25 Marzo 2017: Contro i padroni dell’Europa

Sabato 25 marzo si terrà a Roma il vertice dei capi di stato e di governo dell’Unione Europea, in occasione del sessantesimo anniversario del “Trattato di Roma”, che nel 1957 ha sancito la nascita della CEE.
Da Maastricht al Fiscal Compact, dalle guerre esportate ai confini imposti con le armi e le deportazioni, la storia della UE è segnata dalla sempre più pressante compressione di diritti e imposizione di tagli alla spesa pubblica, lutti e sofferenze sociali per i suoi cittadini e per quanti hanno tentato di varcarne le porte.
Alla crisi economica mondiale le “elites” della UE hanno risposto con politiche neoliberiste sempre più radicali, centralizzando decisioni fondamentali in materia di finanza, governo del territorio e politiche internazionali su organismi neanche eletti come la BCE e la Commissione Europea.
L’austerità imposta alle popolazioni che continua a produrre impoverimento e assenza di servizi essenziali garantisce però a banche e grandi imprese alte quote di rendita e profitti; la UE è ormai l’Unione Europea in crisi, un sistema irriformabile nelle sue istituzioni e nelle sue politiche finanziarie e di governo. Le politiche di governo e degli enti territoriali nel nostro paese sono diretta conseguenza delle decisioni prese in quei palazzi.
In questo scenario, molte cose stanno cambiando: se da un lato vediamo decadere il vecchio “blocco neoliberale”, dall’altro si affacciano in maniera sempre più importante forze politiche sovraniste e nazionaliste, portatrici di un’idea di Europa costruita su basi etniche, intrise di razzismo e se non addirittura di neofascismo.
Siamo in quel “no sociale” che si è espresso nel referendum del 4 dicembre e che resiste alla crisi e lotta contro le politiche sociali ed economiche fatte su misura di chi ci governa
Siamo tra le giovani generazioni e i precari che lottano per i diritti sociali e una formazione che sia all’altezza di bisogni e desideri.
Siamo lavoratori, operai, disoccupati e gli impoveriti che si battono sui luoghi di lavoro e nelle nostre città rivendicando salario, reddito, diritto all’abitare e una qualità della vita dignitosa e desiderabile.
Siamo tra quelli che superano frontiere e fili spinati affermando con coraggio la libertà di movimento.
Siamo tra coloro che nei territori resistono con forza ai saccheggi, alle devastazioni ambientali, alle speculazioni edilizie e alle grandi infrastrutture.
Il 25 marzo è un’occasione che non possiamo perdere per far sentire la nostra voce e possiamo già promettere che il 26 e 27 maggio saremo a Taormina in occasione del G7, quando i potenti della terra si riuniranno facendo l’ennesimo affronto al Sud Italia sempre più espropriato di risorse e ricchezze
Il 25 marzo all’Europa della finanza, dei nazionalismi e dell’austerità contrapponiamo le lotte per il riscatto sociale a partire dai territori resistenti ed autonomi che contrastano i processi di espropriazione, privatizzazione e le politiche di impoverimento.
Ci vediamo il 25 marzo, ore 14 in Piazza della Repubblica!
MOVIMENTI E TERRITORI DEL “NO SOCIALE”

La dirigenza SACAL svende SACAL GH e attacca diritti e retribuzioni dei lavoratori

USB Calabria Trasporto Aereo interviene sulla svendita di SACAL GH e sulle conseguenze per i diritti e le retribuzioni dei lavoratori dell’aeroporto di Lamezia.

