Report dell’assemblea autoconvocata dei docenti di Lamezia

Pubblichiamo il documento elaborato da un gruppo di docenti lametini nell’assemblea autoconvocata di oggi pomeriggio.

Al termine dell’Assemblea convocata per discutere e decidere le forme di lotta contro i gravi attacchi alla scuola pubblica e alla professionalità e dignità dei docenti delle scuole medie di I e II grado, portati avanti dal Governo Monti, si è elaborato e approvato il seguente documento:
I docenti respingono con ferma determinazione qualsiasi tentativo di svilire la loro funzione e mortificare la loro professionalità con l’aumento dell’orario di servizio a 24 ore, 1/4 dell’orario attuale, così come è stato proposto dal ministro Profumo e inserito nel Disegno di Legge Stabilità 2013, articolo 3, quanto prima al vaglio delle Camere. Anche se, dopo il coro di proteste indignate che si è levato da ogni parte d’Italia e le non disinteressate pressioni di taluni partiti, sembra che ci sarà una retromarcia, per cui l’iniquo, incostituzionale e unilaterale aumento di ore sarà ritirato, noi docenti lametini non intendiamo assolutamente abbassare la guardia, dichiarando che adotteremo tutte le forme di lotta necessarie per contrastare qualsiasi tentativo di sopruso feudale, quale si configurerebbe la prestazione gratuita di pure una sola ora oltre l’orario previsto dal contratto nazionale di lavoro. Pertanto, come già suggerito da altre assemblee spontanee di nostri colleghi in tutta la penisola, siamo pronti a bloccare tutte le attività accessorie (coordinamento di classe e di dipartimento, progetti, commissioni, uscite e viaggi d’istruzione, e tutto quanto non espressamente previsto dal CCNL) nonché, se necessario gli scrutini.
In merito vogliamo ricordare che se dovesse attuarsi un’ingiustizia simile, non solo si perderebbero oltre 100.000 cattedre e posti di lavoro, ma si abbasserebbe di molto la qualità della scuola italiana, in quanto aumentando le ore attraverso l’assegnazione di un maggior numero di classi, addirittura per materie affini, dunque anche senza il possesso della specifica abilitazione, si avrebbe una pesante incidenza sugli aspetti relazionali dell’insegnamento e sull’attività di ricerca correlata alla didattica e ad essa finalizzata. Giova altresì ricordare che le ore di lezione impartite a scuola, sono solo una parte dell’attività di un docente che spende la propria professionalità anche nella preparazione delle medesime, nella predisposizione e nella correzione dei compiti in classe, nel ricevimento delle famiglie, nella programmazione e nelle attività collegiali. Il Governo dei tecnici ci chiede in termini puramente ragionieristici di tener fede ai patti, tra cui il famigerato Fiscal Compact, stipulati con l’Europa e adeguarci ai suoi parametri in ogni campo. Se valesse veramente questo principio, la nostra scuola dovrebbe fare notevoli sforzi e cambiamenti per stare al passo con altre più evolute e organizzate realtà europee, il cui confronto non può reggere per molteplici motivi. Basta farsi un giro per le scuole tedesche, olandesi, austriache, belghe, francesi ecc., per capirlo. Devono essere tanto meglio delle nostre che lo spot del Governo con Vecchioni sulla scuola che stiamo vedendo in questi giorni, è stato girato in un istituto tedesco.
Sempre per lo stesso principio dovremmo lavorare quanto i nostri colleghi europei, la cui media si attesta intorno a 18 ore, si pensi che l’ora in Germania è di 45 minuti, con stipendi decisamente più alti, addirittura in alcuni casi più del doppio di quelli italiani.
Noi non ci stiamo a pagare gli ulteriori costi di una crisi che già pesantemente ha inciso sulle nostre vite. Con il blocco dei contratti, degli scatti di anzianità, con il mancato adeguamento al tasso d’inflazione, abbiamo già perso 6000 euro. Non possiamo dare di più.
Chiediamo inoltre agli studenti, alle famiglie, all’opinione pubblica di sostenerci per difendere la Scuola Statale, minacciata anche dal Ddl 953 (ex disegno Aprea). Questa legge prevede la creazione di un “consiglio dell’Autonomia” al posto del Consiglio d’Istituto, organo d’indirizzo della scuola. Non ne farà più parte il personale non docente della scuola, sostituito da “membri esterni, scelti tra le realtà culturali, sociali, produttive, professionali e dei servizi, in numero non superiore a due…”(art. 4). La logica della convenienza privata che persegue di solito il profitto, si sostituirà con ogni probabilità al controllo democratico dell’interesse collettivo, esponendo la scuola agli interessi dei poteri forti presenti nel territorio. Ogni Consiglio dell’Autonomia elaborerà uno “statuto autonomo”, diverso per ciascuna delle diecimila scuole italiane che regolamenterà l’amministrazione dell’Istituto, la strutturazione degli organi interni, nonché le delicate relazioni tra le diverse componenti che ne fanno parte: materie finora regolate da una normativa unitaria per tutto il territorio nazionale. Lo Stato, insomma, non garantirà più le pari opportunità degli studenti nell’esercizio del diritto allo studio. L’articolo 10 prevede inoltre l’opportunità di “ricevere contributi da fondazioni finalizzati al sostegno economico delle loro attività”, rimarcando che queste “possono essere soggetti sia pubblici che privati, fondazioni, associazioni di genitori o cittadini, organizzazioni no profit”.
Ci fermiamo qui, ma le implicazioni contenute nell’ex disegno Aprea, aprono la strada a molteplici minacce per la gestione democratica delle scuole e per la libertà d’insegnamento dei docenti.
In conclusione, alla luce di quanto esposto e rapidamente illustrato, ribadiamo il nostro fermo no alla logica del disprezzo del prezioso lavoro che in quanto docenti svolgiamo nelle scuole della Repubblica e al subdolo e ormai manifesto disegno dello smantellamento della Scuola Statale.

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