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Cantiere Sociale TerraTerra – Lamezia Social Forum

In questa sezione del blog alcuni volantini e documenti prodotti dal Cantiere Sociale “TerraTerra” e dal Lamezia Social Forum tra il 1999 e il 2003

Cantiere Sociale TerraTerra

Il Pensiero Dominante.
Il Cantiere Sociale “TerraTerra” è nato per iniziativa di alcune persone mosse dal desiderio di porre l’uomo e il lavoro al centro della politica. Su tutto grava il niente ideale di quest’ultima, ridotta sempre più a mediazione di interessi – quasi sempre a favore dei più forti – anziché slancio di valori e competizione per migliorare l’essere dei cittadini, ben oltre i loro averi. Attualmente, dunque, è manifesta la degenerazione di una politica improntata sull’idea che, soltanto garantendo la crescita del sistema economico, si possa assicurare il bene comune. Non è difficile, però, rendersi conto che tra un sistema economico efficiente e la felicità dell’uomo non esiste alcuna relazione di consequenzialità. Infatti, il sistema economico maschera, dietro l’apparente permissività e con l’allettamento di un relativo benessere, un sistema di repressione e strumentalizzazione delle coscienze. Il Nord ricco, che desta grande entusiasmo e soddisfazione in tutti quelli che ritengono unico il modello socio-economico di matrice capitalista, nasconde dietro quell’apparente “benessere” ben poco di cui vantarsi: crescono l’inquietudine interiore, l’ansia, la depressione, l’uso di droghe, l’anoressia, la bulimia, si registra una caduta vistosa dell’autostima, che coincide con una minore fiducia nel futuro. Ad esempio, la depressione sta diventando una sorta di malattia endemica e, quel che è peggio, si propaga fra i giovani (il 28% ne è colpito e il 62,5% l’ha provata “qualche volta”). Negli ultimi vent’anni è raddoppiato il numero di suicidi fra i quattordicenni e i quindicenni: sintomo inequivocabile di un disagio sociale devastante, di una profonda mancanza di ideali. Ma non è questo il risultato diretto di una società e di stili familiari che non propongono più valori positivi? Come può tutto ciò non essere letto come segnale del profondo insuccesso del modello di società che ci viene imposto? In questo senso risultano inopportune gli sforzi di quelle strutture sovranazionali (WTO, FMI, BM) che mirano ad esportare questi modelli al fine di creare un ‘economia liberista globale. Se è vero che benessere non è sinonimo di possesso, di capacità di produzione e di consumo, ma equivale allo star bene in armonia con se stessi e con il mondo, allora è altrettanto vero che la società attuale va a cozzare con questi presupposti. L’uomo deve prendere coscienza di questo stato di inconciliabile contraddizione e tendere verso un cambiamento radicale.

