Era il 30 dicembre 2017, quando entrammo nell’Hotel Centrale insieme a donne, uomini e bambine/i provenienti da condizioni abitative estremamente precarie, per occupare in maniera permanente l’imponente “nave” di cemento costruita agli argini di Viale Parco. Fin da subito, centinaia di persone presero possesso delle stanze, abbandonate per quattro lunghi anni al degrado, per riprendersi un pezzetto di dignità, per provare a gridare alle istituzioni che l’emergenza abitativa è un dramma e che non può rimanere un problema individuale.
I palazzinari, grazie al sostegno della politica, cementificano ogni angolo della nostra area urbana, dando alla luce stabili che puntualmente rimangono sottoutilizzati. Mentre, 150 milioni destinati all’edilizia residenziale, fondi ex-GESCAL, da decenni riempiono le tasche dei soliti noti, permettendo loro di costruire opere inutili e negando alle 1200 famiglie, che ogni anno subiscono la violenta misura dello sfratto, la possibilità di vivere dignitosamente. Le storiche famiglie della politica cittadina, soprattutto i Gentile, hanno costruito le loro fortune clientelari ed elettorali sulle spalle di chi ha vissuto e vive tutt’ora il dramma dell’emergenza abitativa. Se a Cosenza, ancora oggi, è grave e sentito questo problema, è grazie a questi signori, che hanno utilizzato il patrimonio pubblico come il giardino di casa propria.
Sono state decine le iniziative culturali e politiche ospitate in questo anno e mezzo nell’Hotel Centrale, e altrettante le mobilitazioni che da lì sono partite. Dall’“Esodo” di Marco Cotroneo allo spettacolo di Nunzio Scalercio, dalla grande mensa ospitata durante la Fiera di San Giuseppe alle presentazioni di libri, dalle attività ludiche per i più piccoli al corteo contro l’inaugurazione del Ponte di Calatrava, un’opera costruita con i fondi destinati all’emergenza abitativa. Dall’Hotel Centrale sono transitate decine di famiglie, persone di nazionalità differente hanno pacificamente convissuto, nuovi bambini hanno visto la luce. Dell’Hotel occupato ne hanno parlato in tutta Italia: se ne sono interessati/e scrittori e scrittrici, artisti/e, uomini e donne di teatro, fotografi/e. Tra qualche settimana, ad esempio, uscirà un libro che parlerà anche dell’esperienza dell’Hotel, con interviste dedicate a chi, per lunghi mesi, l’ha abitato. Non una semplice occupazione, quindi, ma la sperimentazione di un modo alternativo di vivere insieme.
La Procura di Cosenza, ben prima dell’avvento del “salvinismo” , ha descritto questa occupazione come una minaccia e, da subito, ha imbastito contro di noi un’inchiesta per associazione a delinquere alla quale sono seguite puntuali e costanti richieste di sgombero coatto. Sgomberi, naturalmente, che prevedevano soluzioni a breve termine e poco dignitose. Senza avere nulla da perdere, con forza e determinazione, abbiamo inchiodato le istituzioni locali alle loro responsabilità. Attraverso una pressione incessante, dall’occupazione della Prefettura a quella di Palazzo dei Bruzi, fino a quella dei cantieri della Metro, abbiamo costretto l’amministrazione locale a “far saltare” gli sgomberi già programmati, per trovare soluzioni nel rispetto delle nostre rivendicazioni e della dignità degli uomini e delle donne di Prendocasa.
Oggi lasciamo l’Hotel Centrale, soddisfatti/e e orgogliosi/e della battaglia vinta, per trasferirci in alloggi stabili, non più precari. Da domani pagheremo l’affitto sociale, cosi come si paga in tutte le case popolari. Da domani ci batteremo affinché venga finalmente approvata la legge regionale sull’autorecupero, da noi proposta e voluta, e la regolarizzazione dello stabile di Via Savoia, al centro delle manie repressive della Procura cittadina. Da domani continueremo tutte quelle battaglie non ancora vinte al fianco delle donne, degli uomini e dei/delle bambini/e per i/le quali l’emergenza abitativa è ancora un dramma irrisolto e urgente.
In un territorio complesso come il nostro, in cui si è spinti a chiedere favori per vedere riconosciuti i propri diritti, in una fase storica difficile per chi porta avanti le lotte sociali, abbiamo dimostrato che vincere è possibile.
Let’s go home!

Prendocasa Cosenza

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