Un morto e diversi feriti è il bilancio dell’incendio che, questa notte, ha distrutto parte della vecchia tendopoli di San Ferdinando dove vivevano circa un migliaio di migranti.
Becky Moses, 26 anni, è rimasta uccisa dalle fiamme che hanno avvolto la proria tenda. Intanto i braccianti hanno convocato per lunedì 29 un corteo che partirà dalla tendopoli per raggiungere il comune di San Ferdinando.
Seguono i comunicati stampa del Coordinamento Braccianti Agricoli USB, di SOS Rosarno e di Potere al Popolo – Reggio Calabria.

USB: verità e giustizia per Becky Moses, uccisa a 26 anni dall’ennesimo incendio a San Ferdinando. Lunedì 29 marcia dei braccianti.
Chi risponde della vita di Becky Moses, uccisa stanotte a 26 anni dal fuoco nelle baracche di San Ferdinando? Chi è che dopo riunioni su riunioni, pubbliche promesse e nomine di commissari straordinari non ha mai mosso un dito né ha voluto ascoltare le denunce e gli allarmi dell’Unione Sindacale di Base sulle terrificanti condizioni nelle quali sono costretti a vivere migliaia di braccianti per guadagnare pochi spiccioli raccogliendo arance? Quanto dovremo attendere per avere verità e giustizia?
Perché questo il Comitato lavoratori agricoli Usb chiede da sempre: verità e giustizia, fin dai tempi dell’uccisione di Sekine Traore nella stessa tendopoli di San Ferdinando. Verità e giustizia che si traducano in riscatto sociale e lavorativo dei braccianti. E invece siamo qui, sabato 27 gennaio 2018, a piangere l’ennesima vittima di una strage silenziosa che si consuma nell’indifferenza.
Becky Moses era venuta dalla Nigeria in Italia inseguendo un futuro migliore, come tante, come tanti. Qui, a San Ferdinando, la sua esistenza è stata letteralmente incenerita dalle terribili condizioni nelle quali lei e migliaia di altri migranti sono stati costretti a sopravvivere. Non sono passati nemmeno sei mesi dall’incendio che il 2 luglio aveva già devastato la tendopoli. Da allora tante promesse ma zero fatti.
Questa mattina le fonti ufficiali stanno cercando di far passare la terribile e offensiva versione che sì, la nuova baraccopoli era stata tollerata nell’interesse degli stessi migranti.
Ebbene, l’Unione Sindacale di Base, i braccianti che sotto la sua bandiera hanno deciso di organizzarsi e lottare, gridano con quanta forza possibile il loro NO alle mistificazioni di una politica, a tutti i livelli, capace solo di produrre documenti privi di effetti concreti sulla vita dei migranti. E anzi, se effetti ci sono stati, sono effetti omicidi.
Il Primo Maggio 2017 i braccianti di San Ferdinando, l’esercito della manodopera a buon mercato, hanno marciato fino a Reggio Calabria per reclamare verità e giustizia. Questa mattina gli abitanti della tendopoli scampati al fuoco si sono riuniti e hanno deciso di tornare a marciare lunedì 29 gennaio alle 9, nel nome di Becky Moses uccisa a San Ferdinando dalle logiche disumane dello sfruttamento e del razzismo. La manifestazione partirà alle 9 dalla tendopoli verso il comune di San Ferdinando, dove braccianti e migranti chiederanno un confronto con il prefetto di Reggio Calabria e con il commissario straordinario per l’area di San Ferdinando.
Usb rivolge un appello a tutte le realtà sociali e politiche territoriali affinché condividano e sostengano la marcia, perché verità e giustizia siano fatte, nel nome di Becky Moses.
USB – Unione Sindacale di Base

