Domenica 26 giugno: Una montagna di pace

Domenica 26 giugno presso i ruderi dell’abbazia di Corazzo torna, dopo dieci anni, una montagna di pace, evento organizzato da Rivìentu – Coordinamento territoriale delle Associazioni del Reventino, con tavoli tematici di lavoro, dibattiti e concerti.

Dieci anni dopo l’ultima edizione ritorna Una montagna di Pace.
L’evento sarà organizzato da Rivìentu – Coordinamento territoriale delle Associazioni del Reventino – che del Forum del Reventino di cui fu protagonista Bruno Arcuri dieci anni fa raccoglie in buona parte l’eredità – in collaborazione con La Carovana. I temi della giornata saranno i beni comuni, l’agricoltura sostenibile, il recupero dei territori in via di spopolamento, l’emergenza migranti e il moltiplicarsi dei centri di accoglienza.
PROGRAMMA:
Nel corso della mattinata si terranno tre tavoli tematici di lavoro, nel corso dei quali saranno affrontate alcune problematiche del territorio e sviluppati nuovi progetti, nello specifico:
– Buone pratiche per uno sviluppo sostenibile del territorio. Turismo lento, cultura, musica tradizionale, agricoltura naturale e ambiente.
– Economia solidale / Gas, consumo critico, autoproduzione.
– Interazione tra territorio e migranti.
Nel pomeriggio l’esibizione del collettivo di scrittura Manifest. aprirà e chiuderà il dibattito “Perché restare. Prospettive per le aree interne”, al quale interverranno Vito Teti, antropologo presso l’Unical e Domenico Lucano, sindaco di Riace.
A seguire spazio alla musica! Sul palco si susseguiranno: Onda Kalabra, Suoni Caotici Nomadi Cover Band, I Musicanti del Vento, Sabatum Quartet, L’evoluzione, Folk n’ Roll. Le esibizioni dei gruppi saranno intervallate da brevi momenti di riflessione e testimonianza su quanto di buono si è finora realizzato nel panorama dell’accoglienza e dell’integrazione calabrese. Sul palco si alterneranno Valerio Formisani, Enzo Infantino, Ahmed Berraou e i Teatrop con lo spettacolo “I maghi della pioggia”. La serata si chiuderà in compagnia di Rasdò.
Tanti altri eventi e momenti, frutto della stessa sensibilità e attaccamento al territorio, scandiranno la giornata: il mercatino del “Gruppo di Acquisto Solidale del Reventino”, “Leggere il Patrimonio” un divertente e formativo laboratorio didattico in compagnia dei gufetti di Museum children ebook, un angolo di poesia con Tonio Costanzo, una lettura di brani tenuta da Scenari Visibili, musica e danza popolare in compagnia di Felici & Conflenti.
L’eventuale ricavato della giornata verrà destinato ad un progetto sui temi trattati nel corso del dibattito e che vedrà il coinvolgimento degli Istituti Comprensivi di Bianchi Scigliano e Rogliano, anch’essi partner promotori dell’evento.

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La Campagna LasciateCIEntrare lancia la mobilitazione nazionale per la Giornata del Rifugiato. Sostieni, condividi & partecipa!

