Storia dei Movimenti a Lamezia

Cantiere Sociale “TerraTerra” (1999-2003)

Il Pensiero Dominante.
Il Cantiere Sociale “TerraTerra” è nato per iniziativa di alcune persone mosse dal desiderio di porre l’uomo e il lavoro al centro della politica. Su tutto grava il niente ideale di quest’ultima, ridotta sempre più a mediazione di interessi – quasi sempre a favore dei più forti – anziché slancio di valori e competizione per migliorare l’essere dei cittadini, ben oltre i loro averi. Attualmente, dunque, è manifesta la degenerazione di una politica improntata sull’idea che, soltanto garantendo la crescita del sistema economico, si possa assicurare il bene comune. Non è difficile, però, rendersi conto che tra un sistema economico efficiente e la felicità dell’uomo non esiste alcuna relazione di consequenzialità. Infatti, il sistema economico maschera, dietro l’apparente permissività e con l’allettamento di un relativo benessere, un sistema di repressione e strumentalizzazione delle coscienze. Il Nord ricco, che desta grande entusiasmo e soddisfazione in tutti quelli che ritengono unico il modello socio-economico di matrice capitalista, nasconde dietro quell’apparente “benessere” ben poco di cui vantarsi: crescono l’inquietudine interiore, l’ansia, la depressione, l’uso di droghe, l’anoressia, la bulimia, si registra una caduta vistosa dell’autostima, che coincide con una minore fiducia nel futuro. Ad esempio, la depressione sta diventando una sorta di malattia endemica e, quel che è peggio, si propaga fra i giovani (il 28% ne è colpito e il 62,5% l’ha provata “qualche volta”). Negli ultimi vent’anni è raddoppiato il numero di suicidi fra i quattordicenni e i quindicenni: sintomo inequivocabile di un disagio sociale devastante, di una profonda mancanza di ideali. Ma non è questo il risultato diretto di una società e di stili familiari che non propongono più valori positivi? Come può tutto ciò non essere letto come segnale del profondo insuccesso del modello di società che ci viene imposto? In questo senso risultano inopportune gli sforzi di quelle strutture sovranazionali (WTO, FMI, BM) che mirano ad esportare questi modelli al fine di creare un ‘economia liberista globale. Se è vero che benessere non è sinonimo di possesso, di capacità di produzione e di consumo, ma equivale allo star bene in armonia con se stessi e con il mondo, allora è altrettanto vero che la società attuale va a cozzare con questi presupposti. L’uomo deve prendere coscienza di questo stato di inconciliabile contraddizione e tendere verso un cambiamento radicale.

