Lavoro (o non lavoro) in tempo di COVID-19: la testimonianza di un bracciante agricolo

Prosegue la nostra inchiesta sul lavoro in tempo di COVID-19. In occasione dello sciopero del 21 maggio abbiamo intervistato Paul, bracciante agricolo.
Paul infatti è in Italia dal 2014, ha presentato richiesta di protezione internazionale con ricorso ancora pendente e vive sul territorio lametino da oltre un anno, precisamente dallo sgombero della vecchia tendopoli di San Ferdinando del 6 marzo 2019, quando ha accettato il trasferimento in un centro di accoglienza straordinaria. Le sue prospettive di vita in Italia sono strettamente legate al permesso di soggiorno: non chiede molto, ma solo una vita dignitosa con un lavoro stabile, la possibilità di affittare una casa, di girare liberamente e di concludere gli studi.
In questi anni in Italia ha infatti dovuto fare i conti con le difficoltà derivanti da un permesso di soggiorno provvisorio, la precarietà lavorativa, abitativa, l’assenza di garanzie e di tutele basilari; le stesse difficoltà condivise con migliaia di lavoratori migranti presenti in Italia, che proprio giovedì 21 maggio hanno scioperato e manifestato contro la cosiddetta sanatoria contenuta nel Decreto Rilancio Italia.
Infatti, alla luce del nuovo Decreto, la possibilità di regolarizzazione può essere attivata su due canali.
Il primo deve essere attivato direttamente dal datore di lavoro con la finalità di assumere un lavoratore straniero già presente sul territorio dello stato oppure con la finalità di regolarizzare un rapporto di lavoro irregolare già in essere; in entrambi i casi la regolarizzazione riguarderà esclusivamente lavoratori presenti in Italia prima dell’8 marzo 2020 e si concluderà con il rilascio di un permesso di soggiorno per motivi di lavoro.
Il secondo canale di emersione invece può essere attivato direttamente dal cittadino straniero che è già stato titolare di un permesso di soggiorno se concorrono tre condizioni: il permesso di soggiorno è scaduto successivamente al 31 ottobre 2019 e non è stato rinnovato o convertito; il lavoratore risulta presente sul territorio italiano alla data dell’8 marzo 2020; il lavoratore ha svolto attività lavorativa comprovata da documentazione prima del 31 ottobre 2019 in uno dei tre settori lavorativi a cui è vincolata la regolarizzazione. Questa procedura si concluderà con il rilascio di un permesso di soggiorno temporaneo di sei mesi che consentirà di svolgere attività lavorativa solo nei tre comparti previsti per la regolarizzazione e potrà essere convertito in permesso di soggiorno per lavoro.
La regolarizzazione, prevista solo per i lavoratori impegnati in agricoltura o allevamento, assistenza alla persona e lavoro domestico, esclude infatti diversi settori lavorativi che vedono un grande impiego di lavoratori stranieri, basti pensare all’edilizia, alla ristorazione o al turismo. Queste limitazioni, insieme ai i rigidi criteri richiesti per avviare la procedura (rapporto di lavoro precedente al 31 ottobre 2019, permesso di soggiorno scaduto dopo il 31 ottobre 2019) escludono di fatto dalla regolarizzazione centinaia di miglia di lavoratori stranieri presenti in Italia.

Ciao Paul, grazie per la tua partecipazione a questa inchiesta. Per iniziare ci parli del tuo lavoro? Di cosa ti occupi? Hai fatto altri lavori in Italia? Di cosa ti occupavi nel tuo paese?
Ciao, il primo lavoro che ho svolto nel mio paese è stato lavoro agricolo, da quando ho finito scuola sono sempre andato in campagna per aiutare i miei genitori. Poi il secondo lavoro è stato muratore, mio zio è muratore ed alcuni giorni che non andavo a scuola io andavo ad aiutare lui a fare questo lavoro. Anche in Libia ho svolto questo lavoro e anche lavaggio di auto.
Quindi nel 2014, quando sono arrivato qui in Italia, il mio primo lavoro è stato in un ristorante in cucina, lavapiatti e anche pulizia. Ho lavorato in ristoranti anche nel 2015 a Sassuolo e a Modena, senza contratto di lavoro.
Nel 2017 sono venuto qua in Calabria è ho iniziato questo lavoro in agricoltura. Dal 2017 ad oggi ho sempre lavorato in campagna. Ho lavorato anche a Foggia e Campobello per la raccolta delle olive
”.

Ci vuoi dire qualcosa della tua storia personale? Come mai hai lasciato il tuo paese?
Sono scappato dal mio villaggio nel 2012, a gennaio. Così sono andato in Libia e poi in Italia.
Sono scappato perché ho avuto un problema nel mio villaggio: durante una manifestazione organizzata dai giovani del villaggio un poliziotto ha sparato sui ragazzi uccidendone uno e, subito dopo, la gente del mio villaggio ha colpito quel poliziotto, uccidendolo.
Così il governo ha mandato tanti poliziotti e soldati per arrestare i ragazzi del posto e sono scappato, come tanti altri ragazzi che avevano partecipato alla manifestazione. Nel 2013 sono andato in Libia e poi in Italia sono arrivato il 9 giugno 2014
”.

Che tipo di documento hai? Hai fatto domanda di protezione internazionale? A che punto è?
Ho fatto richiesta di asilo e ho un permesso di soggiorno di sei mesi. Sono stato in Commissione a Reggio Calabria (ndr Commissione Territoriale per il Riconoscimento della Protezione Internazionale di Reggio Calabria) due anni fa, il 14.02.2018 ed il risultato è stato negativo, allora abbiamo fatto l’appello nel 2018 e adesso il caso è al Tribunale di Reggio Calabria e sto aspettando la decisione del giudice, la prossima udienza è a giugno”.

