Oltre 5000 persone hanno partecipato, a Riace, al corteo di solidarietà con Mimmo Lucano. Una manifestazione eterogenea che ha visto la partecipazione di compagn* da tutta Italia. Il concentramento, a causa della grande partecipazione, è stato spostato fuori paese. Il corteo ha attraversato le strade principali per fermarsi sotto casa di Mimmo. Quindi, i manifestanti hanno raggiunto l’anfiteatro comunale per gli interventi di chiusura.
Presenti realtà locali e nazionali, movimenti e partiti di sinistra, centri sociali e collettivi, associazioni e sindacati.

Il messaggio di Mimmo Lucano alla piazza di Riace

Il cielo attraversato da tante nuvole scure, gli stessi colori, la stessa onda nera che attraversa i cieli d’Europa, che non fanno più intravedere gli orizzonti indescrivibili di vette e di abissi, di terre, di dolori e di croci, di crudeltà di nuove barbarie fasciste.
Qui, in quell’orizzonte, i popoli ci sono. E con le loro sofferenze, lotte e conquiste. Tra le piccole grandi cose del quotidiano, i fatti si intersecano con gli avvenimenti politici, i cruciali problemi di sempre alle rinnovate minacce di espulsione, agli attentati, alla morte e alla repressione.
Oggi, in questo luogo di frontiera, in questo piccolo paese del Sud italiano, terra di sofferenza, speranza e resistenza, vivremo un giorno che sarà destinato a passare alla storia.
La storia siamo noi. Con le nostre scelte, le nostre convinzioni, i nostri errori, i nostri ideali, le nostre speranze di giustizia che nessuno potrà mai sopprimere. Verrà un giorno in cui ci sarà più rispetto dei diritti umani, più pace che guerre, più uguaglianza, più libertà che barbarie. Dove non ci saranno più persone che viaggiano in business class ed altre ammassate come merci umane provenienti da porti coloniali con le mani aggrappate alle onde nei mari dell’odio.
Sulla mia situazione personale e sulle mie vicende giudiziarie non ho tanto da aggiungere rispetto a ciò che è stato ampiamente raccontato.
Non ho rancori né rivendicazioni contro nessuno.
Vorrei però a dire a tutto il mondo che non ho niente di cui vergognarmi, niente da nascondere.
Rifarei sempre le stesse cose, che hanno dato un senso alla mia vita. Non dimenticherò questo travolgente fiume di solidarietà. Vi porterò per tanto tempo nel cuore. Non dobbiamo tirarci indietro, se siamo uniti e restiamo umani, potremo accarezzare il sogno dell’utopia sociale.
Vi auguro di avere il coraggio di restare soli e l’ardimento di restare insieme, sotto gli stessi ideali. Di poter essere disubbidienti ogni qual volta si ricevono ordini che umiliano la nostra coscienza. Di meritare che ci chiamino ribelli, come quelli che si rifiutano di dimenticare nei tempi delle amnesie obbligatorie. Di essere così ostinati da continuare a credere, anche contro ogni evidenza, che vale la pena di essere uomini e donne. Di continuare a camminare nonostante le cadute, i tradimenti e le sconfitte, perché la storia continua, anche dopo di noi, e quando lei dice addio, sta dicendo un arrivederci.
Ci dobbiamo augurare di mantenere viva la certezza che è possibile essere contemporanei di tutti coloro che vivono animati dalla volontà di giustizia e di bellezza, ovunque siamo e ovunque viviamo, perché le cartine dell’anima e del tempo non hanno frontiere.
Hasta siempre

Un sabato pomeriggio non comune
Un sabato pomeriggio non comune per un paese come Riace. Circa cinquemila persone hanno sfilato sabato in un lungo serpentone per le stradine del paese con un unico appello: “Mimmo Libero”.
In corteo sfilano i rifugiati di Riace e dei pesi del circondario, comitati, associazioni locali e nazionali, sindacati come l’Usb, i Cobas, la Cgil, partiti come Potere al Popolo e Rifondazione Comunista, le associazioni antimafia, spazi sociali ma soprattutto tanti cittadini non organizzati. Partita con estrema puntualità la manifestazione raggiunge in breve tempo la casa del sindaco, e lì la sosta è lunga perché tutti sono venuti per portare il calore solidale a Domenico Lucano, agli arresti domiciliari per favoreggiamento dell’immigrazione clandestina e abuso d’ufficio dopo la richiesta di provvedimento cautelare dalla Procura della Repubblica di Locri. Lui, ricambia dalla finestra, poi il corteo riprende sino al palco da cui si susseguono decine di interventi. Pochi si fanno intimorire dalla pioggia che a tratti bagna la manifestazione, la piazza di Locri rimane piena per tutte le due ore di interventi.
C’è un dato da riportare: il tema dell’accoglienza non è centrale, vivo e forte ma tangente, tutti in piazza, anche quelli che in questi anni hanno portato il “vessillo della legalità” , dicono che a leggi ingiuste bisogna disubbidire, che Riace è un modello giusto, e questo basta. D’altronde il “modello Riace” ha una storia particolare, non del tutto inseribile nel mero assistenzialismo e nella classica carità cattolica. Tutto nasce con l’accoglienza di una piccola comunità kurda, con persino alcuni membri del PKK, e in un momento in cui l’accoglienza non è ancora un business, questo e la sua particolare gestione, inserisce la situazione di Riace in un quadro non facilmente iscrivibile in quel sistema che si è sviluppato poi, sino ad oggi, è che ha visto il fiorire di nuovi strumenti di sfruttamento e arricchimento ai danni dei migranti. Così, anche per chi, nell’ultimo decennio si è erto a difensore della legalità, ieri a Riace è stato impossibile non scontrarsi con la brutalità della repressione. Una repressione tutta politica con cui molti di noi non hanno mai smesso di fare i conti, ma che quando colpisce soggetti come Domenico Lucano, squarcia il velo d’ipocrisia e cecità di quella così detta società civile. Certo, non si è mai fatto cenno al fatto che le indagini sono partite in epoca PD, nel 2016, e la presenza di Laura Boldrini alla manifestazione esplicita, come già visto, il tentativo del partito di ricucirsi addosso una legittimità a sinistra.
Dopo il caso della Diciotti, è ancora su una questione come questa che si ricompone una piazza larga, sicuramente non conflittuale ma anche fortemente empatica, cosa succederà a Riace adesso, però, è ancora tutto da vedere.
Da infoaut.org