In occasione della Giornata Mondiale del Rifugiato, la Campagna Lasciatecientrare lancia la mobilitazione nazionale #20giugnolasciatecientrare, chiedendo a tutte le realtà di intervenire e collaborare alle visite, coordinandoci con le diverse delegazioni sui diversi territori.
Sono tantissimi i centri per migranti aperti ed operativi in Italia, gestiti direttamente dal Ministero dell’Interno e dalle Prefetture o dai privati in tutta Italia: si chiamano CAS, CARA, CPSA, HUB ed HOTSPOT.
I CAS sono presenti capillarmente in ogni regione, ve ne sono oltre 3000 per un totale di richiedenti asilo accolto pari al 72% di coloro che sono arrivati in Italia dai tanti scenari di guerra e di crisi (al 31.12.2105 nei CAS erano ospitati 76.683 migranti).
L’iniziativa nasce dalla constatazione che numerossimi sono i centri per migranti operativi nel paese offlimits a qualsiasi tentativo di monitoraggio delle condizioni d’accoglienza. Luoghi nodali per i respingimenti illegittimi che si stanno operando o per violazioni dei diritti umani, o segnalati e denunciati dai migranti per “mala gestione”. Alcuni di essi, a seguito di segnalazioni e denunce da parte della Campagna LasciateCIEntrare, sono stati poi finalmente chiusi dagli organi competenti e alcuni enti gestori sono sotto indagine.
Dopo un anno di visite e relazioni come campagna abbiamo pubblicato il Rapporto “Accogliere, la vera emergenza” (consultabile e scaricabile cliccando qui: http://goo.gl/ortQdk) con le relazioni e le criticità riscontrate nei centri visitati.
In Italia sono ancora aperti 4 CIE: a Roma, Torino, Caltanissetta, Brindisi. L’accesso è discrezionale ed in alcuni luoghi non siamo ancora riusciti ad entrare come ad esempio negli attuali “Hot Spot”: centri ancora offlimits per la stampa e la società civile.
Sin dalla sua nascita la Campagna ha promosso numerosi presidi e delegazioni nazionali nelle principali città italiane. In particolare, ampia risonanza mediatica ha avuto la prima mobilitazione nazionale del 25 luglio 2011 che ha visto per la prima volta, la denuncia a livello nazionale dello stato dei CIE, strutture allora ancora sconosciute ai più, oltre il limite della vivibilità e del rispetto della dignità umana, ove siverificavano continue e sistematiche violazioni dei diritti umani fondamentali. Quel giorno molti parlamentari entrarono per la prima volta in queste strutture per troppo tempo rimaste “invisibili” alla politica, alla stampa e all’opinione pubblica.
Il 20 giugno, in occasione della Giornata Mondiale del Rifugiato, vogliamo lanciare una mobilitazione nazionale, in contemporanea in moltissime regioni e città d’Italia, per entrare nei centri, insieme alla stampa italiana ed estera, a parlamentari, assessori, consiglieri regionali, avvocati ed alle associazioni della società civile.
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Chiederemo autorizzazione per accedere alle varie strutture, e raccoglieremo diversi dati in particolare:
quali Prefetture hanno autorizzato o negato l’accesso;
motivazioni del mancato accesso;
istanze dei migranti;
relazioni dettagliate sulle visite nei centri;
rapporto e valutazioni delle associazioni.

Vogliamo farlo in questo momento che riteniamo particolarmente grave tanto per l’Italia che per l’intero contesto europeo. Le recenti vicende internazionali, dall’accordo fra UE e Turchia per il controllo dei richiedenti asilo provenienti da paesi in guerra, all’innalzamento di muri che chiudono tanto le frontiere esterne che quelle interne del “Continente Fortezza” fino all’elaborazione di piani che sembrano avere come unico scopo il controllo, la repressione e il rimpatrio di chi non è ritenuto degno di protezione ci creano indignazione e preoccupazione. Temiamo che si stia facendo morire il diritto d’asilo e contemporaneamente molte delle modalità di accoglienza che vengono fornite si dimostrino sempre più inadeguate quando non fondate unicamente su logiche di profitto e spesso di malaffare coperte da condizioni di presunta emergenza. Vogliamo che la società civile, di cui siamo parte, possa poter verificare nei luoghi di accoglienza e in tutti i centri per migranti, comunque chiamati, il rispetto dei diritti umani l’avviamento di percorsi che portino chi vi è ospitato alla completa autonomia e condizioni di lavoro dignitose anche per chi in tali centri opera.
LasciateCIEntrare lancia questa iniziativa a livello nazionale, chiedendo a tutte le realtà di intervenire e collaborare alle visite, coordinandoci con le diverse delegazioni sui diversi territori.

Aderiscono alla manifestazione:
1. FNSI 2. ORDINE DEI GIORNALISTI 3. USIGRAI 4. Art.21 5. CILD – Coalizione Italiana Libertà e Diritti Civili 6. ESCAPE – Laboratorio di studi critici sulle migrazioni forzate 7. Minori Stranieri non accompagnati 8. ADIF – Associazione Diritti e Frontiere 9. Ass. K_Alma 10. Redazione The Bottom Up 11. Baobab Experience 12. Rete Antirazzista Catanese 13. Naga 14. Centro Risorse LGBTI di Torino 15. Progetto Diritti 16. Rete Femminista No Muri No Recinti 17. Melting Pot 18. IUC Torino 19. Medu 20. Ri-Make Milano 21. Rete No Borders Milano 22. Presidio Piazzale Trento Cagliari 23. Cedise 24. Casa Internazionale delle Donne Roma 25. Cidis 26. Comunità Algerina Napoli 27. Scuola popolare di italiano LOSKA Napoli 28. Garibaldi 101 29. 081 30. Centro Sociale Quarto 31. Asgi 32. Diritti al Sud 33. Osservatorio Antigone 34. Borderline Sicilia 35. Accoglierete Onlus 36. Welcome Taranto 37. Missionari Comboniani Siracusa 38. Rete No Borders Napoli 39. Ospiti in arrivo 40. Tenda per la pace 41. Kasbah 42. Rivoltiamo la precarietà 43. Altra Lamezia 44. Rete Oltreconfine 45. CGIL 46. Libera contro le Mafie 47. CittadinanzAttiva 48. Osservatorio dei Diritti delle Persone Migranti – Lamezia Terme

