Corruzione per un atto contrario ai doveri d’ufficio è l’accusa che ha fatto scattare gli arresti domiciliari nei confronti di Nerina Renda, 53 anni e Salvatore Lucchino, 73 anni, entrambi lametini, ritenuti responsabili del reato in concorso tra loro.
L’indagine avrebbe accertato che la donna, funzionario in servizio, all’epoca dei fatti, presso l’area IV – Settore Immigrazione Rifugiati della Prefettura di Catanzaro avrebbe favorito, a fronte di un corrispettivo economico, Salvatore Lucchino, imprenditore lametino, gestore della società cooperativa Gianal che si occupa di accoglienza ai migranti, nell’instaurazione di un rapporto convenzionale con la Prefettura proprio per la gestione del servizio dei migranti richiedenti protezione internazionale.
Tutto parte della stipula, il 29 dicembre 2014, di una convenzione tra la Gianal e la Prefettura, all’esito della gara d’appalto bandita per l’assegnazione del servizio, e si sarebbe accertato che Lucchino aveva stretto una relazione con la Renda, che all’epoca svolgeva dette funzioni e che lo stesso, nel giugno 2015, le avrebbe ceduto un immobile sito nel Comune di Feroleto Antico.
La Renda avrebbe inoltre partecipato attivamente all’espletamento della procedura di gara indetta dalla Prefettura di Catanzaro in data 14 luglio 2014, anche ponendo in essere sopralluoghi e ispezioni presso la struttura di Lucchino che volutamente e strumentalmente risultavano essere positivi.
Il centro di accoglienza straordinaria in questione è infatti quello sito nel Comune di Feroleto Antico, già noto per i numerosi episodi di protesta da parte dei migranti “ospiti” a causa delle pessime condizioni igieniche e della carenza di servizi che avrebbero portato, successivamente, alla revoca della convenzione con la Prefettura.
Al contrario, secondo quanto riportato nell’ordinanza cautelare, nel primo sopralluogo alla struttura di Feroleto effettuato dalla stessa Renda, erano stati omessi “aspetti che risultavano assolutamente negativi”.
Tra le criticità individuate nel corso di una successiva ispezione fatta da vigili del fuoco e Asp, oltre alle precarie condizioni igieniche, era emersa la mancanza di dispositivi antincendio, di illuminazione di emergenza e l’esistenza di cucine da campo collegate a bombole di gas.
La Renda avrebbe quindi “esercitato la propria funzione pubblica in modo strumentale al perseguimento di interessi privati, in particolare con lo scopo di consentire a Lucchino l’instaurazione di un rapporto convenzionale con la Prefettura, attivandosi anche con la predisposizione di verbali e sopralluoghi volutamente generici e incompleti” ed in cambio avrebbe ottenuto la proprietà di un immobile a Feroleto nonché  “imprecisate somme di denaro necessarie comunque all’apertura di un B&B da parte della figlia”.

Per approfondimenti sul CAS di Feroleto:
“All’ombra dei diritti” – LasciateCIEntrare visita i centri di accoglienza straordinaria per i migranti di Feroleto e di Lamezia
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