La violenza alle donne non è un affare privato

Circa sette milioni di donne hanno subito nella loro vita violenza fisica, psicologica o sessuale. Le statistiche dicono che la maggior parte delle violenze si è consumata tra le mura domestiche, da parte di padri o mariti. Le stesse statistiche dicono che una piccolissima percentuale di esse ha trovato il coraggio di denunciare e che spesso dopo averlo fatto, hanno tentato di ritirare la denuncia per paura di ripercussioni o sotto minaccia. Per questo motivo, una donna che ha subito violenza, non può ritirare la sua denuncia. È il principio della querela irrevocabile, inserita con il decreto sul femminicidio insieme a pene più severe. È una misura messa in atto per tentare di arginare i sempre più numerosi atti di violenza che colpiscono le donne e che non di rado si concludono in tragici epiloghi. Gli aggressori non sempre si dimostrano tali, spesso, vengono definiti come uomini tranquilli, di bell’aspetto e gentili. Per questo le violenze si protraggono mesi ed anche anni, nel silenzio assoluto finché la donna non trova il coraggio di denunciare. E’ terribile, sbagliato, crudele, ma succede.
Un consigliere comunale della città di Lamezia Terme è stato condannato ad un anno e quattro mesi per violenza e maltrattamento in ambienti familiari. Vessazione fisiche, aggressioni, percosse, violenza psicologica che sarebbero durate per oltre un anno e mezzo fino a quando la moglie non ha deciso di denunciarlo.
Atti inqualificabili e riprovevoli che dimostrano e svelano la natura del carattere violento, se ve ne fosse bisogno, di chi professa una ideologia che assume come pratica fondamentale l’uso sistematico della violenza. Se solo non fosse che il consigliere in questione sia chiamato nell’amministrazione della vita pubblica potremmo dire che si tratti di fatti appartenenti alla sua vita privata. Ma esiste davvero una distinzione tra l’agire privato o pubblico quando si mette in atto una condotta sessista e violenta? Possono le donne, le madri, le mogli, le amiche, le sorelle di questa città e del paese intero accettare che tale brutale violenza si consumi privatamente, in silenzio, senza che venga denunciata e condannata pubblicamente? Possono, le donne e gli uomini di questa comunità, restare in silenzio mentre queste violenze si consumano?
Si può davvero restare in silenzio in un’Italia che assiste al quotidiano massacro delle donne, alla loro umiliazione nell’ambiente familiare e lavorativo, ad una violenza infame ed assurda che ogni giorno soggioga migliaia di donne in un rapporto malato che di amore non ha proprio nulla? Può un uomo picchiare, offendere, umiliare una donna e non dover dare conto di questo? Può non assumersi, privatamente e pubblicamente, le responsabilità del suo comportamento?
È persino peggiore delle aggressioni, persino più infamante delle percosse, sminuire la violenza, giustificarla nell’ottica di un passato difficile.
Non esistono scuse, non esistono giustificazioni. Un uomo che picchia, aggredisce ed umilia non è uomo. Inquietante è il silenzio dell’intero consiglio comunale in merito a questa vicenda, un silenzio che svela la grande ipocrisia che si consuma nelle parole che si esprimono solo in occasione della giornata mondiale contro la violenza sulle donne. Non esistono porzioni di competenza in cui una condotta sbagliata possa ritenersi differentemente. Non esistono alibi, li inventano solo gli uomini violenti per giustificare l’ingiustificabile. Non si tratta di un valore di legge, ma della morale dell’individuo che non va incontro a nessuna prescrizione. Il rispetto per la vita non ha scadenze.

USB – Federazione Provinciale di Catanzaro
Collettivo Autonomo Altra Lamezia
Rifondazione Comunista

C’è il G7 fra due settimane? Sparisci per tre anni!

