Giorno 8 del mese di giugno, abbiamo presentato la richiesta di delibera popolare firmata da 700 cittadini per come prevede lo Statuto Comunale e lo stesso regolamento e che mira a riconoscere il servizio idrico integrato “ privo di rilevanza economica”. Oggi siamo qui, in consiglio comunale aperto non solo a supportare la bontà di questa delibera, ma a riflettere tutti insieme su un problema delicato come l’acqua che, al pari di altri BENI COMUNI come trasporti – salute – servizi sociali, sono sottoposti ad uno sfrenato e violento attacco da parte di chi vuole trasformare i beni essenziali per la vita dell’uomo in merce su cui sia possibile lucrare guadagni. Da una parte quindi ci sono i cittadini e dall’altro ci sono le potenti multinazionali alle quali la politica spesso china la testa. Noi crediamo invece che questo Consiglio Comunale approvando questa delibera presentata da 700 cittadini, voglia tenere la testa ben alta. Vale la pena ricordare che, al pari dei quesiti refererendari, questa proposta di delibera è stata sottoscritta da molte persone presenti qui dentro, dall’On. D’Ippolito al Sindaco Speranza, da molti consiglieri di entrambi gli schieramenti, a dimostrazione di come l’argomento sia sentito da tutti. Una politica cittadina che crediamo, deve candidarsi a gestire i beni pubblici e non a svenderli. Questo perché, ed è bene ricordarlo, l’acqua è un bene comune e un diritto umano universale. Un bene essenziale che appartiene a tutti. Nessuno può appropriarsene, né farci profitti. La normativa attuale sul conferimento dei servizi pubblici punta a sottrarre ai cittadini ed alla sovranità dei Comuni l’acqua potabile, per consegnarlo a partire dal 2011 agli interessi delle grandi multinazionali e farne un nuovo business per i privati. E questa normativa viene supportata da alcune grandi bugie.
· Il servizio idrico deve essere pagato. Certamente deve essere pagato, ma chi formalizza le tariffe di pagamento deve essere un soggetto che contempli i soli costi per un servizio ottimale, senza aggiungere nessun guadagno e tutelando e riconoscendo alle fasce deboli la gratuità di almeno 50 litri per persona al giorno, quantità minima vitale definita dall’OMS (Organizzazione Mondiale della Sanità) che raccoglie una risoluzione ONU;
· La proprietà rimane sempre pubblica ed è solo la gestione che passa ai privati. Sicuramente è così anche perché i privati non hanno nessun interesse ad acquisire la proprietà pubblica, ma solo ad usarla per fare profitto. I comuni attraverso le tasse dei cittadini hanno costruito una rete di servizi in decine e decine di anni ed ora ne danno l’uso a qualche multinazionale per i propri guadagni con il miraggio del miglioramento della rete e del servizio;
· La normativa obbliga la privatizzazione. Solo se i Comuni vogliono perché tutta la normativa vigente definisce i vari obblighi per i servizi “a rilevanza economica”. La delibera di oggi determina appunto che il servizio idrico integrato è privo di rilevanza economica per cui non và incontro alla normativa di settore ma l’affidamento può essere fatto utilizzando gli artt. 31 e 114 del D.Lgs 267/2000.
La gestione di altre esperienze in Italia racconta che la privatizzazione ha generato aumenti indiscriminati sulle tariffe (es. Latina, Arezzo) ed è quanto si sta verificando in Calabria con la Sorical, la società mista di sovrambito che gestisce il servizio di adduzione, cioè di distribuzione “all’ingrosso” dell’acqua. Il socio privato della Sorical è la francese Veolia, multinazionale leader nei servizi ambientali che, guarda caso, gestisce anche i rifiuti in Calabria (l’inceneritore di Gioia Tauro e varie discariche) ed il cui Presidente, guarda caso, è anche a capo dell’EDF, altro colosso francese protagonista nelle operazioni per “risuscitare” il nucleare in Italia. I vantaggi che i calabresi traggono dalla presenza della Veolia nella Sorical sono ignoti, soprattutto in termini di investimenti economici (si è a conoscenza solo di svariate anticipazioni di cassa concesse dalla Regione e dell’accensione di un mutuo di 240 milioni di euro con la Depfa Bank, istituto irlandese noto alle cronache per via del cosiddetto scandalo dei “derivati tossici”). Non si capisce se le garanzie a detto mutuo siano stati dati dal privato o dal pubblico E contrariamente alla normativa nazionale come è dimostrato dall’allegato la SORICAL adotta tariffe illegittime in quanto per il sistema vigente in Calabria l’unico soggetto deputato a stabilire le tariffe è il CIPE. Non le può determinare il solo soggetto gestore. Siamo quindi sotto ricatto. I destini dell’acqua calabrese si sono decisi in altri luoghi: Roma o Parigi, quella Parigi che dal 1° gennaio di quest’anno ha messo alla porta la Veolià dopo oltre 20 anni nella gestione del servizio idrico ed ha affidato tutto alla propria azienda pubblica. L’approvazione della delibera di oggi che inserisce negli Statuti Comunali la definizione che il servizio idrico integrato quale servizio pubblico locale è privo di rilevanza economica, svincola i Comuni dall’Art. 15/ 23 bis. E la sentenza del Consiglio di Stato dello scorso 10 settembre ha ribadito che sono gli Enti Locali a decidere quali sono i servizi pubblici locali a rilevanza economica. I Comuni quindi hanno la potestà di decidere quale forma intendono adottare per la gestione del servizio idrico, scegliere di affidarlo direttamente ad un’Azienda speciale consortile da essi costituita, perché queste agiscono assumendo come vincolo il pareggio di bilancio e non la produzione di utili. Il tipo di gestione ha una notevole incidenza nella fissazione dell’andamento tariffario. Si tratta di una scelta importante, non facile, che potrà avere anche riflessi importanti su altri atti e decisioni già prese. Noi del comitato, i cittadini firmatari ma crediamo anche tutta la città, auspichiamo, anzi siamo sicuri che questo Consiglio Comunale tutto insieme con l’approvazione di questa delibera, avrà la forza e il coraggio di dire che l’acqua pubblica non si tocca né si svende.

Comitato Lametino Acqua Pubblica

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