Meno di un anno fa, la USB ha messo in campo tutte le iniziative possibili a difesa dei lavoratori, denunciando lo smembramento della SACAL e avvertendo dipendenti, opinione pubblica, politici, istituzioni e le altre OO.SS., che era in atto un piano per distruggere l’aeroporto di Lamezia Terme e portare un attacco mirato ai diritti e alle retribuzioni dei lavoratori. Non tutti i lavoratori, purtroppo ci hanno seguito, indotti in errore anche da chi aveva l’obbligo di tutelarli.
Non ci voleva, però, la sfera di cristallo per capire che questo sarebbe stato il risultato, per cui ci indigniamo fortemente, oltre che contro la dirigenza Sacal e una classe politica miope, anche contro quelle OO.SS. che, anziché svolgere il proprio ruolo di difesa dei lavoratori, sono stati “distratti” da altro e si sono resi complici di tutto ciò.
Dopo le nostre perplessità e denunce di questi anni contro la politica dell’attuale management di Sacal, presentato in modo pomposo e trionfale 4 anni fa all’inizio del suo fallimentare percorso, ci troviamo oggi con lo smembramento di S.A.CAL. e con gli stipendi dei lavoratori a rischio, questo malgrado gli stessi si siano dichiarati disponibili a rinunciare al pagamento degli straordinari, accettando di tramutarli in banca ore, a fornire la massima disponibilità nelle turnazioni di lavoro ed a lavorare costantemente sotto organico con carichi di lavoro veramente oltre il limite.
I dirigenti Sacal ed i sindacali corresponsabili, non sono stati i soli colpevoli, ma sono stati coadiuvati dai politici che hanno avallato e sponsorizzato questo percorso, rassicurando tutti più volte e dichiarando che i dipendenti non avrebbero dovuto perdere nemmeno un centesimo…
La realtà è ben diversa. Oggi ci troviamo a dover fronteggiare una vendita di tutta la SACAL GH, (e non si parla del 40%, bensì del 100%), a potenziali acquirenti, i cui requisiti sono rapidamente stati ribassati nei 3 bandi di vendita (…meglio dire svendita) emanati inutilmente nel corso dell’ultimo anno: altro che partner forte per “aggredire il mercato handler” ….
Nel frattempo, mentre da un lato si attaccano le retribuzioni e i diritti dei lavoratori, dall’altro si elargiscono lauti compensi, benefit e indennità ad personam…..
Chiediamo, quindi l’intervento immediato di tutte le forze politiche e delle istituzioni, affinché si fermi questa dirigenza, se ne verifichino responsabilità e si ponga fine a questo processo distruttivo che colpisce i lavoratori e le famiglie, in una terra come la Calabria che ha fame di lavoro e di legalità…
La USB Calabria Trasporto Aereo, come sempre, metterà in atto tutti gli strumenti necessari per tutelare i lavoratori e le loro famiglie.

Federazione Regionale USB Calabria Privato

15 marzo giornata internazionale contro la brutalità e gli abusi di polizia

In alcuni paesi del mondo, Canada, Belgio, Svizzera, il 15 marzo è, da ventuno anni la giornata internazionale contro la brutalità e gli abusi di polizia. Un’occasione di mobilitazione e sensibilizzazione della società sulla repressione, i suoi metodi e la funzione che ha nella disciplina dei corpi di donne, uomini e dei movimenti sociali nella crisi del liberismo, sul fronte interno della guerra globale. Il 18 marzo anche la Francia scenderà in piazza contro gli effetti perversi dell’Etat d’urgence, lo stato d’eccezione, con settori di società civile indignati dopo lo stupro di un ragazzo delle banlieue da parte di un branco di agenti. Un gesto, l’ennesimo, di una lunga tradizione di violenze, immortalato dalle telecamere, che ha scosso ulteriormente un paese segnato dall’innalzamento della tensione fra polizie e settori popolari dopo le norme liberticide imposte dall’equivalente francese del Pd, il partito socialista di Hollande.
Ufficialmente, le misure da stato d’eccezione vengono spacciate come misure di prevenzione del terrorismo, nei fatti ogni legislazione d’emergenza è destinata a ritorcersi contro stili di vita e movimenti antagonisti, contro i settori più poveri della società, contro ogni intralcio alla libera circolazione delle merci.
Il panorama mondiale è quello di un’emergenza permanente e la violenza della polizia è uno degli attori principali sulla scena. Dagli Stati Uniti dove non si arresta la mattanza di proletari neri da parte di poliziotti bianchi alla Spagna della ley Mordaza, dalla Francia dell’etat d’urgence fino alla Turchia di Erdogan con la sua guerra sporca contro il popolo curdo e all’Egitto di al Sisi o la Russia di Putin. E, naturalmente, l’Italia di Gentiloni e Minniti, dove il pacchetto migranti si somma alla ripresa della repressione politica in grande stile, come accaduto a Napoli sabato scorso, e all’insipienza dei governi che si succedono nell’ostinazione a non produrre una vera legge sulla tortura.
I lobbisti delle polizie, sindacatini e sindacatoni che applaudono ogni abuso e i rispettivi autori come eroi, personalità spregiudicate e di discutibile reputazione come Salvini e Giovanardi, vedono come fumo negli occhi ogni tentativo di regolamentare l’agire del personale in ordine pubblico e nelle strade e ogni tentativo di formazione dei corpi di polizia e militari in linea col dettato costituzionale e con i principi universali dei diritti dell’uomo.
Razzismo, percosse, tortura sono tratti permanenti del paesaggio metropolitano ad ogni latitudine: la violenza di polizia e la militarizzazione dei territori sono elementi di sistema funzionali all’ordine neoliberista che ha bisogno della creazione di un nemico interno per trasformare ogni fermento in problema di ordine pubblico, per depistare un’opinione pubblica disorientata dalla crisi e dirottarla su un ordine del discorso sicuritario e patriottico.
Perché lo stato d’emergenza è semplicemente lo stato capitalista, quello che nega i diritti a tutti meno alle merci.
Oggi è la giornata internazionale contro gli abusi di Polizia. E’ la giornata che dà senso alla nostra esistenza e spiega contro cosa ci troviamo a combattere ogni giorno.
Sostenendo le manifestazioni di oggi a Bruxelles, Montrèal, Parigi e Berlino, denunciamo pubblicamente le brutalità a cui la polizia di tutto il mondo sottopone i cittadini che dovrebbe proteggere e tutelare, siano essi innocenti o colpevoli di qualche reato.
Come Acad, ci uniamo a questa protesta con la speranza che presto anche qui in Italia si possa organizzare una grande manifestazione in questo 15 Marzo di lotta internazionale, e con la certezza che grazie alla lotta quotidiana e collettiva tutti questi abusi cesseranno di essere commessi.
Perchè non accada mai più.
ACAD

