IMG-20140715-WA0000Nuova azione degli insegnanti calabresi contro il Piano Reggi. Sabato 19 luglio un gruppo di docenti ha fatto irruzione al convegno “Tavola rotonda: Parità si può fare” organizzato dal PD presso la sede regionale di Lamezia Terme, per lamentare la perdita di posti di lavoro, soprattutto tra le lavoratrici, conseguente al nuovo piano scuola.
La sede del partito di governo era stata già presa di mira nel corso dell’assemblea pubblica dell’11 luglio a Cosenza.

In seguito all’assemblea a Cosenza dell’11 luglio, auto organizzata dai docenti calabresi e aperta ai Parlamentari, a cui ha partecipato solo il parlamentare del Movimento 5 stelle Sebastiano Barbanti, una rappresentanza femminile degli insegnanti calabresi si è recata alla “Tavola rotonda: Parità si può fare” riguardante la legge sulla parità di genere nella politica, organizzata dalle dirigenti del PD, tenutasi giorno 19 luglio a Sant’Eufemia Lamezia presso la sede regionale del Pd.
Scopo delle docenti era quello di consegnare l’appello degli insegnanti in cui si esprime un netto dissenso contro il Piano Scuola di Renzi, Reggi e Giannini, trovando contestualmente una comunanza di interessi con il tema della tavola rotonda sulla partecipazione delle donne alla vita politica e quindi alla vita lavorativa.
Le docenti, (che hanno anche partecipato al sit in a Montecitorio del 15 luglio), hanno quindi consegnato una lettera scritta dagli Insegnanti Calabresi (blog http://insegnanticalabresi.blogspot.it/) alla Dirigente regionale Tonia Stumpo, alle Parlamentari Enza Bruno Bossio, Doris Lo Moro, Stefania Covello e al Ministro degli Affari Regionali Maria Carmela Lanzetta.
Le docenti hanno ritenuto la tematica pertinente all’istanza di rifiuto alla riforma Scuola in via di presentazione dal PD, perché tale riforma incrementerebbe la disoccupazione proprio tra le donne, che sono la parte preponderante del personale scuola. In questa lettera consegnata, che alleghiamo, sono espresse le stime, approssimative e dettagliate, di perdita dei posti di lavoro al sud proprio nella componente femminile, aggravando ulteriormente con il Piano Reggi, se approvato, le già precarie condizioni di vita lavorativa al sud.
Le parlamentari del Pd e la Ministra hanno accolto l’appello, ma hanno specificato che il tema non rientra nella loro sfera di intervento nei gruppi parlamentari cui afferiscono.
Un interesse particolare è stato dimostrato dalla parlamentare Covello, la quale ha ricordato che lei è stata una oppositrice della riforma Gelmini e che in qualità di ex assessore alla Istruzione della Provinvia di Cosenza ben conosce l’argomento.
Alla On.le Covello è stato precisato che questo Piano-Reggi è peggiorativo rispetto alla contestata riforma Gelmini, ma, hanno affermato le onorevoli presenti, “ancora non se ne conoscono i contenuti” e hanno continuato, “probabilmente non è stato ancora scritto”, per buttare acqua sul fuoco, salvo poi affermare: “Reggi ha detto che passerà (il Piano) durante l’estate”.
Ricordiamo che Reggi ha parlato del nuovo Piano per la Scuola nell’intervista del 3 luglio su Repubblica e in quella a Radio anch’io e che la ex sottosegretaria Valentina Aprea ha subito inviato un comunicato stampa di appoggio a tale piano, proprio perché conterrebbe anche il ddl Aprea, oggi ddl Giannini.
Il piano prevede l’apertura ai privati, il taglio di 1 anno delle superiori con conseguente perdita di migliaia posti di lavoro, la decontrattualizzazione del rapporto di lavoro, l’azzeramento del sostegno, la banca del tempo che farebbe coprire le supplenze gratuitamente alle docenti di ruolo, anziché ai precari, la chiusura delle graduatorie d’istituto, l’antidemocratico “merito” nelle mani del Ds al quale verrebbero conferiti poteri illimitati.

