Nelle scuole, nelle università, nelle strade, chi semina repressione raccoglie resistenza!

Il volantino congiunto del Collettivo Autonomo Altra Lamezia e del Collettivo Ri-Scossa Studentesca distribuito per le scuole e per le strade cittadine sui fatti di Bologna e sulle nuove misure in tema di scurezza e immigrazione.
Solidarietà agli studenti bolognesi!

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L’omofobia non é paura di prenderlo nel culo, é paura che ti piaccia

Credevano di offenderci.
Ominidi allo stato preistorico, forse nemmeno. Semplicemente idioti, ignoranti come solo un fascista sa esserlo.  Altrimenti saprebbero bene che l’omosessualità é un orientamento sessuale, mentre l’omofobia é una patologia. Si sono offesi da soli e nemmeno lo sanno.
Noi li ringraziamo perché come sempre ci regalano le migliori risate. E infondo ci dispiace anche un po’…
L’omofobia non é paura di prenderlo nel culo, é paura che ti piaccia“.

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La voce della scuola italiana, pronte le proposte al MIUR

Riportiamo, dal sito dei Partigiani della Scuola Pubblica, il report del primo tavolo tecnico nazionale “Siamo noi la scuola” che si è tenuto a Palermo il 28 e il 29 gennaio e che ha visto la partecipazione di sessantacinque tra comitati e associazioni da tutta Italia. Presente anche una delegazione dei Partigiani della Scuola Pubblica di Lamezia.