LOTTO MARZO SCIOPEROGLOBALEDELLEDONNE

nonunadimeno

Non Una di Meno è una rete di movimenti che ha costruito la grande mobilitazione nazionale dello scorso 26-27 novembre che ha visto scendere in piazza a Roma più di duecentomila persone.
Per l’otto marzo Non Una di Meno ha lanciato una giornata di lotta sulla base di 8 punti che possono essere così sintetizzati:
• la risposta alla violenza è l’autonomia delle donne: scioperiamo contro la trasformazione dei centri antiviolenza in servizi assistenziali;
• senza effettività dei diritti non c’è giustizia né libertà per le donne: vogliamo la piena applicazione della convenzione di Istanbul contro ogni forma di violenza maschile sulle le donne;
• sui nostri corpi, sulla nostra salute e sul nostro piacere decidiamo noi: vogliamo l’aborto libero, sicuro e gratuito;
• se le nostre vite non valgono, allora non produciamo: vogliamo un reddito di autodeterminazione, contro il ricatto della precarietà;
• vogliamo essere libere di muoverci e di restare: contro ogni frontiera: permesso, asilo, diritti e cittadinanza per tutt*!
• vogliamo distruggere la cultura della violenza attraverso la formazione: affinché l’educazione alle differenze sia praticata dall’asilo nido all’università, contro il sistema educativo della buona scuola;
• vogliamo fare spazio ai femminismi nel movimento: per costruire spazi politici e fisici antisessisti nei territori;
• rifiutiamo i linguaggi sessisti e misogini: contro l’immaginario mediatico misogino, sessista, razzista, che discrimina lesbiche, gay e trans.

Su richiesta di Non Una di Meno, inoltre, per l’otto marzo è stato proclamato da diversi sindacati di base lo sciopero generale di 24 ore.
I Collettivi autonomi Altra Lamezia e Ri-scossa Studentesca aderiscono alla giornata di lotta dell’otto marzo e allo sciopero generale attraverso una serie di volantinaggi informativi per la città e invitano tutte e tutti a partecipare a questa importante mobilitazione.

Se le nostre vite non valgono, noi scioperiamo!

Collettivo Autonomo Altra Lamezia
Collettivo Ri-Scossa Studentesca

Per info e aggiornamenti: nonunadimeno.wordpress.com

sciopero8marzo

comescioperare

PSP: Istruzione professionale – Analisi critica del Decreto n. 379 di riforma

Già nella premessa gli espliciti riferimenti legislativi svelano quale è lo spirito di questa riforma che prende di mira gli istituti professionali.

Una delle leggi di riferimento è il JOBS-ACT [per tramite del D. Lgs. 15 giugno 2015, n. 81, Disciplina organica dei contratti di lavoro e revisione della normativa in tema di mansioni, a norma dell’articolo 1, comma 7, della legge 10 dicembre 2014, n. 183.]  , nello specifico gli articoli 41, 42 e 43, quelli che regolamentano l’apprendistato nelle istituzioni scolastiche.

Prima di andare oltre riprendiamo proprio questi articoli, citati nell’art.4, lettera c):

art 41. 1. “L’apprendistato è un contratto di lavoro a tempo indeterminato finalizzato alla formazione e alla occupazione dei giovani”. Una delle tipologie è proprio “apprendistato per la qualifica e il diploma professionale”.