I Protagonisti dell’Impoverimento.
Due secoli di politiche coloniali hanno concentrato, nel Nord del mondo, quasi tutto l’apparato produttivo, attivato con le materie prime estratte a basso costo nel Sud del mondo. Il Nord del mondo, ricco e opulento, pur ospitando appena il 20% della popolazione mondiale (che oggi ha raggiunto e superato quota 6 miliardi) detiene 84% del prodotto interno lordo mondiale e l’86% dei consumi totali. Il Sud del mondo, che accoglie l’80% della popolazione mondiale (4,8 miliardi di abitanti), contribuisce appena con il 16% del prodotto interno lordo mondiale e il 14% dei consumi totali. Il divario tra paesi ricchi e paesi poveri aumenta vertiginosamente: il rapporto tra il reddito del 20% più ricco e quello del 20% più povero è passato da 1/30 nel 1960 a 1/74 nel 1997. Nonostante tutti i traguardi tecnologici raggiunti, viviamo ancora in un mondo dove il 20% della popolazione non ha cibo a sufficienza per sfamarsi; il 25% non ha accesso ai servizi di base come l’acqua potabile; il 30% vive in un tale stato di miseria che non vi sono parole per descriverlo. Oggi l’unico modello economico vincente sembra essere il Capitalismo selvaggio e sfrenato che ha come unico obbiettivo quello di autoconservarsi: massimizzazione dei profitti, a discapito dei deboli e degli ultimi, è il solo obbiettivo di un tale sistema economico. Nonostante tutto, i paesi del Sud sono in continua lotta con se stessi per raggiungere ed adeguarsi al “Modello Unico”, sistema economico che distrugge le diversità e l’originalità di ogni popolo nonché le loro secolari tradizioni, annullando, in fine, l’autonomia politica di ogni governo. Così tutti i paesi poveri, in questa corsa affannata, diventano inutili per il mercato come inutili sono tutte quelle persone che, ovunque nel mondo, non hanno una buona “capacità di acquisto”. Il mancato accesso al paradiso dei consumi genera, in molte persone, un forte senso di frustrazione ed alienazione. Questo stato di malessere generale, viene manifestato in diversi modi: droga, alcool, criminalità e violenza rappresentano, spesso, una via breve per entrare nel regno dei consumi sentendosi, a questo punto, persone “utili” al mercato. Altri si rifugiano, invece, in un eccessivo e fanatico nazionalismo o nel fondamentalismo religioso. Anche se non tutti le persone reagiscono in maniera così estrema, è innegabile che il processo di globalizzazione porta ad una forte instabilità sociale, politica ed economica in seno agli stati. L’uomo non è più considerata fulcro della propria economia, bensì, come forza lavoro, da sfruttare a basso costo, per estrarre materie prime e produrre beni da vendere poi nei mercati occidentali dove la popolazione, se pur modesta in termini di numeri di abitanti, ha molto da spendere. Il Sud del mondo viene visto come terreno fertile per l’economia occidentale, forte ed efficiente, pronta a derubare tutte le risorse sfruttabili economicamente. Terreno fertile da parte delle banche e dei loro intermediari finanziari, che incassano, giorno dopo giorno, gli interessi su un debito che la popolazione ha già strapagato. Terreno fertile per le elite locali che attirano a se finanziamenti stranieri appoggiando, per garantirsi l’impunità e i privilegi, regimi dittatoriali che opprimono e non garantiscono nessun tipo di libertà. Terreno fertile per le multinazionali che, sfruttando la mano d’opera a basso costo, le leggi anti sindacali, le esenzioni fiscali, le esenzioni doganali e le leggi ambientali particolarmente permissive, accrescono esponenzialmente i loro guadagni e il loro peso politico. Quest’ultimo utilizzato per far pressione sui governi affinché mantengano l’attuale stato di fatto, ma anche sulle istituzioni internazionali come il FMI (Fondo Monetario Internazionale), la Banca Mondiale, il WTO (organizzazione mondiale del commercio) e l’OCSE (Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico), affinché spianino la strada alle loro strategie economiche. I paesi occidentali e le istituzioni internazionali, per mantenere l’egemonia politica, economica e sociale, destinano ingenti quantità di denaro per potenziare gli apparati militari; dietro questa perversa logica si spiegano le politiche militari della Nato che, con la sua nuova impostazione aggressiva, ha esteso il suo teatro d’operazione a tutto il mondo, coinvolgendo, anche in modo attivo, l’Italia in guerre offensive, inutili ed ingiustificate. Tutti i popoli del mondo hanno assistito in questo periodo ad un trasferimento, di competenze e di sovranità, dai cittadini ad operatori privati non sempre facilmente identificabili e trasparenti e non sempre socialmente responsabili. In pratica, nella società attuale l’esercizio democratico è nullo o comunque è ridotto al minimo. La globalizzazione neoliberista porta ad un progressivo depauperamento delle risorse ambientali con le conseguenti alterazioni climatiche che tutto ciò comporta. Il taglio indiscriminato di migliaia di ettari, di foresta primordiale, garantisce al Nord del mondo l’84% del legname mondiale; trivellazioni petrolifere offensive per i popoli indigeni e per la loro cultura millenaria; cave e miniere per l’estrazione, a basso costo, di materie prime da trasferire sui mercati occidentali; sbarramenti artificiali dei corsi d’acqua, per uso irriguo ed industriale che offrono un servizio soltanto ad una piccolissima élite privilegiata della popolazione, come i proprietari delle piantagioni, le multinazionali e pochi altri ricchi signori, mentre il resto della popolazione è costretta a bere acqua inquinata, a non possedere l’illuminazione in casa, o non avere acqua sufficiente per irrigare i piccoli orti familiari, a non potersi riscaldare nei periodi freddi. Questo processo di globalizzazione colpisce soprattutto gli ultimi e i deboli, cioè le classi sociali non protette. Gli ultimi, i deboli, gli emarginati, non sono solo gli abitanti del Sud povero ma, le differenze sociali ed economiche sono presenti, sia pur in un contesto politico-sociale differente, anche nei paesi ricchi del Nord del mondo. Pur immersi in un benessere generalizzato, noi cittadini occidentali veniamo a contatto con la povertà quotidianamente: barboni, nomadi, accattoni, malati abbandonati a se stessi, anziani con pensioni insufficienti, e poi ancora, disoccupati e sottopagati rappresentano il risvolto della medaglia del sistema capitalistico in occidente che, se da noi è eccezione nel Sud del mondo è regola. Alcuni luoghi comuni attribuiscono la povertà all’eccesso di popolazione, al clima avverso e all’arretratezza tecnologica. Ma la povertà è presente, ed anche in maniera sproporzionata, in quelle nazioni dove possiedono mezzi tecnologici all’avanguardia, clima temperato ed una bassa densità abitativa. Le avversità climatiche e le calamità naturali non giovano certo alla popolazione ma non sono questi i veri problemi dell’impoverimento. In realtà le vie che portano alla povertà sono:

