Ovunque caos avvio anno scolastico, dimissioni Ministro!

bc01b-logo2bpspInizio d’anno scolastico in differita per molti docenti calabresi assunti con la “buona (?) scuola”.
Lo comunica formalmente l’Ufficio Scolastico Regionale della Calabria.
“Considerato il protrarsi di molte delle operazioni di mobilità del personale docente (esiti dei tentativi di conciliazione, assegnazioni provvisorie , sistemazione del personale in esubero a livello nazionale) che si concluderanno entro il 15 settembre, tutti i docenti che non sono titolari di sede, dovranno assumere servizio il 1 settembre nella scuola dove erano stati assegnati nella provincia di titolarità nell’anno scolastico 2015/16”.
Questa la soluzione incredibile trovata dal Direttore USR Calabria per arginare il caos d’inizio anno scolastico dovuto agli effetti deleteri della legge 107/2015, praticamente dichiara che al 31 agosto per alcuni docenti destinati agli ambiti calabresi non sarà possibile conoscere la scuola in cui lavoreranno, grazie al nuovo sistema di titolarità su ambito e non su scuola, e quindi dovranno effettuare la rituale presa di servizio nella scuola in cui hanno lavorato l’anno precedente. Infatti la caotica mobilità straordinaria prevista per quest’anno ha riguardato in prima battuta i trasferimenti interprovinciali e gli esuberi del personale di vecchio ruolo, poi i neo assunti fase a, b, c.
Nel calderone degli incarichi ci sono anche entrati in differita i posti riservati al concorso, alcuni dei quali assegnati, altri no per l’elevato numero dei bocciati. Inoltre a 20 giorni dall’ultima data di inizio delle lezioni secondo il calendario scolastico delle varie regioni, i docenti trasferiti d’ufficio che hanno chiesto assegnazione provvisoria potrebbero essere assegnati a diversa sede.
Se a tutto ciò aggiungiamo i numerosissimi ricorsi per gli errori infiniti commessi dal MIUR, solo in infinitesima parte sanati con le conciliazioni (Tentativi di conciliazione: 2600 istanze accolte su 17500 movimenti effettuati.), visto che queste non sono state concesse a tutti e perlopiù hanno comportato solo uno spostamento di pochi km dalla sede erroneamente assegnata, il quadro dell’inizio anno è sufficientemente drammatico da non lasciare ben sperare ad alunni e famiglie.
Ad un anno dall’introduzione della Buona (pessima) Scuola, i fatti e i dati smentiscono palesemente la lezioncina alla lavagna fatta dal Premier Renzi che elencava, tra i vari vantaggi della riforma, la continuità didattica: il precariato triennale esteso a tutti i docenti diventa nella mistificazione propagandistica, infatti, continuità didattica.
Già dallo scorso anno tutti i cittadini possono toccare con mano gli effetti di tale continuità nell’avvicendarsi inedito per la scuola italiana di docenti sulle cattedre della scuola pubblica.
Questi i casi a cui un Ministro dovrebbe dare risposte o dimettersi, ma gli uffici periferici di viale Trastevere prendono decisioni autonome e difformi nelle varie regioni, senza un coordinamento nazionale, evidenziando l’assenza di soluzioni da parte del governo a problemi da esso stesso creati, che finiranno prima o poi per smantellare il sistema di istruzione.

Da partigianidellascuolapubblica.org

Protesta dei Precari dei Vigili del Fuoco USB sotto la sede del PD

vigilifuocolameziaUn gruppo di Precari dei Vigili del Fuoco aderenti all’Unione Sindacale di Base ha presidiato, ieri mattina, la sede regionale del PD, a Lamezia Terme, per sollecitare la calendarizzazione della “Risoluzione Fiano”, attraverso la consegna di un documento dal quale emergono le gravi carenze organiche in cui versano oggi i Vigili del Fooco in Italia: se infatti lo standard europeo del soccorso tecnico urgente prevede un Vigile del Fuoco ogni mille abitanti, in Italia abbiamo un solo Vigile del Fuoco ogni 15.000 abitanti. Segue la nota stampa dell’USB Precari VVF Calabria.