La legge 107 ha danneggiato tutti. E tutti, famiglie, studenti, docenti, associazioni, comitati, operatori e assistenti, uniti, per la prima volta, fanno sentire la loro voce. E’ partita una battaglia che non è solo del comparto scuola, è la battaglia di tutti, della società civile che rivendica i suoi diritti. Dal Tavolo Tecnico Nazionale organizzato da Osservatorio Diritti Scuola, tenutosi a Palermo il 28 e 29 gennaio, presso la Baia del Corallo, la Rete dei 65 movimenti per il sostegno” (tra associazioni e comitati, gruppi docenti e genitori) ha redatto un documento unitario con proposte chiare e unanimi al fine di garantire i diritti di tutti gli Studenti, riconoscere il ruolo irrinunciabile dei genitori e restituire dignità alla figura dell’insegnante e degli operatori assistenziali specializzati, per una scuola pubblica intesa come bene comune.
Un documento unitario che possa essere la base di confronto tra il Parlamento e la società civile, in vista anche dell’incontro seminariale che si terrà il prossimo 24 febbraio a Roma, preceduto il 23 da un presidio presso Montecitorio.
Insieme dicono no alle leggi che non tutelano i diritti fondamentali della persona, si riconoscono nella lotta alla discriminazione, sanciti dalla Costituzione e richiamati dalla Dichiarazione Universale dei diritti dell’uomo. Basti pensare alla mancata “continuità familiare” assicurata ai do enti neoassunti.
Si respira un’aria nuova tra gli intervenuti nello scenario mozzafiato della Baia del Corallo. Una ricerca condivisa tra diverse espressioni della società civile di una soluzione giusta per condizioni di vita che sono messe a rischio da questo avverso disegno politico.
Come da programma, al tavolo tecnico si è fatta un’analisi dei posti disponibili, nella prima parte della giornata di sabato e si è parlato di precariato e delle modifiche da apportare al contratto di mobilità. Tanto si è detto sull’importanza di una più equa distribuzione delle risorse umane e materiali nel Paese, che allo Stato, prendendo atto delle palesi diversità di esigenze nelle varie regioni italiane (quelle meridionali diverse da quelle settentrionali) si chiede di mettere in atto. Ha sorpreso il metodo di lavoro usato dagli organizzatori e condiviso dai partecipanti, volto a dare voce a tutte le categorie create nelle diverse fasi di assunzione della “buona scuola”, sino a coinvolgere persino gli stessi precari nelle loro diverse condizioni. Sino ad oggi, infatti, si era assistito a continui scontri tra le diverse categorie del docenti. E ancor più sorprendente è stato l’esito positivo concretizzatosi in una scelta di continuare il confronto volto a conciliare legittimi diritti e riconoscimento di ingiuste prevaricazioni, tra tutte le categorie, sulla base di una proposta unitaria. Consapevoli tutti che il problema ha una matrice politica e una ragione economica.
Il richiamo alle istituzioni da parte della “Rete dei 65 movimenti per il sostegno” è quindi stato forte e i contenuti delle proposte saranno rese note nei prossimi giorni.
Nella seconda parte della giornata il tema del confronto è stato il sostegno. Esaminata la legge delega Sostegno, articolo per articolo, i partecipanti hanno messo nero su bianco una serie di proposte che si rifanno a quella che tutti considerano l’unica legge che disciplina e tutela la condizione di disabilità: la legge 104 del 1992. Tanti i punti della legge delega da rivedere o sopprimere. Principalmente è’ risultato a tutti molto grave e inaccettabile l’esclusione della famiglia nelle fasi organizzative e decisionali per la costruzione di un percorso didattico inclusivo.La quantificazione delle ore di sostegno e delle figure professionali sembra debba essere accettato dai genitori esclusi, dal volere di una commissione composta da varie figure che entrerebbero in contatto con il figlio disabile solo una volta all’anno e comunque all’insegna del massimo risparmio economico.Con la legge delega, sarà valutato solo l’aspetto medico e non quello relazionale, sociale e scolastico del ragazzo disabile. O come le funzioni di assistente igienico-personale che potranno essere assegnate al personale ATA (ex bidelli), dopo 40 ore di formazione, 20 teoria e 20 pratica. Gran parte del personale ATA si rifiuta di svolgere le attività igienico-sanitario a favore degli studenti disabili perché quest’ultimi sono spesso affetti da patologie per le quali servono specifiche competenze. In comune accordo, dal tavolo tecnico, è emerso il proposito di tornare, così come prevede la legge 104/92, a classi composte da un massimo di 20 alunni con uno studente con disabilità grave o due con disabilità lievi. E tutti d’accordo anche nella richiesta di eliminazione della dicitura “Nei limiti delle risorse disponibili” presente in più articoli della legge delega perché le risorse devono essere necessariamente disponibili di fronte a diritti inalienabili e fondamentali.
La società civile, e non solo il mondo della scuola, dichiara irricevibile la volontà di depotenziare la legge 104 (di 44 articoli, la legge delega ne mette in discussione circa 18). Si ritorni allo spirito iniziale della legge 104 del 1992 che tutela i diritti fondamentali ed effettivi degli alunni con disabilità. E soprattutto si applichi bene ciò che ipocritamente lo Stato ha legiferato ma non ha tradotto in pratica (ad esempio con i posti in deroga sul sostegno). Diritti che negli ultimi anni, sono stati negati a favore di esigenze di cassa e di bilancio, malgrado la Corte Costituzionale, con la sentenza n.80 del 2010 ha stabilito che tra l’esigenza effettiva di garanzia dei diritti fondamentali degli alunni con disabilità e le esigenze di bilancio pubblico, queste ultime devono sempre cedere il passo e arretrare. Prossimo appuntamento e prossima battaglia, il 23 e 24 febbraio a Roma, dinanzi Montecitorio, e a seguire un convegno nazionale, dove in prima linea a schierarsi saranno le associazioni, i genitori, gli studenti tutti, sostenuti dai docenti e dai rappresentanti di ogni figura lavorativa e sociale. Nei prossimi giorni sarà reso pubblico alla stampa il documento integrale redatto a seguito dei lavori al tavolo tecnico di Palermo.

