Noi scommettiamo sul conflitto!

PER UNA RETE SOCIALE CITTADINA CONTRO LA CRISI E L’AUSTERITY
Sono trascorsi circa sei anni dalla crisi americana dei mutui subprime – crisi inizialmente e solo apparentemente di natura finanziaria – ed oggi quasi tutte le potenze economiche occidentali versano in una profonda crisi economica che mina le fondamenta stessa della struttura capitalistica.
Le ricette di risanamento finanziario imposte dalla cosiddetta Troika (Fmi, Ue e Bce) e messe in atto dai governi sotto forma di ripetuti ed ossessivi attacchi alle conquiste sociali nel campo del lavoro e del non lavoro, del sapere, della cultura e dei beni comuni, mirano a salvaguardare gli interessi del capitale celando il tutto dietro “necessarie ed inevitabili misure di contrasto alla crisi globale”, incessante refrain, quest’ultimo, dei governi europei.
Senza andare troppo per il sottile, tali misure, rischiano di mandare al macero interi popoli se, come è successo in Grecia, la stessa popolazione dovesse opporre una qualche forma di resistenza.
Questo processo, fallimentare dal punto di vista economico, ha rappresentato un costo enorme per le finanze pubbliche del Nord ma ha permesso una nuova offensive neoliberista in favore di maggiori privatizzazioni e a detrimento delle spese sociali e di tutti i sistemi di protezione sociali che le attuali lotte sembrano non riuscire più a difendere.
In Italia le ricette dell’Austerity sono state applicate minuziosamente da un governo Monti completamente asservito ai dettati del mercato: spending review, privatizzazioni del patrimonio pubblico, tagli allo stato sociale sono state le uniche e possibili soluzioni alla crisi economica.
Qualcosa però sembra muoversi nel panorama del conflitto sociale.
I vari movimenti Occupy, la rivolta in Grecia e Portogallo, il movimento M15 in Spagna, la Primavera Araba sono focolai della resistenza e della rivolta che non hanno permesso al capitale un percorso lineare di “distruzione creatrice” e di riorganizzazione della produzione e del potere.
In Italia ha pesato molto il fallimento della manifestazione del 15 ottobre ponendo di fatto un blocco nell’autorganizzazione del conflitto a livello generale. Le poche realtà che hanno mantenuto una certa continuità vertenziale sono spesso legate a lotte locale: beni comuni, no tav, no ponte, ecc… ma senza una reale prospettiva di generalizzazione del conflitto.
A ciò va aggiunto l’effetto freno dei sindacati confederali e della sinistra parlamentare che, in questi anni, hanno conferito alle manifestazioni nazionali soltanto un ruolo di passeggiata politica piuttosto che occasione di massa per un progetto di antagonismo sociale diffuso ed all’altezza dello scontro sociale messo in atto in Europa dai governi dell’austerità.
Negli ultimi due anni infatti, lo sciopero e le manifestazione di piazza si sono configurati come vero e proprio dispositivo agito dalla governance, compresa quella sindacale, per evitare l’insorgenza e la crescita del conflitto sociale.
Un primo e timido cambiamento si è avuto con le manifestazioni studentesche del 5 ottobre e, parzialmente, con quella del No Monti Day dello scorso 27 ottobre, evento quest’ultimo che ha visto come novità rispetto alla composizione stessa del corteo, lo spezzone degli studenti che ha provato a fare un passo in avanti, trovando l’assemblea conclusiva a San Giovanni insufficiente.
Nonostante tutto, nella composizione e nella partecipazione al corteo si sono riscontrati indubbiamente ampi margini per il Movimento in questo paese.
Per questo ci interessa guardare alle date di mobilitazione di novembre come costruzione di un discorso radicalmente altro da quello dei sindacati confederali e da quello che rimane della sinistra parlamentare post-berlusconi.
Un discorso che parli di riscatto sociale e protagonismo diffuso per abbattere i governi della crisi e che sappia fare della lotta contro l’impoverimento e la crisi l’occasione per costruire le relazioni sociali al di fuori dei ricatti del debito e della logica dei sacrifici.
Il panorama politico europeo, a partire dallo sviluppo di movimenti conflittuali contro l’austerità, ha imposto per la giornata del 14 novembre uno sciopero generale in Spagna, Portogallo e Grecia, cui successivamente si è aggiunta la convocazione di una mobilitazione da parte della Confederazione Europea dei Sindacati.
In Italia – dove tra il 16 e il 17 novembre il governo vuole far approvare la Legge di Stabilità – solo i Cobas hanno colto la posta in gioco convocando uno sciopero generale di 8 ore mentre la Cgil, ha lanciato la partecipazione alla mobilitazione appoggiata dalla CES convocando uno sciopero del tutto inutile di sole 4 ore.
Il 16 novembre la Fiom (nel frattempo riallineata alla Cgil), convoca un altro sciopero di 8 ore per la categoria dei metalmeccanici, contro l’accordo separato di Federmeccanica con gli altri sindacati. Un accordo che prevede diminuzione del salario, l’aumento dell’orario di lavoro giornaliero e la cancellazione della retribuzione dei primi tre giorni di malattia.
In questi giorni crediamo che l’obiettivo dovrà essere quello di ricercare la dimensione sociale del conflitto contro il dominio economico-finanziario, senza nessun compromesso al ribasso ed alla rinuncia in partenza di ogni ipotesi di vittoria per i movimenti.
Per questo individuiamo nel 14 e 16 novembre una prima importante occasione in cui far maturare quelle capacità soggettive di mobilitazione, che con chiarezza e determinazione si battano contro l’impoverimento partendo dalla riappropriazione e dall’antagonismo, non concedendo niente alle controparti nei termini della “compatibilità” nel conquistarsi le piazze, e nell’imprevedibilità sulle modalità di sciopero e blocco.
L’impegno è quello di assumere le giornate di sciopero dal 14 al 16 come processo capace di incidere effettivamente sulla controparte, affinchè per gli studenti, i precari e disoccupati ed i lavoratori il cambiamento si dia nel dispiegare adeguatamente l’energia accumulata dalle lotte.
Pertanto ci sembra fondamentale partire da queste mobilitazioni nazionali ed europee per tentare la costruzione di una rete sociale cittadina contro la crisi e l’austerity.
Invitiamo, quindi, tutte le forze di opposizione sociale di Lamezia a partecipare al corteo cittadino del 14 novembre con concentramento alle ore 9:00 in Piazza della Repubblica.

Collettivo Autonomo Altra Lamezia

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