Art. 42. “il contratto di apprendistato contiene, in forma sintetica, il piano formativo individuale (…). Il piano formativo individuale è predisposto dalla istituzione formativa con il coinvolgimento dell’impresa”.

Art. 43. “1. L’apprendistato per la qualifica e il diploma professionale e il certificato di specializzazione tecnica superiore è strutturato in modo da coniugare la formazione effettuata in azienda con l’istruzione e la formazione professionale svolta dalle istituzioni formative che operano nell’ambito dei sistemi regionali di istruzione e formazione”;

“2. Posso essere assunti tutti i giovani che hanno compiuto i 15 anni di età

“7. Per le ore di formazione svolte nella istituzione formativa il datore di lavoro è esonerato da ogni obbligo retributivo. Per le ore di formazione a carico del datore di lavoro è riconosciuta al lavoratore una retribuzione pari al 10 per cento di quella che gli sarebbe dovuta”.

Che si intenda quindi svuotare di valore e significato la scuola nella sua interezza è un obiettivo che si sta perseguendo negli ultimi anni in maniera travolgente e sorda dai governi di turno, prescindendo dal colore politico e dagli orientamenti ideologici. Il comune denominatore è l’asservimento della scuola al mondo del lavoro, usato ad alibi per snaturare processi di apprendimento critici ed autonomi. A tal scopo aumentano le ore da dedicare all’alternanza scuola lavoro passando dalle attuali 400 per tutto il triennio all’aumento sostanziale strutturato in diverse forme, anche utilizzando la formula della “flessibilità”, e iniziando il processo già dal secondo anno. Tutto ciò a scapito delle materie umanistiche e di area generale, così come meglio documentato negli allegati A e B facenti parte integrante del testo in oggetto.

Aumenta l’ingerenza del privato che di fatto può ergersi ad istituzione formativa, sostituirsi alla scuola, assumendo gli studenti con contratti di apprendistato senza retribuizione.

Per adattare quindi la scuola all act era necessaria una riforma proprio degli istituti professionali, iniziando dal Piano Educativo Individuale, come viene annunciato già dall’articolo 1. con il principio della “personalizzazione educativa”.

Una scuola costruita quindi attorno a confindustria, dove eufemisticamente si inneggia ad una maggiore vicinanza del mondo della scuola a quello del lavoro, come se la “distanza” fosse la causa della disoccupazione. In pratica si  sdogana una volta per tutte la pratica dello sfruttamento minorile, del lavoro nero e del caporalato! Con la paradossale conseguenza di una diminuizione dei posti di lavoro nelle attività ove oramai si utilizza la cattiva pratica del lavoro non retribuito.

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300 braccianti agricoli della piana di Gioia Tauro affollano il comune di San Ferdinando

assembleasanferdinandoDomenica 26 febbraio a San Ferdinando (RC) si è svolta un’assemblea informativa  sui diritti sociali e sindacali dei lavoratori migranti delle campagne organizzata dall’USB.

Sono partiti dalle diverse località della Piana di Gioia Tauro, chi a piedi mentre altri con la bicicletta, i 300 braccianti agricoli che hanno affollato il comune di San Ferdinando per partecipare alla riunione organizzata dal Coordinamento lavoratori agricoli USB. L’incontro rientrava tra le attività dello Sportello informativo sui diritti sociali e sindacali organizzato dall’USB nella Tendopoli di San Ferdinando, a Rosarno ed in altri luoghi della Piana di Gioia Tauro.
Nel corso della riunione sono stati condivise le notizie relative all’incontro avvenuto tra l’USB e il Ministero dell’Interno in merito a varie questioni: rinnovo permessi di soggiorno, richiesta protezioni internazionali, iscrizione all’anagrafe, regolarizzazione, ecc…
Il sindaco di San Ferdinando Andrea Tripodi è intervenuto con un saluto di benvenuto ai lavoratori, esprimendo la disponibilità dell’amministrazione comunale a trovare delle soluzioni alternative e umanamente dignitose rispetto all’attuale situazione.
I vari interventi, in una moltitudine di lingue (italiano, francese, inglese, bambara, wolof), da parte dei braccianti hanno condiviso l’avvio di un percorso per la rivendicazione dei diritti e sociali e sindacali. Quindi la sindacalizzazione, attraverso l’USB, come prospettiva indispensabile per la rottura della ghettizzazione imposta dalle leggi.
Un percorso da proseguire anche in collaborazione con le realtà territoriali. E l’intervento di SOS Rosarno alla riunione è la dimostrazione di questo spirito di condivisione verso un percorso comune tra braccianti e contadini.
La riunione si è conclusa con la decisione di una verifica sul campo degli impegni presi dal Ministero degli Interni e della disponibilità espressa dal Sindaco. Inoltre il Coordinamento lavoratori agricoli USB organizzerà nelle prossime settimane un momento pubblico di discussione con i lavoratori
Confederazione Regionale USB Calabria