Da partigianidellascuolapubblica.org

Inscatolati: i minori non accompagnati nella “Big Box” di Reggio Calabria

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Mamma chissà se valeva la pena
Fare tanta strada arrivare qua (…)
E se potessi tornare indietro
Indietro io ci tornerei
E se potessi cominciare da capo
Quello che ho fatto non lo rifarei (…)
E meno male che c’è sempre qualcuno che canta
La tristezza ce la fa passare
Se no la nostra vita sarebbe
Una barchetta in mezzo al mare

La chiamano “Lo Scatolone”, è una palestra di plastica in lamiera, a pochi metri dallo stadio “Granillo” a Reggio Calabria. Nata come struttura di emergenza per fronteggiare l’ondata di sbarchi nel mese di luglio, è ad oggi un centro non governativo dove oltre 100 minori sono stati abbandonati da oltre 6 mesi dalle istituzioni. Al nostro arrivo abbiamo trovato due ragazzini in ciabatte e pantaloncini lisi, fermi all’entrata: gli sguardi estranei e turbati, di bambini cresciuti in fretta, soli ad affrontare un’ordinaria giornata di freddo gelido in una terra straniera. Dopo avere scambiato due parole con loro ci accompagnano all’interno, “dovete vedere per comprendere la nostra situazione” ci dicono. Abbiamo visto, abbiamo guardato, scrutato. Davanti ai nostri occhi il completo fallimento di un sistema di accoglienza ipocrita. Davanti ai nostri occhi, il naufragio dell’umanità, di un inquietante occidente “dei diritti”, dove un centinaio di adolescenti vivono in un limbo di assenza di qualsiasi tutela, nel generale rifiuto della società. Perché i soprusi vengono perpetrati, vigliaccamente, sempre sulla stessa pelle, quella dei dannati della terra, dei più deboli, di chi trova la morte nel tentativo disperato di attraversare il mediterraneo, di chi è costretto a vivere tra freddo e immondizia. Oltre cento minori, il più giovane dei quali appena tredicenne, condividono un unico spazio, uno stanzone dove si dorme, si mangia sulle brandine, si passa il tempo a parlare, a ricordare. A ricordare le violenze vissute nei loro paesi, i genitori morti ammazzati, la tortura nelle carceri libiche. A sognare, quelli che ancora sono capaci di farlo, una vita diversa dallo squallore nel quale sono stati catapultati all’arrivo sulle coste italiane. Quale crimine hanno commesso questi piccoli uomini per essere costretti a vivere in simili condizioni, ci chiediamo? Voltare la testa da un’altra parte, non guardare, è impossibile. Anche se entrando nell’anticamera dell’inferno che è “lo scatolone” avremmo preferito non farlo. Per non vedere quelle che sono, invece, le colpe della nostra società, vile e ignobile. In alcuni punti, i vetri alle finestre sono stati sostituiti da cartoni, da fogli di compensato dai quali penetra il freddo pungente di una glaciale mattina di inverno. In fondo allo stanzone si apre un corridoio dove si trovano i servizi igienici, solo due gabinetti per oltre cento persone. Dalle docce scorre acqua gelida che ristagna sui pavimenti sporchi. In un angolo, su una panca è appoggiato un vecchio phon da viaggio. I ragazzi ci raccontano che lo usano, all’uscita dalla doccia, per asciugare i loro corpi. Non esistono asciugamani né accappatoi. I vestiti, ci dicono, vengono lavati a mano e stesi ad asciugare su un muro, sul retro della struttura. Alcuni raccontano di essere stati portati allo “Scatolone” 6 mesi fa. Tutti, ci riferiscono, sono ancora in attesa del primo permesso di soggiorno. Non hanno documenti, solo un tesserino con un numero di matricola. Molti di loro, al nostro arrivo, continuano a dormire sulle brandine da campeggio, con addosso le misere coperte dell’esercito, insufficienti a proteggerli dal freddo. Altri sono ansiosi di parlare, di raccontarci le loro vicissitudini di bambini cresciuti in fretta sotto le clusterbombs, nelle carceri libiche dove venivano stuprati tutti i giorni e poi tra il vomito e la benzina di navi cariche di morte.
