Si è tenuta al Teatro Umberto la conferenza del professore Paul Connett, ideatore della strategia Rifiuti Zero.
“Con le discariche non facciamo che sotterrare le prove. Con gli inceneritori a bruciarle.”
Queste sono le frasi di esordio del professore Paul Connett che ha tenuto una conferenza a Lamezia Terme sulla strategia Rifiuti Zero, presso il teatro Umberto il 17 gennaio. Essa è la prima delle sei che l’esperto statunitense tiene in Calabria, in emergenza ambientale fin dall’epoca Chiaravalloti, su organizzazione della rete per la difesa del territorio Francesco Nisticò.
Una platea affollata, incantata, rapita, ha seguito l’interessantissima illustrazione della fattibilità di detta strategia. Nessuno arcano, nessuno ostacolo insormontabile, nessuna difficoltà a realizzarla. Solo un’ inversione culturale, scandita attraverso dietro dieci step, che, secondo gli auspici di Connett, dovrebbe condurre entro il 2020, alla sua definitiva, completa, diffusa applicazione. Sta già succedendo altrove, in tempi rapidi e con successo. Dalla California, alla Nuova Zelanda, a Capannori in Italia. Perchè là si e da noi no? Semplice, e dispiace ammetterlo, perchè nel trattamento dei rifiuti, siamo fermi ad un’età di inciviltà e barbarie. Barbarie commessa contro il pianeta in cui viviamo, contro l’ambiente in cui presumiamo di progredire, contro noi stessi, contro i nostri figli e i figli dei loro figli, e così via fino al suicidio della razza umana. Il professore, con la sua figura alta e dinoccolata che prendeva tutta la scena, in un inglese abbastanza accessibile, peraltro chiaramente e prontamente tradotto dal prof. Giuseppe Villella, esponente calabrese di Occhio del Riciclone, e con l’ausilio di slide, ha spiegato che la strategia Rifiuti Zero, non solo è possibile, ma è necessaria e non più procrastinabile. Se si pensa che fin da piccoli siamo considerati delle semplici unità di consumo, per cui all’età di 16 anni un ragazzo ha già guardato 350.000 spot pubblicitari, secondo l’illusione “più consumi più sei felice”, è evidente che urge una nuova visione del mondo in cui viviamo. Il professore ha detto al suo uditorio che, andando di questo passo, gli USA avrebbero bisogno di quattro pianeti per assicurarsi la sopravvivenza ai ritmi attuali, che l’Europa ne avrebbe bisogno di due, senza contare l’esplosione della pressione antropica di India, Cina, Asia in generale che, purtroppo, stanno imitando il pessimo modello occidentale. Connett ha parlato inoltre dell’assurda idea di “civiltà lineare”, generatasi con la Rivoluzione industriale, applicata ad un mondo che è invece circolare. Ha usato il termine “macdonaldizzazione” per significare come il processo massiccio di omologazione e spersonalizzazione con i suoi prodotti, occupi un posto di primo piano nella cultura di massa. Nessun catastrofismo: solo la lucida consapevolezza di quello che sta accadendo sotto gli occhi di tutti. In questo senso il professore è dunque un profeta, oltrechè esperto in materia, la cui chiaroveggenza intellettuale gli permette di leggere, interpretare i segni del presente e studiare soluzioni per scongiurarne gli effetti negativi. Ci auguriamo che anche i nostri amministratori, per la verità assenti, se non per la partecipazione verso la fine dell’evento, del sindaco Gianni Speranza, siano al più presto “illuminati” da tale dote. E’ altresì auspicabile che il cittadino prenda coscienza del problema e del ruolo che deve svolgere nella strategia Rifiuti Zero, con la cosiddetta separazione alla fonte. “Le nostre mani sono le prime bacchette magiche” ha detto Connett. Ma questo processo virtuoso s’innesca attraverso il coinvolgimento e l’interazione di più soggetti, in primis l’industria. Ci fermiamo qui perchè non possiamo sostituirci, in questa sede, all’avvincente ed esauriente conferenza del professore. Ma vogliamo concludere con una sua bellissima osservazione: ripensare al problema rifiuti in un’ottica di rispetto profondo per il pianeta in cui per sorte viviamo, significa anche ripensare in un’ottica diversa l’umanità che, per natura, ci appartiene. Un’umanità fatta finalmente di rispetto per i nostri simili e di relazioni autentiche e solidali.

Enzina Sirianni – Comitato Piazza d’Armi

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