G7 a Taormina. Ancora un foglio di via a un 34enne che voleva solo andare alle Eolie a trovare un amico.
di Ercole Olmi (popoffquotidiano.it)

C’è il G7 in Sicilia fra due settimane e la questura reggina ti affibia – non prima di un trattamento umiliante – un foglio di via per tre anni da Villa S.Giovanni, ultimo paese della Calabria prima di sbarcare sull’Isola. Nel corso di alcuni controlli in vista del G7 di Taormina, il Questore della Provincia di Reggio Calabria, il 13 maggio, ha emesso un provvedimento di foglio di via obbligatorio contro un 34enne lametino, con divieto di fare ritorno nel comune di Villa San Giovanni, senza preventiva autorizzazione, per 3 anni e con l’ingiunzione a presentarsi entro le 20 del 13 maggio al Commissariato di Lamezia.
Il ragazzo stava raggiungendo la Sicilia per questioni di lavoro. E’ il tempo della raccolta dei capperi. Alla stazione Ferroviaria di Villa San Giovanni gli è stato riservato un trattamento davvero speciale: presa delle impronte digitali, schedatura fotografica, fermo di 5 ore in questura, perquisizione corporale completa (con tanto di mutande tirate giù) sequestro temporanea del cellulare e prelievo coatto dei dati telefonici.
Così recita la velina diligentemente riportata dai media locali: il giovane, pregiudicato per danneggiamento, violazione delle disposizioni sulle riunioni pubbliche e sugli assembramenti, in luoghi pubblici e accensioni ed esplosioni pericolose e resistenza a Pubblico Ufficiale. L’uomo è stato controllato da personale della Sezione di Polizia Ferroviaria di Villa San Giovanni alla Stazione Ferroviaria nell’ambito degli straordinari servizi di controllo del territorio correlati all’evento G7 di Taormina, disposti dal Questore della provincia di Reggio Calabria, Raffaele Grassi. Il 34enne, inoltre, annovera precedenti specifici, commessi a Bologna, in concorso con esponenti dei locali collettivi di estrema sinistra, e la sua presenza a Villa San Giovanni è stata ritenuta compatibile con un suo possibile transito verso Taormina.
Un castello accusatorio palesemente falso visto che esisterebbe solo un precedente a suo carico, piuttosto datato e non per questioni di ordine pubblico. L’unico suo “crimine” è la frequentazione dei centri sociali bolognesi.
Ecco i dati di Osservatorio repressione Anno 2011-2016 – dati repressione lotte sociali

Il foglio di via è un vecchio arnese del Codice Rocco, strumento usato dalla polizia fascista, per condizionare la vita di sospetti “sovversivi”. In perfetta continuità con quella stagione, il codice Rocco trova nuova vita nei decreti Minniti-Orlando. Quello di Reggio segue i casi analoghi di Roma, in occasione del 25 marzo, e di Bari, in vista del G7 sulla Finanza che s’è svolto lo scorso week end. Dall’unità d’Italia in poi il tema dell’emergenza è stato usato come leva per consentire l’entrata nell’ordinamento giuridico di strumenti repressivi ispirati alla “logica del sospetto” e basati unicamente sul requisito della pericolosità sociale, ossia sull’identificazione di un individuo come potenziale autore di reato in forza di meri elementi indiziari e quindi di standard probatori inferiori a quelli che consentono di affermare la responsabilità penale. Alle misure previste dal diritto penale classico sono stati così affiancati congegni che consentono una gestione poliziesca dell’ordine pubblico. Si tratta di una deriva normativa che viola la relazione tra autorità e individuo posta dalla Carta Costituzionale, di un surrogato della giustizia penale che consente di punire chi non sarebbe altrimenti punibile per mancanza delle prove di reità.

Da popoffquotidiano.it

Assemblea pubblica a Nocera Terinese contro l’inceneritore

Il Collettivo Autonomo Altra Lamezia sostiene la mobilitazione popolare del Comitato No Syngas di Nocera Terinese contro l’impianto che dovrebbe sorgere nell’area industriale del vicino Comune di Falerna partecipando all’assemblea lanciata per domenica 14 maggio sul lungomare di Nocera.
Segue l’appello alla mobilitazione.

