Lavoro (o non lavoro) in tempo di COVID-19: la testimonianza di un professionista dello spettacolo

Per la nostra rubrica sulle categorie di lavoratrici e lavoratori atipici in tempo di Covid-19 oggi ci soffermiamo sul lavoro nel mondo dello spettacolo.
Achille è infatti un lavoratore del settore, laureato in teatro, cinema, danza e arti digitali alla Sapienza di Roma, ha dedicato la sua formazione interamente al teatro, frequentando per un anno l’accademia del doppiaggio di Roma e diversi corsi di formazione privati sempre a Roma.
A Lamezia, con la sua compagnia Mammut Teatro, è costantemente impegnato in progetti e laboratori nelle scuole, negli SPRAR, in centri di recupero e persino in carcere. Parallelamente a questo livello di teatro che possiamo definire a tutti gli effetti sociale, Achille cerca di fare conciliare la propria passione con il lavoro, tenendo laboratori teatrali privati e portando in scena i propri spettacoli.

Buongiorno Achille, grazie per la tua disponibilità. Parlaci della tua professione. Come si svolge il tuo lavoro?
Mi occupo di teatro, il mio lavoro si svolge su due livelli. Il primo è quello della pedagogia e quindi, insieme alla compagnia Mammut Teatro, teniamo laboratori teatrali in diversi contesti sociali e culturali, che vanno dalla scuola primaria, ma poi in realtà di ogni ordine e grado, per poi arrivare e diramarsi in contesti differenti, come ad esempio gli SPRAR, i centri di recupero per tossicodipendenti, le carceri; ma anche laboratori teatrali privati, per ragazzi, bambini, adulti, per chiunque voglia fare teatro ed abbia questa esigenza, questa curiosità. L’altro livello è quello relativo all’aspetto creativo e artistico, nel senso che poi portiamo in scena con spettacoli che realizziamo con la compagna teatrale”.

Hai tutele di qualche genere?
No, lavoro fondamentalmente con contratti a tempo determinato molto brevi, stagionali o con prestazione occasionale”.

Che impatto ha avuto l’emergenza COVID-19 sul tuo lavoro?
“Devastante, perché essendo chiuse le scuole e avendo gli enti pubblici e privati sospeso le attività a causa del coronavirus, mi trovo in questo momento a casa”.

Hai diritto a qualche sussidio economico per l’emergenza COVID-19?
No, non ho diritto ad alcun sussidio economico per un semplice motivo: il criterio con cui hanno stabilito chi dovesse ricevere il contributo, fra gli operatori dello spettacolo, è quello di avere un monte di giornate lavorative uguale a 30, un numero molto complicato da raggiungere nell’arco di un anno per molti motivi e quindi in realtà sono pochissimi quelli che possono aver richiesto il contributo”.

Come pensi di uscire da questa crisi? Quando potrai riprendere a lavorare?
Potrò ricominciare a lavorare appena ci diranno che questa situazione può essere controllabile e controllata e ci diranno quali sono i protocolli affinché ci si possa vedere con un gruppo di persone più o meno nutrito in piena sicurezza”.

Prospettive per il futuro?
È legato a quanto detto prima nella misura in cui si naviga a vista, finché non ci potrà essere un ritorno a delle attività in sicurezza per quanto riguarda l’aspetto pedagogico del teatro e quindi nelle scuole, con enti pubblici e privati e con i laboratori e fino a quando ovviamente i teatri non riapriranno garantendo nome di sicurezza”.

Il settore dello spettacolo è stato fortemente penalizzato dall’emergenza attuale; tra i vari campi, compiti e funzioni si stima che in Italia lavorano in questo settore circa un milione e mezzo di lavoratrici e lavoratori, ma di questi solo il 4% ha un contratto di lavoro a tempo indeterminato. Circa la metà di queste lavoratrici e lavoratori non supera i cinquemila euro di guadagni all’anno e spesso la retribuzione arriva a mesi di distanza.
In questi mesi abbiamo visto le operatrici e gli operatori dello spettacolo fare rete e rivendicare alcune garanzie quale reddito di quarantena ed una nuova legge sulla cultura e sullo spettacolo.
Pensi che questa situazione riguardi anche il nostro territorio ed il tuo lavoro? Cosa pensi di questo percorso di lotta e di rivendicazione?
Sicuramente si è svegliata una certa consapevolezza, una certa coscienza negli operatori dello spettacolo. Si susseguono molte dirette Facebook, ci sono tanti live, tante interviste, tanti articoli, con tante richieste che poi sono riconducibili in realtà ad un’unica istanza che è quella di una tutela maggiore, di una sicurezza maggiore. Quindi sicuramente le nome che regolano la vita lavorativa, professionale e contributiva degli operatori dello spettacolo vanno riviste. Sicuramente questa è stata l’occasione per ritrovarci con l’auspicio di maturare una coscienza quasi di classe direi, di categoria, che ci faccia capire meglio che siamo insieme e che ci si deve intrecciare necessariamente”.

Vuoi aggiungere altro?
Penso di aver detto tutto, grazie e ciao”.

Grazie a te per il tuo contributo.