Quante morti dobbiamo ancora aspettare per vedere razionali ed efficaci interventi di accoglienza?
C’è differenza tra le vittime del treno deragliato a Pioltello, gli operai della Lamina di Milano, i braccianti delle nostre campagne e gli “abitanti” una qualsiasi baraccopoli?
No, non c’è differenza!
Sono lavoratori, italiani e immigrati che muoiono o sul posto di lavoro come Marco, Giuseppe e Arrigo, morti mentre pulivano un forno in una fabbrica metalmeccanica o come Paola morta mentre raccoglieva uva ad Andria o Mohamed e Zakaria, morti mentre raccoglievano pomodori.
Sono lavoratori che muoiono mentre vanno al lavoro o dal lavoro tornano, chi in un treno che deraglia, come Pierangela, Giuseppina e Ida, chi investito da un’auto sulla statale 18 in Calabria, mentre fa ritorno a casa con la sua bicicletta come John, Kadjali e Mimmo, che anche se era africano, insisteva sul voler essere chiamato così perché “era nato a Milano” e da lì era finito a raccogliere arance e mandarini nelle campagne del sud Italia.
Poi ci sono quelli come Sekine, che muoiono per un colpo di pistola sparato da un pubblico ufficiale che dovrebbe essere capace di disarmare una persona che ha un coltello da cucina in mano senza sparagli addosso.
E poi ci sono quelle e quelli che muoiono per il freddo, direttamente come Dominic, morto di freddo perché non aveva trovato posto nella tendopoli, o Marcus che si ammalò di polmonite perché dormiva in una baracca abbandonata in mezzo alla campagna o indirettamente, perché dal freddo cercava di proteggersi con il fuoco in una capanna di plastica e cartone, come Becky, morta carbonizzata la scorsa notte.
Minimo comune denominatore: diritti e sicurezza sul lavoro presi a colpi di ascia, insensate politiche di accoglienza.
E intanto, mentre gli ultimi continuano a morire, si affrontano come emergenze situazioni che emergenze non sono più ma vere e proprie cancrene, visto che da sempre le stesse da diversi anni e non vengono risolte o per manifesta incapacità o per mancanza di volontà.
Sono anni che si spendono milioni di euro per montare tendopoli per poi abbandonarle a sé stesse e quando si montano le tendopoli, si fa il lavoro a tre quarti se non a metà, visto che molti erano stati costretti a vivere nelle baracche di plastica e cartone.
Eppure i fatti di Rosarno dovrebbero aver insegnato qualcosa: evitare grossi insediamenti di persone come le tendopoli, non fare sgomberi.
Quanti morti bisogna ancora aspettare prima di avviare efficaci e razionali interventi di accoglienza?
Sos Rosarno

La storia insegna, ma non ha scolari
Questa notte intorno alle 2 è scoppiato un ncendio alla tendopoli di San Ferdinando (RC), il comune della Piana in cui si trova l’enorme ghetto baraccato, dove migliaia di migranti cercano riparo ogni anno durante i periodi di lavoro bracciantile.
Una donna nigeriana di 26 anni, Becky Moses, è morta carbonizzata, altre due sono rimaste ferite, oltre 200 tende e ripari di fortuna sono andati distrutti.
La tendopoli “ufficiale” a San Ferdinando ospita solo poche centinaia di persone, altrettante hanno trovato spazio in un container trasformato in ostello. Ma le ennesime soluzioni temporanee proposte dalle #istituzioni sono assolutamente insufficienti a fronte del bisogno di alloggio per ben oltre un migliaio di persone. Per questo la maggior parte dei #braccianti, per lo più sfruttati per pochi euro nella raccolta delle arance nonostante i roboanti annunci sulla lotta al caporalato, ha continuato a vivere nel vecchio ghetto, nato otto anni fa come “soluzione d’emergenza” dopo la rivolta di Rosarno.
La precarietà, l’assenza di qualunque condizione di sicurezza, fa sì che anche riscaldarsi possa mettere a rischio la vita.
La tendopoli doveva essere chiusa, la tendopoli doveva essere “temporanea”: come tutte le misure emergenziali di governi che non hanno mai voluto affrontare realmente il problema, mai voluto dare reale #dignità alle persone che arrivano e lavorano in questo paese e chiedono solo una vita normale e un tetto di cui pagare l’affitto.
I ghetti uccidono, non risolvono i problemi ma li peggiorano: in una regione come la #Calabria, in cui oltre 50mila sono gli alloggi vuoti, sfitti, invenduti ed inutilizzati, si continuano a proporre ghetti come soluzioni “emergenziali” per tutti i tipi di #povertà: questi posti, lontani dalle luci della città, diventano sempre un concentrato di disagio sociale, di assenza delle minime condizioni igieniche e umane; diventano sempre grandi business per chi deve gestirli, per la ‘ndrangheta.
Vogliamo dignità per tutte e tutti, vogliamo combattere la povertà e creare accoglienza diffusa in case vere in cui le persone possano sentirsi parte integrante della società che le accoglie, in cui sentano di poter dare un contributo produttivo e culturale che le renda dignitosamente esseri umani.
Potere al Popolo – Reggio Calabria

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