altralamezia.org – Portale di informazione dal basso su Lamezia ed il Lametino

Rua Sao Joao

Di seguito una parziale ricostruzione delle iniziative del Circolo Rua Sao Joao. Archivio in costruzione.

Promossa dalla associazione culturale Bertrand Russell e dal Social Club ARCI ”Rua Sao Joao” si e’ tenuta mercoledi’ 31 marzo u.s., negli spazi dello stesso Social Club in piazzetta S. Giovanni di Lamezia Terme, una riunione per la costituzione di un COMITATO CONTRO LA GUERRA.
Hanno finora aderito al comitato:
– Lidia Liotta per Legambiente Calabria,
– Francesco Bevilacqua e Pino Paolillo del WWF Sezione regionale per la Calabria,
– Maria Teresa Costanzo per ARCI regionale,
– Beppe Rozzoni per la Comunità Progetto Sud,
– Collettivo comunista La Città del Sole,
– Aldo Perrotta per Legambiente Soverato (CZ),
– Tonino Piccione di Rifondazione Comunista di Lamezia Terme,
– Antonella Stella per Legambiente di Lamezia Terme,
– Tonino Pujia per l’Associazione culturale Aleph Arte di Lamezia Terme,
– Luigi Bianco per l’Associazione culturale “I Medicanti” di Squillace (CZ),
– ARCI sezione di Lamezia Terme,
– Cooperativa CEPROS di Lamezia Terme,
– Cooperativa La Contessa di Lamezia Terme,
– gli obiettori di coscienza presenti sul territorio di Lamezia Terme,
– Collettivo recupero spazi sociali Progetto Atlantide,
– AGESCI sez. Scout di Lamezia Terme,
– singoli cittadini.
Lo spirito dei promotori nasce dall’esigenza di raccogliere la massima unita’ possibile sul dramma della guerra al di la’ di ogni fazione e divisione, poiche’ il valore della PACE e’ troppo pervadente e fondamentale per consentire a vecchie visioni di danneggiare tale sentimento di unita’ ecoesione sociale.
Gli interventi sono stati unanimi nel considerare:
– criminali le iniziative di Milosevich contro le popolazioni del Kosovo,
– incostituzionale l’impiego dei militari italiani,
– contro le regole della Nato e senza la approvazione dell’ONU l’intervento stesso.
E’ stato rilevato che l’iniziativa Nato ha reso drammatiche le condizioni, gia’ gravi, del popolo del Kosovo e che tale iniziativa bellica è avventurista in quanto rischia di coinvolgere l’Italia in modo diretto ed imprevedibile.
Per la particolare natura del terreno di guerra l’iniziativa militare ha grandi probabilità di concludersi con uno smacco politico e militare per la stessa Nato.
Il COMITATO CONTRO LA GUERRA prenderà iniziative di controinformazione sui gravi pericoli della guerra con pannelli e manifesti esposti in prossimita’ di luoghi di pubblica frequentazione.
COMITATO CONTRO LA GUERRA
Aprile 1999


PUBLIC FORUM “UN ALTRO MONDO E’POSSIBILE”
LO VOGLIONO PENSARE E COSTRUIRE INSIEME TUTTI I POPOLI ED I MOVIMENTI ESCLUSI DAL G8!
GENOVA 16/22 LUGLIO 2001

LUNEDI 16 LUGLIO
MATTINA (ore 9,30-12,30):
Sessione Tematica
Lotta alla povertà ed alle disuguaglianze
INTERVENGONO:
Un rappresentante di “Social Watch” – “L’ingiustizia sociale come causa di povertà”
Sabina Siniscalchi Mani Tese – “La portecipazione popolore: una risposta alla povertà”
Joaquim Palhares giurista democratico presidente ATTAC Brasile – “Il Tribunale Sociale Mondiale”
Dott.sa Mara Rossi (Comunità Popa Giovonni XXIII) – “Povertà in Africa”
Fobio Marcelli Associazione Giuristi Democratici – “Debito estero ed immigrazione”
Dr. Krtashivananda Avt (Proutist Universal India) – “Autosviluppo Locale”
Mario Pianta – “I meccanismi delle diseguaglianze globali”
Martino Mazzonis – “Lo forbice dei redditi in Italia”
Rete Giubileo 2000 Perù – “Cancellazione del debito e sradicamento della povertà”

POMERIGGIO(ore 15,30-19,30):
PLENARIA GENERALE
“QUESTO MONDO NON E’ IN VENDITA”
Introduce e coordina Susan George
Interventi di:
Walden Bello (Focus on the Global South)
Ellen T’Hoen Campagna internazionale accesso ai farmaci “Globalisation Working Group”
Lucia Marina Dos Santos – Direzione Movimento Sem Terra per lo stato di Rio De Janeiro
Titti Mattei – “I diritti dei bambini non sono in vendita”
Un governatore colombiano sui problemi della mafia
Don Oreste Benzi – Sulla tratta internazionale di esseri umani
Georgina Kegne Djeutana Jubillee South-Cameroun – “Lo strangolamento del Debito”

SERA (ore 20,30-23,30):
Sessione Tematica
“La Globalizzazione e il genere”
Iniziativa associazioni delle donne
Gay 8 Conferenza-Dibattito con un reduce dell’olocausto

MARTEDI 17 LUGLIO
Mattino (ore 9,30-12,30):
Sessione Tematica
“La globalizzazione e il lavoro”
INTERVENTI DI:
Raffael Freire Esecutivo nazionale CUT Brasile
Giampaolo Patta Segreteria nazionale CGIL
Bernocchi Portavoce nazionale Cobas Scuola
Giorgio Cremaschi Segretario generale FIOM Piemonte
Un rappresentante della Federazione nazionale Cobas
Horst Schmittener Segreteria nazionale IGMetal Germania
Annick Coupè Responsabile nazionale SUD PTT
Un rappresentante disoccupati Officina 99 Napoli
Delegati sindacali delle aziende multinazionali Danone e Zanussi
Un rappresentante Slai Cobas
Mario Agostinelli
Giuseppe Bronzini – Magistratura Democratica – “Diritti del lavoro e globalizzazione”
Serguei Khramov, président de la Fédération syndicale “Sotsprof’ (Russia)
Kalivis Alecos (Vice presidente of G.S.E.E. -Greek Confederation of Labour)

Mattina (ore 12)
Sessione Tematica
“Quali spazi pubblici per il sapere”.
Marco Revelli (Docente Universitario – Attac Italia)
Andrea Ranieri (Dipartimento Formazione e Ricerca CGIL)
Isidoro Mortellaro (Docente Universitario)
Stefano Benni (scrittore)
Gigi Sullo (Carta)
Federico Martelloni (Ya Basta)
Maria Rosa Cutillo (Mani Tese)
Kailash Satyarthy (India), segretario internazionale della Global March Against Child Labour – “Accesso
all’istruzione universale, gratuita e di qualità, come arma per combattere 1o sfruttamento del lavoro infantile”
Coordina: Alessandro Coppola (Uds)

POMERIGGIO (Ore 15,30-19,30):
PLENARIA GENERALE
“QUALI MECCANISMI PER LA DEMOCRAZIA GLOBALE”
Introduce e coordina Tom Benettollo
Intervengono:
Flavio Lotti, Tavola della pace – “L’ONU dei popoli”
Nicola Bullard – “Focus on the global south”
Franco Praussello Union of European Federalist – Samuele Pii JEF Europe (Jeunesse Europeenne Federaliste)
Prof. Antonio Papisca
Umberto Allegretti
Alberlo Magnaghi Università di Venezia
A. Fumagalli università di Pavia
Stamatis Kostas (University of Thessaloniki)
Claudia Sala Lila – sul progetto “Change” (Coalition on HIV and AIDS Non Governmental Organisation in
Europe)
Globalise Resistance Ireland – “Perché l’Irlanda ha detto ‘no’ al trattato di Nizza”

SERA(ore 20,30-23,30):
Sessione Tematica
“A chi serve la liberalizzazione del commercio?
Il pounto sulla prossima sessione del WTO”
Introduce e coordino: Wolden Bello
Interventi sulle questioni:
“Diritto allo salute e accordi commerciali”
Filmato LILA
A. Stefanini
E. Missoni
“I nuovi accordi sui servizi”
Susan George Osservatorio Mondializzazione – Francia
Maurizio Meloni Campagna Dire Mai al MAI “Stop Millennium Round”
Dragassakis Yiannis (Ex-Ministre of Nationale Economie – ex member of Greek parliament)
Alex Callinicos, professor of politics ot York University