PSP e Rete dei 65 movimenti sulle giornate di mobilitazione del 23 e 24 febbraio a Roma

Di seguito i report del presidio del 23 febbraio davanti a Montecitorio organizzato dalla Rete dei 65 Movimenti per il ritiro delle deleghe del sostegno e del seminario tenuto il giorno successivo sempre a Roma, con la partecipazione di una delegazione dei Partigiani della Scuola Pubblica di Lamezia.

La cultura è alla base della civiltà di una società, iniziamo così questa nota per la stampa che riassume l’avventura del 23 e del 24 febbraio a Roma.
Si è svolto infatti il presidio a piazza Montecitorio, organizzato dalla Rete dei 65 movimenti, a cui appartengono  movimenti,  associazioni, comitati dei genitori,  contro le 8 deleghe del governo sulla scuola pubblica, in particolar modo contro la delega che tende ad escludere più che ad includere i ragazzi con disabilità.
Questo presidio ha visto la partecipazione dei partigiani della scuola pubblica, e in particolar modo, di una delegazione calabrese composta da insegnanti, genitori e studenti.
Queste persone partite dalla Calabria, hanno dimostrato attaccamento al tema del rispetto e dell’inclusione sociale nel mondo della scuola.
Partiti nella mattinata del 23, hanno affrontato il viaggio in pullman verso Roma con la convinzione che solo chi lotta e non si arrende, può veramente difendere il diritto allo studio di tutti.
Ognuno di loro aveva un buon motivo per esser li, dalla maestra dell’infanzia fino al genitore di studenti con disabilità, ognuno di loro mi ha raccontato la propria storia convinti che, un mondo più equo e più giusto, sia possibile.
Le richieste dei movimenti e dei genitori sono univoche, dalla proposta di un solo alunno disabile per classe alla proposta della garanzia di un insegnante di sostegno per l’intero ciclo scolastico dell’alunno diversamente abile, che vede e vive un rapporto affettivo con chi ne segue i passi durante la formazione scolastica. Si chiede la presenza del docente di sostegno oltre al docente di classe, senza ricorrere a stratagemmi per tagliare, come quelli che saranno utilizzati dal GIT, il gruppo territoriale per l’inclusione, un organismo discrezionale che scavalcherà la legge 104 per razionalizzare.
Non una semplice gita quindi per il gruppo calabrese ma un’esperienza emotiva dettata da motivazioni forti. Alcuni ragazzi di Catanzaro, hanno raccontato le difficoltà dei loro compagni disabili nell’approcciarsi al mondo scolastico e le problematiche strutturali presenti nel loro istituto.
Infine, questo articolo vuole denunciare l’incredibile e inaccettabile silenzio da parte della classe politica, una classe politica pronta solo al momento del voto con facili promesse elettorali mai rispettate, da quella piazza e da quel pullman si alza un grido d’indignazione , persone che non ci stanno ad essere solo un bacino di voti e nulla più.

Da partigianidellascuolapubblica.org

Dopo la manifestazione del 23 febbraio davanti a Montecitorio (indetta dalla RETE DEI 65 MOVIMENTI, unendo genitori, docenti, associazioni, studenti, tutti insieme per chiedere al governo Gentiloni di non licenziare i decreti attuativi della legge 107 del 2015),  il Comitato nazionale “Per la Scuola della repubblica” in collaborazione con la “Rete dei 65 movimenti” ha tenuto, il giorno dopo,  un seminario di formazione  presso il Liceo Tasso di Roma, dal titolo: “Sostegno: INCLUSIONE o ESCLUSIONE? Il docente di sostegno e la continuità didattica. Come cambia la L.104

16681681_10208238268490115_3813584593923407283_nIl seminario è stato introdotto da Cosimo Forleo, docente romano e membro del  “Comitato nazionale per la Scuola della Repubblica” che ha promosso l’evento, insieme alla “Rete dei 65 movimenti”. Cosimo Forleo sottolinea quanto sia importante che la Rete sia nata dal basso e che raccolga il mondo della disabilità, le associazioni, gli studenti, i movimenti, i docenti, dando vita a uno splendido sodalizio, che si regge sulla passione per la giustizia sociale e per dare voce alle rivendicazioni dei più deboli.