I lavoratori precari dei Vigili del Fuoco della Calabria, aderenti all’USB, Unione Sindacale di Base, hanno protestato sotto la sede regionale del Partito Democratico situata a Lamezia Terme.
La protesta per ribadire la centralità della posizione dei precari Vigili del Fuoco, lasciati a casa, dopo tanti anni di servizio come discontinui.
Alla luce della drammatica situazione vissuta oggi nelle aree terremotate del controitalia, le richieste di impementare l’organico dei Vigili del Fuoco con questo personale che è sì precario, ma che ha acquisito una professionalità importante in questi anni, assume oggi una valenza davvero prioritaria.
La protesta dei lavoratori è sfociata in un incontro tra l’USB ed una delegazione di lavoratori che hanno incontrato il Coordinatore Regionale PD Calabria Giovanni Puccio, il quale dopo un’attenta analisi dettagliata delle serissime problematiche di tutto il CNVVF (terremoto compreso), esposta dalla USB, ha ritenuto di inviare una nota di sollecito tempestiva agli organi competenti, per la tanto attesa “calendarizzazione” della “Risoluzione Fiano”, secondo gli accordi assunti lo scorso 21 luglio.
Inoltre lo stesso Puccio nel corso della riunione, accogliendo una richiesta dei lavoratori, ha comunicato che contatterà direttamente l’On. Agostini Roberta (Vice Presidente I Commissione Affari Costituzionali) e l’On. Mangorno, per sollecitare la calendarizzazione dei lavori.
Analoga richiresta è stata formulata ai parlamentari del Movimento 5 Stelle, Paolo Parentela, Cozzolino Emanuele, Federica Dieni e Alessandro Di Battista, incontrati successivamente a Soverato.
Anche da parte loro massima attenzione alle problematiche ed impegni per l’applicazione della cosiddetta “Risoluzione Fiano”.
USB Precari VVF Calabria

“Questione emigrazione”: poche cattedre al sud? Basterebbe offrire il tempo pieno pressoché assente al sud! Perché solo al nord, seppure con forti e drammatici tagli, viene concesso?

bc01b-logo2bpspSi riporta l’analisi dei Partigiani della Scuola Pubblica sull’esodo degli insegnanti del Sud verso le regioni del Nord.

Oramai è divenuta “questione emigrazione” la problematica legata all’esodo degli insegnanti del Sud nel Centro-Nord Italia. Quasi un adattamento odierno della “Questione Meridionale” dove i contadini sono ora sostituiti dagli insegnanti.
Non vogliamo usare una forzatura neo-meridionalista, ma i numeri snocciolati in questi ultimi giorni si prestano facilmente ad una interpetazione “colonialistica” della questione.
Questi alcuni dati pubblicati in diversi commenti tratti dall’ “Atlante dell’infanzia”, Save The Children per il 2015.
Al Nord il tempo pieno supera il 40% di classi, mentre in Campania l’11%, in Sicilia l’8,1%, ed è assente, completamente, in realtà come Ragusa, Trapani, Teramo, Reggio Calabria, Palermo e molti altri importanti centri del Sud. Di quanta dotazione organica in più gode il Nord? Attendiamo la pubblicazione di questi dati.
Non sappiamo se tali ulteriori dati sono stati pubblicati, certo ci interesserebbe conoscerli nel dettaglio.