Con Mimmo, con Riace: in migliaia in piazza per sostenere l’”utopia della normalità
E da Riace parte l’offensiva al Decreto Legge Salvini
La storia, quella che lasciamo ai posteri, darà ragione e renderà giustizia a Mimmo Lucano e alla sua Riace. Questa parentesi non sarà che un brutto ricordo, sarà narrata per ciò che è: un attacco voluto da quei poteri che – iniziando ben prima di Salvini al Viminale – sono costretti ad attaccare il simbolo di uno straordinario laboratorio, un’esperienza concreta che rende possibile un’alternativa, un modello positivo ed efficace che si contrappone ai governi “della paura” e della devastazione dei territori.
Domenico Lucano è stato colpito perché ha saputo inventare un modello di gestione degli enti locali coniugando i principi di accoglienza e inclusione con la cura del territorio attraverso la cooperazione sociale: in uno, la “buona accoglienza” che sottrae Riace al “land grabbing” e invece sperimenta le monete complementari territoriali. Sottraendo ogni fetta di torta alla criminalità organizzata, che ricicla investendo nei business più redditizi di oggi, dall’accoglienza alla gestione dei rifiuti.
Ma noi non possiamo aspettare che la storia faccia il suo corso, ci sembrerebbe di perdere tempo, tempo prezioso. Noi che come sempre la giustizia la pretendiamo, la pretendiamo subito.
C’è uno di noi in particolare che reclama giustizia: Mimmo Lucano! Ma giustizia deve essere fatta subito perché la vogliono i riacesi: caparbi e determinati, in pochi anni hanno trasformato un borgo in via d’estinzione in un piccolo gioiello, esempio virtuoso di come con pochi mezzi e fondi limitati si può fare tanto, se ci si prende fino in fondo la libertà di sperimentare per costruire un presente migliore per tutta una comunità che decide di non lasciare la propria terra e realizzare ciò che Mimmo ha definito l’”utopia della normalità”.
Se a Riace nelle scuole la campanella suona ancora, le botteghe artigianali si sono rivitalizzate, gli ambulatori sono aperti anche di sabato mattina, se la raccolta differenziata tiene pulito un paese senza inquinare, e se il razzismo e la diffidenza non lambiscono queste case è merito di chi, dal quel lontano 1998, ha avuto la lungimiranza di crederci e di “darsi da fare”, cooperando in un territorio dove il malaffare, la corruzione e la criminalità organizzata – questa sì impunita – possono facilmente prendere il sopravvento.
Le migliaia di persone che sono scese in piazza, qui a Riace come in tutta Italia, non possono aspettare la “riabilitazione a posteriori” di questa storia collettiva. Lo vogliono fare ora, lo stanno già facendo.
Riace non si arresta: non lo possiamo permettere, proprio ora!
In questo momento storico, di fronte al ritorno dei nazionalismi, di fronte al baratro del razzismo che si fa politica di governo, al tempo in cui l’attacco ai diritti ed alle libertà viene generalizzato attraverso il Decreto Salvini, abbiamo bisogno di tenere davanti a tutti e tutte noi Riace e Mimmo come esempio di una possibilità concreta.
Dalle strade di Riace è partita una risposta imponente. Questa risposta può e deve superare il tempo di questa giornata, deve farsi movimento: ripartire da Riace, tornando nelle nostre città, nei quartieri, nella pancia provinciale di questa Italia, con la determinazione ed il coraggio di attaccare e respingere quei poteri che dall’alto cercano di imporci la guerra all’umano, cercano di imporci la solitudine.
Il palco finale della manifestazione, animato dalle molte voci che compongono un mosaico articolato di resistenze, buone pratiche territoriali nonché comuni solidali con Lucano, invita a partecipare all’assemblea che si terrà il 14 ottobre a Roma, intersezione di percorsi differenti ma convergenti.
Quell’assemblea può essere il luogo di organizzazione e partenza di quell’offensiva, necessaria ed urgente, contro il governo gialloverde cercando di cogliere il tempo politico in cui si dibatterà la conversione in legge del decreto Salvini.
Il grido corale e vibrante liberatosi ieri a Riace e nelle tante piazze che in tutto il paese si sono mobilitate dal giorno del suo arresto, va raccolto e trasformato in un’unica grande e potente risposta: No al decreto legge Salvini! 10.100.1000 Riace!
Da meltingpot.org

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