  • La perdita delle terre, occupate da padroni locali e dalle multinazionali che sostituiscono, ad una economia locale una economia a larga scala
  • La perdita delle risorse primarie (acqua, foreste, pascoli)
  • I comportamenti anti sociali dei governi
  • La disoccupazione e i salari insufficienti
  • Il fallimento provocato da alte spese di produzione e bassi ricavi.

L’ingiustizia, lo sfruttamento, la povertà, sono organizzate da una macchina di dimensioni mondiali che riesce ad essere presente in ogni angolo della terra. La povertà e le sue cause, sono legata sostanzialmente, al concetto di “Giustizia Sociale”: Il futuro di intere popolazioni è legato al peso che, negli anni a venire, verrà dato alla realizzazione di una giustizia sociale diffusa.

L’Effetto Boomerang.
L’economia neo-liberista si ritorce anche contro di noi come abitanti del Nord del mondo e, quindi, come singoli cittadini italiani. Molti definiscono questa ritorsione come “effetto boomerang”:

  • Le imprese italiane trasferiscono la produzione nei paesi dell’Est e del Sud del mondo, dove le condizioni produttive sono di gran lunga più favorevoli (bassi costi di produzione, politiche sindacali assenti, leggi ambientali permissive, …). Questo induce ad una costante crescita della disoccupazione, del sommerso, del lavoro minorile, della precarizzazione del lavoro, quest’ultima definita elegantemente “flessibilità”.
  • I diktat delle istituzioni internazionali valgono anche per i paesi occidentali: il processo di privatizzazione dei servizi pubblici è sotto gli occhi di tutti, con la conseguenza di un sempre più difficile accesso ai servizi di base da parte delle fasce meno protette della popolazione.
  • Molte banche approfittano della difficoltà di pagamento da parte dei popoli del Sud per far risultare più bassi i loro profitti. In molti paesi occidentali, infatti, la legge consente di far risultare come perdite i prestiti di difficile rientro. Così, le banche dichiarano meno profitti e pagano meno tasse a discapito della collettività.
  • Tanto più diventa grave la situazione sociale, economica ed ambientale nel Sud, tanto più grande sarà l’immigrazione di questi verso i paesi del Nord del mondo, dove malgrado loro, trovano soltanto centri di detenzione, violenza razzista, rimpatrio.
  • La devastazione ambientale perpetuata nel Sud del mondo, ha conseguenze planetarie: la qualità dell’aria, dell’acqua e del suolo che quotidianamente utilizziamo, dipende soprattutto dalle strategie economiche del Nord del mondo.

