Protesta migranti a Lamezia TermeL’ennesima protesta dei migranti del centro di accoglienza di contrada Pian del Duca, con corteo per le vie di Lamezia, ha portato per la prima volta in città le problematiche legate all’accoglienza.
Come già accaduto negli scorsi anni con l’emergenza Nord Africa, servita solo a fare riempire le tasche agli operatori del business dell’accoglienza e conclusa con la chiusura di tutti i centri e i migranti buttati per strada senza alcuna certezza per il proprio futuro, negli ultimi mesi sono state riaperte alcune delle strutture già presenti in passato sul territorio.
Mentre il Residence degli Ulivi di Falerna continua, nonostante i contenziosi legali tra proprietari e cooperativa e una mancata assunzione di responsabilità delle istituzioni competenti, ad essere autogestito dai migranti stessi, viene riaperto il centro di Feroleto e, in seguito alla chiusura del CIE – da sempre considerato il peggiore d’Italia e chiuso proprio per tale motivo – la Malgrado Tutto ha ottenuto l’apertura di un altro centro di accoglienza per richiedenti asilo.
E proprio il centro gestito dalla Malgrado Tutto è stato teatro in questi ultimi mesi di diversi episodi di proteste da parte dei migranti, culminati ieri con il corteo che ha attraversato le vie cittadine per richiamare l’attenzione sui ritardi nella concessione dei permessi che gli consentirebbero di lasciare il centro di accoglienza e raggiungere i propri parenti in altre parti d’Italia e d’Europa.
Un sistema distorto che, infatti, comporta una lunga permanenza nei centri di accoglienza – in questo caso di ben sette mesi – con impossibilità di spostamento e di effettiva inclusione sociale, ma con ovvi vantaggi economici per chi gestisce i centri.
I diversi striscioni esposti hanno ben identificato i responsabili della situazione locale nella cooperativa e nel gestore del centro di Pian del Duca.
Ovviamente questo episodio è stato un ulteriore pretesto per l’estrema destra fascista e xenofoba di scagliarsi nuovamente contro i migranti, fomentando la solita guerra tra poveri che vede i migranti “colpevoli”di rubarci il lavoro o i fondi che potrebbero essere destinati ad altro, ma che nei fatti restano gli unici soggetti che in questa vicenda continuano a farne le spese, rimanendo ostaggi dei centri di accoglienza per mesi, senza alcuna possibilità di spostarsi, di lavorare e di ricongiungersi con il resto della famiglia.
Occorre subito rimodulare il sistema dell’accoglienza, con la chiusura di CIE e Cara, snellendo le pratiche per il riconoscimento dello status di rifugiato e dei permessi di soggiorno, investendo, piuttosto che nell’operazione militare di pattugliamento “Mare Nostrum”, in programmi di inclusione sociale seri ed abbandonando definitivamente l’ottica emergenziale.
Basta alimentare divisioni geografiche che servono soltanto a seminare intolleranza, permettendo a sciacalli di arricchirsi in termini economici ed elettorali.
È arrivato il momento di individuare il vero nemico: non il migrante che come tanti di noi è costretto a lasciare i suoi cari in cerca di fortuna, ma la classe politica al servizio della BCE, che da troppo tempo ha imposto misure di austerity che non servono il bene comune ma gli interessi di pochi privati.
Noi, figli di centinaia di anni di migrazioni, figli dei Greci e degli Arabi, non abbiamo patrie da difendere ed invasori da contrastare, ma soltanto una dignità da ricostruire e dei diritti per cui lottare: casa, lavoro, sanità ed ambiente. Per ogni cittadino del mondo, in ogni terra vicina o lontana.

Collettivo Autonomo Altra Lamezia

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