Caro Sindaco,
prima di essere sindaco lei è un professore, e sa quanto è difficile fare questo mestiere ai giorni nostri. E’ difficile farsi ascoltare dai ragazzi, creare con loro un rapporto che scalfisca la loro indifferenza, la loro diffidenza verso il mondo che continuamente li inganna e li ferisce. Sa quanto è bello però, vincere questa battaglia, regalare loro la bellezza della scoperta della cultura, renderli consapevoli delle loro doti, dei loro talenti. Sa quanto è bello quando si riesce ad insegnare loro qualcosa che vada oltre i semplici libri, qualcosa che contenga l’importanza dei valori che compongono la quotidianità. Nella nostra terra poi, insegnare diventa anche un’occasione per rapportarsi con la criminalità, quando si ci trova di fronte un ragazzino che appena quindicenne già lavora per il boss di turno, insegnare, in questi casi, vuol dire affrontare una vera e propria piaga sociale che dilania la nostra città. E lei sa, che per poterci riuscire, che per sanare questa ferita, serve il buon esempio e la cultura. Sa che l’arte è capace di estinguere qualsiasi insoddisfazione. Ma è il buon esempio soprattutto che fa la differenza. Lei poi oltre ad essere professore è anche padre, e da padre sa quanto tutto questo sia ancora più difficile, quanto sia importante essere d’esempio per i propri figli, quanto sia necessario affinché essi si fidino di noi e del mondo in cui viviamo. Di cattivi esempi ne abbiamo fin troppi, non ne servono altri. Per questo l’idea che la città di Lamezia Terme ospiti Stefano Delle Chiaie mi ha sconcertato. Perché forse non tutti i nostri cittadini lo conoscono, non tutti sanno, ma lei certamente sa, non potrebbe non sapere. Stefano Delle Chiaie è un fascista che dagli anni 60 ha seminato solo odio e violenza, responsabile di vari pestaggi, indagato per le stragi di Piazza Fontana e per la strage di Bologna, collaboratore del dittatore cileno Pinochet. Delle Chiaie è l’ennesimo rappresentante di un’ideologia che comprende solo repressione ed abusi, che regalò all’Italia vent’anni di dittatura. Lei sa che pagine triste che è stata quella fascista per il nostro popolo, lei sa che esso perdette sotto Mussolini qualsiasi dignità, e sa anche che è solo grazie al coraggio di chi salì sui monti che noi oggi siamo qui, lei sa che furono i partigiani a restituire agli italiani la dignità ma soprattutto la libertà. Era il 25 aprile quando l’Italia veniva finalmente liberata dall’oppressione fascista. Quel giorno viene festeggiato ancora oggi, si festeggia soprattutto perché abbiamo bisogno di non dimenticare. Abbiamo bisogno di tenere sempre presente cosa ci è costato il fascismo, quante vite ci ha sottratto. E adesso lei, da sindaco, da professore, da padre, deve dare a tutti l’esempio. Deve ricordare ai suoi cittadini che l’apologia fascista è un reato e soprattutto che l’antifascismo è un valore costituzionale. Non può ospitare un uomo accusato delle peggiori stragi, dei peggiori crimini, non può fingere di aver dimenticato l’infelice pagina del fascismo e degli anni di piombo. Lei non può, perché darebbe un pessimo esempio, si rivelerebbe un pessimo sindaco, un pessimo professore, un pessimo padre. Non è questione di ideologia politica, non è questione di preferenze, qui è in gioco il rispetto di tutti coloro che per colpa di quest’uomo e della sua folle ideologia hanno sofferto. Qui è in gioco la libertà degli italiani.
E non finga di non poter far niente, non ci propini la scusa della neutralità, della libertà di parola. Sarebbe una presa in giro troppo grande. La verità è che spesso è più semplice dire a si tutti, non schierarsi mai da nessuna parte per ottenere più consensi e meno critiche. Ma così facendo rischia di perdersi la soddisfazione di essere dalla parte giusta, almeno per una volta. Così facendo rischia di perdere tutto ciò che davvero conta nella vita.
Sono una studentessa sindaco, e credo che la cultura sia il patrimonio più grande che abbiamo ricevuto e che possiamo tramandare, ed è nel rispetto di essa che le ho scritto questa lettera, nel rispetto degli avvenimenti storici che nessuno può negare.
“Chi non conosce la verità è uno sciocco, ma chi conoscendola la chiama bugia è un delinquente” (B.Brecht)

Laura Fazzari

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