REFERENDUM DEL 12 E 13 GIUGNO 2011
BREVE ANALISI SU ENERGIE E ACQUA IN VISTA DEL VOTO
A CURA DEL COLLETTIVO ALTRA LAMEZIA

Negli ultimi mesi si sta parlando di centrali nucleari, dell’energia prodotta da queste centrali, ma si è alzato anche un coro di voci di persone contrarie alla loro costruzione. Il 12 e13 giugno, nonostante il tentativo autoritario del Governo di impedirlo, ci sarà un referendum sulla questione nucleare.
A questo proposito prima del referendum è meglio chiarirsi le idee ed analizzare la situazione.
L’energia come sappiamo fa muovere tutto dall’agricoltura, all’industria, ai trasporti senza energia tutto si fermerebbe. I combustibili fossili non sono infiniti e l’Italia non è che ne sia cosi ricca; ci sono le energie alternative che attualmente ricoprono circa il 20% della produzione totale e ci vorranno decenni per soddisfare il consumo dell’intera popolazione. Si è pensato quindi alla costruzione di centrali termonucleari o più comunemente centrali nucleari. In effetti le centrali nucleari riescono a produrre una potenza elettrica di circa 1600MW ma con un grossissimo inconveniente: la necessità di smaltimento di notevoli quantità di calore. Infatti una centrale nucleare ha un rendimento termodinamico del 30-35% il che significa che per 30 Joule di energia elettrica prodotta se ne generano 70 joule di calore che vanno perse e che per lo smaltimento richiedono grosse quantità di ACQUA (risorsa di per sé molto delicata). In sostanze quella elettronucleare è, fra tutti i tipi di centrale, quella con più scarso rendimento! Un altro motivo in più per boicottarla!
In Italia si è deciso di costruire 8 centrali 4 nell’immediato e altre 4 successivamente e sono già stati individuati una lista di siti dove potranno sorgere le centrali. In Calabria sono: l’area costiera di Sibari (Cosenza), la zona costiera tra il fiume Nicà e la città di Cosenza, la zona costiera ionica vicino alla foce del Neto a nord di Crotone (Marina di Strongoli, Torre Melissa, Contrada Cangemi, Tronca), la zona costiera ionica in corrispondenza di Sella Marina, tra il fiume Simeri e il fiume Alli (Catanzaro).
Il tipo di reattore scelto dall’Italia è EPR (reattore nucleare ad acqua pressurizzata). Non sono mai stati costruiti prima d’ora, quindi sono dei prototipi, sono in costruzione in Finlandia e in Francia. I lavori per la loro costruzione stanno subendo dei ritardi di consegna sia perché è la prima volta che viene costruito un reattore in Europa occidentale post Černobyl sia perché ci sono stati difetti di progettazione nei sistemi di controllo. Queste centrali hanno come “pregio” il fatto di produrre delle scorie di volume più piccolo rispetto alle scorie delle vecchie centrali, ma maggiormente tossiche perché staranno nel reattore molto più tempo. Produrranno circa 1400 MW, quindi una produzione inferiore rispetto alle attuali centrali.
Ma cosa provocano queste radiazioni nel nostro corpo? Le radiazioni danneggiano le cellule. I raggi alfa e beta creano lesioni al DNA, la modifica della cellula che cresce in modo anomalo e determina la comparsa di tumori solidi. In Germania il Dr. Kaatsch, direttore del registro nazionale dei tumori tedesco, insieme ad altri epidemiologi e su indicazione del ministero dell’ambiente, dal 2004 al 2007 ha realizzato uno studio su tutti i casi di leucemia nei bambini da 0 a 5 anni che vivono vicino alle centrali nucleari e sono giunti a questa terribile conclusione: “nella zona di 5 km attorno alla centrale si raggiunge un aumento della leucemia infantile superiore di tre volte la media”.