Nella figura viene ripresa pagina 112 dell’Atlante.
In particolare si afferma che: “Ancora una volta ricorrono divari e asimmetrie territoriali, con oscillazioni che vanno dal 2,1% della provincia Aosta [il più basso valore registrato insieme a Molise, Sicilia, Campania, Abbruzzo, Puglia e Calabria] all’84% di quella di Milano (vere scuro). In alcune delle provincie più popolose del Mezzogiorno e dei più esposti al rischio della criminalità organizata, non raggiunge il 10%. Tutti gli esperti affermano che l’allungamento del tempo scuola potrebbe costituire un potente fattore di protezione per gli alunni”.
Anche qui ricorre l’impronta di Raffaele Cantone:
La corruzione è un fenomeno “pericoloso come la mafia”, ha detto il presidente dell’Anac Raffaele Cantone, che finisce per condizionare in maniera specifica e subdola anche la vita dei più piccoli”.
Ma una conferma di tale notizia viene data in maniera indiretta dallo stesso Faraone all’indomani delle proteste in molti USR del Sud il quale ha affermato su “La Stampa” del 9 agosto: “Nella prossima legge di stabilità introdurremo un provvedimento per trasformare l’organico di fatto in organico di diritto. E già dal prossimo anno scolastico potenzieremo il tempo pieno anche a Sud: un modo per andare incontro alle esigenze dei bambini, creando anche occupazione. Ma per alcune misure abbiamo bisogno di tempo”.
Magari se ne sono accorti tutti ora, tanto da poterla definire la rivelazione dell’anno! Insomma manca il tempo pieno al Sud e questo è uno dei motivi per cui vi sono meno cattedre!
L’allarme arriva anche da Domenico Pantaleo, segretario della FLCCGIL, il quale denuncia i “mancati investimenti del Governo nelle regioni del Sud Italia, che vede (innanzitutto) un enorme gap per quanto riguarda il tempo prolungato e l’assegnazione di cattedre proprio in quella primaria che ha fatto esplodere il caso”.
Mentre dalla Sicilia tramite l’USB arriva la notizia di 4.606 posti in deroga sul sostegno per l’anno scolastico 2016/17.
Un’altra rivelazione arriva da Francesca Puglisi, responsabile Scuola del Pd: “il numero di chi dovrà trasferirsi calerà con le assegnazioni provvisorie che usciranno nei prossimi giorni”.
A dire il vero questa sembrerebbe in contraddizione con quanto invece affermato da un altro scienziato della sociologia moderna, secondo il quale invece la “questione” diventa ora “demografica”. Andrea Gavosto, direttore della Fondazione “Giovanni Agnelli” ci fa sapere tramite “La Repubblica” che poiché la popolazione scolastica aumenta al Nord mentre al Sud è in costante diminuzione “l’emigrazione degli insegnanti nei prossimi anni resterà un fenomeno largamente inevitabile”.
Ma allora riprendiamo una ultima variante della “questione” Gramsciana, che forse è quella più pertinente, centrata dal collega maestro-giornalista Alex Corlazzoli “l’esodo o l’esilio dei docenti potrà essere fermato quando avremo a che fare con un governo che ritorna a mettere in primo piano la questione istruzione al Sud”.
Non ci sarebbe quindi bisogno di “spostare gli studenti al Sud” e così salveremmo anche le braccia di Gian Antonio Stella che come scrive sul “Corriere della Sera”
“Certo, è possibile che il famigerato “algoritmo” che ha smistato maestri e professori abbia commesso errori. E vanno corretti. Ma i numeri sono implacabili: 8 insegnanti su 10 sono del Mezzogiorno però lì c’è solo un terzo delle cattedre disponibili. Non per un oscuro complotto anti meridionalista: perché gli alunni delle “primarie” e delle scuole di I° grado sono oggi mezzo milione in meno di vent’anni fa”.
Oltre a riprendere ed elaborare i dati di Tuttoscuola lo invitiamo a fare uno sforzo in più e fare altri due calcoli e magari stabilire quante cattedre spunterebbero di più al Sud se il tempo pieno fosse equiparato in tutta Italia, magari come a Milano, tutti all’84%! Magari la barca riprenderebbe a bilanciarsi meglio.
Lo aiutiamo, senza scomodare Einstein. Riprendendo i dati della biblica Tuttoscuola “I docenti meridionali sono 30.692 ma i posti a disposizione al Sud sono 14.192: Come possono 14.192 sedi accogliere 30.692 insegnanti? Neanche Einstein avrebbe potuto inventare un algoritmo in grado di risolvere un’equazione simile”.
Stella continua coi dati: “Maestri e professori «in eccedenza» nel Mezzogiorno sono complessivamente 16.500, quelli che mancano al Centro-Nord 17.628. Di qua quasi il 67% in meno, di là quasi il 54% di troppo. Con addirittura un picco del 64,3% di insegnanti in eccesso in Sicilia.
Ecco, proprio in Sicilia, dove le percentuali di tempo pieno sono più basse si registra il maggior picco di docenti in eccesso.
Einstein sorriderebbe. Lasciamo la soluzione del problema a Stella.
Ma un altro esercizietto per il tuttologo potrebbe essere quello di calcolare quanti posti si libererebbero mandando in pensione gli ultrasessantenni della quota 96, sempre senza scomodare Einstein.
Un’ultima operazione sarebbe una somma. Quota 96 + posti in deroga su sostegno + aumento tempo pieno = magari ci siamo!
Questa somma potrebbe farla un altro grande del giornalismo di servizio Nino Sunseri di “Libero” che si cimenta col le percentuali, definendo “lavativi” i docenti del Sud e delle isole [ma questa è un’altra storia…e forse un’altra querela da aggiungere a quella appena fatta dai PSP verso Rondolino!]
“E siccome in Sicilia c’è il 64,3% di docenti di troppo, è normale che vadano collocati in altre regioni. Perché la realtà è una sola: “al Sud ci sono pochi studenti e troppi insegnanti”.
La “ribellione” di cui parla Surieri non è senza ragione dunque, semmai senza ragione sono i conti di questi improvvisati “ragionieri” della falsa informazione.
Un’ultima analisi in ordine di tempo arriva da Pino Aprile, il quale lucidamente commenta:
La scuola, al Sud, l’hanno rasa al suolo e ora deportano i prof”. Ma si sa, il giornalista scrittore, autore del bestseller “Terroni”, è noto meridionalista. Ed è per questo che individua in nodo cruciale della questione, finalmente. E continua: “Ovvio che al meridione ci sono più insegnanti che cattedre. I posti sono stati spostati al Nord dove c’è l’esclusiva degli asili, del tempo prolungato e delle borse di studio”.
E ora possiamo anche noi dire in rap come i ragazzi dell’Atlante “Pi difianniri i diritti ama spaccari un munnu, un pigghiannu ritti ritti sinno Ni niamu Nfunnu” (trad. per difendere i diritti dobbiamo spaccare il mondo, andiamo sempre dritti, sennò andiamo a fondo).

