“Noi gente che spera” cantavano a squarciagola gli studenti, cantavano cercando di dare un senso a tutta quella rabbia che cresceva implacabile dentro di loro.
Perché? Perché dobbiamo pagare una crisi che non abbiamo creato? Perché dobbiamo pagare le colpe di politici corrotti ed incapaci? Perché le nostre scuole cadono a pezzi? Perché i professori non erano con noi mentre chiedevamo una scuola pubblica, laica e solidale? Perché dobbiamo difendere con i denti il nostro futuro? Perché dobbiamo rischiare la vita dentro strutture fatiscenti? Non abbiamo trovato nessuna risposta, nessun motivo sensato.
Per questo siamo scesi in strada in tanti, senza dare importanza a chi ha cercato di farci desistere, a chi ha provato a fermarci con viscidi ricatti, a chi ha pensato che questa era l’ennesima scusa per fare vacanze.
E abbiamo scelto il 17 novembre, giornata di mobilitazione internazionale, per ricordare l’eccidio nazista di studenti cecoslovacchi del 1939 e la repressione di studenti ad Atene con i carri armati da parte del regime fascista dei Colonnelli nel 1973.
Accusano i giovani di non avere ideali, di non avere sogni, di non avere valori. Ci accusano di essere una generazione di fannulloni e mantenuti. Quante volte abbiamo sentito criticare i giovani, e mai, neppure una volta, nessuno si è fermato a pensare che non siamo altro che lo specchio di quello che la nostra famiglia, la scuola, la società ci ha offerto.
Nessuno ha pensato mai nemmeno un attimo, che siete voi, che ci avete fornito, non sempre ma spesso, una pessima educazione. Un’educazione fatta di vittorie facili, di compromessi, di omertà. Ci avete offerto un mondo fatto solo di reality show e cabaret, ci avete fatto credere che per ottenere un po’ di stabilità economica o lavorativa bisognasse abbassare la testa. Ci avete insegnato che bisogna portare rispetto ai padroni, che bisogna inchinarsi davanti ai potenti. Ci avete offerto come modello di vita il quieto vivere.
E non ci avete mai chiesto se tutto questo ci andasse bene. Non ci avete mai chiesto cosa volevamo, in cosa credevamo, quali erano i nostri sogni.
Eppure, nonostante tutto, in questo mondo che ci ha circondato di effimero benessere e illusoria serenità, noi abbiamo avuto il coraggio di ribellarci. Di dire basta. Di gridare che non ci interessa la pace, quando la pace assume il volto dell’oppressione. Non ci interessa un mondo dove comandano i potenti, non ci interessa un mondo dove comanda la pubblicità.
Non scendiamo a compromessi. Non accettiamo limitazioni. Non siamo disposti a svenderci, e a svendere il nostro futuro.
Chi ci vuole in ginocchio ci avrà a testa alta.

Comitato Studentesco Lametino

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