MERCOLEDI 18 LUGLIO
MATTINA (ore 9,30-12,30):
Sessione Tematica
Pace
Interventi su:
– La globalizzazione, il G8 e le nuove guerre (Giulio Marcon, ICS)
– Ordine internazionale e politiche di riarmo: Usa, Nato, Europa (Luisa Morgantini, Assopace, europarlamentare)
– Contro l’embargo all’Iraq (Fabio Alberti, Un ponte per…)
– Guerre e diritti umani (Stefano Volpicelli, Lila)
– I civili non sono vittime, sono costruttori di pace (Alberlo Capannini – Associazione Papa Giovani XXIII)
– L’Uranio Impoverito (Carlo Gubitosa, Peacelink)
– Balcani tra pacificazione e disintegrazione (Predrag Matvejevic)
– A1ì Rashid rappresentante del popolo palestinese – “Pace in Medio Oriente”
– Economia e industria militare (Mario Pianta, Università di Urbino)
– Diritti umani e pace in Sudan (un rappresentante della Campagna Sudan)
– I diritti negati del popolo kurdo (Mehmet Yuksel)
– Jonathan Neale, Globalise Resistance “George Bush: Armi nucleari e guerre stellari”
– Guerre e profughi: il diritto d’asilo (Gianfranco Schiavone, ICS)
– Spese militari e disarmo (Gianni Rocco Portavoce Assopace)
– L’Esperienza dei Beati i Costruttori di Pace (Don Albino Bizzotti)
– Ilia Boudraitskis – La guerra in Cecenia e l’attentato ai diritti dei cittadini in Russia
– L’opposizione alla guerra in Italia (Gianfranco Bettin)

MATTINA(ore 9,30-12,30):
Sessione Tematica:
Il Debito Ecologico e Sociale del Nord del Mondo
Interventi di:
Aurora Donoso Accion Ecologica Ecuador
Carlos Fazio giornalista (Uruguay)
Oronto Douglas (Awocato nigeriano – Questione Petrolio)
Shripad (India – Campagna contro le dighe progettate dalla BM)
Ore 12 Presentazione delle iniziative a cura del GSF (Forum, iniziative di piazza, osservatorio sul G8)

POMERIGGIO (ore 15,30-19,30):
PLENARIA GENERALE
“Le nostre Alternative alla globalizzazione economica”
Interventi di:
Tarso Genro Sindaco di Porto Alegre
Miguel Rossetto – vicegovernatore dello stato di Rio Grande do Sul
Gianni Tognoni – Presidente tribunale per i diritti dei popoli
Tonino Perna – “La Finanza Etica nell’economia della Solidarietà”
Colin Hines – “Le alternative locali alla globalizzazione”
Bernard Pecoul – Direttore “Access Campaign”
Francuccio Gesualdi – Centro Nuovo Modello di Sviluppo
Nicola Bullard – Focus on the global South
Giorgio Dal Fiume – Il contributo del Commercio Equo Solidale
Lidy Nacpil – Filippine Jubilee South Coordinator – “Libertà dal debito”
Ac. Krtashivananda – India – “I meccanismi per l’autosviluppo locale”
Un rappresentante del comitato scientifico di “Attac Francia”
Marco Revelli – Università di Alessandria

POMERIGGIO (ore 15,30- 19,30):
PLENARIA TEMATTCA
“IL CIBO NON E’ UNA MERCE – LA SOVRANITA’ALIMENTARE E’ UN DIRITTO UNIVERSALE”
Intervengono rappresentanti di:
Via Campesina, MST, realtà organizzate degli agricoltori (comitato di crisi degli agricoltori del Metapontino, ARI, ASCI, comitati per l’acqua della Sicilia), associazioni del biologico e del biodinamico (AMAB e AIAB), realtà ambientaliste (VAS, Lega Ambiente, Green Peace, Forum Ambientalista), dei consumatori (ACU), dell’associazionismo (Crocevia, Associazione Michele Mancino) e della comunicazione (Capitalismo Natura Socialismo, Carta), Associazione nazionale consumatori Biodinamici

SERA(ore 20,30-23,30):
Sessione Tematica
“Diritti Umani e Civili”
Introduce e coordina: Don Ciotti
Rappresentante “People’s Health Assembly”
Koudbi KOALA – Vice presidente di Emmaus Internazionale (Burkina Faso, Africa)
“La globalizzazione della solidarietà partendo dal basso”
Un rappresentante di “Azhad” sui problemi del popolo curdo
Hebe de Bonaffini – Presidentessa delle madri di Plaza de Mayo
Irune Aguirrezabal – Coordinatrice Coalizione per la corte penale
Un rappresentante delle associazioni Gay

SERA(ore 20,30-23,30):
Sessione Tematica
“Il controllo della Finanza”
Susan George (Attac France – Osservatorio sulla mondializzazione)
Bruno Bosco (docente scienza delle finanze, Università di Milano)
Jennifer Henry (Canada) – Ecumenical Coalition for Economic Justice
Shripad (India) – “Le agenzie di credito all’esportazione e la Banca Mondiale”
Bruno Neri – Direttore del Consorzio Etimos (Microfinanza per il Sud del Mondo)
Un rappresentante Slai Cobas
Attac Russia
World Bank Boycott Campaign – 50TH Years is enough

Evento Speciale ore 19
Spettacolo sulle lotte contadine “Cantata per Melissa” opera di teatro-musica allestito da A.R.P.A., Phaleg. Di Terra e di Mare Produzioni Culturali con il testo di Danilo Gatto su liriche di F. Costabile’
M Hernandez, P.P.Pasolini, F. Amato, L. Repaci, per la regia di Ninì Mazzei,la voce recitante di
Gianni Aiello e le musiche dei Phaleg.

GIOVEDI 19 LUGLIO
MATTINA (ore 9,30-12,30):
SESSIONE SPECIALE
” TRIBUNALE SUI GRANDI CRIMINI DI QUESTO ORDINE MONDIALE”
“Sicurezza alimentare” – Jose Bovè Confederation Paysanne
“Diritto alla salute” – Mark Heywood, Treatment Action Campaign Sudafrica – Vittorio Agnoletto, LILA – Nicoletta Dentico, MSF
“La finanza” – Dennis Brutus (Sud Africa) – o Neil Watkins (USA) World Bank Boycott Campaign – 50rH Years is enough – Attac Francia
“Manipolazione genetica” – Vandana Shiva
“L’ambiente” – Gianfranco Bologna – Colin Hines
“Le risorse” – Aurora Donoso, Ecuador

POMERIGGIO:
MANIFESTAZIONI MIGRANTI (ore 17)
SERA:
PLENARIA GENERALE (19,30)
“VOGLIAMO ESSERE CITTADINI GLOBALI”
Introduce e coordina un rappresentante del Social Watch
Network filippino sui diritti dell’infanzia
Rete tedesca diritti immigrati “No-Border”
Alisei ONG sui diritti degli immigrati
Global Movement for Children – Coordinamento italiano per i diritti dell’infanzia e
dell’adolescenza
“Diritti dell’infanzia e globalizzazione” – Arciragazzi e Save the Children Italia
Alessandro Dal Lago (Università di Genova) – Sandro Mezzadra (Università di Bologna)
Franco Barchiesi – L’esperienza del Sudafrica
Intervento del consiglio deqli indiani Lakota

VENERDI 20 LUGLIO tutto il giorno
Piazze tematiche e contestazioni del vertice G8

SABATO 21 LUGLIO
MATTINA(ore 9,30-12,30):
Sessione tematica
“Il Debito Finanziario”
Riccardo Petrella – Università di Lovanio
Aurora Donoso – Accion Ecologica Ecuador
Edmilson Brito Rodriguez – Sindoco di Bàlem do Pàra
Dr. Bernardino Mandlate – Consiglio Ecumenico delle chiese – “Le chiese e la globalizzazione economica”
Ma Teresa Diokno Pascual – Freedom from debt coalition Philippines
Susanna Chu – Centro derechos economicos y sociales Ecuador
“Freedom from debt” Pokistan
Jubillee Movement International
Eric Touissant – CADTM Belgio
Jurgen Kaiser – Jubilee 2000 Germany
Jessica Woodfroffe – World Development Movement

POMERIGGIO E SERA: MANIFESTAZIONE E CONCERTO
Evento Speciale: con Stefano Salvi inviato di “Striscia la notizia”

DOMENICA 22 LUGLIO
SESSIONE SPECIALE “G-OCCHIO”
Osservatorio sulle politiche del G8
A cura del Genoa Social Forum con la partecipazione di Samir Amin, Walden Bello, Riccardo Petrella, Jose Bovè, Mark Heywood (TAC), Bernard Cassen

POMERIGGIO:
Sessione Speciale
“Bilancio GSF”

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Incontri Autogestiti:
Domenica 15 Luglio
“Il rapporto Capitale-Lovoro” – Confederazione COBAS

Giovedì 19 Luglio ore 21
Rifondazione Comunista
Incontro dei parlamentari europei della G.U.E.
Francis Wurtz (Partito Comunista Francese,PCF), presidente del gruppo GUE/NGL
Fausto Bertinotti (Partito della Rifondazione Comunista, PRC Italia)
Alain Krivine (Lega Comunista Rivoluzionaria, LCR, Francia)
Helmut Markov (Partito del Socialismo Democratico, PDS, Germania)
Pedro Marset Campos (lzquierda Unida, LU, Spagna)
Joaquim Miranda (Parito Comunista Portoghese, PGP)
Esko Seppanen (Alleanza di Sinistra Vasemmistoliìtto, Finlandia)
Luigi Vinci (Partito della Rifondazione Comunista, PRC Italia)