Un Altro Mondo è Possibile!
Quello che segue è l’Appello di Porto Alegre, documento finale stilato nel primo Forum Sociale Mondiale, sottoscritto dalle forze sociale impegnate nella lotta contro la prepotenza neo-liberista. È il documento base di tutto il movimento a cui anche noi, come Cantiere Sociale “TerraTerra”, abbiamo deciso di aderire sentendoci pienamente parte del movimento di contestazione che sta attraversando tutto il mondo nel tentativo di un cambiamento radicale del Sistema Unico dominante.
“Noi, forze sociali provenienti da ogni parte del mondo, ci siamo riuniti qui, nel Forum Sociale Mondiale di Porto Alegre. Siamo sindacati e Ong, movimenti e organizzazioni, intellettuali e artisti. Insieme vogliamo costruire una grande alleanza, per creare una nuova società, libera dalla logica attuale, che utilizza il mercato e il denaro come sola unità di misura. Davos rappresenta la concentrazione della ricchezza, la globalizzazione della povertà e la distruzione del nostro pianeta. Porto Alegre rappresenta la lotta e la speranza di un nuovo mondo possibile, in cui gli esseri umani e la natura siano al centro delle nostre preoccupazioni. Facciamo parte di un movimento che, a partire da Seattle, sta crescendo. Noi sfidiamo le oligarchie e le loro procedure antidemocratiche, rappresentati nel Forum economico di Davos. Siamo venuti qui a condividere le nostre lotte, a scambiare le nostre esperienze, a rafforzare la nostra solidarietà e a manifestare il nostro assoluto rifiuto delle politiche neoliberiste dell’attuale globalizzazione. Siamo donne e uomini: contadine e contadini, lavoratrici e lavoratori, professionisti, studenti, disoccupate e disoccupati, popoli indigeni e neri, proveniamo dal Sud e dal Nord, siamo impegnati a lottare per i diritti dei popoli, la libertà, la sicurezza, il lavoro e l’educazione. Siamo contro l’egemonia del capitale, la distruzione delle nostre culture, il degrado della natura e il deterioramento della qualità della vita da parte delle imprese transnazionali e delle politiche antidemocratiche. L’esperienza della democrazia partecipativa, come a Porto Alegre, dimostra che alternative concrete sono possibili. Riaffermiamo la supremazia dei diritti umani, ambientali e sociali sulle esigenze dei capitali e degli investimenti. Mentre rafforziamo il nostro movimento, resistiamo all’oligarchia globale per migliorare l’equità, la giustizia sociale, la democrazia e la sicurezza per tutti, senza distinzione alcuna. I nostri metodi e le nostre proposte costituiscono un forte ostacolo alle politiche devastatrici del neoliberismo. La globalizzazione rafforza un sistema sessista, escludente e patriarcale. Incrementa la femminilizzazione della povertà ed esacerba tutte le forme di violenza contro le donne. L’eguaglianza tra uomini e donne è una dimensione centrale della nostra lotta. Senza questa eguaglianza, un altro mondo non sarà mai possibile. La globalizzazione neoliberista scatena il razzismo, come continuazione del genocidio e dei secoli di schiavitù e di colonialismo che hanno distrutto le basi di civiltà delle popolazioni nere d’Africa. Ci appelliamo a tutti i movimenti perché solidarizzino con il popolo africano dentro e fuori il continente, per la difesa dei suoi diritti alla terra, alla cittadinanza, alla libertà, all’eguaglianza e alla pace, attraverso il riscatto del debito, storico e sociale dei paesi del Nord nei confronti dell’Africa. Il traffico di schiavi e la schiavitù sono crimini contro l’umanità. Esprimiamo in modo particolare il nostro riconoscimento e la nostra solidarietà con i popoli indigeni, nella loro lotta storica contro il genocidio e l’etnocidio e in difesa dei loro diritti, delle loro risorse naturali, della loro cultura, autonomia, terra e territorio. La globalizzazione neoliberista distrugge l’ambiente, la salute e le condizioni di vita dei popoli. L’aria, l’acqua, la terra e anche gli esseri umani sono trasformati in merci. La vita e la salute devono essere riconosciuti come diritti fondamentali, e le decisioni economiche devono essere subordinate a questo principio. Il debito pubblico internazionale dei paesi del Sud è stato pagato più volte. Ingiusto,illegittimo e fraudolento, esso funziona come strumento di dominio, privando i popoli dei loro diritti fondamentali, con l’’unico scopo di aumentare i guadagni dell’usura internazionale. Esigiamo l’annullamento incondizionato del debito e la riparazione dei debiti storici, sociali ed ecologici come passo immediato verso una soluzione definitiva della crisi provocata dal debito estero. I mercati finanziari depredano le risorse e la ricchezza dei popoli e assoggettano le economie nazionali ai viavai degli speculatori. Reclamiamo la chiusura dei paradisi fiscali e