Così come loro stessi ci raccontano, a gestire quelli che dovrebbero essere i servizi erogati dal Comune sono i volontari dell’Associazione Nazionale dei Carabinieri. Ci dicono che la struttura dovrebbe servire alla primissima accoglienza di questi ragazzi, i quali dovrebbero rimanere al suo interno per sole 78 ore: Eppure ci sono ragazzi che sono qui da sei mesi”, ammettono. Ripetono più volte di essere in quel luogo in maniera assolutamente volontaria, spinti dal proposito di creare con i ragazzi rapporti umani, e di non avere responsabilità alcuna sulla situazione venutasi a creare. Ci raccontano delle difficoltà da parte dell’Amministrazione comunale e della Prefettura nel trovare sistemazioni alternative, sia in Calabria che altrove nell’intero territorio nazionale.
Appena si accorgono, però, che alcuni di noi erano riusciti ad entrare nella struttura invitati dai ragazzi, ci intimano di uscire immediatamente, non dimenticandosi di ricordarci che i due ragazzi con i quali stavamo parlando, e che ci stavano raccontando il malessere generalizzato in quella struttura, “hanno problemi mentali”.
Usciti dalla struttura la nostra attenzione viene attirata da un ragazzo. Sta immobile, con le spalle contro il muro e piange silenziosamente. Ci avviciniamo a lui cercando di consolarlo, ben consci della nostra impotenza. Ci riferisce di avere mal di denti da diversi giorni. Ma le sue sono le lacrime di un sedicenne solo, vissuto all’inferno di un viaggio che lo ha portato verso una terra che doveva regalargli un futuro diverso, ma che lo ha solo traghettato verso l’altra sponda dell’Ade. Le sue sono le lacrime di un ragazzo che si vede impotente e incapace di determinare il proprio futuro, a cui sono state rubati i sogni e le speranze che un sedicenne ha il pieno diritto di avere.
Ce ne andiamo con la sua immagine nella mente chiedendoci di chi sia la responsabilità di tutto questo, dove siano e cosa stiano facendo, oltre a rimpallare (come prevede il buon costume italiano) le proprie responsabilità, tutte le istituzioni e le organizzazioni umanitarie che dovrebbero intervenire per ridare speranza a 100 ragazzi.
A pochi giorni di distanza, il 25 gennaio, veniamo allertati da alcuni ragazzi “rinchiusi” nella struttura relativamente al fatto che, la mattina dello stesso giorno, circa una ventina di minori sono stati prelevati dalla polizia e trasportati in questura. Durante l’operazione, riferiscono i ragazzi, gli stessi volontari dell’Associazione Nazionale Carabinieri indicavano ai militari quali ragazzi dovessero essere prelevati. I 20 ragazzi rimangono in questura per tutta la giornata senza ricevere neanche un pasto, e vengono rilasciati intorno alle 02:30. Nel documento di notifica che viene rilasciato loro, ovviamente non tradotto nella lingua d’origine (nel provvedimento si parla di una traduzione orale all’atto della notifica), viene dichiarato che i ragazzi si sono “resi responsabili di condotte integranti gravi turbative all’ordine e alla sicurezza pubblica” e che viene “valutata positivamente la pericolosità sociale del proposto e risolta favorevolmente la prognosi circa la sua attitudine alla commissione di reati che mettono in pericolo la sicurezza e la tranquillità pubblica”. La verità è che i ragazzi si sono resi colpevoli di aver inscenato due proteste a distanza di pochi giorni, tentando di bloccare la strada di accesso alla struttura, per contestare le condizioni disumane in cui sono costretti a vivere e le continue vessazioni che sono costretti a subire.
Insomma, un’altra vergogna, l’ennesima, del “modello” di accoglienza italiano!