Mercoledì 18 Luglio ore 21
Rete Lilliput-Campagna per la riforma della Banca Mondiale – “Il Debito Ecologico e Sociale del Nord del Mondo”
Campagne internazionali sul debito
MEETING AND CAUCUSES
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July 16th, at start of the GSF Plenary:
MEETING to create a coordinating body of debt campaigns active in Genoa during
the summit days.
Jubilee South will hold an initial Caucus meeting for representatives of all
South-based campaigns and movments, on Sunday, July 15, from 5 to 8 pm.
Thereafter we will host an open South caucus every morning at 8 am – in the
space to be made available by the organizers of the Genoa Social Forum.
FORUM. CONFERENCES AND WORKSHOPS

Monday, July 16
2.30 TO 6.00 PM WORKING GROUP ON ILLEGITIMATE DEBT,
organised by Jubilee South

Tuesday, July 17
All-day WORKING GROUP ON ILLEGITIMATE DEBT,
organised by Jubilee South

Wednesday, July 18
Afternoon PUBLIC FORUM ON DEBT: “WHO OWES WHOM?”, organised by Jubilee South

Thursday, July 19
Afternoon PUBLIC FORUM ON DEBT: “WHO OWES WHOM?”, organised by Jubilee South

Friday, July 20
12.30 14.30 WORKSHOP proposed by erlassjahr.de and BLUE2I Germany
“Rule of law or survival of the fittest?” Workshop on the international debt
management practices and the need for reform

Durante la settimana negli spazi del Public Forum potranno essere realizzati altri momenti di incontri autogestiti dai vari movimenti che parteciperanno alla mobilitazione di Genova.