Da quando sono esistite le centrali nucleari c’è sempre stato il problema delle scorie tossiche. Queste vengono classificate in scorie a bassa-media radioattività e scorie ad alta radioattività.
NON ESISTONO ancora depositi definitivi per nessuna delle due classi, esistono solo centri temporanei per quelle a bassa-media radioattività.
Il quesito referendario presentato per abrogare la norma per la “realizzazione nel territorio nazionale di impianti di produzione di energia nucleare” è lungo e articolato. Si tratta di una parte del decreto legge recante “Disposizioni urgenti per lo sviluppo economico, la semplificazione, la competitività, la stabilizzazione della finanza pubblica e la perequazione tributaria” firmato il 25 giugno 2008 e convertito in legge “con modificazioni” il 6 agosto dello stesso anno. Il 12 e 13 bisogna quindi votare SI per dire definitivamente “NO” al ritorno del nucleare in Italia.
Chiudiamo la questione nucleare e consideriamo un altro metodo per produrre energia: gli inceneritori. Bisogna aprire una piccola parentesi: quando viene proposto di costruire un inceneritore si tratta in realtà di un raggiro in quanto l’inceneritore prevede anche una discarica e si compie un errore chiamandolo termovalorizzatore.
L’inceneritore come funziona? Sono utilizzati per lo smaltimento dei rifiuti e attraverso la combustione ad alte temperature il calore sviluppato viene recuperato e utilizzato per produrre vapore, poi utilizzato per la produzione di energia elettrica. Per quanto riguarda lo smaltimento dei rifiuti, l’incenerimento non risolve il problema dei rifiuti, ma si limita a ridurne la quantità del 30 – 50% della loro massa originale, che viene trasformata in una cenere che contiene una concentrazione di alcune delle sostanze più tossiche, come le diossine e i metalli pesanti.
Le centrali a biomasse si comportano allo stesso modo degli inceneritori. Impianti grotteschi che bruceranno spazzatura che per legge è biomassa. Il nostro territorio non è salvo da questi impianti, uno a legna è previsto a Panettieri, uno a Sorbo San Basile, mentre altri due impianti (uno a biomasse liquide e uno a gas) sono previsti nella zona ex Sir di Lamezia Terme. A Pianopoli, dove evidentemente non bastava la discarica privata della Daneco, esiste poi un progetto di centrale turbogas da 800MW.
Il futuro è spegnere i reattori nucleari, gli inceneritori, le centrali a biomasse, a carbone, a turbogas, e iniziare con la raccolta differenziata porta a porta per concludere con l’adozione della strategia rifiuti zero, riuscire a produrre sempre più energia con l’eolico, il fotovoltaico e il geotermico, con impianti ecocompatibili, ispirati all’autosufficienza domestica e senza abusare del territorio che li ospita, come invece si sta facendo sulle montagne che ci circondano.
Visto che abbiamo accennato al discorso referendum, non possiamo non occuparci dell’altra questione referendaria, ovvero la ripubblicizzazione dell’acqua.
Per capire l’importanza di referendum, occorre partire dall’analisi della situazione calabrese e lametina.
In Calabria, la titolarità e la gestione degli acquedotti realizzati dalla Cassa per il Mezzogiorno è passata dal 1° novembre 1983 alla Regione Calabria che vi ha provveduto direttamente con un proprio Ufficio (Ufficio Gestione Acquedotti); trattandosi di una Pubblica Amministrazione la tariffa dell’acqua non prevedeva alcun utile di bilancio ed era stabilita rapportando semplicemente tutte le spese di gestione sostenute (tra le quali la manutenzione straordinaria, gli investimenti, il consumo di energia elettrica, ecc.) con i metri cubi di acqua erogati; per tale motivo non venivano applicate le delibere C.I.P.E. di adeguamento tariffario.