Campagna LasciateCIEntrare
Gabriella Guido – Portavoce Campagna
Yasmine Accardo – Referente Territori
Luca Mannarino – LasciateCIEntrare Calabria
Emilia Corea – Associazione La Kasbah
Altra Lamezia

Impianti di riscaldamento spenti: nota del Collettivo Ri-Scossa Studentesca

freddoOggi 9 gennaio, al rientro a scuola dalle vacanze natalizie, gli studenti sono stati costretti a rimanere in classe con cappotti, sciarpe e cappelli a causa delle basse temperature nelle scuole.
Una scuola che dovrebbe garantire un minimo di diciotto gradi all’interno, una scuola che dovrebbe essere la seconda casa di tutti i ragazzi… E invece no. Termosifoni spenti o accesi solo dopo l’ingresso a scuola, dopo più di quindici giorni di chiusura.
Tutto ciò a causa del menefreghismo della provincia e del comune che si sono lavati le mani da questa grave situazione che mette ancora una volta in discussione il diritto allo studio di ogni ragazzo.
Come si fa a considerare amministratori chi non prevede determinate situazioni e non mette al primo posto l’incolumità e la salute degli studenti, dei professori stessi e degli operatori scolastici tutti?
Il collettivo Ri-scossa studentesca si fa nuovamente portavoce dei disagi degli studenti, molti dei quali domani non andranno a scuola, proprio per protestare e contestare questa situazione insostenibile nonché per l’effettiva difficoltà a svolgere le lezioni in queste condizioni.

Collettivo Ri-Scossa Studentesca

La lotta per la casa non si arresta! Liber* tutt*!

Questa mattina a Torino, in seguito ad un’operazione di polizia, sono state applicate misure cautelari, che vanno dall’obbligo di firma al carcere, ai danni di otto attivisti del C.S.O.A. Askatasuna e del Collettivo Prendocasa.
Le misure cautelari riguardano la resistenza scaturita in seguito allo sfratto di una famiglia con 3 bambini avvenuta lo scorso 14 ottobre. In quell’occasione un presidio di solidali in poco tempo aveva cercato di opporsi allo sfratto innalzando barricate nel quartiere e resistendo a pesanti cariche.
La mano repressiva continua dunque a colpire chi lotta per i diritti: lo scorso mese sempre a Torino una simile operazione aveva portato all’applicazione di diverse misure cautelari per la lotta contro gli sfratti e pochi giorni fa l’aggravamento della misura cautelare in corso aveva portato un attivista No Tav in carcere.
La Lamezia antagonista e solidale esprime quindi la propria solidarietà e complicità alle compagne e ai compagni del Centro Sociale Askatasuna e del Collettivo Prendocasa.
LA LOTTA PER LA CASA NON SI ARRESTA! LIBER* TUTT*!

Collettivo Autonomo Altra Lamezia
Collettivo Ri-Scossa Studentesca

aska

PSP: 40 sigle associative, gruppi e 120 docenti seminaristi inviano un documento alla Ministra Fedeli in vista dell’approvazione della Riforma del Sostegno. FERMATE LA BUONA SCUOLA!

Al Ministro dell’Istruzione Valeria Fedeli
Ministero Istruzione Università e Ricerca
Roma

Illustre Ministro Fedeli,
Abbiamo accolto favorevolmente la Sua dichiarazione di voler lavorare da Ministro dell’Istruzione per una Scuola di tutte e di tutti: compito precipuo di una Scuola Statale Pubblica è che sia aperta, inclusiva, laica, accogliente, gratuita, insomma una Scuola fedele ai principi fondamentali della Costituzione.
Oggi 15 dicembre 2016 abbiamo tenuto, insieme all’Associazione nazionale “Per la Scuola della Repubblica, all’Associazione Insegnanti di sostegno e ai Partigiani della Scuola Pubblica, un seminario nazionale di formazione dal titolo “Dall’integrazione all’inclusione: L’attività di sostegno alla luce della delega contenuta nella legge n. 107/2015”.
In occasione di questo convegno conclusosi con un ampio dibattito, abbiamo realizzato un documento che riguarda proprio una delle deleghe con cui il Governo intende perfezionare l’iter prescritto dalla Legge Delega 107 del 2015.
Alla luce del risultato referendario del 4 dicembre, inequivocabile segno da parte degli Italiani di volontà di cambiamento rispetto alle politiche fin qui condotte, tra cui quella della riforma detta “buona scuola”, una delle più mal riuscite e avversate, e delle richieste dei sindacati confederali , dopo aver esaminato la proposta dell’Associazione Fish Fand, e dopo aver ascoltato tutte le ultime interviste all’ex sottosegretario Davide Faraone,