INVITO A MOBILITAZIONE POPOLARE
In questi giorni, anche dai canali d’informazione, abbiamo appreso la volontà dell’amministrazione comunale di Falerna di voler realizzare un impianto per la produzione di syningas. Purtroppo si tratta di un vero e proprio pirogassificatore che sorgerebbe nella zona industriale di Falerna molto dannoso per la salute dei cittadini. Su questo rischio concentreremo la nostra attenzione chiedendo di fermare questo ulteriore scempio ambientale. Le comunità di Nocera e Falerna sono direttamente interessate a ll rischio di inquinamento da esalazioni tossiche. Ma i cittadini uniti con la forza della partecipazione e del dissenso possono e devono fermare tutto questo a tutela della salute soprattutto dei nostri figli. È quindi nato un comitato spontaneo di cittadini che senza vincoli di appartenenza a partiti e movimenti politici manifesterà pubblicamente Domenica prossima 14 maggio dalle 18.00 in poi a Nocera Marina davanti alla stazione ferroviaria.
COMITATO POPOLARE SALUTE PUBBLICA CONTRO TUTTE LE FORME DI INQUINAMENTO- NO-SYNGAS.
Partecipate numerosi

Il 9 maggio non farti schedare: boicotta i test INVALSI!

Anche per quest’anno il Collettivo Ri-Scossa Studentesca rilancia la campagna di boicottaggio dei testi Invalsi.

Primo maggio a Reggio Calabria: comunicati, foto e video del corteo

In centinaia tra braccianti agricoli, lavoratori migranti, richiedenti asilo e solidali provenienti da tutta la Calabria, hanno partecipato al corteo del primo maggio organizzato a Reggio Calabria dall’Unione Sindacale di Base. Importante partecipazione anche dal territorio lametino con una delegazione dei migranti dei CAS di Lamezia e Feroleto, del Collettivo Autonomo Altra Lamezia e dei Partigiani della Scuola Pubblica. La giornata di mobilitazione ed il percorso di preparazione hanno confermato l’importanza e la necessità di incrociare – pur nel rispetto delle diversità e dell’autonomia di ogni realtà –  percorsi e lotte territoriali. Da questa prospettiva occorre ora ripartire.
Di seguito comunicati, foto e video della giornata.

USB: in Puglia e Calabria i braccianti di oggi sono ripartiti dai luoghi delle lotte di ieri per chiedere lavoro, diritti e dignità.

I braccianti giunti dalle campagne hanno marciato il 1° Maggio affollando le strade di Reggio Calabria (Calabria) e San Severo (Puglia). Territori e luoghi che storicamente sono stati caratterizzati dalle lotte bracciantili. Così i braccianti di oggi hanno voluto rimettere al centro i temi dei diritti negati nella filiera agricola: paga giusta e dignitosa, riconoscimento della disoccupazione agricola e diritto alla previdenza, acqua potabile, casa, permesso di soggiorno, iscrizione all’anagrafe, trasporto…..
In Calabria gli operai agricoli sono partiti dalla tendopoli di San Ferdinando, proprio là dove oltre 2000 braccianti sono ancora ghettizzati e dove venne ucciso Sekine Traore per mano di un carabiniere, dalle campagne dalla Piana di Gioia Tauro, dalle varie provincie della regione raggiungendo Reggio Calabria con un corteo meticcio e combattivo.
In Puglia i braccianti hanno marciato partendo dalle campagne di Rignano Garganico, già teatro della morte tra le fiamme di Mamadou Konaté e Nouhou Doumbia mentre i sopravvissuti sono da mesi privi di acqua potabile e di un tetto, raggiungendo il centro di San Severo. La stessa località in cui il 23 marzo 1950 venne repressa la lotta dei braccianti addirittura con i carri armati. Tra i lavoratori si contarono un morto e numerosi feriti, e tanti furono gli arresti di uomini e donne che chiedevano diritti sindacali e sociali.
La giornata del 1° Maggio, con il sostegno e la condivisione di numerose delegazioni giunte dalle altre regioni (Lazio, Campania, Basilicata in prima fila) insieme ad associazioni e movimenti territoriali, ha sottolineato l’importanza del progetto di sindacalizzazione ed organizzazione lanciato dall’USB nella filiera agricola. Una filiera che vede schiacciati contadini e braccianti sotto le imposizioni della GDO (Grande Distribuzione Organizzata) e dell’agro-business.
La nostra lotta per il riconoscimento dei diritti sociali e sindacali è e rimane la nostra bussola , proprio come chiedevano i braccianti di ieri: “pane e lavoro”.
Ringraziamo tutte le lavoratrici, lavoratori, disoccupati, precari pensionati, movimenti ed associazioni che hanno sostenuto con determinazione la giornata, trasformando il 1° Maggio in un momento di ricomposizione concreto.