Il 13 giugno 2003 è stata stipulata, in applicazione di quanto previsto dalla legge regionale n.10/97 di recepimento della Legge Galli, la Convenzione per l’affidamento in gestione degli acquedotti Calabresi alla società So.Ri.Cal. S.p.A
Il 46,5% delle quote della So.Ri.Cal sono di proprietà della Veolia, multinazionale francese che opera principalmente nei campi del trattamento e della distribuzione dell’acqua, dei rifiuti, dell’energia e dei trasporti. Inoltre in Calabria gestisce l’inceneritore di Gioia Tauro, la discarica di Rossano e gli impianti di selezione e trattamento di Crotone, Gioia Tauro, Reggio Calabria, Rossano e Siderno.
Tutto questo ha comportato un aumento delle tariffe idriche, una scarsa manutenzione degli impianti e gravi disservizi, arrivando al blocco delle forniture nei comuni per il mancato pagamento dei canoni idrici alla So.Ri.Cal. S.p.A.
A tal proposito ricordiamo che la Giunta Scopelliti ha approvato una delibera (la n°71 del 28/02/2011) che prevede una serie di misure da intraprendere per il controllo dell’esposizione debitoria dei comuni nei confronti della So.Ri.Cal: di fatto i comuni vengono legati mani e piedi alle banche per poter avere la certezza della fornitura idrica.
Ancora una volta a decidere sulle nostre vite saranno le banche e le multinazionali!
Ancora una volta i Governi legiferano non sulla base dei pubblici interessi ma sulla base degli interessi del Capitale!
Il Coordinamento Calabrese Acqua Pubblica “Bruno Arcuri” ha denunciato da diverso tempo la illegittimità delle tariffe idriche applicate ai Comuni calabresi. Ci sono state ben tre sentenze della Corte Costituzionale, oltre una deliberazione della Corte dei Conti della Calabria del 30 giugno 2010, che hanno ribadito l’assoluta competenza statale per gli adeguamenti tariffari dell’acqua.
A Lamezia Terme la situazione dell’acqua viaggia di pari passo con la Lamezia Multiservizi S.p.A., società per azioni oggi totalmente in mano al Comune, che gestisce i servizi pubblici quali, la raccolta RSU e la discarica, il servizio idrico integrato, i trasporti urbani, il canile, il servizio scuolabus, la manutenzione del verde pubblico, l’illuminazione pubblica, la manutenzione stradale, i servizi cimiteriali.
Già nel 2006, quando ancora non vi era nessun obbligo di privatizzazione delle municipalizzate, la prima Giunta Speranza aveva avviato la privatizzazione della Lamezia Multiservizi S.p.A. con un processo contraddittorio di acquisizione delle quote di Sviluppo Italia e, simultaneamente, di un impegno di cessione di quote della stessa Multiservizi ai privati mediante l’approvazione di un ordine del giorno proposto dallo stesso Sindaco.
A luglio del 2010 viene approvata una delibera dal consiglio comunale che da il via libera alla svendita della Multiservizi S.p.A. con l’imminente cessione ai privati del 40% delle quote societarie e con l’approvazione dei cosiddetti patti parasociali che consegnano nelle mani del socio privato tutti i posti di comando e i reali poteri decisionale su investimenti, tariffe, assunzioni e licenziamenti del personale.
Non va poi dimenticato che oltre alla distribuzione idrica saranno privatizzati anche pezzi importanti dei servizi pubblici locali. Questo atto è stato voluto dal Sindaco e dalla sua maggioranza e giustificato come un passaggio obbligatorio legato all’inevitabilità dei vincoli imposti dalla legge. Vincoli quest’ultimi inesistenti se si pensa che l’Unione Europea demanda ai singoli Stati membri la possibilità di definire quali siano i servizi a rilevanza economica e quali quelli privi e la normativa italiana non si è mai pronunciata esplicitamente in tal senso.
