posteDa diversi mesi in molte zone della città si stanno verificando continui ritardi e disservizi nella consegna della posta.
Capita spesso, infatti, che l’intera posta di una settimana giunga tutta insieme in un solo giorno mentre le ricevute di ritorno della raccomandate A/R – costate ben 4,10 euro – arrivano, se va bene, anche dopo mesi.
Disservizi che seguono al ridimensionamento del Centro di Meccanizzazione Postale avvenuto a maggio dello scorso anno in seguito al pensionamento di oltre 80 dipendenti che non sono stati rinnovati.
Così la posta massiva viene spedita al Centro di Meccanizzazione Postale di Bari e da qui, una volta lavorata, torna al Centro di Lamezia per l’ulteriore smistamento finale, con maggiori oneri e tempi per la consegna e ed il rischio chiusura sempre in agguato.
Ma quanto sta per accadere a Poste Italiane avrà conseguenza ben più gravi.
Nel mese di febbraio 2013 è stato infatti presentato un piano aziendale che ha previsto un taglio di 5841 posti di lavoro nei servizi postali, con un elenco di 1500 uffici minori da chiudere o razionalizzare.
Nonostante tutto Poste Italiane nel suo complesso continua ad essere un’azienda in attivo.
Ciò che si mette a rischio con questa serie di operazioni è la caratteristica di servizio postale universale.
I tagli comportano infatti una drastica riduzione della qualità del servizio e un aumento del carico del lavoro dei dipendenti, tutto questo senza nuove assunzioni.
In questo contesto generale di tagli vanno inseriti anche i disservizi che hanno interessato il quartiere Bella dove, in seguito alle ferie del portalettere di zona, non sostituito da altro collega, la posta è rimasta ferma per diversi giorni.
Poste Italiane si sta dunque avviando alla privatizzazione, ne è un’anticipazione la separazione di Banco Posta, che nei fatti diventerà una vera e propria banca, dal servizio di recapito che finirà sul mercato e dunque in mano a soggetti privati.
Non bisogna dimenticare che Poste italiane garantisce la raccolta del risparmio postale che confluisce in Cassa Depositi e Prestiti, già privatizzata nel 2003 e che finisce per incrementare i profitti delle fondazioni bancarie subentrate con la privatizzazione.
Sul punto il Forum per una Nuova Finanza Pubblica e Sociale ha avviato una campagna per la ripubblicizzazione e la socializzazione della Cassa Depositi e Prestiti con lo scopo di farla tornare completamente pubblica, eliminando le Fondazioni Bancarie, così da coinvolgere i risparmiatori, i cittadini, i lavoratori e le comunità locali nelle scelte sulla destinazione dei soldi.
Questa operazione garantirebbe la possibilità di finanziare gli enti locali e di strutturare piani per nuove forme di economia sociale territoriale, di tutela dei beni comuni e di un modello sociale alternativo per il Paese.
Bloccare l’iter di privatizzazione di Poste Italiane e ripubblicizzare Cassa Depositi e Prestiti rappresentano un punto di partenza fondamentale per uscire dalla crisi e riappropriarsi dei beni comuni.

Collettivo Autonomo Altra Lamezia

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