I Protagonisti dell’Impoverimento.
Due secoli di politiche coloniali hanno concentrato, nel Nord del mondo, quasi tutto l’apparato produttivo, attivato con le materie prime estratte a basso costo nel Sud del mondo. Il Nord del mondo, ricco e opulento, pur ospitando appena il 20% della popolazione mondiale (che oggi ha raggiunto e superato quota 6 miliardi) detiene 84% del prodotto interno lordo mondiale e l’86% dei consumi totali. Il Sud del mondo, che accoglie l’80% della popolazione mondiale (4,8 miliardi di abitanti), contribuisce appena con il 16% del prodotto interno lordo mondiale e il 14% dei consumi totali. Il divario tra paesi ricchi e paesi poveri aumenta vertiginosamente: il rapporto tra il reddito del 20% più ricco e quello del 20% più povero è passato da 1/30 nel 1960 a 1/74 nel 1997. Nonostante tutti i traguardi tecnologici raggiunti, viviamo ancora in un mondo dove il 20% della popolazione non ha cibo a sufficienza per sfamarsi; il 25% non ha accesso ai servizi di base come l’acqua potabile; il 30% vive in un tale stato di miseria che non vi sono parole per descriverlo. Oggi l’unico modello economico vincente sembra essere il Capitalismo selvaggio e sfrenato che ha come unico obbiettivo quello di autoconservarsi: massimizzazione dei profitti, a discapito dei deboli e degli ultimi, è il solo obbiettivo di un tale sistema economico. Nonostante tutto, i paesi del Sud sono in continua lotta con se stessi per raggiungere ed adeguarsi al “Modello Unico”, sistema economico che distrugge le diversità e l’originalità di ogni popolo nonché le loro secolari tradizioni, annullando, in fine, l’autonomia politica di ogni governo. Così tutti i paesi poveri, in questa corsa affannata, diventano inutili per il mercato come inutili sono tutte quelle persone che, ovunque nel mondo, non hanno una buona “capacità di acquisto”. Il mancato accesso al paradiso dei consumi genera, in molte persone, un forte senso di frustrazione ed alienazione. Questo stato di malessere generale, viene manifestato in diversi modi: droga, alcool, criminalità e violenza rappresentano, spesso, una via breve per entrare nel regno dei consumi sentendosi, a questo punto, persone “utili” al mercato. Altri si rifugiano, invece, in un eccessivo e fanatico nazionalismo o nel fondamentalismo religioso. Anche se non tutti le persone reagiscono in maniera così estrema, è innegabile che il processo di globalizzazione porta ad una forte instabilità sociale, politica ed economica in seno agli stati. L’uomo non è più considerata fulcro della propria economia, bensì, come forza lavoro, da sfruttare a basso costo, per estrarre materie prime e produrre beni da vendere poi nei mercati occidentali dove la popolazione, se pur modesta in termini di numeri di abitanti, ha molto da spendere. Il Sud del mondo viene visto come terreno fertile per l’economia occidentale, forte ed efficiente, pronta a derubare tutte le risorse sfruttabili economicamente. Terreno fertile da parte delle banche e dei loro intermediari finanziari, che incassano, giorno dopo giorno, gli interessi su un debito che la popolazione ha già strapagato. Terreno fertile per le elite locali che attirano a se finanziamenti stranieri appoggiando, per garantirsi l’impunità e i privilegi, regimi dittatoriali che opprimono e non garantiscono nessun tipo di libertà. Terreno fertile per le multinazionali che, sfruttando la mano d’opera a basso costo, le leggi anti sindacali, le esenzioni fiscali, le esenzioni doganali e le leggi ambientali particolarmente permissive, accrescono esponenzialmente i loro guadagni e il loro peso politico. Quest’ultimo utilizzato per far pressione sui governi affinché mantengano l’attuale stato di fatto, ma anche sulle istituzioni internazionali come il FMI (Fondo Monetario Internazionale), la Banca Mondiale, il WTO (organizzazione mondiale del commercio) e l’OCSE (Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico), affinché spianino la strada alle loro strategie economiche. I paesi occidentali e le istituzioni internazionali, per mantenere l’egemonia politica, economica e sociale, destinano ingenti quantità di denaro per potenziare gli apparati militari; dietro questa perversa logica si spiegano le politiche militari della Nato che, con la sua nuova impostazione aggressiva, ha esteso il suo teatro d’operazione a tutto il mondo, coinvolgendo, anche in modo attivo, l’Italia in guerre offensive, inutili ed ingiustificate. Tutti i popoli del mondo hanno assistito in questo periodo ad un trasferimento, di competenze e di sovranità, dai cittadini ad operatori privati non sempre facilmente identificabili e trasparenti e non sempre socialmente responsabili. In pratica, nella società attuale l’esercizio democratico è nullo o comunque è ridotto al minimo. La globalizzazione neoliberista porta ad un progressivo depauperamento delle risorse ambientali con le conseguenti alterazioni climatiche che tutto ciò comporta. Il taglio indiscriminato di migliaia di ettari, di foresta primordiale, garantisce al Nord del mondo l’84% del legname mondiale; trivellazioni petrolifere offensive per i popoli indigeni e per la loro cultura millenaria; cave e miniere per l’estrazione, a basso costo, di materie prime da trasferire sui mercati occidentali; sbarramenti artificiali dei corsi d’acqua, per uso irriguo ed industriale che offrono un servizio soltanto ad una piccolissima élite privilegiata della popolazione, come i proprietari delle piantagioni, le multinazionali e pochi altri ricchi signori, mentre il resto della popolazione è costretta a bere acqua inquinata, a non possedere l’illuminazione in casa, o non avere acqua sufficiente per irrigare i piccoli orti familiari, a non potersi riscaldare nei periodi freddi. Questo processo di globalizzazione colpisce soprattutto gli ultimi e i deboli, cioè le classi sociali non protette. Gli ultimi, i deboli, gli emarginati, non sono solo gli abitanti del Sud povero ma, le differenze sociali ed economiche sono presenti, sia pur in un contesto politico-sociale differente, anche nei paesi ricchi del Nord del mondo. Pur immersi in un benessere generalizzato, noi cittadini occidentali veniamo a contatto con la povertà quotidianamente: barboni, nomadi, accattoni, malati abbandonati a se stessi, anziani con pensioni insufficienti, e poi ancora, disoccupati e sottopagati rappresentano il risvolto della medaglia del sistema capitalistico in occidente che, se da noi è eccezione nel Sud del mondo è regola. Alcuni luoghi comuni attribuiscono la povertà all’eccesso di popolazione, al clima avverso e all’arretratezza tecnologica. Ma la povertà è presente, ed anche in maniera sproporzionata, in quelle nazioni dove possiedono mezzi tecnologici all’avanguardia, clima temperato ed una bassa densità abitativa. Le avversità climatiche e le calamità naturali non giovano certo alla popolazione ma non sono questi i veri problemi dell’impoverimento. In realtà le vie che portano alla povertà sono:

