Dal giorno del sequestro del campo Rom di Scordovillo ad oggi, abbiamo ascoltato e letto attentamente tutte le notizie, i comunicati stampa, le belle e le brutte parole dette e, tranne che per qualche rarissimo caso, non ci siamo trovati d’accordo con qualcosa di quanto è stato detto.
Su nessuna cosa, poi, ci siamo trovati d’accordo di quanto fatto. Ma questo perché mai è stato mosso un dito per provare a risolvere il problema dei Rom di Lamezia Terme.
L’ultimatum dei 30 giorni sta inesorabilmente scadendo, cosa succederà?
Analizziamo intanto la situazione, partendo dallo sgombero.
Siamo consapevoli della pericolosità del campo rom, delle pessime condizioni igieniche e sanitarie, della vicinanza all’ospedale e al centro cittadino, su questo non ci piove, ma oltre a fare proclami occorrerebbe analizzare il problema diversamente. Il campo deve sparire e per fare questo serve un piano di integrazione dei sui abitanti nel resto della città.
Si deve necessariamente tenere conto della composizione delle famiglie che dovrebbero essere sgomberate, della presenza di anziani, donne e, soprattutto, bambini.
È necessario, quindi, avviare un confronto con la comunità Rom per procedere al graduale abbandono del campo senza intervenire con la forza, anche alla luce delle dichiarazioni di alcuni cittadini rom che si sono detti favorevoli a lasciare Scordovillo, purché gli sia data la possibilità di avere una casa.
Evitando di creare nuovi ghetti in altre zone di Lamezia, si potrebbero utilizzare gli immobili confiscati alla ‘ndrangheta mai destinati ad attività sociali, si potrebbero ultimare gli scheletri mai completati sotto Capizzaglie destinati proprio ai Rom, si potrebbe sbloccare finalmente l’edilizia popolare, si potrebbero erogare contributi per la rivalutazione dei centri storici abbandonati aiutando le famiglie rom a comprare o prendere in affitto appartamenti chiusi da anni.
Ovviamente le case non si mantengono da sole. Serve pensare, quindi, ad un sistema di integrazione nel mondo del lavoro e un esempio concreto da prendere in considerazione potrebbe essere la Cooperativa Sociale “Ciarapanì”. Nell’ottica di potenziamento della raccolta differenziata porta a porta, passo obbligatorio se si vuole risolvere l’emergenza rifiuti, assumere nuovi lavoratori Rom in questo settore potrebbe essere una prima idea facile da realizzare in tempi rapidi.
Senza ipocrisia e senza demagogia, tutti vorremmo un lavoro e una casa e probabilmente a nessuno piace che ci siano persone privilegiate in questo, ma se vogliamo veramente risolvere questa emergenza occorre uno sforzo da parte di tutti, amministratori nella ricerca della soluzione, associazioni, cittadini e comunità Rom nel metterla in atto.
Un minimo di sacrificio non è nulla se si riesce a risolvere definitivamente il problema dei Rom a Lamezia.

Collettivo Altra Lamezia

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