Quando ci siamo conosciuti nell’ambito dell’attività dello sportello di USB a San Ferdinando vivevi nella vecchia tendopoli, successivamente hai accettato di trasferirti nella nuova e dopo lo sgombero hai accettato il trasferimento a Lamezia. Dove vivi oggi? Come era la vita a San Ferdinando?
La condizione della vecchia tendopoli non era facile, non era buona. Mi ricordo il giorno che sono arrivato lì, il 20 giugno 2017, poi la vecchia tendopoli è stata bruciata tutta e una ragazza nigeriana è morta. Dopo l’incendio io mi sono trasferito in un magazzino vicino alla tendopoli per tre settimane, per poi essere trasferito alla nuova tendopoli. Poi sono stato trasferito a Lamezia alla Malgrado Tutto e l’anno scorso sono stato trasferito a Nocera.
La vita della tendopoli non è uguale a quella di qua. Qua la vita è un po’ meglio: alla tendopoli alcuni giorni non c’era acqua, alcuni giorni non c’era da mangiare. Quando finiva la raccolta dei mandarini non c’era altro lavoro così andavo a Gioia Tauro a pagare qualcuno per mangiare e questa non era una vita buona. Quando sono venuto in Italia non immaginavo questa vita, quando ho vissuto a Taranto e al Nord non ho visto questa vita, qua non è facile. A Nocera è più freddo, ma è meglio della tendopoli perché qua ho trovato un lavoro, lavoro ogni giorno, a Nocera è un po’ meglio della tendopoli, ma sono sempre in un campo, non sono riuscito a rinnovare ancora la tessera sanitaria e il mangiare non è sempre buono
”.

Per tornare al tuo lavoro, oggi hai un contratto? Quanti giorni di lavoro fai? Quante ore al giorno?
Il tipo di lavoro che faccio è agricolo, io lavoro in fattoria, ogni giorno, otto ore al giorno. Ho un contratto di lavoro di un anno, io lavoro tutti i giorni ma se piove o c’è brutto tempo non lavoriamo”.

Il coronavirus ha creato problemi al tuo lavoro?
Il mio lavoro non si è mai fermato a causa del coronavirus, da gennaio ad oggi non si è mai fermato”.

Hai diritto a qualche sussidio economico per l’emergenza COVID-19?
Non ho avuto nessun bonus. Ho fatto la richiesta del bonus del Cura Italia ma non ho ricevuto i soldi perché l’anno scorso ho avuto solo 45 giorni di lavoro dichiarati sul mio CUD quindi non ho ricevuto questo bonus”.

Avrai sicuramente saputo della sanatoria per i lavoratori migranti. La sanatoria in realtà sembra molto restrittiva perché impone dei requisiti difficili e soprattutto si rivolge solo a pochi settori lavorativi come agricoltura, assistenza alla persona e lavoro domestico e dà la possibilità di regolarizzazione a chi ha un permesso scaduto dal 31 ottobre 2019 e ha lavorato in questi settori prima del 31 ottobre 2019.
Il 21 maggio scorso per protestare contro questo decreto i braccianti agricoli migranti hanno scioperato e manifestato in diverse città di Italia. Cosa ne pensi? Pensi di fare la domanda?

Secondo me questa sanatoria è buona per me, perché io sono qui in Italia dal 2014, io ho sempre la richiesta di asilo, se il Governo ha emanato questo decreto per regolarizzare i migranti è una cosa buona, io sono straniero, non mi trovo nel mio paese, quindi se è un decreto buono o non buono io non posso dirlo, io penso che comunque è un bene per noi stranieri che viviamo in questo paese, perché in Italia ci sono tanti migranti che non hanno i documenti regolari; per esempio in questo lavoro agricolo due anni fa io sono andato a Foggia, ho lavorato là; c’è anche un paese vicino Palermo, si chiama Campobello, ci sono molte olive, io sono andato lì, ho fatto la raccolta delle olive e ho visto tante persone che non hanno niente, tante persone senza nessun permesso, nemmeno di un mese, quindi questo decreto sembra buono se dà la possibilità di fare avere il documento, ho sentito che questo documento può essere convertito in permesso per lavoro subordinato o autonomo e questo è buono, non mi importa se sarà un documento di cinque anni, due anni, un anno, sei mesi o tre mesi, io sto solo cercando un documento che posso usare per fare contratto di lavoro, per andare all’ospedale, per girare un po’.
Però ci sono tante cose che non vanno bene: siamo tanti migranti qui in Italia, in queste categorie di lavoro, badanti, colf, settore di agricoltura siamo pochissimi, le persone che avranno diritto al permesso sono troppo poche, sarebbe stato buono fare una sanatoria più aperta anche per altri settori di lavoro, ma ormai hanno deciso cosi. Ho sentito poi che alcune persone devono pagare 500 euro o 190 euro, non ho capito come funziona questo. Non so se possiamo pagare questi soldi, non tutti possono pagare questi soldi
”.

Cosa vorresti fare nel futuro?
Nel mio futuro vorrei fare tante cose qua in Italia, per esempio, se ottengo un documento regolare, vorrei affittare un appartamento, vorrei cercare un lavoro buono, vorrei continuare la mia scuola, vorrei fare tante cose qua in Italia, anche un lavoro autonomo, non vorrei lavorare come operaio, vorrei fare un lavoro autonomo, cercare un magazzino, affittarlo e fare un negozio di prodotti africani”.

Ti ringraziamo per la tua testimonianza e in bocca al lupo per il tuo permesso di soggiorno e per il tuo lavoro!
Grazie anche a voi per il buon lavoro”.