Progetto Azadi: l’università ai tempi del coronavirus

Già da qualche settimana l’Università ha chiuso i battenti, cercando di adeguarsi tempestivamente alle nuove esigenze della pandemia da Coronavirus. Le attività didattiche proseguono a distanza attraverso lezioni telematiche, le sessioni di laurea e gli esami vengono effettuati telematicamente via webcam.
Per quando concerne l’Unical, il servizio alloggi, che era stato bruscamente sospeso qualche settimana fa con un avviso da parte del Centro Residenziale che comunicava agli studenti residenti di abbandonare le case entro qualche ora, è ancora disponibile, anche dal momento che in molti, soprattutto gli studenti stranieri, hanno necessità di rimanere nei quartieri universitari. Per ridurre al minimo gli spostamenti, il servizio mensa viene elargito solo a pranzo, comprendente naturalmente i due pasti giornalieri. I bus passano ogni 2 ore dalle pensiline per garantire quel minimo di mobilità giornaliera. In generale, gli studenti Erasmus e quelli Internazionali, costretti forzatamente a rimanere nel Campus per il veloce espandersi del virus, non hanno trovato troppe difficoltà per quanto riguarda l’ottenimento di questi servizi essenziali.
La situazione si fa più critica per tutta un’altra serie di servizi, che oggi non possono che ritenersi di vitale importanza per il prosieguo della didattica. Abbiamo raccolto le testimonianze di alcuni studenti in cui viene rimarcata la difficile accessibilità ad una rete wi-fi di qualità in alcuni quartieri residenziali. Questo comporta la necessità di spostarsi e quindi creare potenziali assembramenti nei pochi alloggi dove la linea internet funziona meglio. Inoltre, gli stessi studenti, sono sprovvisti di figure professionali che possano garantire informazioni sulla didattica e gestire la situazione emergenziale in maniera diretta. Ne è un esempio la mancanza di tutor per gli studenti Erasmus da poco arrivati nell’Ateneo. Possiamo appurare, quindi, una precaria gestione di alcuni servizi assistenziali all’interno del Campus.
Per quanto riguarda la didattica a distanza possiamo notare un’omogenea tendenza a livello nazionale, che si riflette inevitabilmente sul territorio. Difatti, seguire le lezioni diventa quasi un privilegio per chi ha possibilità di accedere ad una linea internet di una certa portata, per chi ha la disponibilità all’interno della propria casa e del proprio nucleo familiare di avere un computer o un tablet. Per quanto riguarda l’alloggio, chi non riceve la borsa di studio e vive in affitto, spesso in nero, in uno dei luoghi intorno all’università lasciati alla speculazione edilizia, corre il rischio di pagare la propria mensilità a vuoto, pur non usufruendo dell’alloggio per chissà quanto tempo.
Su un piano più generale, in piena emergenza Covid, è inevitabile dar conto ad un ulteriore progressivo impoverimento di alcune fasce di popolazione. Specialmente in un territorio come il nostro, molti studenti e studentesse, infatti, riescono a pagarsi gli studi con lavoretti precari e occasionali che ora non è più possibile svolgere (provocatoriamente, diremmo, per fortuna), e d’altro canto moltissime famiglie rischiano di ritrovarsi nelle condizioni di non riuscire più a sostenere le spese necessarie per garantire l’istruzione ai propri figli. Come ragazzi e ragazze, come studenti e studentesse, riteniamo che sia assolutamente necessario che l’Università, come ente garante del diritto allo studio, insieme al Ministero per l’Università e la Ricerca, oltre a pensare al prolungamento dei corsi, e di scadenze di esami e lauree, si mobiliti immediatamente per individuare strumenti efficaci (buoni libro, convenzioni con biblioteche e librerie) e politiche mirate (esenzione totale delle ultime rate universitarie, significativo ampliamento delle fasce di reddito beneficiarie delle borse di studio, istituzione di un fondo per il rifinanziamento dell’istruzione pubblica), in grado di far fronte alla drammatica situazione che moltissimi giovani e moltissime famiglie si troveranno a dover fronteggiare.
Il diritto allo studio non può e non deve essere messo in secondo piano da Governo, Regione e Università. La fortissima risposta che i neolaureati in medicina e infermieristica hanno dato all’appello delle istituzioni, le innumerevoli iniziative solidali per far fronte all’emergenza epidemiologica, dimostrano che, se si ha la possibilità, la volontà dei giovani di incidere nel proprio presente rimane forte. L’università, quindi, deve tornare ad essere un luogo in cui il sapere che si produce riesce a determinare interventi decisivi nella vita dei territori in cui si trova e ciò è possibile solo se IL DIRITTO ALLO STUDIO È REALMENTE ACCESSIBILE A TUTTI E TUTTE. È importante trasformare questo momento di crisi in un’occasione per pretendere un ruolo più incisivo dell’Università e della formazione e allo stesso tempo per rafforzare, come già sta avvenendo, i legami solidali interpersonali, al fine di non lasciare solo nessuno.

Progetto AZADI