Da partigianidellascuolapubblica.org

Presentazione del libro “Avevamo Ragione Noi – Storie di Ragazzi a Genova 2001” di Domenico Mungo

avevamo ragione noi

“AVEVAMO RAGIONE NOI – Storie di ragazzi a Genova 2001” di Domenico Mungo, illustrato da Paolo Castaldi, Eris Edizioni.
Presentazione del libro con reading e dibattito con l’autore Domenico Mungo, performance live di Simona Ponzù Donato.

Genova 2001. G8. Un ragazzo riprende gli scontri con una telecamera, non si rende conto di quanto è vicino sino a quando la prima manganellata lo colpisce.
Un altro ragazzo urla rabbioso sotto un cielo pregno di lacrimogeni, lanciando pietre contro il fumo di un blindato in fiamme.
Un’infermiera assiste impotente alla mattanza nelle celle di Bolzaneto.
Il romanzo di Domenico Mungo, un episodio dopo l’altro, ripercorre a ritroso le giornate del G8, dalla macelleria della Diaz al primo giorno, quando un corteo colorato e festoso dava il via a un contro-vertice di persone convinte delle proprie ragioni e niente di tutto quello che è successo sembrava possibile.
E poi l’incubo: le urla che si confondono con l’eco dei manganelli che battono contro gli scudi, un morto ammazzato e la furia cieca di chi non lo potrà mai accettare.
Avevamo ragione noi racconta il trauma collettivo e i sogni infranti di una generazione che dopo quelle giornate non è stata più la stessa, con le emozioni e il terrore di chi in quei giorni c’era e non potrà mai più dimenticare.

Da capre a somari

bc01b-logo2bpsp Gli insegnanti meridionali aderenti ai “Partigiani della Scuola Pubblica” rispondono al vergognoso articolo pubblicato su “il Foglio” il 15 agosto scorso.

Ci piace indirizzare queste considerazioni agli Egregi Signori che hanno fondato il Foglio, lo dirigono e scrivono articoli suggestivi come quello diffuso all’attenzione degli Italiani il dì 15.08.16, compresi quegli Italiani che non sono affatto interessati, ma, poiché Cittadini, loro malgrado partecipano al suo ingente finanziamento, dispensatogli dallo Stato.
Ci piace però un po’ meno forse il fatto che, grazie all’articolo, ora sembrerebbe che qualcosa ci accomuni proprio a loro: e infatti, anche noi, Docenti meridionali, siamo usciti dal gregge delle capre di recente e rondoliniana memoria, per entrare, insieme ai nostri Studenti, nel branco dei somari.
Faunistica ironia a parte, è evidente che taluna frangia giornalistica goda nell’incitare alla divisione razziale interregionale, piuttosto che registrare con soddisfazione che almeno in un settore, esista una sorta di “riscatto” meridionale.
E la “questione” non è poi così peregrina, se solo si pensa, che, piaccia o no a certi colti intellettuali del nord, il sud ha sempre dato dei punti: studiare, tanto e bene, al sud, per ragioni storiche è nato forse come scelta obbligata (le fabbriche, con le loro certezze di immediati guadagni per i giovani appena in possesso della licenza di scuola media inferiore pullulavano nel settentrione ove apportavano ricchezza economica ma povertà culturale); ma poi si è virtuosisticamente ed endemicamente diffuso, producendo, così, ottimi risultati.
E allora basta con questa becera e squalliduccia tendenza di certa stampa che fonda la sua audience sull’effetto di epiteti facili e volgari!
A noi Docenti meridionali non interessa competere con gli altrettanto validi e meritevoli Colleghi del nord e non gradiamo il turpiloquio, senza contare che al Nord lavorano moltissimi nostri conterranei che contribuiscono da docenti alla formazione degli studenti e da lavoratori anche molto qualificati alla crescita economica di quei contesti territoriali.
Ci basta quindi constatare con un pizzico di soddisfazione che quest’anno scolastico siamo stati particolarmente bravi. E con noi, i nostri Studenti.