CHIEDIAMO

Che qualunque norma abbia come obiettivo prioritario sostanziale la centralità dell’alunno con disabilità e che quindi sia garantito il diritto allo studio dello studente con disabilità attraverso l’affiancamento di uno o più docenti specializzati che lo seguiranno in classe durante il suo intero percorso formativo.
Per fare questo occorre:
– Rompere con il recente passato della Legge 107 del 2015 che ha comportato una lunga serie di abusi, difformità di applicazioni da scuola a scuola e disservizi anche gravi, per cui, nonostante il piano assunzioni ben 50.000 studenti sono rimasti privi di docente specializzato sul sostegno, grazie alle fallimentari procedure sulla mobilità messe in atto dal governo precedente, laddove errori ed irregolarità nei trasferimenti dei docenti hanno fatto scaturire miriadi di contenziosi ;
– Superare la proposta di legge della Fish Fand che, pur con l’intento di realizzare un miglioramento della qualità dell’inclusione e integrazione, procede invece in senso opposto. Secondo la Fish Fand, la Diagnosi Funzionale ed il Profilo Dinamico Funzionale dovrebbero essere sostituiti dal “Profilo di Funzionamento” alla cui formulazione parteciperebbero non solo gli operatori dell’ASL ma anche le famiglie ed un docente della scuola di appartenenza dell’alunno, ragion per cui “Non è la gravità della disabilità a determinare i bisogni dell’alunno ma il suo “funzionamento”. La gravità della disabilità deve essere ipso facto il fondamento del diritto dello studente all’assistenza nelle varie tappe fasi della sua formazione; riteniamo che il profilo di funzionamento possa essere, invece, utile per gli studenti con DSA, per i quali attualmente non è previsto il docente di sostegno, perché normodotati;
– Assegnare un numero di ore di sostegno pari alle ore curriculari di permanenza in classe settimanali dell’alunno/a con disabilità grave, ( art. 3 comma 3 L. 104/92), con il rapporto 1/1 secondo il normale ciclo scolastico, assegnare, invece, un numero adeguato di ore di sostegno, non meno di 18 ore settimanali, per gli alunni con disabilità meno grave ai sensi dell’art. 3 comma 1 L. 104/92. Il vero problema è che le ore di sostegno attualmente assegnate agli alunni sono in media solo 9 a settimana e solo 4 ore e mezzo vengono assegnate a disabilità individuate con il comma 1. In tal modo sarebbe impossibile realizzare il rapporto 1/1 come prevede la legge. Spesso il tempo residuo verrebbe trascorso dall’alunno, con il docente di classe che, se pur formato come prevede la legge 107, senza integrazione nel gruppo classe, non avrà la possibilità di apprendere come gli altri;
– Salvaguardare le leggi 517 del 77 e 104 del 1992 . Seguitare ad applicare l’attuale normativa, che pone il sistema scolastico italiano all’avanguardia nel mondo in tema di inclusione, con personale di ruolo con formazione specifica, oltre che disciplinare, maturata attraverso appositi corsi di specializzazione;
– Non tornare a un modello, basato su una nuova professione esclusivamente para medicale del docente di sostegno e sul concetto di disabilità inteso come divergenza rispetto ad una normalità fisica. Un modello che porta alla discriminazione, ormai rifiutato anche dall’ OMS, attraverso l’adozione dell’ICF e soprattutto dalla Convenzione sui diritti delle persone con disabilità (2006).. D’altra parte noi siamo docenti, la scuola non è un ospedale né un centro diurno, come qualcuno vorrebbe diventasse con l’insegnante specializzato trasformato in una specie di balia con l’unico compito di contenere la persona con disabilità.
Noi siamo professionisti dell’apprendimento/insegnamento e tali dobbiamo rimanere, senza confonderci con altre figure che già intervengono, con ruolo diverso e non solo a scuola, nel Progetto di Vita dei ragazzi con disabilità [operatori socio sanitari (OSS), Assistenti per l’Autonomia e la Comunicazione (ASACOM), assistenti Educativi Culturali (AEC)].
Chiediamo infine, gentilmente, un appuntamento in sede ministeriale, per un confronto sulle tematiche di cui sopra.
Certi di un cortese riscontro, porgono
Distinti Saluti