I firmatari dell’appello del 1° Maggio:
Coordinamento Lavoratori agricoli USB – Federazione USB Foggia – Federazione Regionale USB Calabria – Collettivo Autonomo Altra Lamezia – Federazione Regionale USB Basilicata – Collettivo Ri-scossa Studentesca – Federazione Regionale USB Puglia – SOS Rosarno – CoSMi (Comitato Solidarietà Migranti di Reggio Calabria) – c.s.c. Nuvola Rossa di Villa San Giovanni – Associazione Culturale Il Brigante Serra San Bruno – comitato culturale EQUOSUD Reggio Calabria – PSP (Partigiani della Scuola Pubblica) – ACAD (Associazione contro gli Abusi in Divisa) – Centro Internazionale Crocevia – Agri.Bio Emilia Romagna (Associazione produttori e consumatori biologici e biodinamici dell’Emilia-Romagna) – CISPM (Coalizione Internazionale Sans-papiers, Migranti, Rifugiati e Richiedenti asilo).

Guarda i video delle manifestazioni di San Severo e Reggio Calabria:

Da: agricoltura.usb.it

Bella, colorata e molto partecipata, la manifestazione del 1° maggio a Reggio Calabria all’insegna della solidarietà ai migranti ed ai braccianti agricoli.

I braccianti del ghetto di San Ferdinando, infatti, a cui si sono uniti lavoratori di altre zone della Calabria, hanno sfilato per le strade di Reggio, che da molti anni non vedeva una partecipazione così massiccia ad un corteo del 1° maggio e che rimette in primo piano la rivendicazione del diritto al lavoro ed alla dignità.
Scandite dagli slogan dei manifestanti, sono riecheggiate anche le parole d’ordine che hanno unito tutto il corteo contro lo sfruttamento contro il razzismo e la discriminazione razziale.
Quella segnata oggi, è una pagina importante, per la presa di coscienza dei braccianti agricoli, costretti ad una ignobile forma di schiavitù, dalla quale vogliono ad ogni costo affrancarsi.
Assieme a loro, la USB Calabria sta definendo il percorso per arrivare a questo risultato e la giornata di oggi è solo l’inizio di questo percorso, nel quale chiediamo, tutti insieme LAVORO, DIRITTI, DIGNITA’.
Da:calabria.usb.it

1° maggio in marcia per i diritti sociali e sindacali dei braccianti agricoli. Corteo a Reggio Calabria

La recente approvazione del Decreto Minniti – Orlando, che accompagna il Decreto sulla sicurezza urbana dello stesso governo Gentiloni, conferma la prevalenza delle politiche che negano il diritto di asilo e la protezione internazionale, da un lato, e che portano alla ghettizzazione e alla marginalizzazione dei migranti, dall’altro, funzionali al loro sfruttamento lavorativo e sociale.
Con questi provvedimenti non si fa altro che alimentare le spinte xenofobe e razziste alla base di numerose campagne di criminalizzazione del soggetto migrante e si alimenta il circuito della cattiva gestione e dell’affarismo dei centri deputati all’accoglienza dei profughi. Parallelamente il Governo porta avanti operazioni di vera e propria deportazione (gli accordi Ue/Turchia o Ue/Unione Africana) e di detenzione attraverso i vecchi CIE ed i nuovi CPR (Centri Permanenti di Rimpatrio).
In questo contesto la negazione dei diritti sindacali e sociali dei braccianti e degli operai nella filiera agricola continua ad essere una normalità nel “Made in Italy”. Un situazione dovuta alle imposizioni della Grande Distribuzione Organizzata (GDO) sulla pelle di donne e uomini nelle campagne e nelle serre in giro per l’Italia. La morte di braccianti, indipendentemente dalla provenienza geografica, è frutto di questo stato di sfruttamento nella filiera. Basta ricordare Paola Clemente, Mamadou Konaté, Nouhou Doumbia, Sekine Traore, Mohamed, Zacaria e tanti altri morti di fatica o tra le fiamme e che rischiano di finire nel dimenticatoio.
Per questo l’attenzione nelle manifestazioni a Reggio Calabria sarà posta sulle caratteristiche generali e specifiche del lavoro agricolo, ed è il caso dei migranti che vengono sottoposti ad ogni forma di ricatto e vulnerabilità predisposti dalla legge Bossi-Fini, dal recente decreto Minniti – Orlando e dalle direttive europee.
Per queste ragioni invitiamo tutt@ a condividere e promuovere questa giornata di 1° Maggio.

