Lavoro (o non lavoro) in tempo di COVID-19: la testimonianza di medico

Per la nostra inchiesta sul mondo del lavoro autonomo e precario in tempo di COVID-19 ci soffermiamo ancora nell’ambito medico e sanitario con Vincenzo, medico cardiologo.
Dopo la laurea in Medicina, Vincenzo ha prima conseguito il diploma di formazione specifica in Medicina Generale (abilitazione necessaria per esercitare la professione di Medico di famiglia) e, successivamente, la specializzazione in Cardiologia. Oggi lavora in strutture private a Lamezia Terme e fuori città.

– Ciao Vincenzo, grazie per la tua testimonianza. Prima di tutto ci spieghi di cosa ti occupi e come si svolge la tua attività lavorativa?
Ciao, svolgo la mia attività in qualità di Cardiologo presso alcune strutture sanitarie (cliniche e studi medici). Ci occupiamo della diagnosi e del trattamento di patologie cardiovascolari acute e non. I pazienti accedono per visite, esami specialistici e per ricoveri”.

– Per svolgere il tuo lavoro in clinica hai stipulato un contratto di lavoro?
Si, ho stipulato un contratto di lavoro di tipo libero-professionale della durata di tre anni”.

– La nostra indagine vuole soffermarsi sulle lavoratrici e sui lavoratori autonomi, stagisti, partite IVA, quelle figure definite atipiche che oggi rappresentano il nuovo precariato.
Quando si pensa ad un medico, a maggior ragione specializzato, si immagina un’ottima posizione lavorativa, uno stipendio alto, garanzie di ogni tipo. Per te invece, nonostante il contratto di lavoro, la prestazione lavorativa avviene a “partita iva”. A ciò va aggiunto il tragitto di quasi un’ora di auto per raggiungere la clinica.
Questo cosa comporta in termini previdenziali, fiscali e soprattutto di effettivo guadagno?
In termini previdenziali devo versare una quota dello stipendio al mio ente di previdenza, nella fattispecie del 18.5%. A questa va aggiunta la ritenuta fiscale da pagare a fine anno (quota variabile in base al regime fiscale e comunque non meno del 15% per il regime forfettario). In più, svolgendo un’attività in cui sono previsti atti invasivi e non, ho dovuto stipulare due polizze assicurative (per coprire sia la responsabilità contrattuale che extracontrattuale) con un premio di poco inferiore a 4000 euro annui. Ovviamente non esistono ferie, se non lavori non ricevi alcun compenso. In più il contratto può essere rescisso in qualunque momento”.

– Che impatto ha avuto l’emergenza COVID-19 sul tuo lavoro?
Vi è stata un’importante riduzione dell’attività lavorativa. Per quanto riguarda le visite mediche, alcuni studi hanno chiuso. Per quanto riguarda invece i ricoveri, come previsto dai vari decreti legge, sono stati solo consentiti quelli urgenti. Bisogna anche dire che molte persone, anche in presenza di sintomi, hanno optato per non recarsi in strutture sanitarie per la paura del contagio”.

– Siete stati dotati di adeguati strumenti di protezione per evitare il contagio?
Si, fin dall’inizio, le strutture hanno attuato una serie di precauzioni per ridurre i contagi e hanno reperito i dispositivi di protezione individuale. Nella principale struttura dove lavoro sono stati anche organizzati dei corsi specifici”.

– Nelle strutture in cui lavori avete avuto casi di pazienti positivi?
Fino ad oggi nessuno”.

– In un articolo di qualche giorno fa, il presidente della Società Italiana di Cardiologia ha affermato che nel periodo di emergenza sanitaria i decessi per infarto sono quasi triplicati, ipotizzando anche che, se la rete cardiologica non dovesse essere ripristinata, i morti per infarto potrebbero superare quelli per COVID-19.
Cosa pensi di queste affermazioni?
Si, le risorse sono concentrate sull’emergenza Covid. La diagnosi e il trattamento delle sindromi coronariche acute hanno subito inevitabilmente dei ritardi. Bisognerebbe ritornare, se possibile, ai percorsi diagnostici-terapeutici già presenti in passato e dove possibile implementarli”.

– In questi anni hai maturato esperienza formativa e lavorativa nella sanità pubblica, con specializzazioni, corsi, tirocini universitari e guardie mediche, mentre oggi sei impiegato nella sanità privata: questo ti avrà consentito sicuramente di toccare con mano la realtà degli ospedali, di farti un’idea di cosa funziona e di cosa non va.
Le scelte politiche in materia sanitaria hanno comportato continui tagli di personale, posti letto, reparti e persino interi ospedali; lo stesso ospedale di Lamezia Terme ha perso importanti reparti ed ambulatori, il tutto a discapito della qualità dei servizi, dell’accesso alle cure ed in generale, del diritto alla salute, rimasto garantito solo sulla carta.
Cosa pensi dell’attuale situazione sanitaria locale e nazionale?
Per quanto riguarda la situazione sanitaria locale, è indubbio che negli ultimi anni l’ospedale Giovanni Paolo II ha subito un progressivo e globale depauperamento di reparti, personale e risorse, mi viene subito in mente alla perdita della terapia intensiva neonatale; si è parlato più volte della sua centralità geografica e non solo, ma ancora di fatto non si è visto nulla. Inoltre bisognerà vedere quale sarà il suo futuro con la nascita dell’azienda unica “Pugliese-Mater Domini”. Per quanto riguarda invece quella nazionale, non ho esperienza diretta. Sicuramente, anche per come raccontato dagli stessi pazienti che si sono curati al Nord, esistono diversi tipi di assistenza sanitaria in termini di qualità e purtroppo questa è una cosa che divide ancora il paese”.

– Secondo te cosa non ha funzionato nella gestione dell’emergenza COVID-19?
Parlando in generale, ipotizzo che sarebbe stato impossibile gestire tutto in maniera impeccabile. Penso che dobbiamo essere contenti per quanto fatto nei confronti di una pandemia per certi versi inaspettata. Siamo stati tutti costretti a dei sacrifici, e solo ora, dopo più di due mesi, si comincia a veder la luce.
In riferimento alla pandemia, anch’io penso che vada preparato un nuovo piano nazionale per altre eventuali pandemie e comunque per farci trovare preparati se dovessero ripresentarsi eventi simili”.

– Prospettive per il futuro?
Chiaramente la prospettiva migliore è quella di un lavoro stabile che mi consenta anche di crescere professionalmente“.

– Vuoi aggiungere qualcos’altro?
In riferimento al tema principale della discussione, cioè il lavoro, spero che si possano creare le condizioni necessarie per aiutare chi il lavoro lo ha già perso e per evitare che altre persone lo perdano”.

– Grazie per il tuo tempo e per questo importante contributo.
Grazie a voi”.