NOTA BENE: per far parte delle delegazioni che chiederanno ingresso nei CIE e nei CARA l’invio della conferma e della copia del documento dovrà essere inviata entro e non oltre il 27 maggio. Questo per consentire di poter inviare le richieste alle Prefetture di competenza con adeguato anticipo per la procedura di autorizzazione anche del Ministero dell’Interno e delle Questure competenti. Per l’accesso è richiesto copia di un documento di identità e, in caso di giornalista, anche del tesserino stampa.
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Per adesioni & info logistiche: info@lasciatecientrare.it
Contatti : Gabriella Guido (Portavoce LasciateCIEntrare) +39 329.8113338; Yasmine Accardo (Referente dei territori) +39 349.7565172; Stefano Galieni (Ufficio stampa) +39 347.1777846; Maria Valentina Tora (Referente organizzazione #20giugnolasciatecientrare) +39 393.9644597.
Seguici su Facebook, su Twitter (https://twitter.com/MaipiuCIE) e sul sito (www.lasciatecientrare.it). Hashtag ufficiale: #20giugnolasciatecientrare.
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RICORDA: La Campagna cresce da e con i territori. Fondamentale è il loro monitoraggio. Se hai una segnalazione da inviarci riguardante un centro, una situazione o un caso particolare, puoi farlo con una mail a info@lasciatecientrare.it o con messaggio privato sulla nostra pagina Facebook. GRAZIE!

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Lo stato uccide e poi rimuove?

tenda01Tendopoli di San Ferdinando, 10 Giugno 2016. La baracca in cui Sekine Traore è stato ucciso da un colpo di pistola ormai più di due giorni fa, in questo momento non è sottoposta a sequestro. È ancora l’emporio dove da uno stereo canta Bob Marley, qualcuno fuma una sigaretta e qualcun altro beve un caffè. Non sappiamo se un sequestro c’è stato, ma nessuno sembra confermarlo.
Eventualmente, si è trattato di un sequestro lampo. Tracce di sangue, comunque, non ce ne sono. Ci chiedono il perché. Non lo sappiamo.
L’iscrizione del carabiniere nel registro degli indagati è un atto dovuto, ha dichiarato il procuratore della Repubblica di Palmi Ottavio Sferlazza, aggiungendo prontamente che tutto sembra confermare l’ipotesi di una legittima difesa. Bene. Chiediamo alla procura della Repubblica di chiarire se e in che termini sono stati eseguiti i dovuti rilievi sul luogo dell’omicidio. Chiediamo alla procura della repubblica di chiarire se l’assoluta accessibilità dei locali a 48 ore da un omicidio rispetti o violi quello che la legge prescrive in questi casi.
Molte persone, infine, continuano ad affermare elementi importanti, ed almeno parzialmente in contrasto con la versione delle Forze dell’ordine. Chiediamo alla procura della Repubblica se e in che termini è stato garantito l’esercizio del diritto/dovere di testimoniare. Nessuno dei presenti ha dichiarato di essere stato sentito o convocato in procura.
Chiediamo infine, a tutti e a ciascuno, di considerare che Sekine è morto e c’è una verità dei fatti ancora tutta da accertare. Ricordiamo che gli inquirenti hanno il dovere – morale e giuridico – di compiere ogni sforzo al fine di chiarire il più possibile questa verità. Chiediamo a tutti e a ciascuno di giudicare se questo è il modo.