Fermiamo lo sviluppo del capitale

1. Sviluppo e sostenibilità: due termini incompatibili
“Sviluppo sostenibile”: binomio utilizzato per coniugare aggressione e cementificazione del territorio con la gestione politica e/o amministrativa di centrosinistra.
Per anni, anche in buona fede, molti hanno pensato che fosse possibile uno sviluppo sostenibile – Ong, associazioni, movimenti per la cooperazione hanno creduto che sviluppo significasse aumento del benessere – ma non è mai successo che uno sviluppo importato dall’esterno migliorasse le condizioni di vita della gente: al contrario, si è dimostrato che lo sviluppo non è né utile se pensato e costruito al di fuori dei luoghi in cui si insedia, né è esportabile.
E oggi i movimenti ambientalisti, tutti coloro che sono contrari alla globalizzazione neoliberista, studiosi/e che credono nella eco-sostenibilità finalmente riflettono sulla contraddizione fra questi due termini inconciliabili: lo sviluppo ha a che vedere con l’espansione delle relazioni di capitale – la sostenibilità ha a che vedere con l’armonizzazione dei rapporti tra esseri umani e natura. Lo sviluppo mira al profitto di pochi, la sostenibilità all’autogestione delle risorse di tutti.
Quello che segue, è il risultato delle discussioni e dei workshop tenutisi durante il “1° campeggio internazionale contro il ponte sullo Stretto”, ed evidenzia tali contraddizioni, indicando che cosa si intende per “sviluppo” e che cosa vuol dire “sostenibilità” – e dimostrando la totale incompatibilità tra i termini.
Si usa ancora, nella terminologia corrente, l’accoppiamento improprio delle due parole. Cominciare, nell’ambito della politica istituzionale e non, a riflettere sulla necessità della separazione tra i due concetti non è una questione formale, ma sostanziale.
“Sviluppo” è una parola a cui è stato attribuito un significato positivo dalla rivoluzione industriale di fine Settecento in poi. Ha diverse modalità di realizzazione, riconducibili però a un modello univoco, con le seguenti caratteristiche:
Decidere a livello centrale quali percorsi economici e sociali devono seguire i territori decentrati.
Negare le tradizioni, i valori, i modelli di produzione e riproduzione esistenti nei diversi territori, per imporre un modello di sviluppo che spazza via l’assetto societario preesistente.
Liberare investimenti, di cui solo una parte è realmente utilizzata, mentre il resto va a “consulenti” nazionali e lobbies locali, spesso colluse con mafia e massoneria.
Ignorare sistematicamente le priorità di persone e luoghi, imponendo insediamenti produttivi fortemente nocivi alla salute e devastanti per l’ambiente.
Presentare le opere imposte come risolutrici dei problemi di disoccupazione e arretratezza. Nel Meridione, in particolare, lo sviluppo è lavoro a termine e precario, in cui la sicurezza e la salute dei lavoratori sono sistematicamente non tutelati; e il ritardo che si vorrebbe colmare sacrifica radici, appartenenze, tradizioni.
Degradare l’ambiente, modificando gli ecosistemi, gli equilibri della terra, dell’acqua, dell’aria, resi sempre più fragili da interventi umani dissennati: lo sviluppo avvelena e mercifica la terra, inquina le acque e contamina l’aria.
Lo “sviluppo”, insomma, ci fa ammalare e ci fa morire.
Questo è lo sviluppo, è lo sviluppo del capitale – è l’unico che ci viene imposto e non ci va bene – per noi stessi, per i nostri amici, per i nostri figli, e per tutte le donne e gli uomini della terra.
Diciamo quindi: FERMIAMO LO SVILUPPO DEL CAPITALE
Diciamo pure: COSTRUIAMO MODELLI SOSTENIBILI con queste caratteristiche:
Spostare gli orizzonti di riferimento dell’economia e riflettere sul fatto che la bellezza dei territori e l’attenzione per le persone possono essere dei riferimenti per attività produttive e riproduttive non predatorie e non mercificanti orientate al benessere delle comunità.
Creare occupazione stabile, sicura e tutelata e potenziare le attività economiche specifiche dei territori, valorizzando i manufatti tradizionali e incrementando con politiche di incentivazione queste realtà produttive.
Sostenere la pluralità che nasce dalle diversità e specificità che i territori propongono al loro interno.
I modelli devono essere sostenibili dalle persone, dagli animali e dall’ambiente, non devono danneggiare la salute ma devono rispettare la terra, l’acqua, l’aria, senza occupare i territori con altro cemento. Va prestata attenzione a come valorizzare e recuperare i nostri paesi, come va prestata attenzione alla riduzione dei consumi energetici (un esempio per tutti: il surriscaldamento dell’atmosfera prodotto dall’uso domestico e non dei climatizzatori).
Tutto ciò deve partire da studi reali dei territori, dall’ascolto e dalla partecipazione delle persone che li abitano (per capire se e quali attività economiche insediare o potenziare) e dalla condivisione dal basso di tutti i processi decisionali – che devono essere sottoposti costantemente a forme auto-organizzate di controllo popolare.
MODELLI ECOSOSTENIBILI, quindi, che emergono dall’interno, dai territori, dalle donne e dagli uomini delle diverse generazioni.
Dobbiamo, adesso, dopo un secolo di saccheggiamenti e devastazioni senza limiti, recuperare il nostro rapporto con il pianeta, sapendo che noi ne siamo una parte, non i padroni, e pensare che alle generazioni che verranno non dobbiamo lasciare macerie e veleni, ma un mondo da vivere e da continuare a proteggere.
2. Il mezzogiorno: una prospettiva critica
Il Meridione è un’area geografica dove la precarietà storica si aggiunge al continuo peggioramento delle condizioni di vita in cui disagio e degrado sociale esprimono una continua negazione del diritto di cittadinanza per i ¾ della popolazione.
Il fenomeno migratorio interessa un esercito di manodopera non solo giovanile, ma anche di espulsi dai processi produttivi industriali e agricoli, provocando fenomeni di abbandono e desertificazione delle terre.
Il fenomeno migratorio implica anche un’emorragia di intelligenze, esperienze e saperi, che si spostano dal Sud al Nord per andare incontro a lavori e professioni sempre più precari, flessibili e sottopagati. La ripresa della migrazione interna nel nostro paese va compresa nel quadro dei flussi migratori per motivi economici che interessano sempre di più le nostre coste, terre di approdo alla fortezza Europa, con un carico crescente di morti per annegamento.
Il Mediterraneo, in cui si specchiano il Nord e il Sud di due continenti, è mare di guerra, di conflitti economici e di massicce migrazioni, sia economiche che politiche, come quelle provenienti dalle terre del Maghreb, dalla Palestina e dal Kurdistan, luoghi che presentano situazioni di invivibilità altissima, dove i diritti di cittadinanza sono sistematicamente negati da guerre e da condizioni di sottosviluppo imposte dai “padroni del mondo”. Questi popoli sono condannati a morire nei loro Paesi o a migrare, correndo il rischio di una detenzione illegittima nei Centri di Permanenza Temporanea, graziosamente rinominati “Centri di Accoglienza” dai paesi amici del Mediterraneo. È in questo contesto che l’Italia emana nuove leggi razziali, come la Bossi-Fini, e costruisce nuovi lager nel Sud dell’Italia, opportunamente controllati da apparati militari.
Inoltre cresce l’iniquità della distribuzione della ricchezza sociale, con l’aumento del costo della vita, a fronte del decremento del potere d’acquisto che la forte diminuzione del peso contrattuale delle associazioni sindacali e il passaggio all’EURO hanno determinato, e tendono a scomparire quei lavori artigianali che nel Sud rappresentavano una salvaguardia delle risorse e una corretta gestione di esse (legno, ferro, carta, etc.). Artigianato, agricoltura e patrimonio naturalistico potrebbero rappresentare per il Sud una fonte inesauribile di ricchezza per le comunità. Invece cozzano contro i processi di industrializzazione che, con le aree industriali e con le varie forme di trasformazione legate alla fabbrica, hanno ridotto dalla fine degli anni ‘60 vaste aree, un tempo legate all’agricoltura, in un cimitero di cemento armato.
Infatti, il mito della fabbrica e l’urbanizzazione selvaggia in nome dello “sviluppo” del Mezzogiorno caratterizzano e condizionano tuttora la disarmonia del rapporto individuo-natura, disarmonia che spesso si esprime in una selvaggia aggressione al nostro ecosistema, attraverso la promozione di colture intensive trattate con prodotti chimici e attraverso la subdola introduzione di colture transgeniche a cielo aperto, anche solo per scopi di ricerca, in alcune pianure del nostro Meridione.
Vengono così tradite e disperse le tradizioni e le conoscenze legate alla cura del nostro patrimonio naturale, come le filiere dei boschi e degli orti, le produzioni legate al baco da seta e alla ginestra e la trasformazione e conservazione in modo naturale dei prodotti della terra. Inoltre, il nostro ecosistema viene messo sempre più in pericolo dai cambiamenti climatici dovuti all’emissione di gas-serra e dall’inquinamento dovuto ai conflitti bellici.
Molto spesso le calamità “naturali” (Valtellina, Sarno, Soverato) sono preannunciate da dissesti idrogeologici che vengono trascurati e spesso nascosti in nome del profitto, del progresso, e dello “sviluppo”. La politica delle grandi opere continua ad essere, nonostante le avvisaglie del disastro ecologico, scelta primaria dei vari governi, sia locali che nazionali, sia di centrosinistra che di destra. Un esempio sono i lavori ancora in corso della Salerno-Reggio Calabria, che taglia come un coltello alcune regioni, mettendo a repentaglio il patrimonio boschivo, le pianure e i corsi d’acqua, i quali vengono cementificati e deviati. I lavori della “terza corsia” della SA-RC da Nocera inferiore fino a RC indeboliscono un ecosistema già messo a dura prova, tra l’altro in aree ad alto rischio sismico.
Rischi sismici, scempi edilizi, inquinamento contribuiscono a mettere a serio rischio una delle risorse più importanti: l’acqua. Il Sud è ricco di risorse idriche, nonostante ciò, più del 50% dell’acqua potabile si disperde a causa della fatiscenza delle reti idriche. A questo si somma la gestione mafiosa delle risorse idriche che colpisce vaste aree del Mezzogiorno. Inoltre, il processo di privatizzazione in atto sottrae alle comunità il diritto di accesso a questo bene pubblico.
Anche la politica degli inceneritori e la privatizzazione dei servizi pubblici di raccolta dei rifiuti incidono negativamente sull’ecosistema, sia per quanto riguarda l’inquinamento dell’aria che quello di intere zone agricole. La FIAT, che licenzia ogni anno migliaia di lavoratori (Termini Imerese, Melfi, Torino) gestisce, anche attraverso società consorziate, il ciclo dell’incenerimento dei rifiuti, mentre le organizzazioni mafiose importano scorie nucleari dal resto dell’Europa per seppellirle nei nostri mari, fiumi, boschi e terreni agricoli. Infatti la mafia, nonostante il commissariamento in materia di rifiuti, riesce a controllare il territorio, dal seppellimento di 35 mila tonnellate di rifiuti tossici nella Piana di Sibari, provenienti dalla Pertusola di Crotone, al traffico di amianto, alla gestione di discariche controllate. La mafia è interna alle istituzioni, e attraverso di esse controlla sindaci e consigli comunali, regionali e provinciali, magistrati, forze dell’ordine.
Questi sono esempi di politica neoliberista attraverso cui lo stato (e l’Europa) cede ai privati la gestione di beni e servizi pubblici, questi sono i contesti geopolitici che fanno parte ormai della nostra quotidianità.
Il Sud è fatto di tanti piccoli paesi. Ogni paese è interessato da “piccole opere” che diventano “grandi” nel rapporto con la popolazione. Pensiamo agli investimenti sulla portualità in Calabria: oltre 30 i porti finanziati con finanziamenti regionali o mediante i POR, PIP, CEE, GAL, che, se realizzati, contribuiranno ancora di più alla già crescente erosione delle coste e all’inquinamento da carburanti provocato da migliaia di imbarcazioni. Pensiamo anche, nelle zone interne, ai nuovi impianti di risalita delle zone montane e alle strade di penetrazione nei parchi.
Tutto questo in nome del progresso, della velocità e dello sviluppo di un Meridione la cui diversità viene sistematicamente letta in termini di mancanza di sviluppo piuttosto che in termini di ricchezza culturale, sociale e di patrimonio ambientale.
Sviluppo e progresso che comportano inoltre una politica di militarizzazione e di conflitto permanente. La Sardegna, la Puglia, la Campania, rientranti storicamente nelle strategie militari statunitensi, sono diventate vere e proprie portaerei e, al di là degli insediamenti militari di terra, i nostri cieli e i nostri mari sono ormai diventati crocevia di mezzi di trasporto di ordigni atomici che, in modo mafioso e omertoso, vengono costantemente autorizzati.
La militarizzazione del territorio si aggiunge al ruolo di pattumiera, sia di scorie radioattive che di rifiuti e liquami tossici delle fabbriche del Nord dell’Europa, i quali trovano deposito nell’interno delle regioni del Sud, ingrassando ulteriormente i profitti di politici e di varie cosche mafiose.
A questo scempio complessivo, a discapito della nostra salute e di quella dei nostri figli e delle generazioni future, consegue lo sperpero di denaro pubblico, che potrebbe essere invece impiegato per garantire tutela dei territori, occupazione reale e forme di reddito sociale come misura di contrasto alla precarietà e alla disoccupazione.
Questo tipo di sviluppo prevede anche che il diritto allo studio e la qualità stessa del percorso di studi, o meglio della formazione pubblica, vengano progressivamente smantellati. Un processo che indebolisce ulteriormente la possibilità di accesso all’istruzione per le popolazioni meridionali, sia in termini di costi che di servizi.
Le piccole e grandi università del Meridione hanno promosso, dal dopoguerra in poi, l’evoluzione e i percorsi di liberazione di uomini e donne del Sud. Hanno promosso inoltre lo sviluppo della capacità critica, sono state freno alla migrazione delle intelligenze, permettendo a queste di realizzarsi nei territori di origine. Purtroppo, con le scelte dei governi e con le ultime finanziarie, tutto il sistema formativo subisce colpi durissimi.
Si assiste così alla trasformazione del sistema scolastico e di quello universitario in un nuovo modello “aziendale” che produce precarizzazione e frammentazione dei saperi, e che per funzionare, genera una massa di precari ultra flessibili, con diritti rosicati, del cui lavoro si arricchisce: ricercatori, dottorandi, contrattisti di ogni genere, borsisti, insegnanti, mentre gli studenti sono considerati solo utenti paganti. Questa progressiva mercificazione e privatizzazione del sapere crea un esercito di “operai immateriali” non solo al Sud, ma che a Sud riscatena il fenomeno migratorio delle intelligenze verso il Nord e ancor di più all’estero.
Continua così lo sradicamento e l’impoverimento: vecchio fenomeno, ma con nuove e diverse motivazioni. Il bisogno di trovare risorse costringe le università a rivolgersi ai privati, piegandosi alle esigenze del mercato neoliberista. Vengono così influenzati i percorsi formativi e la progettualità, spesso lontani e in contrasto con la vocazione dei nostri territori.
In nome dello sviluppo, passano sulle nostre teste e sulla nostra pelle innumerevoli opere dannose e inutili: il ponte sullo Stretto, l’alta velocità e le centrali a gas – riproposte con bombardamenti mediatici a fronte dello spauracchio dei “black out”.

