Resoconto della seconda assemblea telematica del patto d’azione

A seguito del primo incontro del 2 aprile, martedì scorso si è svolta la seconda assemblea nazionale promossa dal SI Cobas per rafforzare un patto d’azione tra le realtà sindacali, sociali e politiche dell’area anticapitalista.
Anche stavolta la partecipazione ha sfiorato i 200 contatti, in larga parte espressione delle realtà che erano già intervenute il 2 aprile, ma con l’importante novità della partecipazione di diversi delegati sindacali di fabbrica dell’opposizione Cgil e di reti autoconvocate (su tutte FCA di Cassino, GKN , precari della scuola e della sanità).
Ciò da una ulteriore spinta a un percorso che, come abbiamo più volte evidenziato, punta ad andare ben oltre gli ambiti di intergruppo tra strutture già esistenti, ma si pone come ambito largo di costruzione di un’opposizione di classe all’altezza dei compiti immediati che questa difficilissima fase ci pone .
Gli interventi hanno ampiamente dibattuto le ultime evoluzioni della crisi sanitaria ed economica legata all’emergenza CoViD-19, e indicato un primo calendario di mobilitazione.
Sul primo aspetto si è confermata un ampia convergenza sui contenuti della mozione approvata all’indomani dell’assemblea del 2 aprile, sulla quale sono emerse alcune proposte di arricchimento su aspetti rivendicativi che non erano stati sinora trattati (su tutti la condizione delle donne in quarantena) o di aggiornamento alla luce dell’accelerazione di queste ore da parte di governo e padroni nella direzione di una riapertura generalizzata delle attività produttive.
La realtà di queste settimane sta svelando chiaramente come i proclami del governo Conte su una “fase 2” siano smentiti clamorosamente dal fatto che in migliaia di aziende la “fase 1” non ci sia mai stata, e come grazie alle deroghe a pioggia garantite dalle Prefetture e dalle gravi carenze e omissioni sulle misure di sicurezza, i luoghi di lavoro siano stati il vero principale veicolo del contagio di massa, sia al nord che al centro-sud.
In secondo luogo, la probabile e imminente riapertura di tutte le attività economiche pone nell’immediato la necessità di impedire tale riapertura sia a “senso unico”.
Finora abbiamo detto che bisognava stare tutti a casa per fermare la pandemia: ma se governo e padroni decidono di riaprire tutte attività economiche in nome dei profitti, allora bisogna ripartire anche con l’iniziativa politica, sindacale e sociale, riconquistandoci (con tutte le misure e le cautele necessarie) quell’agibilità sui luoghi di lavoro, sui territori e nelle piazze che finora è stata sospesa e che governo e padroni vorrebbero prorogare a oltranza in chiave di prevenzione e repressione e del malcontento.
Sul “che fare” nell’immediato sono emerse due indicazioni.
La prima, su proposta di SI Cobas e Adl Cobas, di 2 giornate di mobilitazione sui luoghi di lavoro per il 30 aprile e 1 maggio, per denunciare la mattanza operata in queste settimane da governo e Confindustria e imporre il varo di Protocolli sulla tutela della sicurezza e della salute in tutti i luoghi di lavoro.
La seconda, su proposta della rete “Vogliamo Tutto”, di una settimana di mobilitazione sui territori dal 25 aprile al 1 maggio per denunciare la condizione drammatica dei milioni di disoccupati e precari colpiti dalla crisi e dalla quarantena obbligatoria, per rilanciare le iniziative di mutualismo in atto da settimane in numerose città, lo sciopero degli affitti e la rivendicazione di coperture salariali e di reddito adeguate al costo della vita.
Su queste due proposte, valutate le forme specifiche da adottare, si indirizzerà il lavoro delle realtà del Patto d’azione, partendo dalla principale rivendicazione comune: che la crisi sia pagata dai padroni, dai grandi capitali e patrimoni, e non dai proletari.

Fonte: sicobas.org