Comitato Verità e Giustizia per Sekine Traore
Acad – Associazione contro gli abusi in divisa Onlus

Tendopoli di San Ferdinando (RC): Carabiniere spara e uccide migrante

01Un giovane migrante, Sekine Traore, è stato ucciso dai Carabinieri intervenuti nella tendopoli di San Ferdinando per una lite. Secondo la versione diramata dai Carabinieri, il giovane avrebbe aggredito un agente con un coltello prima di essere colpito da un proiettile. Una versione che contrasta completamente con quanto dichiarato dai presenti al momento dei fatti, i quali parlano di ben sette agenti intervenuti contro un solo ragazzo.
Questa mattina, intanto, i migranti si sono recati in corteo davanti al municipio di San Ferdinando chiedendo giustizia per Sekine e affermando la propria versione dei fatti.
Seguono aggiornamenti, comunicati e foto.


GIOIA TAURO: CARABINIERE SPARA E UCCIDE MIGRANTE NELLA TENDOPOLI DI SAN FERDINANDO
da Radio Onda d’Urto
Mercoledì 8 giugno 2016 – Gioia Tauro. Nella tendopoli di San Ferdinando, definita più volte “una bomba sociale”, un migrante è stato ucciso con un colpo di pistola da un carabiniere. Secondo le ricostruzioni ufficiali e le veline della Questura, il carabiniere avrebbe reagito ad un’aggressione, ma secondo quanto ci racconta Antonino, un compagno di Gioia Tauro che nel pomeriggio di oggi (mercoledì 8 giugno) si è recato alla tendopoli in questione per parlare con i migranti presenti ai fatti, le cose sarebbero andate diversamente. I carabinieri sarebbero intervenuti in 6 (non in 2) dopo una lite tra due migranti incontrando la resistenza disarmata – senza alcun coltello come invece sostenuto dai militari – di uno di questi quando lo hanno invitato a uscire dalla propria tenda. Ascolta o scarica.


Chi semina vento raccoglie tempesta.
VERITA’ E GIUSTIZIA PER SEKINE TRAORE
Un uomo è un uomo. Una vita è una vita. Un omicidio è un omicidio.
27. Gli anni. Ma non era un universitario fuori corso, come molti suoi coetanei calabresi laureandi in disoccupazione. Fuori sede, sì, ma all’accademia della sopravvivenza per lavoratori stranieri saltuariamente occupati e strutturalmente supersfruttati.
3. le volanti. 2 dei Carabinieri e una della polizia. = 6 agenti? Almeno… 2 per macchina, si suppone. Se non di più. I testimoni riferiscono 7.
?. Il tempo trascorso tra l’arrivo degli agenti e la morte violenta per colpo d’arma da fuoco all’addome. Il comunicato dell’Arma segnala l’orario della rissa ma non quello del decesso e tantomeno quello dell’arrivo delle volanti.
400. Circa. Ancora. Gli ospiti presenti in tendopoli a stagione ampiamente conclusa. Senza soldi senza cibo senza lavoro…
?. Il guadagno medio della stagione e la paga giornaliera media ricevuta da Sekine quest’anno per il lavoro negli agrumeti.
?. I profitti dei grossi magazzini che a Rosarno rastrellano a basso prezzo il prodotto e lo rivendono alla Grande Distribuzione.
?. Quanti marchi illustri del commercio alimentare devono lavare via negli stabilimenti il sangue dei Sekine.
5. Gli omicidi di stato di africani dal 2008 ad oggi, per quanto sappiamo, riferendoci a quanti deceduti di morte non naturale né per cosiddette “dinamiche interne”, ma per superamento della soglia di sopportazione umana – il ragazzo che si è impiccato dietro la famosa “fabbrica” – per negligenza programmata delle istituzioni – i due morti di bicicletta lungo le provinciali senza lampioni percorse dai ghetti al luogo di lavoro – per bassa soglia di resistenza ai rigori dell’accoglienza umanitaria – la persona trovata morta di freddo nei pressi della tendopoli qualche anno fa – per ragioni di ordine pubblico…SEKINE.
?. I feriti dal 2008 – anno della famosa rapina che causò il ferimento grave di due braccianti da parte di criminali locali – al 2010 della rivolta, passando per le aggressioni di quest’inverno e arrivando ad oggi – giorno di lutto e rabbia nella tendopoli di San Ferdinando per la perdita di un fratello, ucciso dallo stato per “incapacità” dello stato a garantire l’incolumità e assistenza chi dà segni di squilibrio – o come scrivono i cc è “in evidente stato di alterazione psicofisica” e secondo le nostre leggi va tutelato e curato, non soppresso.
?. Quanti di noi nati qui nelle stesse condizioni darebbero gravi segni di squilibrio e dopo quanto tempo…
?. Se nella piana di Gioia Tauro, se in Italia, se nel cuore della civilissima Unione Europea un lavoratore immigrato può sperare nella giustizia almeno da morto.
Durante la determinata e partecipata manifestazione organizzata questa mattina dai fratelli di Sekine, che vivono in tendopoli, davanti al Municipio di San Ferdinando (competente territorialmente per il sito), decine di persone riferivano una versione contrastante almeno in parte con quella ufficiale ed esprimevano sconcerto e rabbia per il fatto che le dichiarazioni rese ieri non fossero, a quanto pare, contestuali alle necessarie ed opportune procedure legali. In molti si dichiarano disponibili a testimoniare in qualunque sede. Questo con un enfasi che si accentua alla notizia che, a quanto pare, la procura si sia espressa ieri avallando la versione della polizia.
Non ci interessano i linciaggi. Le responsabilità dei singoli esigiamo che vengano chiarite prima di tutto perché, in mancanza di ciò, ci troveremmo di fronte a una grave minaccia alla libertà e all’incolumità di tutti per un precedente che nel nostro paese sarebbe l’ennesimo, siano le vittime di colore più o meno bianco, più o meno scuro.
LE RESPONSABILITA’ MORALI E POLITICHE PER NOI SONO CHIARE: CHI GOVERNA LA SITUAZIONE, A QUALUNQUE LIVELLO, E CHI CI GUADAGNA… LE PORTA TUTTE.
LE RESPONSABILITA’ GIURIDICHE FAREMO SI’ CHE VENGANO ACCERTATE.
Comitato Verità e Giustizia per SEKINE TRAORE
ACAD – Associazione contro gli Abusi in Divisa Onlus


