La manifestazione del 15 ottobre a Roma raccontata da un giovane compagno lametino.

A meno di un giorno dalla manifestazione degli Indignados, o che per lo meno doveva esserlo, la rabbia, e guarda un pò, l’indignazione, non è affatto passata.
Partiamo dalle origini, 8 ore di pullman, su un autostrada che probabilmente neanche Wikipedia definirebbe tale. Ma suvvia, per il bene comune, per cercare di fare qualcosa per questo paese, o almeno illuderci di poter fare qualcosa, ne vale la pena. Vada per il caldo, il freddo, le gambe che non posso distendere, gli scricchioli del sedile e quant’altro, tutto passabile, per il bene dell’ideale.
Ed è così che alle 14.30 mi ritrovo di fronte la stazione Termini, qualche passo e la gente che prende parte al corteo è innumerabile. Non so quante siano 250mila persone, 150 o quanto in realtà fossero, ma erano tante. Sta di fatto che tutta Via Cavour (che per i non-romani non è per niente corta) e sicuramente parte del percorso successivo, era gremita di gente. Poco importa, siamo molto esaltati all’idea di partecipare a questo grande processo.
Pochi minuti e pochi centinaia di metri dopo, ci troviamo davanti almeno 150 bestioni-incappucciati-incazzati-terrificanti, copertissimi dalla testa ai piedi in un meraviglioso completo autunno-inverno , stivalone, felpa, zaino, passamontagna e mazza in mano. Cazzo i Black Bloc. Non fanno proprio una buona impressione, speriamo stiano “calmini”, penso. Ore 15.30, quando ancora ci troviamo all’inizio di Via Cavour, le prime notizie: macchine bruciate e assalti contro le banche. Ok. Iniziamo bene.
Il corteo procede a rilento, dopo un paio di ore ci troviamo ancora alla fine del grande viale, quando decine di notizie proveniente dall’esterno preoccupano i manifestanti: scontri, cariche della polizia, fumogeni e idranti in Piazza San Giovanni (e noi eravamo ancora all’inizio). Riusciamo ad arrivare nei pressi del Colosseo, subiamo una, due deviazioni, ci dirigono verso il Circo Massimo dove il corteo sembra fermo, la situazione in Piazza S. Giovanni e via Labicania è critica. Decidiamo quindi di capire qualcosa di più, percorriamo a ritroso il corteo e iniziamo per Via Manzoni, con migliaia di persone che ci vengono contro. Cazzo perché questi vanno dalla parte opposta alla nostra? Un paio di curve e iniziamo a capire: macchine ed edifici sfondati e incendiati, cassonetti bruciati, per le strade c’è di tutto, caschi, scarpe, immondizia, pietre, bastoni e quant’altro.
Le camionette dei pompieri passano a gran velocità (le uniche acclamate dai manifestanti, al grido: “Noi acclamiamo solo i pompieri” ), macchine della polizia e numerosi agenti in tenuta antisommossa (che fra l’altro non mi guardano con tenere intenzioni). Arriviamo dunque in un piccolo spazio vicino i Fori Imperiali (o almeno credo, i fumogeni coprivano il tutto) per trovarci davanti a uno spettacolo degno di Call of Duty. Migliaia di poliziotti e carabinieri carichissimi, celerini, veicoli blindati ( o per lo meno lo erano prima degli scontri ) e un sacco di roba per terra. Neanche il tempo di rendersi conto dove e quando, che gli occhi si gonfiano e lacrimano, la gola brucia. Fottutissimi lacrimogeni. Estraggo i due limoni portati per 600 km facendone pezzi con i denti (mi sono sentito molto Bear Grylls ) e ne distribuisco ai compagni, bene ora si respira. Decidiamo di avanzare per immortalare qualche scena, nonostante poco lontano cadessero sampietrini dal 2kg e mezzo, lanciati dalle porte di Piazza S. Giovanni, e i poliziotti che decidevano come e quando attaccare. Riusciamo quindi ad avanzare fino alla suddetta piazza, dove lo scenario è infernale: la strada era stata letteralmente sradicata per prendere le “munizioni”, poliziotti da tutte le parti, grida, fumo, camionette in fiamme e qualsiasi altra cosa si sia visto nei vari scenari in Egitto, Libia o varie. Era già dopo il crepuscolo, qualche altra foto e saremo andati via.