3. Il ponte: megaprogetto inutile nel contesto geo-politico del Sud
Perché le economie neoliberiste hanno bisogno dei megaprogetti? Lo sviluppo funziona accentrando le risorse, non distribuendole, e ridisegnando la geografia dei paesi in funzione del profitto. Tutto ciò passa attraverso progressivi riaggiustamenti strutturali caratterizzati da megaprogetti come quelli in atto nel “terzo mondo”, che servono per il mantenimento degli standard di vita occidentali, e che sono stati finanziati da Banca Mondiale e Fondo Monetario Internazionale. Questo processo contribuisce a indebitare pesantemente i paesi in questione, i quali si sono “comprati” grandi dighe che hanno sommerso interi villaggi, interminabili oleodotti che hanno devastato foreste primarie, centrali idroelettriche che hanno deviato fiumi importanti, assetando intere comunità.
Questo tipo di riaggiustamenti è diventato necessario anche nelle periferie del centro “sviluppato”, in quelle aree di margine, di interfaccia della futura integrazione economica. Il Sud dell’Europa diventa il Nord del Mediterraneo.
Il ponte sullo Stretto si inserisce nell’attuale “piano nazionale grandi opere”, che è propagandato come volano dell’economia pubblica e privata, ma che invece altro non è che un tentativo di risposta alla crisi dello sviluppo neoliberista.
Questa forma “avanzata” di neoliberismo è caratterizzata da:
esproprio delle aree;
esproprio e privatizzazione delle risorse presenti sul territorio (quali gas, petrolio, acqua, legname e la stessa terra);
esternalizzazione dei costi umani ed ecologici sulle comunità più vulnerabili;
annichilimento delle economie locali (artigianato, piccola imprenditoria etc.);
azzeramento degli spazi democratici;
militarizzazione (rispondente ai meccanismi di sicurezza richiesti dalle grandi opere);
perdita dell’identità e del senso di appartenenza come popoli del Mediterraneo;
velocificazione delle relazioni sociali e perdita del rapporto col mare.
Da più di trent’anni e con grande sforzo mediatico, il ponte sullo Stretto è stato offerto all’immaginario collettivo come la grandiosa opera del Millennio, portatrice di sviluppo, ricchezza e occupazione. In realtà ha nascosto, da una parte, la mancanza di progettualità concreta per il Mezzogiorno dei molti governi che si sono negli anni avvicendati, dall’altra la volontà di imporre al Sud un modello di sviluppo basato essenzialmente sullo “spreco” di territorio, sulla rapina sistematica delle risorse, e sulle opere grandi (e piccole – ma funzionali allo stesso disegno) in genere rimaste incompiute o divenute “cattedrali nel deserto”, che sono state causa a loro volta di ulteriore degrado dei territori meridionali e delle economie locali.
Tra l’altro, a tutt’oggi non esistono le tecnologie per risolvere molti dei problemi ingegneristici legati alla costruzione del ponte. In pratica,
NON LO SANNO COSTRUIRE!
È un ecomostro che serve essenzialmente a:
mantenere in vita la Società Stretto di Messina, carrozzone tecnico-politico che è già costato agli italiani più di 200 mld di vecchie lire per produrre solo un discutibile progetto di massima dell’opera, oltretutto incompleto;
finanziare il progetto esecutivo: altri 750 milioni di euro che dovremo sborsare per sostenere la più grossa speculazione progettuale della storia del nostro Paese;
“posare la prima pietra”: aprire i cantieri, nonostante tutti i problemi di fattibilità dell’opera non risolti, come grande operazione mediatica di questo governo e come risposta alle pressioni mafiose, con la possibilità molto reale che i lavori non proseguano e che il ponte non venga mai realizzato, per tutti i problemi tecnici che comporta e, soprattutto, per la mancanza evidente dei fondi necessari. Ricordiamo, a questo proposito, che il ponte dovrebbe costare, secondo i proponenti, 6 mld di euro, ma, più realisticamente, il costo prevedibile è di 10 mld di euro;
sperimentare le procedure della Legge Obiettivo, vera “opera strategica” del governo Berlusconi, che permetterà di aprire cantieri su tutto il territorio nazionale con procedure accelerate, approssimative, senza più garanzie, non solo sugli impatti e le compatibilità delle opere, ma anche sugli appalti e, cosa ancor più grave, senza il parere degli Enti locali e, dunque, dei cittadini;
rinforzare in Europa la politica delle Grandi Opere. Il semestre di Presidenza italiana della UE ha riaperto la porta a questa vecchia politica neoliberista e il ponte è stato inserito tra le priorità per la “velocizzazione” degli assi trasportistici europei (Asse Berlino-Palermo).
Quale sarebbe l’impatto del ponte sullo Stretto?
Diversi studi scientifici ci indicano quali sarebbero gli effetti negativi della costruzione di questo mega-ponte sia a livello ecologico che umano:
20 milioni di metri cubi di terra verranno sbancati, con effetti devastanti sui microclimi;
verranno predisposte due enormi discariche (una in Sicilia e una in Calabria) per un totale di 10 milioni di metri cubi;
verranno “lavati” a mare ulteriori 10 milioni di metri cubi, con effetti devastanti sulle specie marine che non si possono allontanare, come i coralli;
cementificazione dell’area dello Stretto – candidato dall’Unesco a “patrimonio storico dell’umanità”;
impatto su venti e sulle correnti con conseguenze negative nella biologia marina;
magnificazione del rischio sismico in un’area considerata tra quelle più interessate;
rafforzamento del potere mafioso e del sistema clientelare che lo sostiene in tutti i suoi risvolti economici e di controllo sociale – a cui vanno aggiunti i costi umani nella costruzione del ponte, di cui la mafia sarebbe unica vera appaltatrice;
distruzione di intere comunità basate su pesca e turismo (da cui il no dei sindaci);
cancellazione di elementi paesaggistici e culturali legati allo Stretto;
depotenziamento del trasporto su acqua e del porto di Gioia Tauro;
aumento dell’inquinamento da strada, che si moltiplicherebbe trasformando la Calabria in un grande corridoio per il passaggio dei camion, con tutti i problemi di salute pubblica correlati.

4. Conclusioni
Le assemblee plenarie riunite, che hanno contribuito ad approfondire dal punto di vista scientifico, tecnico e politico le problematiche trattate, propongono scenari di riqualificazione ecosostenibile dell’assetto dei territori, alternativi al fallimentare modello di sviluppo del Mezzogiorno e degli altri Sud.
In questo senso ci impegniamo a far nostre e a praticare le indicazioni e le analisi di questa assemblea per costruire un ampio movimento di idee, proposte, saperi, conflitti, ribellione, capaci di ostacolare concretamente le devastazioni e le miserie prodotte dallo sviluppo capitalistico.
Vanno perciò individuati dei sistemi di risorse “verticali” (ecologiche, culturali, storiche, ecc.), non scambiabili, in grado di ricostruire identità e qualità socio-ambientale dei diversi ambienti del Sud, dei Sud, del Mondo.
I partecipanti al campeggio ritengono importante il consolidamento e l’ampliamento di reti e coordinamenti di movimenti tesi a combattere le operazioni di attacco ai livelli di qualità sociale, ambientale e territoriale attraverso le grandi opere e, in generale, tutte le operazioni di trasformazione “flessibilizzatrice” degli spazi e dei tempi di vita e di lavoro da parte del capitale monopolistico e speculativo.
In particolare, si ritiene utile allargare il coordinamento dei comitati di lotta alle Grandi Opere a tutte le situazioni attive su questo o su temi analoghi, nonché incrociare l’attività di questa organizzazione con la rete delle associazioni ambientaliste e culturali presenti sulle tematiche, migliorando anche i livelli di scambio di informazioni, notizie e risorse tra gruppi attivi nelle realtà locali.
Costruiamo:
giornate di mobilitazione e lotta in occasione della riunione dei Ministri dei Trasporti UE il 23 e 24 ottobre p.v. a Verona;
una giornata nazionale di lotta in difesa dei diritti civili e ambientali e contro le politiche economiche, sociali, ambientali e territoriali in atto, da tenersi a Roma con conclusione davanti al Ministero delle Infrastrutture;
le mobilitazioni che si terranno il 23 ottobre (forse una due giorni 22-23) giornata del riesame della Cassazione di Catanzaro sul provvedimento di scarcerazione emesso dal Tribunale della Libertà nei confronti dei/delle compagni/e del Sud Ribelle re-inquisiti – ricordiamolo, avendo fra i capi di imputazione anche “l’attentato all’ordinamento economico dello stato”.
Assumiamo e facciamo nostro il percorso di costruzione del Forum Sociale Mediterraneo (Barcellona, Marzo 2003) come ambito di confronto e iniziativa comune tra forze politiche, movimenti e realtà sociali del Mediterraneo per globalizzare le lotte contro questo modello di sviluppo e le sue politiche economiche, militari e sociali.
Rinnoviamo:
la solidarietà a tutte le compagne e a tutti i compagni colpiti dalla repressione, ai disoccupati organizzati di Napoli e provincia che subiscono quotidianamente le intimidazioni del potere, alle compagne e ai compagni ancora in galera, in esilio o in restrizione di libertà (tra cui Carlo e Stefania), agli arrestati dell’inchiesta genovese del 4 dicembre 2002, ai condannati per le manifestazioni del 25 aprile 2001, a Josè Bovè, a Jimmy, a tutte/i le/gli inquisite/i “no-global” del Sud Ribelle. Ma vogliamo esprimere solidarietà a “Apo” Ocalan, a Marwan Barghuti, ai 5 patrioti cubani nelle galere statunitensi, ai prigionieri politici palestinesi, ai turchi, ai curdi e ai baschi. Al popolo iracheno, che si trova a vivere in una grande prigione, soggetto a un processo di palestinizzazione, così come tutti i territori considerati strategici a livello economico e/o militare;
il nostro impegno sul terreno della repressione, che ci riguarda a due livelli:
direttamente, in quanto siamo partecipi delle lotte contro le politiche che caratterizzano il neoliberismo nel nostro paese;
indirettamente, in quanto i grandi progetti come il ponte servono anche logiche di ulteriore militarizzazione del territorio e sono funzionali ai disegni di guerra che lo sviluppo ci propina. In questo contesto la guerra va vista come un elemento fisiologico e regolatore dello sviluppo, al punto che i movimenti che vi si oppongono vengono immediatamente bollati come “terroristi”;
il nostro impegno contro la guerra, che significa lottare per lo scioglimento della Nato, la chiusura delle basi militari straniere, la messa al bando delle armi all’uranio impoverito e delle mine. Esprimiamo inoltre un netto dissenso alla costruzione dell’esercito europeo in quanto strumento dell’imperialismo europeo, che vuole contendere le redini della globalizzazione capitalista agli USA anche dal punto di vista militare.
NON CI SPAVENTA la risposta tempestiva del governo alla nostra lotta contro il ponte. Mentre siamo qui riuniti il Cipe ha deliberato, con grande fretta, il primo “via libera” per la costruzione del ponte. Decisione che conferma gli intenti affaristici e speculativi di tutta l’operazione e ci svela la grande paura del governo che si coaguli una opposizione sociale all’ennesima truffa che questo mega-progetto rappresenta e al blocco mafioso che lo sostiene.
È grave che il governo abbia dato tale consenso mentre il comune di Villa San Giovanni ribadisce il suo fermo NO al ponte e quello di Messina (a netta maggioranza di centro-destra) si spacca sulla questione chiedendo al governo un rinvio che proprio in data odierna è stato clamorosamente negato.
Alcuni elementi ci confortano nel nostro impegno: la partecipazione al campeggio internazionale – che ha quintuplicato le presenze rispetto all’anno precedente – la positiva comunicazione fra i partecipanti al campeggio e le popolazioni locali a Villa, Cannitello e Messina; la solidarietà ricevuta dalla popolazione del quartiere di Gazzi a Messina durante il corteo militante intorno al carcere; e infine la massiccia adesione al corteo di Messina il 1° agosto e di Villa S. Giovanni il 2 agosto.
Questi elementi ci dimostrano che è possibile:
un risveglio delle popolazioni locali nonostante la pesantezza delle intimidazioni mafiose e un’informazione distorta e martellante;
la costruzione di rapporti di forza a nostro favore nella capacità di fare convergere istanze ecologiste, antimafia e noglobal;
un’alleanza con tutte quelle realtà e istanze che lottano e si oppongono materialmente al modello di sviluppo neoliberista.
Occorre quindi aumentare la sorveglianza militante e ribattere colpo su colpo a tutte quelle decisioni degli esecutivi centrali e periferici favorevoli all’integrazione economica neoliberista ovvero alla costruzione di tutti i mega progetti e di tutte le forme di privatizzazione delle risorse naturali e dei servizi.
Assemblea plenaria, Campeggio Internazionale Contro il ponte, 2 agosto 2003