Rosarno: la verità sull’omicidio di Sakine Traore ucciso ieri da un carabiniere
Da Radio Ondarossa
Questa mattina manifestazione di circa 300 migranti della tendopoli di San Ferdinando per chiedere che venga ascoltata la loro versione in merito all’omicidio di Sakine Traore, un ragazzo di 27 anni proveniente dal Mali, colpito a morte da un carabiniere.
Il racconto di una compagna di Acad (Associazione contro gli abusi in divisa) di Lamezia Terme.


No justice, no peace: per Sheikh Traore e tutte le vittime di un sistema da abolire!
Una nuova tragedia, dal copione purtroppo sempre uguale a se stesso, si è consumata ieri nella tendopoli di San Ferdinando, nei pressi di Rosarno. Un evento come ne capitano spesso nelle periferie e nei ghetti di tutto il pianeta. Ma in questo caso si tratta di un omicidio di stato, perché come già avvenuto in passato, i responsabili sono i suoi fedeli servi, quelle forze dell’ordine che ancora una volta abusano del proprio potere, arrivando a togliere la vita ad una persona. Ma anche perché quella tendopoli è stata voluta e progettata dallo stato stesso, che ha creato l’emergenza, il ghetto e le condizioni di precarietà totale e tensione che questi determinano. Questa volta ne ha fatto le spese un ventisettenne maliano che abitava nella tendopolI, Sheikh Traoré, il quale aldilà di ogni ricostruzione possibile è stato brutalmente assassinato ieri mattina, mercoledì 8 giugno.
La dinamica riportata dalla questura e dai media è alquanto discutibile, ed è tesa esclusivamente a tenere in piedi la tesi della legittima difesa. Come è possibile che le forze dell’ordine, in numero superiore (pare fossero ben 7!!), debbano ricorrere alle armi da fuoco per sedare una persona, anche se questa fosse in uno stato non controllabile? Come è possibile che, come raccontato dalle voci delle persone presenti al campo, il lancio del “coltello” e lo sparo siano in momenti temporali differenti, provando l’ipotesi di un’esecuzione a freddo? E come è possibile che un procuratore della Repubblica, prima che si siano concluse le indagini, già avvalori la tesi della legittima difesa?
Ai giornali non è interessato fornire una ricostruzione veritiera, ascoltando le testimonianze dei presenti o approfondendo la dinamica: la morte di un africano immigrato, seppur per mano di un carabiniere, è notizia quasi da tutti i giorni, che non necessita di approfondimenti di alcun tipo poiché si spiega con l’anormalità del soggetto, con il suo essere ‘disturbato, ubriaco, rissoso’ com’è ovvio, essendo immigrato. Eppure la storia arrivata dalle veline della questura appare totalmente discutibile. Non è un caso, appunto, che i giornali abbiano sostenuto immediatamente la tesi della legittima difesa, o addirittura quella del colpo partito accidentalmente, che in maniera drammatica ricorda l’assassinio di Davide Bifolco, avvenuto a Napoli 2 anni fa. Un nuovo omicidio di stato in un’altra delle estreme periferie di questo paese, buona a balzare agli onori della cronaca solo per eventi tragici come quello di ieri. E non è un caso nemmeno che la risposta del neoeletto sindaco di Rosarno sia stata la solita dichiarazione populista tutta improntata su un’ottica securitaria: bisogna sgomberare la tendopoli, e non si possono accogliere tutti, sono troppi. D’altronde, anche la CGIL è orientata all’ottica del meno peggio: qualche tempo fa, dopo l’ennesima promessa di intervento da parte della Prefettura, aveva dichiarato di volere che i lavoratori fossero trasferiti ‘in container’. Come se facesse la differenza.
