Lavoro (o non lavoro) in tempo di COVID-19: report prima parte inchiesta

L’idea di un’inchiesta sul mondo del lavoro atipico e precario nasce diverso tempo fa proprio come esigenza di raccontare le condizioni di lavoro di quelle figure non riconducibili alle forme contrattuali ordinarie che oggi, anche in un contesto produttivo ridotto come quello di Lamezia Terme, rappresentano una larga fetta dei settori lavorativi, soprattutto tra le/i giovani.
Dalla ristorazione al turismo, dal mondo dello spettacolo a quello sportivo, dai servizi commerciali, assicurativi o legali al settore medico, sanitario e riabilitativo, e ancora benessere, assistenza e cura alla persona, call center, informazione, logistica, agricoltura ed edilizia, ogni settore lavorativo – sia nel pubblico che nel privato – è stato interessato da un incremento sempre maggiore di queste nuove figure: lavoratrici e lavoratori autonomi, partite IVA, freelance, collaboratrici e collaboratori, borsisti, tirocinanti.
Oltre a queste figure, ne esistono svariate che potremmo definire “alla giornata”, senza alcun contratto, soprattutto in agricoltura, edilizia, bar e ristorazione, collaborazione domestica, logistica e consegna a domicilio, che saranno oggetto di inchiesta nei prossimi mesi.
Proprio in questo contesto di precarietà diffusa, esasperata dall’emergenza COVID-19, è riemersa con forza la necessità di evidenziare le difficoltà delle lavoratrici e dei lavoratori probabilmente più colpiti dalla crisi conseguente alla pandemia ed al lockdown, soprattutto in un contesto economico e lavorativo già difficile come quello lametino.
Attraverso una serie di domande – alcune uguali, altre specifiche e differenti in base alla figura intervistata – abbiamo cercato di evidenziare le maggiori problematiche di queste lavoratrici e di questi lavoratori, che normalmente lavorano in condizioni di difficoltà e che, proprio in seguito all’emergenza, hanno visto perdere o ridurre drasticamente le proprie fonti di reddito.
Siamo partiti raccontando le difficoltà di un giovane arbitro che alterna il lavoro sportivo nel periodo invernale e primaverile a quello stagionale nel periodo estivo come barman, che ha visto prima la soppressione dell’intera stagione sportiva e successivamente anche la compromissione della stagione estiva; successivamente ci siamo soffermati su un lavoratore dello spettacolo, fermo da mesi e senza accesso al bonus; e poi ancora un tutor universitario dell’Unical, rientrante nei Co.Co.Co., che ha dovuto interrompere i servizi rivolti a studentesse e studenti; quindi è toccato ad una stagista impiegata in un grande call center cittadino, con stage e salario bloccati per tre mesi e la sorpresa, al rientro, del trasferimento dell’intera azienda in un’altra località.
Ci siamo poi spostati in Lombardia, con una giovane borsista lametina impiegata come data manager all’Ospedale Policlinico Maggiore che ha dovuto fare i conti con un contesto territoriale e lavorativo stravolto dall’emergenza sanitaria; in ambito medico privato la testimonianza di un cardiologo, dopo aver chiarito le problematiche derivanti dal rapporto di lavoro di tipo libero-professionale, ha poi evidenziato il ridimensionamento subito dall’ospedale lametino nel corso degli anni.
In occasione dello sciopero del 21 maggio, abbiamo affrontato le difficoltà del lavoro in campagna con un bracciante agricolo migrante, analizzando i limiti della sanatoria contenuta nel Decreto Rilancio.
Contemporaneamente abbiamo cercato di seguire – con tutti i limiti derivanti dalle restrizioni – le vertenze e le lotte che hanno riguardato tutti i settori del lavoro atipico e che hanno interessato tutto il territorio nazionale, con importanti momenti di lotta anche sul nostro territorio.
Il 12 marzo l’appello del nostro sportello sociale per la chiusura dei call center ha avuto come conseguenza l’intervento del Sindaco con la diffida a sospendere le attività se non in grado di far rispettare le misure di sicurezza anti contagio; sempre nei call center, alla Abramo CC, il 25 marzo si è scioperato per l’intero turno di lavoro.
Il 3 giugno circa 200 tra titolari di agenzie di viaggi e di noleggio, società di trasporto pubblico non di linea, guide turistiche e altri liberi professionisti e operatori del settore, provenienti da tutta la regione hanno manifestato davanti all’aeroporto di Lamezia lamentando la mancanza di misure per il settore turistico.
E poi ancora la mobilitazione dei precari della sanità con USB; i medici in mobilitazione permanente con la mobilitazione diffusa il 29 maggio e 19 giugno – nella nostra regione presidio a Reggio Calabria – e la manifestazione nazionale a Roma il 26 giugno; i presidii delle lavoratrici e dei lavoratori del turismo a Tropea, alla cittadella regionale di Catanzaro e a Pizzo; lo stato di agitazione permanente delle lavoratrici e dei lavoratori dello spettacolo con il presidio del 30 maggio a Cosenza e la manifestazione nazionale del 27 giugno a Roma; lo sciopero dei braccianti del 21 maggio; le iniziative di lotta dell’1 e 11 maggio e del 6 giugno a Cosenza.
Il nuovo precariato – sia nel contesto sociale metropolitano che in quello di provincia come il nostro – già provato dalle ordinarie condizioni lavorative instabili, in assenza di interventi di sostegno realmente efficaci, oggi è costretto a subire ulteriori sacrifici: è compito delle realtà politiche, sociali e sindacali di base approfondirne le rivendicazioni, sostenerle e attraversarle.
Le misure di distanziamento sociale hanno anche comportato un aumento su tutto il territorio nazionale degli abusi in divisa con multe ingiuste e fermi spesso violenti. Un caso significativo è rappresentato dalla sanzione alla persona senza fissa dimora multata perché sorpresa a vagare per il centro di Lamezia in pieno lookdown.
L’emergenza sanitaria non è ancora conclusa, gli effetti della conseguente crisi economica, lavorativa e sociale saranno ancora più evidenti nei prossimi mesi.
La pandemia ci ha mostrato forse per la prima volta tutta la nostra vulnerabilità e per questo occorre agire in una dimensione collettiva piuttosto che chiuderci nell’isolamento. È proprio in questo contesto che il capitalismo sta facendo emergere il suo volto più aggressivo e spietato: come compagne e compagni avvertiamo oggi l’esigenza di tornare in campo e fare fronte comune nelle rivendicazioni e nella lotta, costruendo solidarietà e mutualismo come risposta dal basso alla crisi sociale ed economica che è appena iniziata, pretendendo una sanità pubblica efficiente ed accessibile a tutte e tutti ed evitando di ritornare a quella normalità che è stato il principale problema!

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