  • La perdita delle terre, occupate da padroni locali e dalle multinazionali che sostituiscono, ad una economia locale una economia a larga scala
  • La perdita delle risorse primarie (acqua, foreste, pascoli)
  • I comportamenti anti sociali dei governi
  • La disoccupazione e i salari insufficienti
  • Il fallimento provocato da alte spese di produzione e bassi ricavi.

L’ingiustizia, lo sfruttamento, la povertà, sono organizzate da una macchina di dimensioni mondiali che riesce ad essere presente in ogni angolo della terra. La povertà e le sue cause, sono legata sostanzialmente, al concetto di “Giustizia Sociale”: Il futuro di intere popolazioni è legato al peso che, negli anni a venire, verrà dato alla realizzazione di una giustizia sociale diffusa.

L’Effetto Boomerang.
L’economia neo-liberista si ritorce anche contro di noi come abitanti del Nord del mondo e, quindi, come singoli cittadini italiani. Molti definiscono questa ritorsione come “effetto boomerang”:

  • Le imprese italiane trasferiscono la produzione nei paesi dell’Est e del Sud del mondo, dove le condizioni produttive sono di gran lunga più favorevoli (bassi costi di produzione, politiche sindacali assenti, leggi ambientali permissive, …). Questo induce ad una costante crescita della disoccupazione, del sommerso, del lavoro minorile, della precarizzazione del lavoro, quest’ultima definita elegantemente “flessibilità”.
  • I diktat delle istituzioni internazionali valgono anche per i paesi occidentali: il processo di privatizzazione dei servizi pubblici è sotto gli occhi di tutti, con la conseguenza di un sempre più difficile accesso ai servizi di base da parte delle fasce meno protette della popolazione.
  • Molte banche approfittano della difficoltà di pagamento da parte dei popoli del Sud per far risultare più bassi i loro profitti. In molti paesi occidentali, infatti, la legge consente di far risultare come perdite i prestiti di difficile rientro. Così, le banche dichiarano meno profitti e pagano meno tasse a discapito della collettività.
  • Tanto più diventa grave la situazione sociale, economica ed ambientale nel Sud, tanto più grande sarà l’immigrazione di questi verso i paesi del Nord del mondo, dove malgrado loro, trovano soltanto centri di detenzione, violenza razzista, rimpatrio.
  • La devastazione ambientale perpetuata nel Sud del mondo, ha conseguenze planetarie: la qualità dell’aria, dell’acqua e del suolo che quotidianamente utilizziamo, dipende soprattutto dalle strategie economiche del Nord del mondo.