Ma la risposta dei braccianti della tendopoli non si è fatta attendere: stamane, 9 giugno, sono scesi in corteo ed hanno raggiunto il comune di San Ferdinando, dove hanno ottenuto di parlare con i suoi rappresentanti chiedendo soluzioni immediate, non soltanto giustizia e verità per la morte di Sheikh, ma la fine delle aggressioni che i braccianti della tendopoli e degli altri insediamenti subiscono quotidianamente, di ritorno dal lavoro, e soluzioni concrete ed immediate per eliminare le cause prime di questa condizione di assoluta vulnerabilità, a cui però i lavoratori non si piegano. I problemi che vivono i braccianti agricoli e gli abitanti della tendopoli come di molti altri luoghi simili, in tutta Italia, sono molteplici: scarsezza di risorse igieniche e sanitarie, mancanza di acqua ed elettricità in alcuni casi. Condizioni abitative che si sommano alle condizioni di vita nel lavoro, con l’altissimo tasso di sfruttamento, e di vita, legate alla dipendenza e alle difficoltà burocratiche per l’ottenimento del permesso di soggiorno. Questi elementi sono quelli che creano veri e propri ghetti prossimi alle nostre città, dove la marginalità sociale e l’esclusione da ogni tipo di meccanismo di integrazione sono condizioni che permeano quotidianamente la vita di queste persone.
Come recitavano i cartelli imbracciati stamane dai lavoratori, ricordando anche le vittime del razzismo di stato oltreoceano, senza giustizia non c’è pace! Verità per la morte di Sheikh Traoré e di tutte le vittime di questo sistema fatto di discriminazione e sfruttamento. Da Foggia a Rosarno, uniti in un solo grido e in una sola lotta.
Comitato Lavoratori delle Campagne
Rete Campagne in Lotta


GIOIA TAURO: NUOVE PROTESTE DEI MIGRANTI DOPO L’OMICIDIO DI SEKINE TRAORE
Da Radio Onda d’Urto
Rabbia e tensione alla tendopoli di San Ferdinando (Reggio Calabria), Comune commissariato ormai dal 2014 per infiltrazioni mafiose e a cinque chilometri da Rosarno, nella piana di Gioia Tauro, dove martedì 8 giugno un carabiniere ha sparato e ucciso Sekine Traore, 27enne maliano, all’interno della tendopoli che ospita, in condizioni spesso disumane, tra i 500 e i mille migranti richiamati dalla possibilità di guadagnare pochi euro in ore di lavoro massacrante nei campi agricoli della zona.
Per il procuratore della Repubblica di Palmi Ottavio Sferlazza si delinea la legittima difesa per il militare indagato, un appuntato dei carabinieri, Antonino Catalano: si parla di una rissa e di un coltello. Diversa invece la versione degli amici della vittima, che parlano dell’intervento di sei carabinieri – anziché i due per ora resi ufficiali – per sedare un forte diverbio tra alcuni compagni di tenda, ma negano la presenza di armi bianche.
Non collimano, al momento, tra loro pure le versioni di Procura e Carabinieri: secondo quanto scrivono i media mainstream, la prima indaga per legittima difesa, con il carabiniere che avrebbe sparato all’addome di Sekine dopo aver ricevuto tre coltellate, mentre il comando reggino dell’Arma parla invece di colpo partito accidentalmente. A fare chiarezza, forse, l’autopsia, attesa tra oggi e domani.
PROTESTE – Intanto ieri sera, mercoledì 9 giugno, alle 20 per protesta bloccata la strada davanti alla tendopoli: i migranti hanno bloccato la strada con dei materassi, inscenando una forma di protesta. Sul posto sono arrivati carabinieri e polizia: dopo un’ora, i migranti hanno tolto il blocco.
Stamattina, mercoledì 9 giugno, la protesta è ripartita: strada ancora bloccata, stavolta con i cassonetti, e cartelli con scritte come “No Justice No Peace” e “7 poliziotti contro 1 migrante: dov’è la giustizia?”.
Verso le 10 i migranti sono partiti in corteo verso il centro del paese denunciando l’omicidio poliziesco e le spaventose condizioni, di vita e di lavoro, in cui sono costretti da cosche mafiose (in particolare i clan Pesce e Bellocco), sfruttamento da parte capitale agricolo e dall’indifferenza delle istituzioni. I migranti sono arrivati davanti al Municipio, dove continua la protesta.
Per seguire la mobilitazione (via Facebook) clicca qui (pagina “Lavoratori delle campagne”).
Da San Ferdinando la seconda corrispondenza, delle 11.45, con Antonino, compagno e attivista antirazzista di Rosarno.
Ascolta o scarica qui.
Da San Ferdinando la corrispondenza, delle ore 10, con Giulia, di Medu – Medici per i diritti umani
Ascolta o scarica qui.


