01Un giovane migrante, Sekine Traore, è stato ucciso dai Carabinieri intervenuti nella tendopoli di San Ferdinando per una lite. Secondo la versione diramata dai Carabinieri, il giovane avrebbe aggredito un agente con un coltello prima di essere colpito da un proiettile. Una versione che contrasta completamente con quanto dichiarato dai presenti al momento dei fatti, i quali parlano di ben sette agenti intervenuti contro un solo ragazzo.
Questa mattina, intanto, i migranti si sono recati in corteo davanti al municipio di San Ferdinando chiedendo giustizia per Sekine e affermando la propria versione dei fatti.
Seguono aggiornamenti, comunicati e foto.


GIOIA TAURO: CARABINIERE SPARA E UCCIDE MIGRANTE NELLA TENDOPOLI DI SAN FERDINANDO
da Radio Onda d’Urto
Mercoledì 8 giugno 2016 – Gioia Tauro. Nella tendopoli di San Ferdinando, definita più volte “una bomba sociale”, un migrante è stato ucciso con un colpo di pistola da un carabiniere. Secondo le ricostruzioni ufficiali e le veline della Questura, il carabiniere avrebbe reagito ad un’aggressione, ma secondo quanto ci racconta Antonino, un compagno di Gioia Tauro che nel pomeriggio di oggi (mercoledì 8 giugno) si è recato alla tendopoli in questione per parlare con i migranti presenti ai fatti, le cose sarebbero andate diversamente. I carabinieri sarebbero intervenuti in 6 (non in 2) dopo una lite tra due migranti incontrando la resistenza disarmata – senza alcun coltello come invece sostenuto dai militari – di uno di questi quando lo hanno invitato a uscire dalla propria tenda. Ascolta o scarica.


Chi semina vento raccoglie tempesta.
VERITA’ E GIUSTIZIA PER SEKINE TRAORE
Un uomo è un uomo. Una vita è una vita. Un omicidio è un omicidio.
27. Gli anni. Ma non era un universitario fuori corso, come molti suoi coetanei calabresi laureandi in disoccupazione. Fuori sede, sì, ma all’accademia della sopravvivenza per lavoratori stranieri saltuariamente occupati e strutturalmente supersfruttati.
3. le volanti. 2 dei Carabinieri e una della polizia. = 6 agenti? Almeno… 2 per macchina, si suppone. Se non di più. I testimoni riferiscono 7.
?. Il tempo trascorso tra l’arrivo degli agenti e la morte violenta per colpo d’arma da fuoco all’addome. Il comunicato dell’Arma segnala l’orario della rissa ma non quello del decesso e tantomeno quello dell’arrivo delle volanti.
400. Circa. Ancora. Gli ospiti presenti in tendopoli a stagione ampiamente conclusa. Senza soldi senza cibo senza lavoro…
?. Il guadagno medio della stagione e la paga giornaliera media ricevuta da Sekine quest’anno per il lavoro negli agrumeti.
?. I profitti dei grossi magazzini che a Rosarno rastrellano a basso prezzo il prodotto e lo rivendono alla Grande Distribuzione.
?. Quanti marchi illustri del commercio alimentare devono lavare via negli stabilimenti il sangue dei Sekine.
5. Gli omicidi di stato di africani dal 2008 ad oggi, per quanto sappiamo, riferendoci a quanti deceduti di morte non naturale né per cosiddette “dinamiche interne”, ma per superamento della soglia di sopportazione umana – il ragazzo che si è impiccato dietro la famosa “fabbrica” – per negligenza programmata delle istituzioni – i due morti di bicicletta lungo le provinciali senza lampioni percorse dai ghetti al luogo di lavoro – per bassa soglia di resistenza ai rigori dell’accoglienza umanitaria – la persona trovata morta di freddo nei pressi della tendopoli qualche anno fa – per ragioni di ordine pubblico…SEKINE.
?. I feriti dal 2008 – anno della famosa rapina che causò il ferimento grave di due braccianti da parte di criminali locali – al 2010 della rivolta, passando per le aggressioni di quest’inverno e arrivando ad oggi – giorno di lutto e rabbia nella tendopoli di San Ferdinando per la perdita di un fratello, ucciso dallo stato per “incapacità” dello stato a garantire l’incolumità e assistenza chi dà segni di squilibrio – o come scrivono i cc è “in evidente stato di alterazione psicofisica” e secondo le nostre leggi va tutelato e curato, non soppresso.
?. Quanti di noi nati qui nelle stesse condizioni darebbero gravi segni di squilibrio e dopo quanto tempo…
?. Se nella piana di Gioia Tauro, se in Italia, se nel cuore della civilissima Unione Europea un lavoratore immigrato può sperare nella giustizia almeno da morto.
Durante la determinata e partecipata manifestazione organizzata questa mattina dai fratelli di Sekine, che vivono in tendopoli, davanti al Municipio di San Ferdinando (competente territorialmente per il sito), decine di persone riferivano una versione contrastante almeno in parte con quella ufficiale ed esprimevano sconcerto e rabbia per il fatto che le dichiarazioni rese ieri non fossero, a quanto pare, contestuali alle necessarie ed opportune procedure legali. In molti si dichiarano disponibili a testimoniare in qualunque sede. Questo con un enfasi che si accentua alla notizia che, a quanto pare, la procura si sia espressa ieri avallando la versione della polizia.
Non ci interessano i linciaggi. Le responsabilità dei singoli esigiamo che vengano chiarite prima di tutto perché, in mancanza di ciò, ci troveremmo di fronte a una grave minaccia alla libertà e all’incolumità di tutti per un precedente che nel nostro paese sarebbe l’ennesimo, siano le vittime di colore più o meno bianco, più o meno scuro.
LE RESPONSABILITA’ MORALI E POLITICHE PER NOI SONO CHIARE: CHI GOVERNA LA SITUAZIONE, A QUALUNQUE LIVELLO, E CHI CI GUADAGNA… LE PORTA TUTTE.
LE RESPONSABILITA’ GIURIDICHE FAREMO SI’ CHE VENGANO ACCERTATE.
Comitato Verità e Giustizia per SEKINE TRAORE
ACAD – Associazione contro gli Abusi in Divisa Onlus