Un Altro Mondo è Possibile!
Quello che segue è l’Appello di Porto Alegre, documento finale stilato nel primo Forum Sociale Mondiale, sottoscritto dalle forze sociale impegnate nella lotta contro la prepotenza neo-liberista. È il documento base di tutto il movimento a cui anche noi, come Cantiere Sociale “TerraTerra”, abbiamo deciso di aderire sentendoci pienamente parte del movimento di contestazione che sta attraversando tutto il mondo nel tentativo di un cambiamento radicale del Sistema Unico dominante.
“Noi, forze sociali provenienti da ogni parte del mondo, ci siamo riuniti qui, nel Forum Sociale Mondiale di Porto Alegre. Siamo sindacati e Ong, movimenti e organizzazioni, intellettuali e artisti. Insieme vogliamo costruire una grande alleanza, per creare una nuova società, libera dalla logica attuale, che utilizza il mercato e il denaro come sola unità di misura. Davos rappresenta la concentrazione della ricchezza, la globalizzazione della povertà e la distruzione del nostro pianeta. Porto Alegre rappresenta la lotta e la speranza di un nuovo mondo possibile, in cui gli esseri umani e la natura siano al centro delle nostre preoccupazioni. Facciamo parte di un movimento che, a partire da Seattle, sta crescendo. Noi sfidiamo le oligarchie e le loro procedure antidemocratiche, rappresentati nel Forum economico di Davos. Siamo venuti qui a condividere le nostre lotte, a scambiare le nostre esperienze, a rafforzare la nostra solidarietà e a manifestare il nostro assoluto rifiuto delle politiche neoliberiste dell’attuale globalizzazione. Siamo donne e uomini: contadine e contadini, lavoratrici e lavoratori, professionisti, studenti, disoccupate e disoccupati, popoli indigeni e neri, proveniamo dal Sud e dal Nord, siamo impegnati a lottare per i diritti dei popoli, la libertà, la sicurezza, il lavoro e l’educazione. Siamo contro l’egemonia del capitale, la distruzione delle nostre culture, il degrado della natura e il deterioramento della qualità della vita da parte delle imprese transnazionali e delle politiche antidemocratiche. L’esperienza della democrazia partecipativa, come a Porto Alegre, dimostra che alternative concrete sono possibili. Riaffermiamo la supremazia dei diritti umani, ambientali e sociali sulle esigenze dei capitali e degli investimenti. Mentre rafforziamo il nostro movimento, resistiamo all’oligarchia globale per migliorare l’equità, la giustizia sociale, la democrazia e la sicurezza per tutti, senza distinzione alcuna. I nostri metodi e le nostre proposte costituiscono un forte ostacolo alle politiche devastatrici del neoliberismo. La globalizzazione rafforza un sistema sessista, escludente e patriarcale. Incrementa la femminilizzazione della povertà ed esacerba tutte le forme di violenza contro le donne. L’eguaglianza tra uomini e donne è una dimensione centrale della nostra lotta. Senza questa eguaglianza, un altro mondo non sarà mai possibile. La globalizzazione neoliberista scatena il razzismo, come continuazione del genocidio e dei secoli di schiavitù e di colonialismo che hanno distrutto le basi di civiltà delle popolazioni nere d’Africa. Ci appelliamo a tutti i movimenti perché solidarizzino con il popolo africano dentro e fuori il continente, per la difesa dei suoi diritti alla terra, alla cittadinanza, alla libertà, all’eguaglianza e alla pace, attraverso il riscatto del debito, storico e sociale dei paesi del Nord nei confronti dell’Africa. Il traffico di schiavi e la schiavitù sono crimini contro l’umanità. Esprimiamo in modo particolare il nostro riconoscimento e la nostra solidarietà con i popoli indigeni, nella loro lotta storica contro il genocidio e l’etnocidio e in difesa dei loro diritti, delle loro risorse naturali, della loro cultura, autonomia, terra e territorio. La globalizzazione neoliberista distrugge l’ambiente, la salute e le condizioni di vita dei popoli. L’aria, l’acqua, la terra e anche gli esseri umani sono trasformati in merci. La vita e la salute devono essere riconosciuti come diritti fondamentali, e le decisioni economiche devono essere subordinate a questo principio. Il debito pubblico internazionale dei paesi del Sud è stato pagato più volte. Ingiusto,illegittimo e fraudolento, esso funziona come strumento di dominio, privando i popoli dei loro diritti fondamentali, con l’’unico scopo di aumentare i guadagni dell’usura internazionale. Esigiamo l’annullamento incondizionato del debito e la riparazione dei debiti storici, sociali ed ecologici come passo immediato verso una soluzione definitiva della crisi provocata dal debito estero. I mercati finanziari depredano le risorse e la ricchezza dei popoli e assoggettano le economie nazionali ai viavai degli speculatori. Reclamiamo la chiusura dei paradisi fiscali e