 


 

Presidio dell’USB all’aeroporto

523ee62c45Oggi pomeriggio, alla presenza dei responsabili nazionali della USB settore trasporto aereo, si è svolto presso l’aeroporto di Lamezia Terme un presidio a sostegno dei lavoratori Sacal, chiamati dall’azienda a rispondere per aver scioperato lo scorso mese contro la cessione di ramo d’azienda.
Il presidio è stato preceduto dalla risposta della Commissione nazionale garanzia scioperi, chiamata in causa dalla USB, che ha dato ragione in tutto e per tutto al nostro sindacato, dichiarando illegittima la comandata di tutti i lavoratori, per cui le contestazioni sulla partecipazione allo sciopero, essendo assolutamente illegittime, devono essere, a parere della USB, annullate con atto scritto.
Nonostante la Sacal avesse messo per iscritto che per l’audizione i lavoratori non potessero essere assistiti dalla USB, in palese violazione dello Stato dei Lavoratori, la USB ha preteso ed ottenuto di poter difendere i lavoratori in contraddittorio con la Sacal, sostenendo la giustezza della loro partecipazione allo sciopero e la nullità di qualsiasi atto volto ad impedire il legittimo esercizio del diritto di sciopero.
Incomprensibile, poi, è stato l’atteggiamento della rappresentante della Cgil, che, anziché schierarsi a fianco degli scioperanti, ha preparato una nota con la quale i lavoratori, umiliandosi, avrebbero dovuto chiedere scusa all’azienda!!!!
In attesa della chiusura di questa questione, con l’archiviazione dei procedimenti in corso, la USB ritiene fondamentale riportare al centro del dibattito il futuro dei lavoratori, ritenendo tutt’altro che conclusa la vicenda relativa alla cessione di ramo d’azienda, che vedrà nelle prossime settimane ulteriori iniziative della USB.

USB Lavoro Privato Calabria

21 maggio assemblea regionale coordinamento stop TTIP

La manifestazione nazionale dello scorso 7 maggio ha visto oltre 30mila persone scendere in piazza contro il TTIP nonostante mesi di silenzio mediatico e di manipolazione delle informazioni da parte del Governo Renzi e della Commissione Europea.
È giunto adesso il momento di bloccare la svendita di diritti inalienabili e di riappropriarci del diritto alla salute, allo studio, ad un reddito dignitoso, alla sovranità alimentare che già oggi sono oggetto di attacchi dagli stessi governi nazionali e da un Europa che sostiene, con sempre maggior vigore, le grandi multinazionali spingendo così tutti noi nel tritacarne delle regole del TTIP.
Per valutare e condividere collettivamente pratiche e percorsi di mobilitazione territoriale e regionale, ci incontreremo sabato 21 maggio alle 17:00 a Lamezia Terme (CZ) al Parco P. Impastato.

