Il Collettivo Autonomo Altra Lamezia e il Collettivo Ri-Scossa Studentesca aderiscono alla petizione per intitolare la Piazza di Cannitello a Franco Nisticò. Segue l’appello delle realtà No Ponte.

Il 10 novembre scorso si è finalmente chiuso il processo per far luce sulle circostanze della morte di Franco Nisticò, avvenuta il 19 dicembre del 2009 durante una manifestazione No Ponte a Villa San Giovanni. Una morte che, come si legge tra le righe della sentenza, si sarebbe potuta evitare. Una morte, e soprattutto una vita, che non vogliamo dimenticare. Per questo, insieme a tutti quelli che lo riteranno opportuno, consegneremo al Sindaco di Villa San Giovanni una richiesta di intitolazione a Franco Nisticò della piazza teatro di quei tristi avvenimenti, in occasione del sesto anniversario della morte.

Al Sindaco di Villa San Giovanni
Oggetto: richiesta di intitolazione della Piazza antistante la Chiesa di Cannitello a Franco Nisticò.

Egregio Signor Sindaco,
siamo realtà associative e singoli cittadini che abbiamo sostenuto e partecipato alla manifestazione nazionale contro la prima pietra del Ponte sullo Stretto, che si tenne a Villa San Giovanni il 19 dicembre del 2009. Quel giorno, nella Piazza di Cannitello, Franco Nisticò si accasciava sul palco a causa di un arresto cardiaco, dopo un appassionato intervento che aveva appena concluso,.
Fu subito il caos, anche e soprattutto a causa del mancato intervento dell’ambulanza del 118, richiesta d’urgenza. Cessava così di battere, purtroppo, il cuore dell’indomito guerriero della fascia ionica, fiero oppositore della realizzazione del Ponte sullo Stretto perché convinto che le priorità per i siciliani e i calabresi fossero ben altre: messa in sicurezza delle strade, in particolare la S.S. 106, sviluppo e potenziamento della ferrovia ionica, lotta alla disoccupazione, alla malasanità e all’inquinamento.
Come un leone si era sempre battuto per migliorare le condizioni di vita delle popolazioni della Calabria e soprattutto del Basso Jonio catanzarese, dimenticate dalle Istituzioni e per farlo, non aveva esitato – e lo testimoniano i tantissimi articoli dei giornali e i numerosi servizi delle televisioni locali – a criticare i potenti di turno, anche se dello stesso schieramento politico.
Nato e cresciuto a Badolato, da giovanissimo Franco Nisticò aderì alla Federazione Giovanile Comunista Italiana, divenendone in seguito segretario, così come in seguito ricoprì il ruolo di segretario della sezione del PCI “Palmiro Togliatti” e quella di responsabile di zona. Fu Sindaco di Badolato dal 14 maggio 1976 al 5 marzo 1977, quando si dimise polemizzando contro il sistema clientelare democristiano che aveva costretto ottantamila onesti giovani calabresi a emigrare in altre regioni per cercare un posto di lavoro. Fu tra i fondatori del movimento civico badolatese “Cinque Stelle” che alla guida del Comune gestì l’emergenza profughi del 1997, mettendo in atto il primo progetto pilota in Italia di ospitalità ai migranti e dando accoglienza a centinaia di Kurdi arrivati sulla costa ionica con la nave Ararat.
Per noi era il presidente del comitato a difesa della fascia ionica, ma soprattutto fu paladino dei diritti della gente comune, propugnatore di battaglie per l’emancipazione, lo sviluppo e la giustizia contrastando con forza le scelte scellerate del sistema.
Il 10 novembre scorso, al termine di una lunga battaglia processuale, il Tribunale di Reggio Calabria ha condannato il medico del 118 riconoscendolo colpevole dei reati di omicidio colposo e di rifiuto di atti d’ufficio: questi si rifiutò di intervenire nonostante la sua ambulanza, l’unica nei pressi dotata di defibrillatore, sarebbe potuta intervenire in pochissimi minuti, poiché stazionata nei pressi della stazione ferroviaria di Villa San Giovanni, e apportare così il giusto ed adeguato soccorso richiesto. È questo per noi il riconoscimento che Franco si sarebbe potuto salvare, se i soccorsi fossero arrivati in tempo. Ma una militarizzazione insensata della cittadina villese, insieme alla mancanza di presidi sanitari e la follia di un medico “negligente” hanno prodotto quella tragedia ancora viva nei nostri occhi.
Sappiamo bene che le Sue posizioni sul Ponte divergono dalle nostre, e non è un tributo al movimento No Ponte quello che Le chiediamo: noi Le scriviamo perché riteniamo che quella giornata non possa cadere nel dimenticatoio, così come non si possa dimenticare la morte di un uomo innamorato della Calabria, morto a Cannitello per difendere la sua terra.
Così Le chiediamo ufficialmente che la Piazza della Chiesa di Cannitello venga intitolata a Franco Nisticò, in modo che le sue ultime parole, un appello accorato all’unità dei calabresi tutti per ridare una speranza a questa martoriata terra, rimangano impresse nella memoria di tutti.
Siamo a conoscenza che le normative sulla toponomastica vietino intitolazioni a persone che non siano decedute da almeno dieci anni, ma siamo certi che non solo vorrà accogliere questa nostra richiesta ma che si farà anche tramite con il Prefetto affinché si deroghi a questo limite, secondo quanto stabilito della stessa normativa vigente, per dare il giusto tributo a un fiero difensore di questa terra.

Per info e adesioni: csoacartella.org

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