l’introduzione di tasse sulle transazioni finanziarie. Le privatizzazioni trasferiscono i beni pubblici e le risorse alle imprese transnazionali. Noi ci opponiamo a ogni forma di privatizzazione delle risorse naturali e dei beni pubblici. Rivolgiamo un appello perché venga protetto l’accesso a questi beni e perché sia garantita una vita degna per tutti. Le compagnie multinazionali organizzano la produzione mondiale per mezzo della disoccupazione di massa, i bassi salari e il lavoro non qualificato e rifiutano di riconoscere i diritti fondamentali dei lavoratori, cosi come sono definiti dall’Organizzazione Internazionale del Lavoro (OIL). Chiediamo il pieno riconoscimento dei diritti dei sindacati ad organizzarsi e a negoziare per conquistare nuovi diritti per i lavoratori. Mentre i beni e i capitali possono liberamente attraversare le frontiere, le restrizioni sui movimenti delle persone esacerbano lo sfruttamento e la repressione. Esigiamo la fine di tali restrizioni. Domandiamo un sistema di commercio giusto, che garantisca il pieno impiego, la sovranità alimentare, ragioni di scambio eque e benessere sociale. Il “libero commercio” non è affatto libero. Le regole del commercio globale provocano l’accumulazione accelerata di ricchezza e potere nelle imprese transnazionali e provocano al contempo maggior marginalità e povertà di contadine e contadini, lavoratrici e lavoratori e imprese locali. Rivendichiamo che i governi rispettino gli obblighi che competono loro e utilizzino gli strumenti internazionali in difesa dei diritti umani e degli accordi ambientali multilaterali. Chiamiamo ad appoggiare le mobilitazioni contro la creazione dell’Area di Libero Commercio delle Americhe, un iniziativa che significa la riconquista della regione e la distruzione dei diritti fondamentali sociali, economici, culturali e ambientali. Il Fondo Monetario Internazionale, la Banca Mondiale, l’Organizzazione Mondiale del Commercio, la Nato e gli altri accordi militari sono alcune delle agenzie multilaterali della globalizzazione transnazionale. Esigiamo la fine delle loro interferenze nelle politiche nazionali. Queste istituzioni non hanno legittimità di fronte ai popoli e noi continueremo a protestare contro le loro misure. La globalizzazione neoliberista ha provocato la concentrazione della proprietà delle terre e promosso una agricoltura transnazionalizzata, distruttiva della società e dell’ambiente. È basata su produzioni finalizzate all’esportazione che hanno bisogno di grandi piantagioni e di infrastrutture che comportano l’espulsione della gente dalla propria terra e la distruzione dei mezzi di sostentamento. Tali risorse dovranno essere restituite. Chiediamo una riforma agraria democratica con l’usufrutto da parte dei contadini della terra, dell’acqua e delle sementi. Promuoviamo politiche agricole sostenibili. Le sementi e il materiale genetico sono patrimonio dell’umanità. Esigiamo l’abolizione dell’uso dei prodotti transgenici e delle concessioni di brevetti sulla vita. Il militarismo e la globalizzazione nelle mani delle imprese transnazionali si rafforzano a vicenda per minare la democrazia e la pace. Noi rifiutiamo totalmente la guerra come mezzo di risoluzione dei conflitti. Siamo contro il riarmo e il commercio di armi. Esigiamo la fine della repressione e criminalizzazione della protesta sociale. Condanniamo l’intervento militare straniero negli affari interni dei nostri paesi. Esigiamo la fine dell’embargo e delle sanzioni utilizzate come strumenti di aggressione ed esprimiamo la nostra solidarietà con chi ne soffre le conseguenze. Rifiutiamo l’intervento militare straniero negli affari interni dei nostri paesi. Esigiamo la fine dell’embargo e delle sanzioni utilizzate come strumenti di aggressione ed esprimiamo la nostra solidarietà con chi ne soffre le conseguenze. Rifiutiamo l’intervento militare statunitense, per mezzo del Plan Colombia, in America Latina. Chiamiamo a rafforzare l’alleanza su questi temi principali e a incrementare le azioni in comune. Continueremo a mobilitarci attorno a questo a queste questioni fino al prossimo Forum Sociale Mondiale. Constatiamo che ora abbiamo forza maggiore per intraprendere una lotta in favore di un mondo diverso, senza miseria, fame, discriminazione e violenza; in favore della qualità della vita, dell’equità, del rispetto e della pace.
Ci impegniamo ad appoggiare tutte le lotte della nostra agenda collettiva che mobilitino l’opposizione al neoliberismo […].
Queste proposte fanno parte delle alternative elaborate dai movimenti sociali di tutto il mondo. si basano sul principio secondo il quale gli esseri umani e la vita non sono merci; affermiamo, inoltre, l’impegno per il benessere e i diritti umani di tutte e di tutti”.