Sottoscrivono il documento e lo assumono come proposta di lotta:
Associazione “Marianela Garcia” – Catanzaro
Associazione culturale “Andrea Proto” – Salerno
Associazione spazi autogestiti Lucca
Aula Carlo Giuliani c/o Facoltà di Lettere – Palermo
Brindisi Social Forum
Catania Social Forum
Centro di solidarietà internazionalista “Alta Maremma”
Centro Occupato Autogestito “Transiti” – Milano
Circolo ARCI “Rua Sao Joao” Lamezia Terme
Cobas Brindisi
COBAS e Collettivo di Base – Taranto
Collettivo autonomo “Rosa Luxemburg” – Pisa
Collettivo autonomo Scienze politiche – Pisa
Comitato promotore contro vertice Montecatini
Comunità kurda calabrese
Confederazione COBAS
Coordinamento calabrese contro il ponte
Coordinamento contro la guerra per i diritti – Salerno
CRIC – Centro Regionale di Intervento per la Cooperazione – Reggio Calabria
CSA “Asilo politico” – Salerno
CSA “AURO” – Catania
CSOA “Angelina Cartella” di Gallico – Reggio Calabria
CSOA “ex Carcere” – Coskalab
CSOA “Godzilla” – Livorno
E.Co.Febio Onlus (Elaboratorio Cooperattivo Fermo Biologico)
Forum Cittadino contro il Terzo traforo del Gran Sasso
Giovani Comunisti Calabria
Gruppo NO WTO L’Aquila
Komitato Resistenza Antikapitalista – Palermo
La Kasbah – Cosenza
Laboratorio dell’Autorganizzazione Sociale – Messina
Laboratorio Zeta – Palermo
Legambiente
Libera associazione di idee (Commercio equo e solidale) – Cosenza
Messina Social Forum
Modena Social Forum
Movimento antagonista toscano
Network antagonista palermitano
Nuova Compagnia di Canto Politico Popolare Aquilana
Osservatorio sui Balcani – Brindisi
Partito della Rifondazione Comunista – Calabria
Piana Social Forum – Gioia Tauro
Rete meridionale Sud Ribelle
Rete No Global Campana
Spazio antagonista Newroz – Pisa
Tirreno Social Forum (Alto tirreno cosentino)
Verdi (1° Campeggio internazionale NO PONTE 28 luglio – 2 agosto 2003)

Il documento è firmato anche dagli imputati della Rete del Sud Ribelle presenti nei campeggi.


Comunicato dalla rete Nuovo Municipio

ASSEMBLEA SUL TEMA
Reti di governo locale sostenibile, partecipazione e sovranità sul territorio, ambiente e benessere sociale
Arcavacata di Rende (CS), Venerdì 10 Giugno 2005
Università della Calabria, Sala Stampa dell’Aula Magna, ore 10.30

La Rete incontra – per la prima volta in modo coordinato – le articolate e vitalissime realtà del Mezzogiorno d’Italia, cominciando a strutturare un’organizzazione territoriale in grado di rispondere tempestivamente alle esigenze di partecipazione, di governo dal basso del territorio, di sostenibilità ambientale e giustizia sociale che emergono con sempre maggiore urgenza. E’ prevista la presenza di rappresentanze significative provenienti dal Molise, Campania, Puglia, Calabria e Sicilia, di comitati di lotta e di rappresentanti delle istituzioni locali. Il programma prevede al mattino una conferenza pubblica e al pomeriggio l’incontro operativo degli aderenti al nodo.

Gli obiettivi dell’iniziativa sono i seguenti:
– Collegare in una struttura operativa stabile le iniziative puntiformi già in atto sul territorio meridionale per conferire loro una forte valenza propositiva ed anticipatrice del nuovo orizzonte strategico di sviluppo locale autosostenibile.
– Mettere in opera laboratori territoriali che costruiscano scenari di sostenibilità e partecipazione a partire dai conflitti e dalle proposte che emergono dal basso.
– Costruire insieme le condizioni per la più ampia partecipazione collettiva al governo delle municipalità.
– Convogliare, in una forma associativa stabile, le istanze di rinnovamento ed allargamento delle dinamiche di decision-making provenienti dai diversi settori della società civile, dagli ambiti istituzionali più sensibili al tema dell’ascolto assiduo dei rappresentati, dagli studiosi interessati alle problematiche dell’empowerment delle comunità locali nel governo del territorio.

La Rete del Nuovo Municipio, fondata ad Empoli (FI) l’8 Novembre 2003, annovera a oggi circa 500 soci raggruppati in 7 Nodi territoriali, le cui attività hanno già ottenuto significativi riconoscimenti quali l’invito, da parte della Lega Mondiale “Mayors for Peace”, a partecipare alle manifestazioni dei World May Days alle Nazioni Unite di New York e quello, rivolto dal Presidente della Giunta Regionale Toscana Claudio Martini, ad avere parte attiva nella definizione dei contenuti e dell’articolato della prima Legge Regionale italiana in materia di partecipazione. Tra i partners permanenti della Rete figurano realtà territoriali rilevanti quali le Province di Ascoli Piceno, Milano, Napoli, Parma e Roma, il Circondario Empolese Valdelsa e quello della Val di Cornia, i Comuni di Bari, Biella, Bologna, Cosenza, Firenze, Modena, Napoli, Padova, Pescara, Piacenza, Pistoia, Ragusa, Rimini, Roma e Venezia.

Interventi (fin qui previsti):
Salvatore Amura (Direttivo ARNM), Nuccio Barillà (Legambiente), Maria Grazia Buffon (La.Te.V.I.S.), Nicla Calabrò (CRIC), Ada Cavazzani (DES-Unical), E. Ciccozzi (Comitato Gran Sasso), Pino Commodari (Rif.Com.), Elena De Luca (Tra Scilla e Cariddi), Luciana Formato (APICE), Giorgio Ferraresi (Direttivo ARNM), Piero Idone (Tra Scilla e Cariddi), Enzo Infantino (PdCI), Maurizio Malaspina (La.Te.V.I.S.), Domenico Marino (Università Mediterranea), Luigi Marrello (Assessore Ambiente Prov. Cosenza), Maurizio Marzolla (Aspromonte Liberamente), Fabio Menin (WWF), Emiliano Morrone (La Voce di Fiore), Tonino Perna (Università di Messina), Salvatore Piacente (Rua Sao Joao-Lamezia), Marcel Pidalà (LaRT Sicilia), Osvaldo Pieroni (DES – Unical), Franco Piperno (Comune di Cosenza), Tania Poguisch (Messina Social Forum), Piero Polimeni (Agenda21-Alta Locride), Aldo Pugliese (Università della Calabria), Domenico Talarico (Assessore Urbanistica Rende), Alberto Ziparo (Università di Firenze).