assemblea-stop-ttip

Sospensione degli “aiuti” agli studenti antinvalsi. I PSP protestano e diffidano

E’ stato detto a gran voce da più parti, con espressioni diverse: la l.107/15 racchiude in sé un temibile risultato di ridondanza, a cascata, capace di generare un effetto moltiplicatore che farebbe invidia all’omonimo, stupefacente strumento di analisi macroeconomica di matrice keynesiana.
Ogni giorno spuntano, arricchite, le perle seminate dall’illuminato legislatore; e difatti, dopo i docenti, ecco un’altra temibilissima categoria, insospettabile, ma proprio per ciò più pericolosa, di Contrastivi: gli Studenti della seconda classe della scuola media superiore, che racchiudono, in pectore, lo spaventoso rischio che decidano di assentarsi in massa, ovvero di rifiutarsi di compilare le prove Invalsi alla base del SNV, acronimo un po’ inquietante, ma che è “solo” il Servizio Nazionale di Valutazione.
Ma niente paura! Per fortuna, su tutto il territorio nazionale, con ramificazioni capillari fino al profondo Sud, sono sguinzagliati i solerti Presidi Sceriffo, che, vegliando sulla corretta interpretazione, applicazione e –in maniera lungimirante- superando le implicazioni della l. 107, con ciò regalando al mondo dell’istruzione una gustosa anticipazione delle famigerate e agognate “deleghe in bianco”, prevengono. Perché –si sa- “prevenire è meglio che punire”.
Facile ironia a parte, a seguire, i Fatti.
Il 09 maggio scorso, i genitori degli Studenti della 2^ classe di un Ist. Professionale Statale del meridione d’Italia –ma potrebbe essere una qualsiasi scuola del territorio nazionale- si sono visti recapitare dai propri figli una lettera a firma del D.S., preceduta da un sms per assicurarsi della consegna, di cui, a seguire, il testo integrale.

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Mai come in questo caso vale appieno dire che si commenta da sé.
Eppure, alcune considerazioni appaiono inevitabili.
Oltre l’incipit dal taglio didattico, è sconcertante il “dispositivo”. Tutto ciò premesso si comunica che in caso di assenza di massa o di rifiuto di compilazione delle prove, agli alunni verrà comminata la sanzione disciplinare di tre giorni di sospensione con l’attribuzione nello scrutinio finale del 6 in condotta e la sospensione degli “aiuti” durante gli scrutini finali” . In queste poche righe è mirabilmente sintetizzato il senso dell’autonomia più piena, regalata generosamente ai Dirigenti Scolastici che, giustamente, ne fanno ampio uso e abuso.
Prescindendo dalle più svariate circostanze che possano indurre anche un congruo numero di Studenti ad assentarsi, una considerazione di carattere generale valga per tutte: le “colpe” dei genitori ricadranno sui figli. Eh sì. Perché si presume che i ragazzi che frequentano il secondo anno di scuola superiore, siano minori. E allora, equazione vuole che il D.S. ritiene di avere il diritto di entrare a gamba tesa nel privatissimo menage di responsabilità genitoriale che la legge italiana –ancora- riconosce in via esclusiva ai genitori. E nelle sue prerogative esiste quella di scegliere insindacabilmente le scelte educative e formative ritenute più opportune, nel rispetto, ovviamente, della legge e del regolamento scolastico dell’Ist. prescelto.
A noi Partigiani della Scuola Pubblica è sconosciuto il dato relativo a un’eventuale previsione punitiva, contenuta nel regolamento, a danno di chi è colpevole di diserzione dalle prove Invalsi.
Ma ciò che invece è ben noto e radicato è il compito che abbiamo scelto per Noi: resistere a qualsiasi forma di sopruso perpetrato a danno della Scuola Pubblica e dei suoi veri Protagonisti; e sostenere con la forza della legge –quella Buona per davvero!– e delle parole, le Vittime incolpevoli di quello che è oramai un regime.
Ultimissimo rilievo è da riservare alla minaccia, veramente inquietante, della “sospensione degli “aiuti” durante gli scrutini finali”, inserita, nero su bianco, in un atto ufficiale e incontestabilmente riconducibile al suo Autore; ma a ben pensarci, non si riesce a capire se siano più sconcertanti gli “aiuti”, ovvero la loro “sospensione”.
Per tutto quanto esposto, PSP – Partigiani della Scuola Pubblica, nel solidarizzare fortemente con Studenti e Genitori iniquamente minacciati, d i f f i d a n o il D.S. dal dare seguito alle intimate punizioni, al fine di evitare “scomode” azioni giudiziarie per palese violazione di Legge.
Buona Costituzione a tutti gli Eroi della Scuola Pubblica

letterapresideinvalsi

Da partigianidellascuolapubblica.org