Archivio delle iniziative e dei documenti del C.S. TerraTerra sul sito http://digilander.libero.it/csterraterra


Perché andiamo a contestare il G8

Un incontro pubblico a carattere regionale per discutere sulla partecipazione alle giornate di contestazione del G8 di Genova si terrà lunedì 9 luglio alle ore 17 a Lamezia Terme – Sant’Eufemia, presso la sede di Rifondazione Comunista.
Un altro mondo è Possibile.
Non vogliamo restare in silenzio a mal sopportare che pochi arroganti oppressori decidano delle nostre vite.
Vogliamo prendere parola per denunciare e smascherare chi ci vuole imporre precarietà, devastazione ambientale, controllo sociale e militarizzazione del territorio.
Andremo a Genova per assediare i pre/potenti del mondo.
A margine della discussione sarà fatto il punto su treni, accoglienza ed altri aspetti logistici per la partecipazione alle giornate di Genova.

Rete del Sud Ribelle

luglio 2001


Firenze: una grande lezione di politica

Si è concluso con uno straordinario successo il Forum Sociale Europeo.
Trentamila delegati di 105 paesi hanno partecipato ai 160 seminari e discusso per cinque giorni sui problemi che affliggono il nostro pianeta: agricoltura, carenza idrica, Ogm, lavoro e precarietà, emigrazione e di tanto altro ancora. Firenze ha rappresentato un momento straordinario di democrazia partecipata diventando la capitale dell’ “Altre Europa”, quella della pace, della giustizia sociale, del no al neoliberismo che distrugge i diritti di base come il lavoro, la salute, l’istruzione ed accresce il divario fra paesi ricchi e paesi poveri.
Questo immenso laboratorio è confluito nella manifestazione contro la guerra (la più grande manifestazione europea degli ultimi anni contro la guerra) del 9 Novembre: un milione di persone, provenienti da tutta Europa, si sono riversate nelle strade di Firenze per gridare in maniera forte e chiare “NO ALLA GUERRA”, divenuta strumento di dominio imperialista.
Il movimento ha parlato la lingua della nonviolenza e della disobbedienza civile, divenuti oggi, più che in passato, strumenti essenziali della rivoluzione.
E’ stato un laboratorio della vera politica, quella fatta di utopie, di sogni, di speranze, di voglia di lottare per cambiare il mondo. Lontana dalla politica fatta di intrighi, manovre e trasformismi che pervade il nostro paese ed il mondo intero. Queste speranze sono affidate in primo luogo alla costruzione
di un grande movimento di massa capace di trasformare radicalmente la società con la speranza che le forze politiche e sociali, che tutt’ora sono lontane dal movimento, ne comprendano a pieno la forza rivoluzionaria.
Con dispiacere abbiamo constatato l’assenza dei DS (fatta eccezione per la sinistra interna), del movimento dei Girotondini, di parte delle forze sindacali Cisl e Uil e di una larga fetta della cosiddetta “società civile”.
Ci auguriamo che il documento finale sottoscritto dai delegati di Firenze al FSE possa diventare una piattaforma politica su cui poter rilanciare la costruzione della sinistra d’alternativa non soltanto in Europa e in ltalia, ma anche nella nostra città che da qui a qualche anno porterà al governo della stessa una nuova classe dirigente che, a nostro aivvso, deve essere capace di ascoltare le esigenze reali di tutti i cittadini a partire proprio dai temi discussi e approfonditi a Firenze.

Cantiere Sociale TerraTerra

11.11.2002


Appello in solidarietà agli indagati nell’inchiesta sul ‘Sud Ribelle’