Daniela Iacopino, docente a Reggio Calabria, giurista e membro A.S.I.S. (Ass. Ins. di Sostegno), ha condotto i lavori del seminario. Ha, quindi, presentato gli interventi puntando l’attenzione sul fatto che all’inclusione degli studenti con disabilità nelle classi comuni italiane può essere attribuito l’epiteto di “primo motore immobile”, mutuando le categorie aristoteliche, in quanto “è qualcosa che provoca il movimento senza essere mosso”, essendo una causa finale inamovibile nella qualità di perno della tradizione pedagogica italiana e, nel contempo, di processo irreversibile di crescita e sviluppo della persona umana. La moderatrice ha proseguito leggendo la relazione inviata da Ferdinando Imposimato, Presidente onorario della Suprema corte di cassazione e garante della Costituzione, che non ha potuto presenziare per motivi familiari.

Daniela Costabile, docente di Lamezia Terme, membro dei direttivi del platea-seminario-del-24-febbraio-2017-a-roma “Comitato nazionale per la Scuola della Repubblica”  e dei “Partigiani della Scuola Pubblica”, ha presentato una relazione dal titolo La delega del sostegno. Cosa cambia nel futuro professionale del docente di sostegno. Le proposte della Rete.  Daniela Costabile racconta la nascita della “Rete dei 65 movimenti”, generata da una collaborazione con i “Genitori tosti” del Veneto, ed espone gli antefatti che hanno preceduto l’approvazione della delega in Parlamento. “Si evince, infatti, – dice Daniela Costabile – dal comportamento degli autori della delega inclusione e da quello del Partito che ha portato i decreti attuativi all’esame delle commissioni parlamentari, un giorno prima della scadenza, quanto sia stata forzata la mano dal governo, nonostante la sconfitta referendaria, pur di arrivare a decretare la fine della Scuola Statale Pubblica a vantaggio dei privati e della privatizzazione. Infatti il PD non ha mai voluto condividere o consegnare i decreti attuativi a nessuno, prima dei 18 mesi, per non comprometterne la fattibilità, che poteva essere messa in discussione da tutte le parti coinvolte, se ci fossero stati tempi più lunghi da dedicare alla discussione e all’esame. Infine, ha elencato i cambiamenti, purtroppo negativi,  che la scuola dovrà affrontare a causa dei tagli previsti dalla “delega inclusione”. I docenti di sostegno saranno infatti ridotti al lumicino da un organo discrezionale che risponde al Governo: il GIT” (gruppo territoriale per l’inclusione).

16807044_761201437369636_3476420132195588236_nIl Professore Fabio Bocci di Roma, professore associato di Pedagogia e Didattica Speciale – Roma Tre, ha invece parlato di Luci e ombre nella delega in merito alla formazione degli insegnanti in ottica inclusiva e ha illustrato le nuove modalità di reclutamento del personale docente in formazione e/o già abilitato che deve continuare a cumulare CFU (iscrivendosi a corsi universitari singoli relativi ai processi inclusivi o redigendo tesi di laurea in materia di inclusione) al fine di poter accedere, mediante selezione, al corso di specializzazione sul sostegno e ha esplicato, altresì, che tale sistema produce un’ulteriore divaricazione delle carriere tra docenti di sostegno e docenti curricolari e che l’impianto normativo della legge n. 107/2015 prevede che i docenti di sostegno siano preparati su tutti i bisogni e, dunque, sulle singole patologie.

L’Avvocato Maurizio Benincasa di Catania, dell’ Associazione “20 novembre 1989”, ha invece relazionato su Profili di Illegittimità nel DDL? I diritti fondamentali degli alunni con disabilità, ponendo l’accento sull’articolo 6, comma 4 e comma 5 della delega 378 perché la valutazione diagnostico funzionale sarà distinta dall’accertamento della condizione di disabilità di cui agli articoli 3 e 4 della legge 104 del 1992. Quindi, la certificazione della disabilità non darà più il diritto al docente di sostegno, grazie all’interpolazione del famigerato GIT che razionalizzerà le risorse.

Renata Puleo, professoressa e dirigente scolastica a Roma, del “Gruppo NO Invalsi”, ha invece declinato un tema molto importante, relativo alla valutazione e dal titolo Ugualmente diversi: un ossimoro di troppo per L’INVALSI. La preside ha detto che: ” L’Istituto Nazionale di Valutazione con le prove a test censuarie elimina la divergenza. Le risposte valide sono quelle attese, standardizzate, utilizzabili dal sistema di correzione criteriale. Vale sia per la genialità che per la disabilità: sono eliminate come fenomeno di disturbo nella ricerca della media che disegna la “normalità”.