Da: partigianidellascuolapubblica.org

PSP: depositata la denuncia/querela contro Rondolino

bc01b-logo2bpspProdotta il 12 agosto la denuncia/querela contro Fabrizio Rondolino, giornalista presso l’Unità, da parte dell’avv. Gianfranca Bevilacqua su iniziativa dei Partigiani della Scuola Pubblica.
Contestualmente è anche avvenuta la presentazione di un esposto, per gli stessi fatti, dinanzi al Consiglio Nazionale Ordine Giornalisti, Consiglio Ordine Giornalisti del Lazio (dove risulta iscritto) e Consiglio Disciplina del medesimo ordine.
La deplorevole e reiterata aggressione verbale del giornalista contro i docenti, in special misura meridionali non poteva, infatti, ulteriormente passare inosservata.
La goccia che ha fatto traboccare il vaso è stata stavolta il tweet del 06.08.16, pubblicato sul profilo “@frondolino”:
Mi chiedo come possano fare i bagagli e traslocare se passano il tempo qui su twitter a insultarmi (parlo delle capre deportate)” in cui il giornalista aggiunge l’ingiuria al danno nei riguardi dei docenti trasferiti in questi giorni dal sud al nord, docenti che saranno costretti a lasciare la famiglia per un destino incerto e, cosa che hanno compreso in pochi, con scarse probabilità di rientro.
Un algoritmo mai svelato ha deciso dove dovesse vivere il primo docente in graduatoria, il più delle volte molto lontano, e l’ultimo, spesso e volentieri a due passi da casa: ecco il perché di tanta disperazione, specie per chi lascia figli, mariti o mogli e anche disabili.
Queste le storture denunciate dai docenti, che non sono pedine, ma esseri umani. Eppure Rondolino non recepisce questi disagi, gli sembrano assolutamente dovuti alla provvida mano renziana che dispensa posti di lavoro a “tempo indeterminato” a gente che di fatto precaria era e tale è rimasta, tant’è che il tweet riportato non è stato che l’ultimo di una sequela di contumeliose invettive, avente come unico comune denominatore una aggressiva e pervicace campagna denigratoria contro una categoria che da un anno a questa parte è stata profondamente ferita dalla legge 107/2015.
Il 05.08.16 compariva sullo stesso profilo twitter di Rondolino: “Se gli insegnanti del Sud che urlano in tv conoscessero l’italiano, almeno capiremmo che vogliono”, e ancora, andando a ritroso a far data dall’anno 2014:
…insegnanti…continuano a distruggere la nostra scuola”;
…tutti abbiamo conosciuto insegnanti analfabeti, fancazzisti, assenteisti”;
Non vogliono farsi valutare perché valgono poco”;
Semianalfabeti, scioperano perché hanno paura del lavoro, del merito, della cultura
Poi sempre nel 2014 incitò alla violenza armata anche contro una docente in particolare, la Prof.ssa Sandra Zingaretti, colpevole di aver esposto in tv a Matteo Renzi le incongruenze della riforma: “ Se mia figlia avesse come insegnante la sindacalista pazza di #portaaporta domani andrei a scuola con un fucile mitragliatore”,
e il 29.06.15: “Ma perché la polizia non riempie di botte sti insegnanti e libera il centro storico di Roma?”. Sono solo i più significativi esempi delle invettive di Rondolino contro la categoria dei docenti, le cui voci durante la protesta di Napoli vengono paragonate a quelle di “pescivendoli indaffarati”.
A questi detti, si associano anche quelli contro i meridionali, per come si evince da un’intervista rilasciata il 31.07.15: “I meridionali sono poveri perché non pagano le tasse, disoccupati perché lavorare stanca”. E ancora: “…melensi e retorici. Tutti i meridionali fanno il piagnisteo:…Lo Stato dovrebbe abbandonare completamente il Sud perché rinasca.”
Le accuse investirebbero il codice penale in numerose fattispecie di reato che vanno dall’Istigazione a delinquere” all’”Istigazione a disobbedire alle leggi” attraverso “l’odio fra le classi sociali” nonché la “Diffamazione col mezzo della stampa”.
Anche gli insegnanti settentrionali hanno inteso partecipare agli intenti della querela sottoscrivendo in questi giorni un documento di solidarietà stilato sempre dai Partigiani della Scuola Pubblica nei riguardi dei docenti meridionali investiti dalle invettive del giornalista de l’Unitá.
Oltre a numerosi docenti a proprio nome, hanno aderito al documento i gruppi degli insegnanti in lotta contro la legge 107/2015, meglio nota come “buona scuola” che dal varo della riforma sono attivi su Facebook e non, oltre ai promotori, i Psp-Partigiani della Scuola Pubblica, i seguenti :

