Abramo Customer Care, la storia si ripete?

È singolare come a distanza di anni, più o meno negli stessi periodi ci si ritrovi ad affrontare le medesime problematiche. Verrebbe da chiedersi se davvero c’è la volontà di superarle o se è solo uno stanco trascinarsi verso l’inevitabile. Sin dal mese di settembre l’azienda Abramo Customer Care, ha ricevuto pesanti contestazioni da parte di Tim riguardo la commessa gestita nella sede di Montalto, e di conseguenza questo ha portato l’Abramo (con la solita modalità di comunicazione: io decido, tu subisci), a decidere di aumentare le percentuali di FIS che verranno applicate da qui in avanti.
Tralasciando per un attimo, l’ennesimo ricorso al FIS (con e senza pandemia), oramai da due anni; occorre ancora una volta sottolineare come tutta la responsabilità delle difficoltà economiche che l’azienda vive, vada a ricadere di nuovo una volta sui dipendenti (che tra un rimpallo di responsabilità, tra INPS e Abramo, ancora attende il pagamento del FIS di giugno e luglio e a questo punto settembre).
È notizia di ieri invece, con la solita modalità e celerità” che ormai contraddistingue quest’azienda alla deriva, che questo mese i pagamenti degli stipendi slitteranno a causa di mancati incassi (cosa che non si dovrebbe scoprire il giorno prima dell’erogazione degli stipendi) dal 25 ad un indefinito “dal 27 in poi…” (slittamenti già avvenuti in passato e che l’azienda si era impegnata ad evitare per il futuro).
L’informazione è inoltre stata comunicata su un sistema interno aziendale nel tardo venerdì pomeriggio, guarda caso in un orario non proprio di punta.
Ognuno è responsabile del proprio lavoro come singolo e come appartenente ad un gruppo che consegue risultati dallo sforzo e dall’impegno collettivo. Oggi però, come dipendenti di Abramo CC in fis, con ritardo negli stipendi, con un futuro incerto, ancora non abbiamo visto lo sforzo e la responsabilità dell’azienda nel sospendere il lavoro in sede e ricorrere nuovamente al lavoro agile per tutti, come segno di rispetto e di tutela dei propri dipendenti in un momento in cui l’emergenza Covid 19 ha raggiunto numeri drammatici di contagio. E riteniamo che questo ultimo punto sia alla portata dell’azienda!
Viene però da chiedersi come mai ancora una volta l’azienda si tiri fuori dal gioco e continui a scaricare le colpe, aggravando una situazione di per sé già non facile. Non sarebbe meglio trovare un modo per incentivare il lavoratore a rendere meglio e di più? Non sarebbe preferibile migliorare la condizione lavorativa di chi in smart working si è ritrovato a doversela cavare un po’ da solo, tra strumenti, connessioni e consumi?
Perché il solo modo che l’azienda utilizza è sempre e solo la minaccia di una profonda crisi di cui tutti siamo consapevoli?
Il Dg Orestano a giugno parlava di cambiamenti, di rilancio, di piano industriale, in tre mesi nulla di tangibile è stato fatto. Intendiamoci, la bacchetta magica non la possiede nessuno, ma forse bisognerebbe capire che i vecchi metodi non funzionano più, che i lavoratori non vanno solo bacchettati ma anche valorizzati, perché è solo attraverso questo che un’azienda può crescere, solo salvandosi tutti insieme, non puntando il dito verso qualcuno e basta.
Cosenza, 24/10/20
Cobas Abramo C.C. Montalto Uffugo