Rosarno: la verità sull’omicidio di Sakine Traore ucciso ieri da un carabiniere
Da Radio Ondarossa
Questa mattina manifestazione di circa 300 migranti della tendopoli di San Ferdinando per chiedere che venga ascoltata la loro versione in merito all’omicidio di Sakine Traore, un ragazzo di 27 anni proveniente dal Mali, colpito a morte da un carabiniere.
Il racconto di una compagna di Acad (Associazione contro gli abusi in divisa) di Lamezia Terme.


No justice, no peace: per Sheikh Traore e tutte le vittime di un sistema da abolire!
Una nuova tragedia, dal copione purtroppo sempre uguale a se stesso, si è consumata ieri nella tendopoli di San Ferdinando, nei pressi di Rosarno. Un evento come ne capitano spesso nelle periferie e nei ghetti di tutto il pianeta. Ma in questo caso si tratta di un omicidio di stato, perché come già avvenuto in passato, i responsabili sono i suoi fedeli servi, quelle forze dell’ordine che ancora una volta abusano del proprio potere, arrivando a togliere la vita ad una persona. Ma anche perché quella tendopoli è stata voluta e progettata dallo stato stesso, che ha creato l’emergenza, il ghetto e le condizioni di precarietà totale e tensione che questi determinano. Questa volta ne ha fatto le spese un ventisettenne maliano che abitava nella tendopolI, Sheikh Traoré, il quale aldilà di ogni ricostruzione possibile è stato brutalmente assassinato ieri mattina, mercoledì 8 giugno.
La dinamica riportata dalla questura e dai media è alquanto discutibile, ed è tesa esclusivamente a tenere in piedi la tesi della legittima difesa. Come è possibile che le forze dell’ordine, in numero superiore (pare fossero ben 7!!), debbano ricorrere alle armi da fuoco per sedare una persona, anche se questa fosse in uno stato non controllabile? Come è possibile che, come raccontato dalle voci delle persone presenti al campo, il lancio del “coltello” e lo sparo siano in momenti temporali differenti, provando l’ipotesi di un’esecuzione a freddo? E come è possibile che un procuratore della Repubblica, prima che si siano concluse le indagini, già avvalori la tesi della legittima difesa?
Ai giornali non è interessato fornire una ricostruzione veritiera, ascoltando le testimonianze dei presenti o approfondendo la dinamica: la morte di un africano immigrato, seppur per mano di un carabiniere, è notizia quasi da tutti i giorni, che non necessita di approfondimenti di alcun tipo poiché si spiega con l’anormalità del soggetto, con il suo essere ‘disturbato, ubriaco, rissoso’ com’è ovvio, essendo immigrato. Eppure la storia arrivata dalle veline della questura appare totalmente discutibile. Non è un caso, appunto, che i giornali abbiano sostenuto immediatamente la tesi della legittima difesa, o addirittura quella del colpo partito accidentalmente, che in maniera drammatica ricorda l’assassinio di Davide Bifolco, avvenuto a Napoli 2 anni fa. Un nuovo omicidio di stato in un’altra delle estreme periferie di questo paese, buona a balzare agli onori della cronaca solo per eventi tragici come quello di ieri. E non è un caso nemmeno che la risposta del neoeletto sindaco di Rosarno sia stata la solita dichiarazione populista tutta improntata su un’ottica securitaria: bisogna sgomberare la tendopoli, e non si possono accogliere tutti, sono troppi. D’altronde, anche la CGIL è orientata all’ottica del meno peggio: qualche tempo fa, dopo l’ennesima promessa di intervento da parte della Prefettura, aveva dichiarato di volere che i lavoratori fossero trasferiti ‘in container’. Come se facesse la differenza.
Ma la risposta dei braccianti della tendopoli non si è fatta attendere: stamane, 9 giugno, sono scesi in corteo ed hanno raggiunto il comune di San Ferdinando, dove hanno ottenuto di parlare con i suoi rappresentanti chiedendo soluzioni immediate, non soltanto giustizia e verità per la morte di Sheikh, ma la fine delle aggressioni che i braccianti della tendopoli e degli altri insediamenti subiscono quotidianamente, di ritorno dal lavoro, e soluzioni concrete ed immediate per eliminare le cause prime di questa condizione di assoluta vulnerabilità, a cui però i lavoratori non si piegano. I problemi che vivono i braccianti agricoli e gli abitanti della tendopoli come di molti altri luoghi simili, in tutta Italia, sono molteplici: scarsezza di risorse igieniche e sanitarie, mancanza di acqua ed elettricità in alcuni casi. Condizioni abitative che si sommano alle condizioni di vita nel lavoro, con l’altissimo tasso di sfruttamento, e di vita, legate alla dipendenza e alle difficoltà burocratiche per l’ottenimento del permesso di soggiorno. Questi elementi sono quelli che creano veri e propri ghetti prossimi alle nostre città, dove la marginalità sociale e l’esclusione da ogni tipo di meccanismo di integrazione sono condizioni che permeano quotidianamente la vita di queste persone.
Come recitavano i cartelli imbracciati stamane dai lavoratori, ricordando anche le vittime del razzismo di stato oltreoceano, senza giustizia non c’è pace! Verità per la morte di Sheikh Traoré e di tutte le vittime di questo sistema fatto di discriminazione e sfruttamento. Da Foggia a Rosarno, uniti in un solo grido e in una sola lotta.
Comitato Lavoratori delle Campagne
Rete Campagne in Lotta