Alessandra Corradi  e Giovanni Barin di Verona, dell’Associazione Onlus “Genitori Tosti in tutti i posti”, hanno invece relazionato sul seguente tema: Il ruolo delle famiglie in un contesto inclusivo alla luce della delega sul sostegno. Hanno parlato del ruolo dei genitori e delle famiglie nell’ambito del processo inclusivo scolastico italiano, di come è adesso, delle difficoltà che ci sono e che, principalmente, riguardano l’applicazione della legge 104. Poi, attraverso l’illustrazione di un sondaggio on-line condotto dai Genitori Tosti, sui genitori di tutt’Italia, riguardante il sostegno a scuola, hanno evidenziato tutte le criticità che vanno a sottolineare quanto sia impossibile solo accettare il testo dell’atto 378, che è quindi bocciato in toto dai genitori italiani, perché legalizzerebbe tutte le cattive prassi che attualmente vengono messe in atto quando non si applica la legge 104 del ’92.

Annachiara Piffari, docente di Reggio Emilia ha illustrato: Il ruolo del docente di sostegno nella Scuola Pubblica, affermando che il ruolo del docente di sostegno non può essere ridotto al considerare l’alunno con disabilità da un punto di vista clinico, in una sorta di “medicalizzazione” della scuola, né tantomeno in termini di assistenza alla persona. Compito del docente di sostegno è, partendo dalla situazione clinica, interrogarsi su come questa abbia influito sulle abilità di apprendimento e quindi di declinare strategie didattiche, al fine di poter consentire all’alunno con disabilità la fruizione del sapere, come sancito dalla nostra Costituzione.

Margherita Franzese, docente di sostegno e Presidente di “Illumin’Italia” ha trattato un argomento che riguarda la Grammatica dell’amore, intervenendo in modo determinante sulla strutturazione armonica della persona, l’alunno con disabilità, in relazione con i coetanei e con l’approccio al sapere in senso lato. Per essere insegnata, la “grammatica dell’amore”, richiede livelli di competenza che solo un docente di sostegno specializzato può possedere, in quanto essa può mettere in campo la “comunicazione aumentativa-alternativa” con tutta la classe.

Eleonora Marrone, docente di arte e sostegno (membro dei direttivi di “Professione Insegnante” e “Co.N.GaE”, Comitato Nazionale docenti in GaE). Ha curato l’aspetto artistico e comunicativo con un intervento dal titolo: Immagine, suono e segno. Per una cultura senza barriere linguistiche. Eleonora Marrone ha dichiarato che la “Rete dei 65 movimenti” crede fermamente nell’abbattimento delle barriere linguistiche e sta adoperando ogni mezzo tradizionale e multimediale, affinché la comunità tutta (fatta da oralisti, segnanti, bilingue e multilingue), possa avere accesso alle informazioni e possa essere parte attiva nel processo didattico-educativo di ogni singolo alunno, senza che un canale o uno stile comunicativo prevalgano sugli altri, infatti l’intero convegno è stato segnato, grazie all’Associazione ANACA. Durante il seminario la rete ha presentato il video su Vola, Forrest, VOLA parlato, segnato e sottotitolato curato da Eleonora Marrone e prodotto con l’intervento di adulti e studenti di varie età. Eleonora Marrone ha anche evidenziato come sia estremamente riduttivo e dannoso il nuovo sistema introdotto con il GIT che – dice Eleonora Marrone – “non soltanto sarà staccato dal contesto degli alunni, escludendo famiglie e docenti, ma sarà estremamente determinante per i progressi da raggiungere stabilendo a priori una soglia oltre la quale, secondo il forzato binomio patologia/persona, sarà di fatto, impedito agli studenti di arrivare. I valutatori avranno dunque la responsabilità di prevedere il futuro come dei maghi. L’esperienza insegna invece che con tutti gli aiuti si possa giungere a risultati inizialmente insperati”.

Poi è intervenuto Leonardo Alagna, direttore di “Osservatorio diritti scuola”, sociologo e insegnante di sostegno palermitano. Il suo intervento è stato imperniato sulla continuità didattica soltanto annunciata da parte dello Stato e che non si è mai realizzata per una scelta politica dettata da ragioni finanziarie ed economiche che hanno portato a depauperare 300 milioni di euro in 10 anni in indennizzi legati ai ricorsi promossi dalle famiglie per ottenere insegnanti di sostegno che lo Stato non assicurava. Alagna, conti alla mano, ha dimostrato come le somme depauperate sarebbero state invece sufficienti ad assicurare la trasformazione di tutti i posti in deroga in organico di diritto, tali da garantire una continuità didattica reale che lo Stato ha soltanto annunciato e che adesso strumentalizza al fine di giustificare l’allontanamento di migliaia di docenti dal Sud al Nord d’Italia. L’origine di questo squilibrio nasce da un’errata distribuzione dei posti in organico di diritto sul territorio nazionale per un supposto riequilibrio tra le diverse regioni d’Italia. La mancata considerazione dei posti in deroga nell’organico complessivo dei posti di sostegno ha determinato una errata distribuzione dei posti in organico di diritto.