Si prevedono inoltre altri interventi di studiosi, amministratori, rappresentanti di associazioni e di comitati locali.

Adesioni: Assessorato Urbanistica e Territorio Regione Calabria, Assessorato Urbanistica Comune di Rende, Assessorato all’ambiente Provincia di Cosenza, Assessorato al Decentramento Comune di Cosenza, Comune di Melito, Comune di Bova, Comune di Canolo, Comune di Bagaladi, Comunità Montana Capo Sud, CRIC, Coordinamento No Ponte, Comitato Scilla e Cariddi, Agenzia per la Promozione di Iniziative a Carattere Etico (APICE), Aspromonte Liberamente, Messina Social Forum, Coordinamento LaRT Sicilia, Legambiente, WWF, Savuto Social Forum, Comitato La Cartiera Pettogallico, Comitato La.Te.V.I.S.Vallata del Gallico, Collettivo Tiro Mancino Catania, Rete della Partecipazione Napoli, Rete L’altra Agricoltura, La Voce di Fiore, Rua Sao Joao ARCI Lamezia T., Comitato contro il terzo traforo del Gran Sasso, Progetto Area Grecanica Sostenibile, Associazione “Il Riccio” di Castrovillari, Rivista Ora locale, Rivista Lettere Meridiane, Rivista telematica http://www.terrelibere.org


Il 16 novembre 2003 alle ore 16.00, a Lamezia Terme, nel circolo Rua Sao Joao (Piazza s. Giovanni, 5) si terrà la seconda tappa della mostra itinerante organizzata dalla Comsed per combattere la piaga dell’infibulazione e per favorire, attraverso l’acquisto di appositi calendari, l’ultimazione di un ospedale in Somalia.
Con l’occasione, il dott. Abdulcadir Giama, la giornalista Maria Barresi e il fotopeporter Angelo Gallo terranno una conferenza sul tema.


22 dicembre 2007 sciopero generale per la difesa della Piana di Gioia Tauro

Dopo anni di lotte e mobilitazioni, il 22 dicembre 1985, il 97 per cento dei cittadini della Piana di Gioia Tauro, consultati attraverso un referendum popolare autogestito, esprimeva il suo netto e radicale NO alla costruzione di una centrale a carbone. La realizzazione di quest’opera, fortemente voluta dalle solite lobbies affaristico-politico-criminali, avrebbe significato la morte di quest’area.
A distanza di 22 anni, la Piana si ritrova a dover affrontare gli stessi nemici! Quelli che oggi come ieri la vorrebbero condannare a non avere un futuro!
La scarsissima attenzione da parte della classe dirigente calabrese alle problematiche ambientali e sociali, la presenza di una imprenditoria attratta soltanto dai finanziamenti pubblici, la compresenza di un’economia criminale diffusa e spesso collusa con la classe dirigente, una richiesta assillante di lavoro in una terra i cui abitanti sono tornati ad emigrare, hanno favorito la svendita di larghe fette di territorio con il fine di impiantare cicli produttivi inquinanti. Queste imposizioni, contrastate giustamente dalla popolazione, hanno trasformato la Piana in una pattumiera, con impianti buoni solo a massimizzare i profitti delle multinazionali.
Paradigma di questa logica è la centrale turbogas di Rizziconi, di proprietà del Gruppo EGL, la multinazionale svizzera dell’energia che detiene, tra l’altro, il 21% delle quote azionarie della Ratia, la società che vuole trasformare la ex-Liquichimica di Saline Joniche in una centrale a carbone “pulito”. La centrale turbogas dovrebbe entrare in funzione nei prossimi mesi, nonostante abbia ricevuto un parere negativo dalla Commissione VIA regionale in quanto “non apporta modifiche al livello occupazionale dell’area interessata” e “la mancata realizzazione della centrale non comporta e non comporterà un deficit di produzione di energia elettrica, rispetto alla richiesta sulla rete regionale interna”. Il Ministro all’Ambiente non solo non ha tenuto conto di questo parere, ma ha addirittura autorizzato altre due centrali a San Ferdinando e Gioia Tauro. E poi ancora il Gruppo Sensi, il Gruppo Belleli, lride SpA e Sorgenia di De Benedetti, coinvolti nella realizzazione di un rigassificatore all’interno dell’area portuale. Certamente queste società avranno del gas a basso costo per le loro centrali, come previsto negli accordi, però gli alti rischi derivanti dalla presenza dell’impianto ricadranno interamente sulle popolazioni locali.
Ma la Piana di Gioia Tauro è soprattutto la gigantesca discarica della Calabria, come ha stabilito l’Ufficio del Commissario per l’emergenza ambientale: questo meccanismo perverso, capace di passare sopra non soltanto le nostre teste, ma sulle stesse leggi dello Stato, imponendo a Gioia Tauro la costruzione di un inceneritore e, successivamente, del suo raddoppio. Saranno così bruciate 240.000 tonnellate annue di rifiuti “normali” più 30.000 speciali, causando l’emissione di diossine, di nanoparticelle, di ossidi di azoto, di monossido di carbonio, di sostanze che, respirate o ingerite attraverso gli alimenti, sono causa di tumori, leucemie, malformazioni al feto e tante altre patologie che si stanno diffondendo ed intensificando sempre più tra la popolazione della Piana.
A questo si aggiunge la costante necessità di alimentare le fornaci dell’inceneritore, da qui i pericoli delle discariche di rifiuti “tal quali” e delle scorie dell’incenerimento, residui tossici il cui smaltimento è costosissimo.
Il Commissariamento è un’esperienza piena di ombre, e in tal senso basti ricordare quanto affermato sia dal Pubblico Ministero De Magistris nell’ambito dell’inchiesta Poseidone, sia dall’ex Commissario, il Prefetto Antonio Ruggiero, sia dalla stessa Corte dei Conti. Milioni di euro di debiti ed altrettanti “scomparsi”, dipendenti fantasma, concessioni pilotate, manutenzioni costosissime ma inefficaci, interessi e cointeressi con le stesse società appaltanti.
Al danno la beffa! Secondo la Veolia, la multinazionale francese leader mondiale nel settore dei servizi ambientali, “padrona” dell’acqua calabrese e proprietaria di fatto dell’inceneritore, saremmo noi, con le nostre denunce, ad avere interessi nascosti e poco puliti.
Per contrastare queste devastazioni e per difendere la salute, i territori, i beni comuni
Per costruire un modello alternativo a questo sviluppo che ci vogliono imporre, basato sul protagonismo popolare e la democrazia dal basso
Per incentivare la produzione di energia da fonti rinnovabili e rispettose dell’ambiente
Per pretendere assolutamente uno studio di Valutazione di Impatto Ambientale (V.I.A.) ed una valutazione ambientale strategica (V.A.S.) su tutta la Piana di Gioia Tauro al fine di verificare la sostenibilità ambientale di tutto il territorio, rispetto al funzionamento di tutti gli impianti già esistenti, in costruzione o previsti nella Piana di Gioia Tauro
Per ottenere la moratoria sulla realizzazione del raddoppio dell’inceneritore e delle nuove centrali turbogas, rivedendo il Piano Regionale energetico e quello dei rifiuti, verificando dal punto di vista medico e tecnico-scientifico i rischi ambientali e tenendo realmente conto del parere e delle istanze avanzate dai comitati e movimenti sorti a tutela del territorio, dell’ambiente e della salute pubblica dei cittadini
Per chiedere la fine di tutti i conflitti di interesse in materia ambientale tra chi gestisce inceneritori bruciando rifiuti e chi dovrebbe disincentivare tale politica attraverso la raccolta differenziata e la promozione del riuso e del riciclo
Per respingere con forza l’idea che la Piana divenga la più grande pattumiera d’Italia, quando questo territorio, attraverso il suo grande porto, l’area industriale e il sistema agro-alimentare potrebbe esprimere enormi opportunità occupazionali e di crescita economica per l’intera Calabria
PER TUTTE QUESTE RAGIONI
abbiamo indetto uno sciopero generale ed una manifestazione nazionale a Gioia Tauro, il prossimo 22 dicembre 2007, seguendo un simbolico fil rouge che lega questa lotta a quella battaglia iniziata trent’anni fa per difendere la Piana.
Nell’affermare il diritto a difendere lo nostra terra, facciamo appello a tutte le forze sociali, ai movimenti, alle comunità resistenti, ai comitati ed alle realtà di base, alle reti nazionali, all’associazionismo, al comparto agricolo, al mondo del lavoro, ai precari, ai disoccupati, al mondo studentesco, a tutte e tutti, per rafforzare questa battaglia di dignità e costruire questa mobilitazione.
‘a terra nosta nun s’adda tuccà!

