Il 13 maggio 2017 un compagno lametino diretto alle Isole Eolie veniva fermato alla stazione di Villa San Giovanni e, sottoposto a perquisizioni e controlli con esito negativo, gli veniva ordinato il rimpatrio nel comune di Lamezia Terme a mezzo foglio di via obbligatorio e contestuale divieto di far ritorno del comune di Villa San Giovanni per tre anni.
Il controllo si inseriva nell’ambito dei controlli straordinari previsti per il G7 di Taormina del 26 e 27 maggio.
Un provvedimento giustificato, secondo la questura di Reggio Calabria, da un precedente penale datato – e neppure presente nel casellario – e dalla frequentazione dello stesso con esponenti dei collettivi di sinistra.
Tali circostanze, sempre secondo la Questura di Reggio Calabria, lo rendevano “persona pericolosa per la sicurezza pubblica nonché dedito alla commissione di reati che mettono in pericolo la tranquillità pubblica” e la sua presenza sul posto veniva ritenuta non incompatibile con la presenza dello stesso a Taormina durante il G7.
Lo scorso 24 aprile è finalmente arrivata la sentenza con la quale il TAR di Reggio Calabria ha annullato il foglio di via in questione.
Secondo il TAR infatti, “il requisito della pericolosità sociale deve essere apprezzabile in termini di attualità, non essendo rilevanti eventuali pregresse manifestazioni di pericolosità, se esse non proseguano al momento dell’applicazione della misura“.
Ancora, “non risulta altrimenti provata una concreta componente criminogena o destabilizzante o altri fatti idonei a considerare il ricorrente socialmente pericoloso ed a giustificare dunque il provvedimento impugnato. Non costituiscono, invero, fatti idonei i generici e non circostanziati controlli con soggetti con pregiudizi di polizia e penali.
Il provvedimento impugnato evidenzia, pertanto, una evidente sproporzione rispetto
alla causa tipica dell’atto anche nella parte in cui dispone il divieto di ritorno nel Comune di Villa San Giovanni, ove nessuna manifestazione di pericolosità è stata mai espressa dal ricorrente, importando il divieto una grave compromissione del diritto, costituzionalmente garantito, inerente alla libertà di circolazione e di soggiorno nel territorio nazionale.
Il foglio di via obbligatorio va, quindi, annullato, e le spese processuali poste a carico delle amministrazioni soccombenti“.
Una misura sproporzionata, dunque, che per quasi due anni ha limitato la libertà di movimento di un compagno sulla base di ricostruzioni fantasiose della questura di Reggio Calabria, smontate punto per punto nel ricorso e nella sentenza.
Una vittoria politica per il nostro sportello e una buona notizia arrivata proprio in occasione del 25 aprile!
Pubblichiamo la sentenza con la speranza che possa servire nei tanti giudizi che vedono compagn* resistere nelle aule dei tribunali contro altri provvedimenti repressivi.

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