Martedì 15 luglio si svolgerà davanti al Tribunale della Libertà di Catanzaro la nuova udienza in merito alla richiesta di custodia cautelare di 18 militanti del ‘movimento dei movimenti’, arrestati alle prime ore del 15 novembre 2002 con l’accusa di aver costituito un’associazione sovversiva dal nome ‘Sud Ribelle’. Lo stesso tribunale aveva liberato tutte le persone ancora in carcere o agli arresti domiciliari il 3 dicembre scorso, ritenendo insussistente la gravità indiziaria con riferimento a tutti i reati associativi contestati. Il PM tuttavia presentava ricorso alla Corte di Cassazione. Il ricorso è stato accolto dalla I sezione penale della Corte limitatamente al primo punto, che contestava la violazione degli artt. 25 e 111 della Costituzione: il collegio giudicante che aveva rimesso in libertà le persone arrestate non sarebbe stato costituito nel rispetto delle tabelle di quel tribunale.
Si giunge così all’ennesimo tornante di una vicenda fin troppo lunga e controversa, che ha coinvolto militanti del movimento, sindacalisti di base, mediattivisti, operatori della solidarietà con migranti e richiedenti asilo, occupanti di centri sociali, uniti da un agire politico trasparente ispirato ai valori della solidarietà e della partecipazione. Contro di essi è stata scatenata un’autentica persecuzione basata su accuse costruite attraverso pratiche discorsive, prive di riscontri fattuali, basate su interpretazioni vistosamente forzate delle conversazioni tra gli indagati, ascoltati attraverso intercettazioni telefoniche e ambientali che si protraggono dall’aprile del 2001.
Al movimento e ad ampi settori della società non è sfuggito il carattere persecutorio dell’indagine. La solidarietà è stata ampia e in gran parte spontanea, culminata nella grande manifestazione nazionale svoltasi a Cosenza il 23 dicembre scorso, con manifestanti venuti da ogni parte d’Italia e tutta la città a salutarli dalle finestre. Anche molte istituzioni locali si sono schierate a difesa degli indagati, a partire dal Comune di Cosenza, e la stessa Università della Calabria, trascinata di nuovo sul banco degli imputati quale presunta ‘scuola di terrorismo’ (due degli arrestati lavorano infatti presso quell’ateneo), ha fatto sentire la sua voce. Azioni di protesta e gesti di solidarietà sono stati compiuti infine anche all’estero in diverse forme: lettere-appello spedite ai consolati firmate da deputati ed esponenti dei sindacati europei, sit-in di fronte alle ambasciate, manifestazioni, articoli sui giornali e così via.
La solidarietà e la protesta saranno presenti anche in questa occasione. Il 15 luglio si svolgerà infatti un presidio di fronte al tribunale di Catanzaro, pacifico, ‘creativo’ e comunicativo, allo scopo di sottolineare la continuità dell’attenzione pubblica su questa oscura vicenda, non far mancare il conforto della solidarietà agli indagati, continuare l’opera di pubblica denuncia verso un clima repressivo che negli ultimi anni non ha risparmiato alcun settore del movimento (ricordiamo che si trovano attualmente in carcere o agli arresti domiciliari altri esponenti del movimento, accusati dalla Procura di Genova di aver causato violenze e devastazioni in occasione dei fatti di Genova del luglio 2001. Anche in questo caso mancano chiari elementi oggettivi a sostegno delle accuse).
Invitiamo pertanto il mondo dell’associazionismo, il sindacato e ogni persona sinceramente democratica ad esprimere solidarietà nei confronti degli indagati in tutte le forme opportune, a partire dall’adesione e dalla partecipazione al presidio del 15 luglio a Catanzaro.

Il Comitato di solidarietà

Cosenza, 10 luglio 2003

Adesioni:

Associazione “Marianela Garcia”; Arci Calabria; Cantiere Sociale “Terra Terra” Lamezia Terme; Associazione culturale multietnica “La Kasbah”; Comunità Curda di Badolato; Cosenza Social Forum; Tirreno Social Forum; C.S.O.A. “Angelina Cartella”; C.S.A. Gramna; Spazio Sociale Autogestito Filo Rosso; Disobbedienti Cosenza; Commercio Equo e Solidale; Associazione culturale “Cotronei informa”; Ora Locale; Radio Ciroma; Associazione Praticambiente; Coop. Sociale “Orizzonti nuovi” Crotone; Forum Ambientalista della Calabria; Comitati contro gli inceneritori Savuto; Coordinamento calabrese contro il ponte.

Fiom Calabria; Snur Cgil Calabria; Cgil Catanzaro; Cgil Cosenza; RdB-Cub Calabria; Confederazione Cobas Calabria; Sin.Cobas Calabria; Cobas Scuola Federazione provinciale Cosenza; Cobas Telecom Calabria; Slai.Cobas Praia a Mare

Partito della Rifondazione Comunista Calabria; Federazioni PRC di Catanzaro, Cosenza, Vibo Valentia; Circolo PRC “Fausto Gullo” Cosenza; Circolo PRC Rende; Federazione Provinciale Verdi Cosenza.


 

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