MDT Calabria


“Contro n’drangheta, massoneria, malapolitica
LA CALABRIA CHE R-ESISTE
Per un patto regionale dei movimenti”

15 marzo 2008 – ore 10:30 – Libreria Cerrelli Crotone

Cari compagni,
sabato 15 marzo alle ore 10.30 presso la Libreria Cerrelli, a Crotone, terremo una assemblea plenaria con tutti i movimenti e con tutte le realtà territoriali che si muovono nell’area della sinistra e che si battono per la difesa del territorio, dell’ambiente, per i diritti di cittadinanza, per il lavoro, contro la n’drangheta, il clientelismo ed il malaffare.
L’iniziativa, indetta da noi e principalmente dal settimanale CARTA, vedrà la presenza di Gigi Sullo (Direttore di CARTA) ed è mossa dall’esigenza di ricostruire un tessuto ed un agire comune tra le diverse realtà ed esperienze che agiscono sul territorio calabrese.
Dopo Genova e la stagione dei movimenti, anche in Calabria, a nostro avviso, è urgente e necessario ricostruire spazi e luoghi comuni di azione politica, dar vita a reti o coordinamenti, per rafforzare le singole esperienze di movimento territoriale e riaprire una stagione di lotta e di resistenza a partire dalla nostra regione e dall’intero Mezzogiorno.
Vi chiediamo, quindi, senza primogeniture o ricette prestabilite, di contribuire alla costruzione di questo percorso politico, ognuno rappresentando le proprie istanze e le proprie opzioni politiche e di aderire all’assemblea organizzata per giorno 15 a Crotone.
Sarebbe utile, a nostro avviso, per meglio articolare la discussione, che ogni realtà di movimento che decida di partecipare all’iniziativa, produca documenti, lettere, storie e proposte, così da avere, già in via preliminare, del materiale di approfondimento per l’assemblea plenaria.
L’idea è, infatti, quella di dar vita ad una unica assemblea plenaria, ma se ravvisate la necessità di svolgere prima una serie di gruppi tematici, per arrivare all’assemblea plenaria, vi preghiamo di comunicarlo tempestivamente per modificare il programma complessivo dell’iniziativa.
Nell’attesa di proposte, idee e suggerimenti, vi chiediamo di dare adesione ufficiale all’iniziativa del 15 mrzo a Crotone, attraverso una e-mail di risposta, così da poter chiudere il manifesto con in calce tutte le adesioni.
Di seguito un documento che da Crotone abbiamo prodotto per l’occasione.
Grazie e buon lavoro a tutti…La situazione politica economica e sociale cui stiamo assistendo, obbliga tutti noi compagne e compagni della sinistra di alternativa calabrese, ad una riflessione attenta e ponderata.
La caduta del governo Prodi, il disastro della giunta Loiero e di tutto il gruppo dirigente della sinistra di governo, rendono urgente una azione di cambiamento nelle politiche e nelle azioni della sinistra di alternativa, per ridare fiato ad una proposta di rottura che risponda colpo su colpo alla drammatica deriva neoliberista che attraversa tutto il panorama politico nazionale, sinistra compresa.
Siamo di fronte ad un arretramento significativo delle politiche di sinistra, che ha portato, di fatto, ad un impoverimento reale delle classi lavoratrici, ad una ulteriore precarizzazione del lavoro, ad una riduzione dei diritti acquisiti, ad un arricchimento delle imprese foraggiate con aiuti di stato inediti e massicci; ma anche un disastro morale che ha provocato disillusione, disincanto, perdita di fiducia, distacco dalla politica e dall’impegno attivo, demoralizzazione.
Riteniamo necessario, riaprire una discussione seria e attenta a sinistra partendo dalla drammatica situazione in cui versa la Calabria, periferia d’Europa, che rappresenta la cartina di tornasole della polverizzazione sociale e dello sfruttamento totale che il sistema capitalistico produce.
La Calabria si presenta come una Regione in perenne crisi politica, destabilizzata socialmente ed economicamente, ridotta a mattatoio per uomini da una criminalità organizzata, la n’drangheta, sanguinaria e proterva il cui proliferare mette a repentaglio l’esistenza stessa dello Stato di diritto nella regione. D’altro canto, però, in Calabria, e su tutto il territorio nazionale, durante questi ultimi anni, si registra un fermento di lotta dal basso che si traduce nel fiorire di svariati movimenti di resistenza e difesa territoriale. Da Vicenza alla Val di Noto, dai No Tav alle popolazione campane in lotta, rinasce e si concretizza una nuova stagione di lotte per l’affermazione di diritti e giustizia sociale, contro logiche neoliberiste di sfruttamento dell’uomo sull’uomo e del capitale sulla natura. E ancora, le lotte territoriali di Gioia Tauro e Crotone, contro logiche di mercificazione e sfruttamento coatto delle risorse naturali, e contro il profitto criminale delle n’drine che da sempre gestiscono il ciclo dei rifiuti legale e illegale, hanno visto migliaia di cittadine e cittadini, lavoratori, studenti, pensionati, respingere dal basso scelte colonialiste e predatorie, dimostrando come un’altra Calabria sia ancora possibile.
“La Calabria è Bella quando si Ribella” diceva uno striscione apparso a Cosenza il 2 febbraio scorso, dove dopo oltre sette anni, il movimento che da Genova aveva generato proposte e speranze per una prospettiva altermondista, radicale e alternativa, si è ritrovato in piazza per chiedere libertà e giustizia per quei compagni del movimento, criminalmente arrestati, accusati di terrorismo e reati di opinione, capro espiatorio di un chiaro monito repressivo sferrato dal capitale e dalle sue rappresentanze, nei confronti di chi dissente.
Una manifestazione radicale e partigiana che ha visto confluire le tante anime del movimento, dimostrando che in Calabria esiste una risposta concreta alle barbarie che il capitalismo moderno produce.
Alla luce di questi fatti, è necessario, a nostro avviso, ricomporre una rete di resistenza sociale capace di generare dissenso, vertenze e conflitto, proponendo un patto di mutuo soccorso regionale – così come si sta sperimentando a livello nazionale – per discutere, porre problemi e diventare punto di riferimento per tutte quelle realtà che si sentono isolate o che soffrono una condizione di disagio. Negli anni passati, infatti, i vari movimenti sono stati in grado di generare momenti alti di opposizione sociale, mancando, però, l’appuntamento alla ricomposizione ed al ricompattamento.
L’obiettivo è dunque quello di superare le distanze e segmentazioni delle tante esperienze di questi anni, riunendo risorse e forze per realizzare nessi, legami, relazioni anche nella riflessione e nella elaborazione.
L’assemblea di Crotone del 15 marzo può costituire il punto di partenza per creare quello spazio in cui quel fitto mosaico di esperienze e pratiche di lotta, ad ora frantumato, possa reincontrarsi, analizzare i malesseri di questa regione e i meccanismi che determinano la degenerazione di gran parte del sistema politico, l’impoverimento sociale, l’uso scriteriato del territorio che favorisce l’espansione di una sempre più potente borghesia criminale e che alimenta marginalizzazione, esclusione, dipendenza.
La parola chiave è “legame sociale”: una rete di rapporti tra soggetti collettivi e soggetti individuali che non si rassegnano all’esistente e nel vivo di pratiche e concrete esperienze di movimento danno il senso della possibilità di cambiamento nella nostra martoriata e vilipesa regione.
Oggi, di fronte agli attacchi che certamente si coaguleranno nei prossimi mesi questa esigenza di rete è mai come adesso indispensabile a partire dal rafforzamento, e allargamento, degli strumenti oggi a disposizione: i patti contro guerra e precarietà, le mobilitazioni femministe, quelle ecologiste, le lotte per i diritti dei migranti, i grumi di resistenza nel mondo del lavoro. Una capacità vertenziale quindi e di generalizzazione delle resistenza, che passi dalla condivisione delle istanze e delle lotte, per dare assetto, partendo dalle realtà territoriali, ad una costituente dei movimenti che da sinistra contrastino il sistema e le logiche di sfruttamento che questo genera.
La resistenza sociale si regge sull’unità di azione attorno a piattaforme qualificanti, non mediate al ribasso e forti nella loro radicalità. Tutta l’esperienza degli ultimi anni dimostra questa realtà. Su guerra, ambiente, femminismo, diritti civili, lavoro e precarietà si possono costruire ampie mobilitazioni più forti e più ampi coordinamenti di lotta ma non ci possono essere ambiguità o esitazioni sulle piattaforme. L’esperienza degli ultimi anni, le piattaforme prodotte, le sperimentazioni di movimento realizzate sono acquisizioni da cui si parte, non esperienza da accantonare. Pertanto l’autentica novità dovrà essere rappresentata soprattutto dalla reale convergenza tra enunciazioni di principio e pratica politica.
Tra i promotori dell’appuntamento di Crotone, oltre ai movimenti di Cosenza, Crotone, Gioia Tauro, Lamezia, Reggio Calabria, vi è il settimanale Carta, il cui interesse verso la Calabria, risale a tanto tempo fa, all’epoca del “Cantiere” del 2003 sulla questione meridionale a Cosenza. Da allora questo interesse si è mantenuto costante e coerente concretizzandosi in una serie di interventi sulla situazione regionale e sulle diverse iniziative che il variegato arcipelago del movimento calabrese ha messo in atto in questi ultimi anni, raccogliendo testimonianze e contributi sulle questioni al centro della crisi politica e sociale della regione.


 

 

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