Aula Studio Liberata: il “DaD’ è tratto!

Ci siamo. Con una nota dello scorso sabato, la Regione Calabria annuncia che sarà nuovamente sospesa la didattica in presenza (salvo per le matricole e poche altre eccezioni come tirocinanti e dottorandi), che si era svolta in modalità mista fino alla scorsa settimana.
Come studenti e studentesse, da giorni stiamo assistendo ai rimpalli di disposizioni tra i membri del Comitato Regionale Universitario calabrese e la Regione Calabria e, a seguito della “contrattazione” tra questi enti non molto convinta, ci ritroviamo nuovamente costretti alla didattica a distanza (Dad).
Nonostante le nostre vite siano ormai pervase da questo senso di incertezza, che non ci abbandona dall’inizio della pandemia, una cosa risulta ancora sicura e costante: gli universitari sono totalmente nelle mani di chi decide, si contraddice, e dispone senza tenere minimamente conto di chi vive e subisce le disposizioni. Centinaia di famiglie, e chi per loro, hanno fatto enormi sacrifici a partire da questo nuovo anno accademico, hanno investito tempo ma soprattutto denaro per poter permettere ai propri figli e figlie di seguire le lezioni in presenza, di vivere per quanto possibile in un contesto accademico e di interscambio culturale diretto.
La risposta di chi avrebbe dovuto garantire un apparato funzionante, anche in vista di una seconda ondata pandemica, non si è dimostrata, invece all’altezza delle aspettative.
La regione Calabria e l’Unical hanno infatti avuto ben sette mesi per elaborare un piano che permettesse di tornare a seguire le lezioni in presenza, e nonostante ciò, il piano pensato e messo in piedi, è saltato immediatamente davanti ad una situazione facilmente prevedibile. Per quanto riguarda il nostro ateneo infatti, la cui disposizione era quella di chiudere i singoli corsi nei quali si fossero verificati casi di contagio, siamo palesemente di fronte ad una grandissima contraddizione. I casi sono stati “solamente” sette per il momento, ma nonostante tutto, abbastanza da far saltare qualsiasi piano fosse stato messo in atto per garantire al meglio lo svolgimento delle lezioni in presenza.
In una regione peraltro, che è quartultima per indice Rt di contagiosità (al di sotto quindi della media nazionale) ci si aspetterebbe, al posto di chiusure prive di criterio, visti i tempi che si prospettano, che si cominciasse a pensare a politiche per garantire il reale godimento del diritto allo studio a tutti e tutte, pensiamo ad esempio al rafforzamento del sistema di trasporto pubblico o all’istituzione di nuovi fondi per l’acquisto di materiale didattico e strumenti digitali (svincolati dal ricatto “meritocratico”).
Invece ci ritroviamo a subire per l’ennesima volta una decisione che ci pare fin troppo affrettata. Più volte, soprattutto visto lo scarso interesse mostrato durante il lockdown, abbiamo infatti sottolineato come l’istruzione, in quanto campo non produttivo per quelli che sono i termini di mercato, è sempre rimasta ai margini dei piani per arginare il fenomeno covid. L’argomento istruzione è sempre stato l’ultimo della lista, salvo essere il primo da sacrificare, soprattutto quando c’è bisogno di dare una parvenza di intervento concreto da chi dovrebbe avere un piano serio per la riuscita di quelli che sono gli obiettivi stabiliti.
Come Aula Studio Liberata, dobbiamo quindi annunciare che almeno per la settimana che segue, siamo purtroppo costretti a fermarci nuovamente, dopo aver, proprio nella scorsa settimana, riaperto e riattivato le attività. In una situazione che ci vede totalmente inermi, abbiamo voluto dare un segnale forte per evidenziare la reale potenzialità e senso di responsabilità degli studenti e delle studentesse. Fin dai mesi primaverili, stiamo cercando di non rendere vani i tentativi delle famiglie che hanno investito per far vivere in un clima universitario i propri figli, proponendo insieme ad altre sigle studentesche e a numerosi docenti, misure in grado di fare fronte a questa immane crisi, ricevendo solamente silenzio e chiusura da parte delle istituzioni universitarie e regionali.
In un campus semi-chiuso, svuotato e senza alcun segnale concreto di vicinanza della politica regionale, rimaniamo fermamente convinti però, di dover far valere la nostra grande forza come ragazzi e ragazze che vivono l’università, esprimendoci con voce compatta e univoca verso chi determina le sorti delle nostre vite. Il dado non è tratto!
Aula Studio Liberata