto,
Si chiede
alle Organizzazioni del mondo agricolo calabrese, di pronunciarsi ed adoperarsi affinché sia portato riparo a tale inspiegabile situazione.Premesso, inoltre che:
Tale circostanza è stata rilevata dal Comitato per il No alla centrale a biomasse di Panettieri, dal Forum del Reventino e dal Forum Ambientalista, nel momento in cui si è esaminato il Piano Provinciale di Coordinamento Territoriale della Provincia di Cosenza che,  nel “Progetto di Piano – Indirizzi per l’attuazione del Piano e la redazione dei PSC e PSA”,a pag. 17, esclude la realizzazione di centrali a biomasse, fra l’altro, nelle aree interessate da attività agricole di pregio, come, appunto, quella dell’ l’IGP “patata della Sila”
Con la realizzazione dell’impianto di Panettieri, si vorrebbe imporre al comprensorio montano un modello di sviluppo degradante ed avulso dal territorio che ne ipoteca fortemente il futuro, incidendo, in particolare, sulle produzione agricole di pregio.
Tali impianti emettono particolato fine e ultrafine, il particolato è l’elemento più pericoloso per la salute dell’uomo: le polveri sottili, (cosiddette “pm10”), attaccano la parte alta dell’apparato respiratorio, mentre le micro e nano polveri arrivano direttamente in fondo ai polmoni e da qui nel sangue e per suo tramite a tutti gli organi.
Vi sono poi, le diossine, anch’esse prodotte dalla combustione delle biomasse, classificate dallo IARC – Agenzia Internazionale per la ricerca sul cancro dell’OMS (Organizzazione Mondiale della Sanità) come cancerogene di prima classe.
Altro problema è dato dalla tossicità delle ceneri prodotte dalla combustione, che contengono vari elementi, alcuni dei quali svolgono azione neurotossica, mentre altri sono cancerogeni.
Peraltro, non esistono filtri in grado di intercettare tutte le sostanze che vengono emesse da questi impianti, per cui la centrale proposta non potrebbe dotarsi di adeguati filtri in grado di fermare TUTTI gli inquinanti.
E’ evidente, a questo punto, il danno all’agricoltura di qualità, come la IGP “patata della Sila”, ma non solo, che deriva dalla presenza di un impianto di tali dimensioni per le emissioni inquinanti che comprometteranno inevitabilmente la qualità e la commerciabilità dei prodotti agricoli e dell’allevamento, vanificando lo sforzo di tanti operatori che hanno puntato sulla peculiarità dei loro prodotti.
Il comprensorio è noto, inoltre, per le diverse attività di produzione lattiero casearia, e come è risaputo, le diossine sono liposolubili, per cui comprometteranno, inevitabilmente, la qualità di tali prodotti che allo stato vengono preparati in una zona caratterizzata dall’ambiente salubre ed incontaminato.
Nel comprensorio esistono, oltre a ciò, fiorenti attività, di raccolta e lavorazione di prodotti del bosco e sottobosco, che se ricompresi in una zona degradata dall’impatto dell’impianto proposto, perderebbero immediatamente in qualità e appeal commerciale, con evidenti gravi ricadute economiche ed occupazionali.
Allo stesso modo, nessuna appetibilità avrebbero gli  agriturismi del territorio.
Insomma, le conseguenze occupazionali nel modo agricolo sarebbero irreparabili, pertanto,
Si chiede, pertanto:
alle predette Organizzazioni, di pronunciarsi ed attivarsi contro la realizzazione dell’impianto in oggetto presso tutte le sedi competenti e le Istituzioni preposte ad intervenire sul processo autorizzativo, informando dettagliatamente e coinvolgendo i produttori agricoli delle zone interessate ed organizzando la loro mobilitazione.

Comitato per il No alla centrale a biomasse di Panettieri
Forum del Reventino
Forum Ambientalista – associazione riconosciuta dal Ministero per l’Ambiente

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