Infine è intervenuto Ernesto Ciraci, docente di Parma e leader dell’Associazione MISOS, con una relazione su I docenti di sostegno specializzati e la fase di transizione nell’ottica della continuità didattica.

Il seminario ha dato voce anche alle relazioni sindacali ed è intervenuta la prof.ssa Anna Fedeli della segreteria Nazionale della CGIL, la quale ha relazionato su Professionalità e risorse: due investimenti necessari per un’inclusione di qualità, per cui riportiamo testualmente: “Gli schemi dei decreti pubblicati il 14 gennaio, in perfetta continuità con la legge 107, danno corpo a un’idea di scuola che la FLC CGIL non può condividere perché diametralmente opposta a quella che secondo noi deve essere la scuola che realizza i suoi compiti istituzionali, che garantisce il diritto di tutte le bambine e di tutti i bambini, delle studentesse e degli studenti a un percorso scolastico di qualità, che riconosce tutte le diversità come un valore. L’aver trasformato con una modifica della 107 i livelli essenziali delle prestazioni (che la delega avrebbe dovuto definire) in fabbisogni standard di fatto impedisce l’obbligatorietà per lo Stato e gli Enti locali di trovare spazio per i diritti imprescindibili nei loro bilanci.“

Stefano D’Errico (Segr. Naz. Unicobas) è intervenuto sul tema “Inclusione, non assistenza: un’eccellenza italiana a rischio demagogia” e ha argomentato sulla formazione dei docenti di sostegno, ha escusso sui 300 git d’ambito previsti dalla delega, poi ha denunciato la scomparsa dei GLHO e lo sfruttamento dei precari che saranno sottopagati durante i 2 anni di apprendistato. Il professore ha parlato anche del ruolo delle famiglie che spariscono dal mondo della Scuola e infine ha elencato i danni di tutte le deleghe che sono da respingere al mittente, pertanto è importante la data del 17 marzo per lo sciopero e la manifestazione davanti al MIUR alle ore 9.30 indetti da unicobas, usb, cobas e anief, perché sia chiara la linea di tutti: il ritiro delle deleghe.

Ernesta Bevar, dell’Esecutivo naz. USB,  ha elencato alcuni punti importanti della delega: viene innalzato a 22 il limite di 20 alunni per la costituzione di classi prime per ciascun grado di istruzione e per le sezioni di scuola dell’infanzia (DPR 81/09; viene modificata in modo sostanziale la legge quadro 104/92; la delega assegna provocatoriamente alle scuole paritarie private contributi economici pubblici in funzione del numero degli studenti con disabilità frequentanti senza riconoscere e sanzionare la pratica diffusa in tutta Italia da parte di troppe scuole paritarie private che non accolgono ad oggi alunni con disabilità o chiedono alle famiglie di farsi carico del pagamento della figura di sostegno. Poi denuncia il limite di spesa previsto per l’assegnazione alle scuole del personale ATA in funzione della presenza di studenti con disabilità e infine ha smascherato l’inasprimento dei vincoli della mobilità professionale con l’aumento dei poteri del dirigente scolastico che potrà offrire le ore di sostegno della propria scuola al personale docente senza alcun vincolo di trasparenza delle operazioni e senza alcun tipo di stabilizzazione.

Hanno assicurato la loro presenza anche alcuni parlamentari della VII Commissione

Tra i diversi interventi, infine, ha preso la parola l’avvocato Nocera che ha affermato di volere intervenire a titolo personale e ha affermato di essere d’accordo con tutte le osservazioni fatte, e che la FISH ha chiesto al Governo di apportare delle modifiche, ha inoltre affermato che qualora queste modifiche non venissero accolte tutte anche lui avrebbe aderito alla Rete dei 65 movimenti. C’è stato, duqnue, un dibattito acceso, con posizioni contrastanti soprattutto sull’istituzione del GIT. nel concludere l’avvocato Nocera ha ringraziato la Rete per averlo fatto intervenire e ha elogiato i modi e i toni democratici usati durante i lavori.

Da retedei65movimenti.wordpress.com