Riceviamo e pubblichiamo questa riflessione su Lamezia che ci ha mandato Matteo, giovane concittadino.
Lamezia Terme, una città che non ha più un volto, una città denigrata e maltrattata da tutti coloro che hanno provato a governarla, una città che non ha più forza di reagire ai colpi quotidianamente subiti e non ha più voce per urlare aiuto. Potrebbe essere il triste epilogo di un breve racconto, ma in realtà è solo una pagina oscura di un libro incompleto dalla trama intricata, emozionante e mai tediosa, fatta di antiche civiltà, lotte, leggende e tradizioni; un libro bellissimo ed in continua evoluzione, di cui però conosciamo solo le pagine appena scritte.
Il lametino medio, percorrendo la città non vedrà altro che case, strade, chiese, un vecchio castello in cima ad una collinetta su cui si ergono vecchie casette da centro storico, qualche altro rudere sparso e nulla più. Proseguendo il suo cammino, per caso si troverà davanti nomi come Pietro Ardito, Franco Costabile, Vinicio Cortese, Francesco Fiorentino e li dimenticherà ancor prima di aver finito di leggerli; in men che non si dica si troverà alla “gurna” ad ammirare quella bellissima “acqua calda che puzza d’uovo”. Dirigendosi verso il mare, sbagliando strada, percorrendo un paio di stradine di campagna, dopo un paio di manovre illegali, il nostro lametino medio si troverà davanti un cancello che delimita un cantiere deserto, con su scritto “PARCO ARCHEOLOGICO DI TERINA”. Visibilmente spaventato, credendo d’aver cambiato città (o del tutto regione) farà retromarcia ed andrà via più in fretta possibile, ed evitando quell’altro ammasso di vecchie pietre lì vicino, tornerà a casa, magari con l’adesivo con quella vecchia torre seguita dalla scritta “CITTA’ DI LAMEZIA TERME” sul lunotto dell’auto. Questo è quanto ogni giorno accade. Questo è quanto la nostra povera città è costretta a subire ogni giorno.
La nostra cultura piange, piangono i grandi uomini del passato che hanno saputo attribuirle il giusto valore, crollano nuovamente il castello Normanno – Svevo e l’Abbazia Benedettina, come crollano nuovamente le mura di Terina insabbiate dall’ignoranza. Nella sua tomba, nel ricordo della sua voce soave, piange anche la sirena Ligea.
Lametini, aprite gli occhi su ciò che avete davanti, prima di poter prendere in mano il presente bisogna inevitabilmente conoscere la storia, ed è proprio nel nome di quest’ultima che dobbiamo far qualcosa per difendere il nostro orgoglio. E’ un appello che rivolgo a tutti: non lasciamo che il nostro passato muoia di nuovo, non lasciamo che ciò che lo rappresenta venga dimenticato per sempre ed abbandonato a se stesso.
Storia, cultura e tradizioni hanno formato in parte il nostro essere, non conoscerle significa principalmente non conoscere noi stessi, continuare a rinnegare le nostre origini non farà altro che precludere imprescindibilmente il nostro futuro.

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