Nei giorni scorsi abbiamo letto sulla stampa locale la notizia che la Protezione Civile della Regione Calabria, “con la realizzazione della più grande tendopoli d’Italia, quella di San Ferdinando”, ha concluso l’attività prevista nel protocollo di intesa stipulato nel 2016 da Prefettura di Reggio Calabria, Regione Calabria e Comune di San Ferdinando.
Purtroppo le testimonianze di chi vive dentro la tendopoli non parlano di una struttura completata e funzionante, bensì raccontano di alcune tende senza corrente elettrica, di bagni e docce in numero assolutamente sottodimensionato rispetto alle presenze, così come quello dei fornelli elettrici forniti per poter cucinare da sé. In una zona, purtroppo come tante nei nostri territori, in cui l’erogazione dell’acqua non è continua, farsi la doccia significa affrontare file, così come per usufruire dei servizi igienici o per poter cucinare da sé, con il paradosso che tanti preferiscono vivere nella vecchia tendopoli, ormai completamente autoricostruita dopo l’incendio del luglio scorso, e che tra poco tornerà ad essere la baraccopoli più grande d’Italia.
Questa è la dimostrazione lampante di quello che abbiamo sempre detto, e cioè che la tendopoli non rappresenta alcuna soluzione, anzi costituisce l’ennesimo grave sperpero di denaro pubblico. Quelle risorse e quell’impegno per San Ferdinando da parte della Regione Calabria, che il Governatore Oliverio non perde occasione di ribadire ogni qualvolta si parla di migranti, sarebbero stati sicuramente più utili se diretti a favorire politiche per l’affitto degli appartamenti da parte dei lavoratori, considerando l’enorme mole di patrimonio immobiliare vuoto presente nella Piana di Gioia Tauro.
Il “modello tendopoli” non è una peculiarità di San Ferdinando o della Calabria e seppur con numeri inferiori la ritroviamo in Puglia, in Campania, in Piemonte, ovunque ci sia da sfruttare manodopera a basso costo nelle campagne. È un modello di ghettizzazione, sfruttamento, privazione di dignità e diritti che non si può più accettare e il cui smantellamento deve essere tra le istanze primarie per i movimenti e le realtà antirazziste e democratiche, a partire dalla manifestazione del 16 dicembre a Roma per rivendicare la giustizia sociale e il diritto all’uguaglianza per tutte e tutti.
Reggio Calabria, 31 ottobre 2017

Coordinamento Lavoratori Agricoli USB; CoSMi Comitato Solidarietà Migranti – Reggio Calabria; c.s.c. Nuvola Rossa – Villa San Giovanni; c.s.o.a. Angelina Cartella – Reggio Calabria; Collettivo Autonomo AltraLamezia – Lamezia Terme; Collettivo autogestito CasaRossa40 – Lamezia Terme; Associazione multietnica “La Kasbah” – Cosenza; Campagna LasciateCIEntrare; Associazione “Il Brigante” – Serra San Bruno; Osservatorio sul disagio abitativo – Reggio Calabria; Associazione “Un mondo di mondi” – Reggio Calabria

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