I classici greci riscritti e rappresentati da ragazzi e bambini lametini

Pubblichiamo la risposta della mamma di due giovani attori del laboratorio teatrale Capusutta alla critiche apparse su alcuni articoli di giornale.

Ho letto, sul sito internet “ LAMEZIAINFORMA “del 13 aprile 2013, la recensione dello spettacolo teatrale “ Uccelli “ di Aristofane, collegato a “ Donne in parlamento “ dello stesso autore, messo in scena lo scorso anno e, come lettrice e come madre di due degli entusiasti giovani attori sono rimasta molto sorpresa dalle parole del signor G.G. ( sarà Giorgio Gaber? ). La mia sorpresa è derivata dal fatto che il signor G.G. ha aspramente criticato la trascrizione, fatta interamente dai ragazzi e dai bambini, con il sostegno di alcuni membri della compagnia teatrale “ Punta Corsara “ . Il signor G.G. ha scritto che lo spettacolo era pieno di parolacce, alle quali noi genitori abbiamo applaudito, forse perché dette su di un palcoscenico e, quindi, più accettabili,di urli e di espressioni dialettali. Evidentemente il nostro signor G.G. ( sicuramente non è Giorgio Gaber!) non ha mai letto il commediografo Aristofane, il quale usava delle espressioni veramente molto colorite per esprimere le sue idee, per le quali ha pagato, e per cercare di arrivare alle persone di ogni classe sociale. Per ciò che riguarda gli urli, poi, spesso gli adolescenti e i bambini usano alzare molto la voce per farsi ascoltare dagli adulti e, se vogliamo restare nell’ambito puramente dello spettacolo, credo che sarebbe stato molto difficile insegnare tecniche di respirazione, per far uscire una voce più squillante, senza l’ausilio di microfoni, a una quarantina di ragazzini e bambini riuniti una volta la settimana. Ed infine, la mia sorpresa è salita alle stelle quando le critiche sono state fatte sull’uso di forme dialettali, per esprimere più facilmente dei concetti ostici come la ricerca della libertà, la ricerca del nuovo, che non sempre è meglio del vecchio, quando anche l’ “Accademia della Crusca”, nata per difendere la lingua Italiana è consapevole dell’importanza dei tanti dialetti esistenti nel nostro Paese. Cosa saremmo senza le nostre tante “culture “ e le nostre “radici “? Io capisco che si può non essere d’accordo con progetti culturali che hanno dei costi che, nel momento attuale sembrano eccessivi, ma penso, nello tesso tempo, sperando che dietro certe critiche non ci sia soltanto un senso di rivalsa verso l’Amministrazione Comunale, non dovremmo mai dimenticare che senza di essi una città, dei ragazzi e dei bambini che alla “ Cultura “ potevano anche non avere accesso ora sanno chi è Aristofane e hanno consapevolezza, perché hanno potuto creare loro stessi le loro parti, del fatto che, anche attraverso il teatro si può dialogare con gli adulti ed esprimere le proprie idee.

Maria Anna Davoli

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