Scuola, tutti uniti per resistere
DAT- Docenti Autorganizzati Terni
LA SCUOLA BRUCIA!
Iuas – Insieme un’altra scuola
“Docenti incazzati”
“Professione insegnante”
CSV coordinamento scuole Viterbo
MPS – Movimento per la Scuola Pubblica
RESISTENZA ATTIVA PRECARI SCUOLA;
Associazione Nazionale Docenti per i Diritti dei Lavoratori
ILLUMIN’ITALIA – ASSOCIAZIONE NAZIONALE
LA SCUOLA INVISIBILE;
Desertum fecerunt et bonam scholam appellaverunt
INVALSICOMIO

Da partigianidellascuolapubblica.org

Chiusura campagna referendaria scuola in Calabria

bc01b-logo2bpspI Partigiani della Scuola Pubblica, dopo aver raccolto per tre mesi le firme per il referendum della Scuola, ringraziano i quasi 17 mila firmatari calabresi, i docenti partigiani, i comitati LIP per una Riforma alternativa, l’Associazione ”Per la scuola della Repubblica” di Catanzaro e Lamezia, la FLC- Cgil, la Gilda, gli autenticatori, i volontari e quattro volte grazie ai cinquecentoquindicimila italiani che, nonostante la manipolazione mediatica filogovernativa, hanno riconosciuto la gravità delle conseguenze dell’antidemocratica Legge 107, ossia la “Buona Scuola” del Governo Renzi.
I tantissimi firmatari calabresi che respingono la Buona Scuola, si accompagnano alle 7 mozioni dei consigli comunali calabresi, tra cui il capoluogo Catanzaro, che hanno deliberato contro la Riforma della Scuola italiana.
Questi i dati provinciali della raccolta, desunti dal prospetto FLC:
Catanzaro 6112 Cosenza 3522 Crotone 1478 Reggio Calabria 4427 Vibo Valentia 741 e 300 nella locride. A queste vanno aggiunte tutte le schede inviate dai comuni.
I Partigiani comunicano che le 515 mila firme della Scuola, contro la Riforma, sono in Corte di cassazione, per le verifiche di rito.
Le determinazioni della Corte, pro o contro il referendum, non fermeranno la nostra lotta che continuerà sempre più lucida, fino all’ultimo bonus respinto, fino all’ultimo abuso del DS denunciato, fino all’annientamento della privatizzazione in atto, che cancella i diritti degli studenti e delle famiglie.
Col referendum noi abbiamo dato abito “legale” alla nostra Resistenza, ma non è il referendum che la legittima, né la Cassazione, la quale garantirà, col suo pallottoliere, la conformità della protesta alle sempre più restrittive norme della legge, ma non potrà mai sancire col suo decreto, quale che sia, il conformarsi delle nostre coscienze alla Scuola dei piazzisti e dei classisti.

Salvare la Scuola Pubblica è un nostro dovere, da cui non potremo sottrarci mai, la Scuola Statale deve essere un bene comune, custode della democrazia e paladina dei diritti umani
La nostra autodeterminazione e lungimiranza sono state un esempio positivo per tutti.
Grazie soprattutto al nostro Comitato promotore nazionale, grazie anche al coordinamento del referendum no trivelle petrolifere, per il quale abbiamo allentato volentieri, per 2 settimane, la presa sul nostro, per il rispetto che dobbiamo all’ambiente e alla nostra salute.

PSP – Partigiani della Scuola Pubblica