GIOIA TAURO: NUOVE PROTESTE DEI MIGRANTI DOPO L’OMICIDIO DI SEKINE TRAORE
Da Radio Onda d’Urto
Rabbia e tensione alla tendopoli di San Ferdinando (Reggio Calabria), Comune commissariato ormai dal 2014 per infiltrazioni mafiose e a cinque chilometri da Rosarno, nella piana di Gioia Tauro, dove martedì 8 giugno un carabiniere ha sparato e ucciso Sekine Traore, 27enne maliano, all’interno della tendopoli che ospita, in condizioni spesso disumane, tra i 500 e i mille migranti richiamati dalla possibilità di guadagnare pochi euro in ore di lavoro massacrante nei campi agricoli della zona.
Per il procuratore della Repubblica di Palmi Ottavio Sferlazza si delinea la legittima difesa per il militare indagato, un appuntato dei carabinieri, Antonino Catalano: si parla di una rissa e di un coltello. Diversa invece la versione degli amici della vittima, che parlano dell’intervento di sei carabinieri – anziché i due per ora resi ufficiali – per sedare un forte diverbio tra alcuni compagni di tenda, ma negano la presenza di armi bianche.
Non collimano, al momento, tra loro pure le versioni di Procura e Carabinieri: secondo quanto scrivono i media mainstream, la prima indaga per legittima difesa, con il carabiniere che avrebbe sparato all’addome di Sekine dopo aver ricevuto tre coltellate, mentre il comando reggino dell’Arma parla invece di colpo partito accidentalmente. A fare chiarezza, forse, l’autopsia, attesa tra oggi e domani.
PROTESTE – Intanto ieri sera, mercoledì 9 giugno, alle 20 per protesta bloccata la strada davanti alla tendopoli: i migranti hanno bloccato la strada con dei materassi, inscenando una forma di protesta. Sul posto sono arrivati carabinieri e polizia: dopo un’ora, i migranti hanno tolto il blocco.
Stamattina, mercoledì 9 giugno, la protesta è ripartita: strada ancora bloccata, stavolta con i cassonetti, e cartelli con scritte come “No Justice No Peace” e “7 poliziotti contro 1 migrante: dov’è la giustizia?”.
Verso le 10 i migranti sono partiti in corteo verso il centro del paese denunciando l’omicidio poliziesco e le spaventose condizioni, di vita e di lavoro, in cui sono costretti da cosche mafiose (in particolare i clan Pesce e Bellocco), sfruttamento da parte capitale agricolo e dall’indifferenza delle istituzioni. I migranti sono arrivati davanti al Municipio, dove continua la protesta.
Per seguire la mobilitazione (via Facebook) clicca qui (pagina “Lavoratori delle campagne”).
Da San Ferdinando la seconda corrispondenza, delle 11.45, con Antonino, compagno e attivista antirazzista di Rosarno.
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Da San Ferdinando la corrispondenza, delle ore 10, con Giulia, di Medu – Medici per i diritti umani
Ascolta o scarica qui.


 

 


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