Segue la lettera delle docenti calabresi.
Salutiamo con piacere il convegno di questa sera. Si parla di pari-opportunità. Una prospettiva da sempre inseguita dal PD, con coerenza. Chiediamo la stessa coerenza e attenzione all’emisfero femminile anche nel mondo del lavoro.
Secondo dati statistici diffusi da Orizzonte Scuola il 21/11/2011 “la percentuale delle donne insegnanti è praticamente pari al 100% nella scuola dell’infanzia, del 95% nella scuola primaria, del 75% della scuola secondaria di primo grado (ex media). Nella scuola secondaria di secondo grado (ex superiore) abbiamo una presenza femminile pari all’85% nei licei pedagogici ( ex istituti magistrali), del 66% nei licei artistici ed istituti d’arte, del 57% nei licei classici e scientifici. La percentuale scende al 43% negli istituti professionali e al 34% negli istituti tecnici, poiché in tale istituzioni sono presenti discipline tecnologiche professionalizzanti”. Tanto che si parlava di “quote azzurre” nelle scuola.
Qui non vogliamo parlare di questo. Qui vogliamo rimarcare che con il nuovo Piano Scuola prospettato dal duo Giannini-Reggi (Scelta Civica-PD), la perdita di posti di lavoro nelle scuole colpirebbe praticamente e scientificamente ancora di più le LAVORATRICI-DONNE.
Secondo i dati della Fondazione Agnelli al Sud in 5 anni è sparito il 15% di insegnanti di ruolo. E la Calabria è tra le regioni più colpite. Mentre il numero di alunni tra il 2009 e il 2012 è aumentato di 90.990 unità. Mentre le cattedre, secondo studi di Orizzonte Scuola, che si perdono al Sud quest’anno sono 1505.
Il nuovo Piano Scuola, (al momento “blindato”, di cui non si conoscono quindi i dettagli) del sottosegretario all’Istruzione Reggi (ricordiamo che è ing. elettronico Responsabile dell’Ottimizzazione della Produzione Idroelettrica di Edipower, la seconda società italiana nel settore della produzione di energia elettrica, quella della centrale a carbone di Brindisi, per intenderci; quella del “Piano Edipower per Brindisi”, bocciato dallo stesso PD brindisino, quella della Edipower Progetto Scuola 2013, ruolo che ipotizziamo in conflitto con la libertà dell’insegnamento) rivelato da quest’ultimo il 3 luglio al giornale Repubblica, prevede l’aumento delle ore lavorative, la decontrattualizzazione del rapporto di lavoro, il cambio dello stato giuridico dei docenti, il taglio di 1 anno delle scuole superiori, l’introduzione dei privati attraverso il ddl Aprea Ghizzoni e la riforma degli organi collegiali, la cancellazione delle graduatorie d’istituto, la valutazione attraverso l’Invalsi e il conferimento dei pieni poteri al Dirigente scolastico che dovrebbe selezionare i docenti preposti al “merito”.
I docenti si oppongono perché:
– l’aumento delle ore lavorative, un anno fa 24, fino all’altro giorno 36, ora si parla di una generica “banca del tempo” dalla quale reperire 800 milioni di euro, riproponendo quindi lo stesso concetto con un cambio di definizione, comunque manderebbe in esubero una alta percentuale dei docenti di ruolo; porterebbe alla abolizione delle supplenze brevi con l’affidamento degli spezzoni ai docenti di ruolo;
– il taglio di 1 anno delle scuole superiori non ha nulla di pedagogico ma solo un risparmio stimato da Reggi in 1,5 miliardo di euro, grazie all’eliminazione di 100 mila cattedre, con un progressivo svilimento della qualità della didattica;
– il ddl Aprea Ghizzoni contenente la riforma degli organi collegiali, aprirebbe le porte ai privati, eliminerebbe la rappresentanza degli insegnanti, degli studenti e dei genitori e inficerebbe la qualità della didattica, così come accade nelle scuole private, altrimenti dette, diplomifici;
– la cancellazione delle graduatorie d’istituto che, secondo una stima di Reggi, porterebbe alla scomparsa di mezzo milione di precari e aspiranti supplenti;
– la valutazione attraverso l’Invalsi è inefficiente in quanto la preparazione di uno studente non si rileva solo dai quiz e dalle crocette;
– il cambio dello stato giuridico del docente porta alla DECONTRATTUALIZZAZIONE del rapporto di lavoro, in quanto privatizza e precarizza il rapporto di lavoro;
– il conferimento dei pieni poteri al Dirigente scolastico, dovrebbe selezionare, a sua discrezione, i docenti preposti al “merito”, cosicchè il diritto e il merito verranno sostituiti dall’arbitrarietà di qualcuno che sarà libero di assumere e licenziare.
FACCIAMO QUINDI UN APPELLO ALLE RAPPRESENTANTI DEL GOVERNO QUI PRESENTI AFFINCHÈ VENGA SALVAGUARDATO IL RUOLO E LA PRESENZA DELLA DONNA NEL MONDO DEL LAVORO E DELLA FORMAZIONE.

Docenti calabresi

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