Protezione umanitaria per un richiedente asilo proveniente dal Mali

Dal Tribunale di Catanzaro arriva un nuovo accoglimento per la domanda di protezione internazionale avanzata da un richiedente asilo proveniente dal Mali che vive sul territorio lametino da anni e che si era rivolto al nostro sportello sociale nel corso delle giornate di protesta davanti al Commissariato di Lamezia del mese di aprile 2016.

Con Decreto del 30.06.2020 il Tribunale di Catanzaro riconosce il diritto alla protezione umanitaria con rilascio del permesso di soggiorno per casi speciali nei confronti di un richiedente asilo proveniente dal Mali.
Anche in questo caso il richiedente, assistito dal nostro sportello sociale, aveva proposto istanza reiterata di protezione internazionale, ma la Commissione territoriale per il riconoscimento della protezione internazionale di Crotone aveva rigettato la domanda senza tenere conto del percorso integrativo sul piano lavorativo, abitativo, linguistico e sociale.
Il Tribunale infatti ha ritenuto “che la vulnerabilità evidenziata dal richiedente è fondata in ragione sia del percorso di integrazione svolto nel paese ospitante, sia dalla situazione di instabilità al momento sussistente in tutto il Mali e in particolare nella regione di Kayes, con particolare pericolo di allargamento dei confini del conflitto ed una degenerazione della situazione umanitaria. Infatti, il ricorrente ha depositato nel corso del giudizio una corposa documentazione lavorativa, che attestato la continua e proficua ricerca di una posizione lavorativa stabile, che si realizza al momento con un contratto a tempo determinato. A ciò si aggiunge che il ricorrente ha svolto l’audizione presso la Commissione anche in lingua italiana e che ha depositato una dichiarazione di residenza presso il comune di Lamezia Terme.
Inoltre, passando alla valutazione comparativa rispetto al suo paese di origine, si evidenza come sia in atto una situazione di insicurezza alimentare grave. Le proiezioni OCHA prevedono che, entro Agosto 2020, ci saranno quasi 5 milioni di persone a rischio sicurezza alimentare, di cui 1.1 milioni soggette ad un grave rischio di insicurezza alimentare”.
Infine il Tribunale si sofferma sulla situazione generale del paese evidenziando che “le tensioni politiche emerse nel corso delle elezioni presidenziali e legislative del 2018 non si sono placate. Il 2019 è stato segnato da innumerevoli scioperi e movimenti di protesta, contribuendo a creare un contesto socio-politico instabile. Ci sono stati scioperi di insegnanti, giudici, personale medico e movimenti religiosi; movimenti giovanili hanno protestato nelle piazza di Kayes e Timbuktu, ed i media hanno riportato in diverse occasioni notizie di pianificazioni di colpi di stato. Molti cittadini hanno chiesto un maggiore supporto per le Forze Armate Maliane (FAMa) ed un ritiro della comunità internazionale (ONU e Francia in primis) dal Paese, dando voce ad un sentimento di scetticismo generale verso le effettive possibilità di successo dell’Accordo di Pace e Riconciliazione. In effetti, sembra che l’implementazione dell’Accordo sia al più basso livello registrato negli ultimi anni e che i risultati concreti per la popolazione civile, in termini di progressi in ambito socio-politico, di sicurezza, economico e di stato di diritto, siano in una situazione di stallo se non addirittura di regresso”.