l’introduzione di tasse sulle transazioni finanziarie. Le privatizzazioni trasferiscono i beni pubblici e le risorse alle imprese transnazionali. Noi ci opponiamo a ogni forma di privatizzazione delle risorse naturali e dei beni pubblici. Rivolgiamo un appello perché venga protetto l’accesso a questi beni e perché sia garantita una vita degna per tutti. Le compagnie multinazionali organizzano la produzione mondiale per mezzo della disoccupazione di massa, i bassi salari e il lavoro non qualificato e rifiutano di riconoscere i diritti fondamentali dei lavoratori, cosi come sono definiti dall’Organizzazione Internazionale del Lavoro (OIL). Chiediamo il pieno riconoscimento dei diritti dei sindacati ad organizzarsi e a negoziare per conquistare nuovi diritti per i lavoratori. Mentre i beni e i capitali possono liberamente attraversare le frontiere, le restrizioni sui movimenti delle persone esacerbano lo sfruttamento e la repressione. Esigiamo la fine di tali restrizioni. Domandiamo un sistema di commercio giusto, che garantisca il pieno impiego, la sovranità alimentare, ragioni di scambio eque e benessere sociale. Il “libero commercio” non è affatto libero. Le regole del commercio globale provocano l’accumulazione accelerata di ricchezza e potere nelle imprese transnazionali e provocano al contempo maggior marginalità e povertà di contadine e contadini, lavoratrici e lavoratori e imprese locali. Rivendichiamo che i governi rispettino gli obblighi che competono loro e utilizzino gli strumenti internazionali in difesa dei diritti umani e degli accordi ambientali multilaterali. Chiamiamo ad appoggiare le mobilitazioni contro la creazione dell’Area di Libero Commercio delle Americhe, un iniziativa che significa la riconquista della regione e la distruzione dei diritti fondamentali sociali, economici, culturali e ambientali. Il Fondo Monetario Internazionale, la Banca Mondiale, l’Organizzazione Mondiale del Commercio, la Nato e gli altri accordi militari sono alcune delle agenzie multilaterali della globalizzazione transnazionale. Esigiamo la fine delle loro interferenze nelle politiche nazionali. Queste istituzioni non hanno legittimità di fronte ai popoli e noi continueremo a protestare contro le loro misure. La globalizzazione neoliberista ha provocato la concentrazione della proprietà delle terre e promosso una agricoltura transnazionalizzata, distruttiva della società e dell’ambiente. È basata su produzioni finalizzate all’esportazione che hanno bisogno di grandi piantagioni e di infrastrutture che comportano l’espulsione della gente dalla propria terra e la distruzione dei mezzi di sostentamento. Tali risorse dovranno essere restituite. Chiediamo una riforma agraria democratica con l’usufrutto da parte dei contadini della terra, dell’acqua e delle sementi. Promuoviamo politiche agricole sostenibili. Le sementi e il materiale genetico sono patrimonio dell’umanità. Esigiamo l’abolizione dell’uso dei prodotti transgenici e delle concessioni di brevetti sulla vita. Il militarismo e la globalizzazione nelle mani delle imprese transnazionali si rafforzano a vicenda per minare la democrazia e la pace. Noi rifiutiamo totalmente la guerra come mezzo di risoluzione dei conflitti. Siamo contro il riarmo e il commercio di armi. Esigiamo la fine della repressione e criminalizzazione della protesta sociale. Condanniamo l’intervento militare straniero negli affari interni dei nostri paesi. Esigiamo la fine dell’embargo e delle sanzioni utilizzate come strumenti di aggressione ed esprimiamo la nostra solidarietà con chi ne soffre le conseguenze. Rifiutiamo l’intervento militare straniero negli affari interni dei nostri paesi. Esigiamo la fine dell’embargo e delle sanzioni utilizzate come strumenti di aggressione ed esprimiamo la nostra solidarietà con chi ne soffre le conseguenze. Rifiutiamo l’intervento militare statunitense, per mezzo del Plan Colombia, in America Latina. Chiamiamo a rafforzare l’alleanza su questi temi principali e a incrementare le azioni in comune. Continueremo a mobilitarci attorno a questo a queste questioni fino al prossimo Forum Sociale Mondiale. Constatiamo che ora abbiamo forza maggiore per intraprendere una lotta in favore di un mondo diverso, senza miseria, fame, discriminazione e violenza; in favore della qualità della vita, dell’equità, del rispetto e della pace.
Ci impegniamo ad appoggiare tutte le lotte della nostra agenda collettiva che mobilitino l’opposizione al neoliberismo […].
Queste proposte fanno parte delle alternative elaborate dai movimenti sociali di tutto il mondo. si basano sul principio secondo il quale gli esseri umani e la vita non sono merci; affermiamo, inoltre, l’impegno per il benessere e i diritti umani di tutte e di tutti”.