I comuni di riferimento della Lamezia Multiservizi S.p.A. hanno la podestà di decidere quale forma gestionale intendono adottare per la gestione del Servizio Idrico Integrato e, più in generale, di tutti i beni che verranno definiti privi di rilevanza economica. Inoltre la scelta del comune di Lamezia anticipa i tempi della scadenza di fine dicembre 2011 previsti dall’attuazione del decreto Ronchi.
La strada da percorrere è quella dell’inserimento nello statuto comunale di una specifica formula che definisce il servizio idrico integrato quale servizio pubblico locale privo di rilevanza economica.
Per questo il Comitato Lametino Acqua Pubblica (acquapubblicalamezia.blogspot.com), composto da 15 organizzazioni tra movimenti, forze politiche, associazioni, collettivi e sindacati, al quale il Collettivo Altra Lamezia ha aderito sin dall’inizio della campagna referendaria, ha presentato a giugno del 2010 al Comune, una proposta di delibera di Iniziativa Popolare sottoscritta da oltre 700 cittadini lametini i quali chiedono che l’acqua venga definita un servizio pubblico locale privo di rilevanza economica. Dalla consegna della delibera popolare, nessuna risposta esauriente è stata data a riguardo, se non un timido e fallimentare tentativo di consiglio comunale aperto poi annullato per mancato raggiungimento del numero legale.
La privatizzazione della Lamezia Multiservizi S.p.A. è stato il motivo principale per cui, insieme alle altre realtà promotrici del Music Against ‘Ndrangheta, abbiamo deciso di rinunciare al patrocinio comunale e contributo economico del comune alla manifestazione, rinunciando, di fatto, a poter realizzarla in assenza di qualsiasi fondo.
Per mettere fine ai processi di privatizzazione dell’acqua serve, però, un gesto concreto; il 12 e 13 giugno bisogna andare a votare 2 SI.
I quesiti non sono complessi, analizziamoli brevemente.
Con il primo quesito si propone l’abrogazione dell’art. 23 bis (dodici commi) della Legge n. 133/2008, relativo alla privatizzazione dei servizi pubblici di rilevanza economica. La norma stabilisce come modalità ordinarie di gestione del servizio idrico l’affidamento a soggetti privati attraverso gara o l’affidamento a società a capitale misto pubblico-privato, all’interno delle quali il privato sia stato scelto attraverso gara e detenga almeno il 40%. Le società interamente a capitale pubblico (come per il caso nostro la Lamezia Multiservizi S.p.a.) dovrebbero cessare di esistere o possono continuare alla sola condizione di trasformarsi in società miste, con capitale privato al 40%. La norma inoltre disciplina le società miste collocate in Borsa, le quali, per poter mantenere l’affidamento del servizio, dovranno diminuire la quota di capitale pubblico al 40% entro giugno 2013 e al 30% entro il dicembre 2015.
Con il secondo quesito si propone l’abrogazione dell’’art. 154 del Decreto Legislativo n. 152/2006 (c.d. Codice dell’Ambiente), limitatamente a quella parte del comma 1 che dispone che la tariffa per il servizio idrico è determinata tenendo conto dell’ “adeguatezza della remunerazione del capitale investito”. La parte di normativa che si chiede di abrogare è quella che consente al gestore di ottenere profitti garantiti sulla tariffa, caricando sulla bolletta dei cittadini un 7% a remunerazione del capitale investito, senza alcun collegamento a qualsiasi logica di reinvestimento per il miglioramento qualitativo del servizio. Abrogando questa norma si impedisce di fare profitti sull’acqua.
Sosteniamo la campagna “MO BASTA” della Rete per la difesa del Territorio Franco Nisticò (www.difendiamolacalabria.org), attiviamoci nei comitati locali per i si ai referendum per l’acqua e contro il nucleare, il 12 e 13 giugno votiamo e facciamo votare 2 SI per l’acqua pubblica e un SI per fermare il nucleare!
Il documento è disponibile anche in formato pdf cliccando qui
Annunci