Seguono firme
120 docenti/seminaristi + 40 associazioni

 

 

Partigiani della scuola Pubblica
Insegnanti calabresi
Associazione Nazionale ILLUMIN’ITALIA
Docenti per la scuola Statale Pubblica
Docenti campani
#Waterlooscuola
CO.GE.DE. Liguria (Comitato genitori democratici)
Associazione Nazionale Onlus “Per La Scuola della Repubblica” Roma
A s. I. S. ASSOCIAZIONE INSEGNANTI DI SOSTEGNO Associazione professionale istituita nel 1991 , Atto notarile, Rep. 9699, Rac. N. 4962, registrato a Reggio Calabria l’1.2.1991, n. 247, v.1
Associazione Scuola Daneo – Sal. Concezione 2 – 16124 Genova
Azione civile Area Scuola
Mondo disabile
Coordinamento SOS Scuola Genova
Associazione Bal.ga.sar. (Baliano, Garaventa,Sarzano) – Genova
Comitato LIP Vicenza per la Difesa della Scuola pubblica
Comitato LIP Lamezia per la Difesa della Scuola pubblica
Coordinamento scuole Viterbo
La scuola dice no” di viterbo
“Associazione solidarietà cittadina” di Viterbo
Genitori tosti in tutti i posti Onlus (Verona)
Comitato bolognese Scuola e Costituzione
Comitato L’autismo parla – genitori di Palermo
Comitato disabilità Municipio X – Roma
Blindsight project ONLUS
ODS ( Osservatorio diritti scuola), Palermo
Professione insegnante
Associazione 20 novembre 1989
Comitato Genitori Co.Ge.Pace (prov. Monza Brianza)
Comitato 8000 esiliati FASE B GAE
Insegnanti di Sostegno
Anaca Associazione Nazionale Assistenti alla Comunicazione ed Autonomia. Presidente Dott.ssa Elisa Artosi.
Associazione onlus di genitori alunni sordi IL SENTIERO DORATO. Presidente Manola Scimionato.
Cooperativa sociale integrata Una mano tira l’altra. Presidente Emanuela Monti
Movimento nazionale docenti specializzati 2 Gi
Unione docenti di sostegno in via di estinzione
Coordinamento nazionale del Personale educativo
Scuola, tutti uniti per resistere
Referendum abrogativo scuola – Comitato nazionale leaders
comitati nazionali “leadership alla scuola”
Docenti fase ZERO e A
Aca Sicilia, Assistenti Autonomia e Comunicazione

Pervenute successivamente perchè la contestazione si allarga:
A.Ge. Roma Capitale
Rete spontanea genitori “Immischiati A Scuola”
Happy time infernetto Onlus
Docenti consapevoli
Associazione La chiocciolina
Gruppo No Invalsi Roma
Associazione autismo (Roma) “I mille colori dell’albero della vita” .
Presidente Gianni Puglia

Da partigianidellascuolapubblica.org