Gli scenari si ripetono, gli occhi erano troppo stanchi, e il tempo a nostra disposizione era terminato, dovevamo tornare. (all’Anagnina fra l’altro!!) Mi è però difficile descrivere questi scenari, che ancora ora non riesco a focalizzare bene nella mia mente, e tanti particolari, che piano piano torneranno alla luce. Ma quello che posso fare è dire quello che penso, in base a quello che ho visto e quello che ho vissuto. Sono stato contento di aver visto nella manifestazione, gente di tutte le età, tutti uniti per gridare al mondo la propria indignazione e poter esprimere la propria riluttanza alla situazione politica ed economica italiana.
Non sono mancati gli episodi di violenza, che erano probabilmente prevedibili, che a distanza di 12 ore sono stati condannati da tutti i cani e porci della tv, oltre che dai manifestanti stessi, che si opponevano all’operato violento dei ragazzoni tutti in nero. Sono però dell’idea che la situazione che si è creata ieri non è altro che il resoconto, ciò che fuoriesce dalla rabbia della gente, dal non essere tutelati come si deve, dall’essere calpestati e oltraggiati da chi, qualcuno ha votato.
A tutto questo, sono del parere che ci sia da aggiungere l’ipocrisia dei giornalisti & Co, che non ci hanno pensato due volte a definir teppisti, violenti e quant’altro i Black Bloc o comunque chiunque abbia creato un piccolo fastidio. Loro, sempre pronti a giustificare e osannare la Primavera Araba, inneggiando alla libertà, e condannando però tutto ciò che succede in casa propria. Non siamo nella stessa situazione dell’Egitto e della Libia? Cosa devono toglierci di più?
La rivolta è necessaria. Purtroppo ammetto a malincuore che la via diplomatica ha fallito, semmai sia stata attuata, e come dissero ai tempi del G8 nel 2001: “Il potere si combatte con la violenza”. Non mi sento perciò di condannare ciò che è successo ieri nella capitale, avrei tanto sperato che fosse stato l’inizio di qualcosa di grandioso, potendo quindi arrivare fino ai palazzi del potere e chiedere in 100mila le dimissioni di chi ormai non ci rappresenta più. Tutti uniti non possiamo essere combattuti. Ritorno quindi a casa, con le solite 8 ore di viaggio, stanco e amareggiato, per l’ennesimo fallimento di un movimento italiano che contavo potesse portare a un risultato, ma contento di esserci stato e di aver provato a prendere parte a tutto questo.
Voglio aggiungere però un’indignazione che da anni mi accompagna oramai da anni e che suppongo non cesserà mai. Mi fanno infatti rabbia, ma anche tristezza aggiungerei, tutti quelli che sin dall’inizio se sono stati a casa, sono andati a fare shopping o a mostrare il proprio culo in giro e che mi hanno detto : “ma che vai a fare” , “è una lotta persa”, “non vi ascolteranno mai”, “le cose non cambiano”, “non è necessaria che tu vada, ci andrà qualcun’altro”. Bene, a tutti questi voglio solo dire una cosa: VAFFANCULO.
E non lamentatevi se le cose non cambiano o non siete contenti di quello che avete, non fate certo nulla per cambiarlo. Per lo meno ci abbiamo provato. Per lo meno noi c’eravamo.
P.s. Troverete numerose foto e video del tutto in giro per la rete o, se volete farmi un piccolo favore, vi lascio il link del mio album di Flickr, con le foto per me più significative: http://www.flickr.com/mattoesaurito
P.s. 2 Non date ascolto a ciò che vi dice la tv o qualsiasi altra forma di informazione di massa, si tratta solo di schiavi del potere e dello stato, vogliono farvi concentrare su tutto ciò che la manifestazione non è stata. Eravamo tanti. Eravamo Indignati. Eravamo stanchi. Tutto questo non finirà. O almeno spero.

MattoEsaurito

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