Archivio delle iniziative e dei documenti del C.S. TerraTerra sul sito http://digilander.libero.it/csterraterra

Collettivo Lamezia Rossa (2005-2007)

Lamezia Rossa è un collettivo, fondato da giovani della città, scaturito dall’esigenza di esaminare con sguardo più attento ai problemi che circondano la nostra piccola comunità, di approfondire tematiche che appartengono al sentire comune, riavvicinarci sempre più alle questioni di scarsa diffusione mediatica, di agire operativamente portando avanti iniziative di diverso genere e di vario contenuto.
Siamo una realtà, dunque, che ha come finalità fondante quella di cercare di rendere partecipi i cittadini della nostra attività e di mettere in moto un processo di fuoriuscita dal torpore intellettuale e di immissione nel vero e proprio movimento di rivendicazione sociale, fortemente ispirato ai valori di giustizia civile e dottrine egualitaristiche (uguaglianza sociale ed economica dei cittadini).
Il nostro intento è quello di divenire una nuova voce in un contesto in cui il silenzio frastornante agita progressivamente le menti e le coscienze, tanto da provocare la necessità di un risveglio collettivo; di accrescere il dibattito comunitario; di attivare meccanismi di dimostrazione pubblica nella piena concretezza ed effettuabilità.

Collettivo Macondo (2007-2008)

Perchè in altre città della Calabria esistono movimenti di opposizione e a Lamezia no?
Si tratta di città vicine e simili alla nostra dove gruppi di ragazzi sono riusciti a creare qualcosa per cercare di risolvere i problemi delle loro città.
Eppure i problemi a Lamezia di certo non mancano.
-‘Ndrangheta, una piaga per la nostra città che con le estorsioni e la sua cappa di omertà avvolge Lamezia diffondendo paura e ostacolando anche il lavoro.
-Precarietà e disoccupazione, problemi strettamente collegati alla ndrangheta. Infatti spesso il lavoro diventa monopolio esclusivo degli affiliati.
-Droga. La mancanza di lavoro, l’apatia, la disperazione spesso spingono i giovani a drogarsi per evadere dal mondo.
-Spazi sociali. I giovani Lametini non hanno punti di incontro e di aggregazione che vadano al di la del pub o della sala giochi. Un motivo in più per andarsene alla prima occasione.
-CPT, perchè tra i tristi primati che spettano a Lamezia c’è anche quello di possedere sul proprio territorio uno di questi lager per migranti istituito dal governo di centro-sinistra e gestito da una cooperativa vicina ai Ds. Cosa di certo non tollerabile in una società che rifiuta ogni forma di discriminazione e di razzismo.
Occorrono iniziative sociali e culturali come concerti, dibattiti, seminari, proiezioni che sviluppino una coscienza critica sui problemi della città e che possano dare nuovi stimoli ai ragazzi, spesso troppo indifferenti. Ma la colpa non è solo nostra. Le istituzioni sono poco attente alle nostre richieste.
Facciamoci sentire!
Da queste esigenze nasce il “Collettivo Macondo”, un gruppo di ragazzi stanchi di questa situazione che cerca, nel suo piccolo, di dare una mano a questa città.
Per questo invitiamo tutti quei ragazzi che la pensano come noi ad esprimere le loro proposte e dubbi.
Vediamoci, incontriamoci.

Collettivo Studenti in Lotta Lamezia Terme (2009)

L.S.O.A. Ex Palestra (2012-2014)

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Il Laboratorio Sociale Occupato Autogestito Ex Palestra è stato un progetto di recupero di uno spazio comunale situato nel quartiere Belvedere-Torre, nel centro storico di Lamezia Terme, abbandonato ed in preda al degrado, che un gruppo di compagne e compagni – nato dall’incontro tra il Collettivo Autonomo Altra Lamezia e nuove e molteplici soggettività – ha riqualificato e reso fruibile all’intera città, attraverso le pratiche dell’occupazione dell’autogestione, non rispondendo alle note e consolidate logiche di concessione degli spazi – che vedono protagonisti sempre le solite realtà associative lametine – e rifiutando l’idea che per la gestione degli stessi sia necessario ottenere dal Comune finanziamenti pubblici.

In un anno e mezzo di attività l’ex palestra ha svolto:
• volantinaggi ed azioni politiche;
• mobilitazioni varie partecipando a manifestazioni studentesche, in difesa dell’ambiente e del lavoro;
• assemblee, dibattiti e conferenze;
• feste di autofinanziamento e concerti musicali;
• mostre artistiche;
• cineforum;
• presentazioni di libri;
• attività ludiche;
• attività sportive;
• attività di studio;
• raccolta di beni di prima necessità per migranti;
• centro di documentazione indipendente con libri, riviste, CD e DVD;
• infoshop con libri, riviste, CD e DVD in modo da contribuire a diffondere, a basso costo, una cultura indipendente ed alternativa.