via-progresso-ambulanza-tirRiceviamo e pubblichiamo l’ultimo comunicato stampa del Comitato Progresso 2010 che ripercorre tutta la vicenda dell’incrocio su via del Progresso.

Una breve riflessione su bene comune ed etica pubblica, come sono intesi da una Amministrazione di centro sinistra a guida Sel in una città calabrese di 70.000 abitanti, Lamezia Terme, dove in un lembo del suo territorio sembra che si sia creata una zona franca nella quale i cittadini hanno meno diritti perché, nella risoluzione di un problema di viabilità sulla principale strada di accesso alla città che attraversa anche il loro territorio, il “bene comune” è stato subordinato alla salvaguardia di altri interessi. Una Comunità di oltre 6.000 abitanti, in un incrocio sulla strada principale da cui si accede al Quartiere Sud-Est della città, ha visto dapprima la progettazione di una rotatoria ampia che prevedeva l’occupazione anche di un’area pubblica utilizzata senza titolo da privati; poi la modifica immotivata del progetto da parte dei progettisti con la eliminazione della rotatoria e la chiusura dell’incrocio. In tre anni di proteste contro l’assurda decisione la Comunità si è vista negare la riapertura con la motivazione della insufficienza degli spazi necessari per garantire la massima sicurezza, nonostante la dichiarata disponibilità alla cessione di altre aree da parte di privati. All’improvviso poi e come fulmine a ciel sereno gli abitanti del Quartiere hanno ancora visto una Ordinanza urgente, a firma del più tenace assertore della insufficienza degli spazi, con la quale è stata decisa ed eseguita la riapertura con una minirotatoria in condizioni di estrema pericolosità che non ha occupato né l’area pubblica né le aree private.
Non sono valse nei tre anni, per far recedere l’Amministrazione dall’obbrobrio della chiusura, né le istanze di protesta con oltre 5.000 firme di cittadini, né le diffide, né le manifestazioni pubbliche, promosse dall’associazione “Progresso 2010 Difendiamo il Territorio”, né le richieste di incontro sul territorio sempre negate, né, tantomeno, le informative inviate al Prefetto, alla Corte dei Conti ed alla Procura della Repubblica. Si potrebbe osservare che la Comunità ha forse chiesto cose irragionevoli, e le scarse attenzioni ricevute giustificherebbero questo dubbio, ma si invitano i dubbiosi che vogliano approfondire a venire a vedere per capire quali interessi sono presenti nell’area ed anche per far uscire la vicenda dall’angusto ambito nel quale il Sindaco ed una parte dei media hanno voluto relegarla.
La Comunità ha ribadito da sempre che la strada è un “bene pubblico” che ha la funzione di soddisfare esigenze di interesse generale e che, pertanto, il recupero e riutilizzo di un’area demaniale che aveva una preesistente funzione di strada, equivale alla restituzione del bene al godimento della collettività. Essendo quell’area demaniale occupata la Comunità ha altresì sostenuto che la legislazione attribuisce alla Amministrazione comunale il potere dell’immediato reintegro della funzione originaria mediante l’adozione di un provvedimento di autotutela possessoria che non è soggetta ad alcun limite temporale. È patetico il tentativo, riferito dallo stesso Sindaco, di voler procedere al recupero del bene con le vie ordinarie perché così, impropriamente ed al solo fine di svicolare ancora e rinviare alla successiva Amministrazione la soluzione del problema, egli equipara la protezione di un bene pubblico, qual è la strada, alla tutela giurisdizionale di una proprietà; soltanto in questo caso, infatti, può essere adita la M.O. dopo decorso un anno dalla turbativa del possesso. Qualora si tratti, invece, della tutela dell’interesse pubblico deve essere adottato un provvedimento di autotutela, che è “iuris pubblici”, dopo la scoperta del godimento senza titolo da parte di terzi, e solo a questi ultimi è data la possibilità di adire la Magistratura se ritengano che sia stato leso un loro diritto.
La demanialità dell’area e la funzione remota di strada sono state accertate su insistenza dei cittadini con una doppia perizia affidata dalla Amministrazione ad uno Studio tecnico privato, che ha comportato l’impegno di notevoli risorse; il provvedimento per il suo recupero, in quanto “bene pubblico”, è di competenza diretta del Sindaco che lo deve adottare nell’interesse dei cittadini amministrati. La sua riutilizzazione è funzionale alla tutela di un bene più generale che è il “bene comune” rappresentato dal ripristino della piena funzionalità dell’incrocio in condizioni di massima sicurezza, esistendone tutte le condizioni. Il “bene comune” è quello che Antonio Rosmini definisce come “il bene di tutti gli individui che compongono il corpo sociale e che sono soggetti di diritti” quali sono, nel nostro caso, la vivibilità del territorio, la sua sicurezza, la difesa dell’ambiente e l’economia delle risorse. È ancora “bene comune” la tutela di diritti universali ed irrinunciabili quali sono la salvaguardia della salute e dell’incolumità pubblica, compromesse dall’improvvisa decisione della riapertura dell’incrocio con una mini rotatoria in condizioni di assoluta precarietà e pericolosità, perché non conforme alle norme funzionali e geometriche del Decreto del Ministero dei Trasporti del 19 aprile 2006 e per la presenza anche, nella stessa area, di palesi violazioni di norme del Codice della Strada che sono fonte di pericolo per l’incolumità pubblica e la sicurezza urbana, come sono definiti e tutelati dall’art. 54 del TUEL e dal D.M. 5/8/2008.
Nella vicenda di Via del Progresso, di entità certamente limitata rispetto ai grandi e numerosi problemi della città ma gravissima per l’offesa arrecata all’etica pubblica ed ai più elementari criteri della buona amministrazione, per tre anni si è assistito ad una fuga dalle responsabilità da parte di amministratori, funzionari e tecnici, anche dopo la rivelazione, con diffide e class action, dell’esistenza di irregolarità nei progetti e nelle procedure di approvazione. Si ritrovano, anche nell’attuale gestione politica, aspetti preoccupanti che replicano l’andazzo diffuso da cui gli elettori continuano a scappare e viene in mente una frase che troneggiava nell’Ufficio Anagrafe del Municipio della vecchia Nicastro “tira sempre lo stesso vento”. In pochi, purtroppo, hanno avuto finora la libertà ed il coraggio di chiamarsi fuori.
I cittadini che hanno condotto le azioni di protesta, abitanti del Quartiere e dell’intera città, hanno sempre avuto il massimo rispetto dell’Autorità comunale ed hanno sempre sottolineato l’importanza della democrazia partecipativa e del metodo democratico. Ignorati però dal Sindaco Speranza gli ricordano che è ancora vigente quel principio fondamentale della Carta costituzionale che recita “Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali” su cui, se necessario, sarà invocato l’intervento del Presidente della Repubblica, e gli ricordano anche una delle definizioni che della democrazia dà Gustavo Zagrebelsky “La democrazia è l’amore per il bene comune, disponibilità a mettere in campo qualcosa di sé per un bene collettivo e duraturo, più soddisfacente del privilegio individuale a cui si rinuncia”.

Associazione “Progresso 2010 Difendiamo il Territorio”