Storia di Marcus, lavoratore di Rosarno morto in ospedale

Il racconto di Peppe Pugliese dell’Osservatorio Migranti Africalabria di Rosarno sulla vicenda di Marcus, lavoratore di Rosarno morto all’ospedale di Lamezia.

ROSARNO (Rc) – Marcus era uno smilzo di 50 chili, senza denti e veniva dal Gambia. Aveva girato mezzo mondo prima di arrivare a Rosarno. Marcus aveva 35 anni ma ne dimostrava quasi il doppio e viveva in un luogo che semplicemente negava la dignità umana. Ed è veramente inaccettabile che oggi esseri umani siano costretti a vivere in condizioni che di umano non hanno veramente nulla. Ciò dovrebbe provocare in tutti noi non più indignazione ma vero e proprio disgusto.
Circa un mese fa ha accusato una brutta tosse, l`abbiamo portato dal medico e gli ha prescritto degli antibiotici e degli antinfiammatori. Dopo una settimana la tosse non passava, allora il medico prescrive delle lastre al torace, 10 giorni fa andiamo a Gioia Tauro e appena il radiologo guarda le lastre lo ricoverano d`urgenza. I medici di Gioia lo trattano con grande umanità e professionalità e si attivano per trovare un posto in un ospedale più attrezzato.
Nel pomeriggio viene trasferito a Lamezia in ambulanza: “Ma io deve lavorare”, “figli e moglie Africa”, “patrone ancora non mi dato soldi di lavoro”. “Non preoccuparti Marcus, stai tranquillo ora, pensa a curarti, quando uscirai dall`ospedale ripenserai al lavoro, al patrone e alla tua famiglia, ora stai tranquillo e pensa a guarire, sei in buone mani…”. Arrivato a Lamezia, dopo due giorni difficili, piano piano comincia a stare meglio: “Se continua così, tra qualche giorno lo dimettiamo”, ci dissero pochi giorni fa i medici. “E` diventata la mascotte del reparto”, non vi preoccupate che anche se ha un quadro clinico molto serio, lo abbiamo preso tutti a cuore e non gli facciamo mancare niente”. Lo vanno a trovare Laura e Santino di Altra Lamezia e alcuni scout, gli portano una radio, biscottini, dolci, biglietti di auguri, andiamo noi con alcuni africani da Rosarno: è sereno e rilassato.
Lo sento ieri sera: “Marcus domani vengo a trovarti”, e lui: “ha ha…, mi porti del riso per piacere…”. Sembra proprio una storia a lieto fine, una di quelle che: “E che cazzo! Una per il verso giusto ogni tanto…”. E invece stamattina qualcosa accade: vanno a trovarlo in ospedale alcune scout, tornano sconvolte con un borsello con dentro il telefono di Marcus e qualche effetto personale: “Peppe, Marcus sta male, è in coma!”
Corriamo in ospedale e davanti a noi una scena raccapricciante: fai fatica a credere che era quello che ieri ti ha chiesto di portargli il riso. “Cos`è successo?” – “Probabilmente un ictus”, “aveva un problema serio al cuore, una polmonite bilaterale e altre complicazioni…” “Dottoressa mi scusi, non sono un medico, le chiedo solo se il protocollo in questi casi prevede che rimanga in una corsia d`ospedale oppure venga trasportato d`urgenza in rianimazione…”. “L`hanno già valutato gli anestesisti, lo teniamo sotto controllo ma per il momento non possiamo intubarlo, aspettiamo come si evolve la situazione nelle prossime ore…”. La situazione si è evoluta che Marcus non ce l`ha fatta e lo smarrimento è totale…
Dover dire a qualcuno in Africa “tuo fratello è morto poche ore fa” è davvero devastante anche se è nulla rispetto al fatto che suo fratello non c`è più, che i suoi figli e sua moglie non potranno più sentire la sua voce nè lui la loro, e lui non potrà mandare più soldi ai suoi figli, “perchè in Gambia se vuoi dare un futuro ai tuoi figli devi farli studiare nelle scuole private perchè quelle pubbliche…”. Marcus era un piccolo grande uomo e ci lascia in eredità la sua saggezza africana, la sua dignità di lavoratore, il suo amore di padre e marito. Addio Marcus, la terra ti sia lieve…

Giuseppe Pugliese
terrelibere.org

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