Corrispondenze dal Marocco

Dopo la serie di proteste di gennaio per denunciare “la mancanza di impegno da parte del Ministero della Pubblica Istruzione, le detrazioni dagli stipendi e il ritardo nelle borse di studio per la promozione del 2019”, il CNPCC (Coordinamento degli insegnanti contrattuali) ha proseguito le mobilitazioni anche per il mese di febbraio, con manifestazioni nelle principali città del Marocco dal 19 al 23 febbraio (foto e video del corteo di giovedì 20 febbraio a Marrakech).
Le proteste, lanciate dal CNPCC e sostenute dai principali sindacati indipendenti marocchini quali la FNE (Federazione Nazionale dell’Insegnamento) e la CDT (Confederazione Democratica del Lavoro), sono infatti ricominciate il 2 gennaio, con uno sciopero di due giorni e successivamente sono proseguite con altre quattro giornate di sciopero dal 28 al 31 ed una manifestazione nazionale il 29 gennaio a Casablanca, alla quale hanno partecipato migliaia di persone.
La mobilitazione degli insegnati a contratto, tra alti e bassi, è in corso da oltre un anno. Lo scorso 25 aprile, a Rabat, un sit-in davanti al Parlamento è stato duramente attaccato dalla polizia con manganelli e cannoni ad acqua, con un bilancio di 64 feriti.
Il CNPCC lamenta l’assenza di qualsiasi dialogo con il governo per fornire soluzioni concrete e definitive alle problematiche degli insegnanti contrattuali, venendo così meno all’accordo del 13 aprile 2019, ottenuto durante le proteste dello scorso anno.
Gli insegnanti a contratto denunciano le detrazioni dagli stipendi in caso di sciopero (con importo che vanno da un minimo di 600 ad un massimo di 1100 MAD, a seconda della regione) e il ritardo nelle borse di studio per la promozione del 2019, rivendicando inoltre le stesse tutele lavorative degli insegnanti a tempo indeterminato.
In Marocco, inoltre, si sta assistendo alla chiusura di centinaia di scuole pubbliche, mentre al contrario è in costante aumento il numero delle scuole private, situazione che ha fatto scendere nelle strade del paese non solo i docenti precari, ma l’intero settore della scuola pubblica.
La mobilitazione degli insegnanti deve però essere ricondotta all’interno di una mobilitazione generale più ampia che si oppone alle diseguaglianze sociali ed alla repressione in atto oggi in Marocco.
In questo clima generale, migliaia di persone provenienti da tutto il paese hanno attraversato domenica 23 febbraio le strade di Casablanca, in un corteo lanciato dal Fronte Sociale Marocchino, una rete che raggruppa circa trenta tra movimenti, sindacati, partiti della sinistra e associazioni e che si pone come obiettivo quello di unificare le proteste in atto nel paese dietro le parole d’ordine “dignità, libertà, giustizia sociale”.
L’obiettivo è decisamente ambizioso, ma le piazze marocchine in questi ultimi due mesi hanno saputo dare segnali di conflittualità e forte determinazione.

Marrakech (Marocco), febbraio 2020