• LAVORO DIGNITOSO
• PAGA DIGNITOSA NELLA FILIERA AGRICOLA
• DIRITTO ALLA DISOCCUPAZIONE AGRICOLA E ALLA E ALLA PREVIDENZA
• REGOLARIZZAZIONE PER TUTTI
• DIRITTO ALLA CASA
• RESIDENZA E CARTA D’IDENTITÀ PER TUTTI
• NO AI DECRETI CHE NEGANO LE LIBERTÀ E CRIMINALIZZANO I MIGRANTI E LE LOTTE SOCIALI
• NO AL LEGAME TRA PERMESSO DI SOGGIORNO E CONTRATTO DI LAVORO O PARTITA IVA
• SI ALL’ALLEANZA TRA CONTADINI, BRACCIANTI E CONSUMATORI PER UN CIBO SANO

ORE 9.30 MANIFESTAZIONE DA PONTE CALOPINACE A PIAZZA ITALIA (REGGIO CALABRIA)

Coordinamento Lavoratori agricoli USB – Federazione Regionale USB Calabria – Collettivo Autonomo Altra Lamezia – Collettivo Ri-scossa Studentesca – SOS Rosarno – CoSMi (Comitato Solidarietà Migranti di Reggio Calabria) – c.s.c. Nuvola Rossa di Villa San Giovanni – Associazione Culturale Il Brigante Serra San Bruno – comitato culturale EQUOSUD Reggio Calabria – PSP (Partigiani della Scuola Pubblica) – ACAD (Associazione contro gli Abusi in Divisa) –  CISPM (Coalizione Internazionale Sans-papiers, Migranti, Rifugiati e Richiedenti asilo)

USB: Condannato il dissenso per aver proferito parola

7 decreti penali di condanna emessi dal Tribunale di Lamezia Terme nei confronti di militanti dell’USB – Unione Sindacale di Base per aver contestato gli esponenti del PD durante un’iniziativa regionale. Segue la nota stampa dell’USB.

È proprio quando si acuiscono le difficoltà, quando la crisi si palesa in tutta la sia brutalità che si registrano il malcontento e la rabbia dei settori popolari sui quali sono stati scaricati i costi dell’austerità made in Italy e UE. È proprio in queste situazioni che cade la maschera di ipocrisia e si svela il volto arrogante, padronale e repressivo dei governi.
Lo sanno bene i nostri governanti, arroccati nei loro salotti buoni, nelle loro roccaforti di vetro ipersorvegliate e protette, quanto sia importante dotarsi di strumenti liberticidi e proteggere i propri privilegi attraverso il braccio violento delle loro polizie per punire chi protesta per il pane e la dignità, smorzando sul nascere ogni ipotesi di insubordinazione al loro ordine costituito.
Così come sanno altrettanto bene quanto la partecipazione popolare possa essere un ostacolo alla realizzazione dei loro piani e per questo ogni manifestazione di protagonismo popolare deve essere smorzata e affievolita, limitandola al solo momento elettorale, l’unico in cui la casta ha la necessità di appellarsi direttamente al popolo elettore.
Il piano renziano di riforma costituzionale così come le continue cessioni di sovranità alle istituzioni sovranazionali e alle oligarchie europeiste vanno proprio nella direzione di limitare al massimo la partecipazione popolare alla vita politica del paese, fermare il tentativo di costruzione di un nuovo blocco sociale ampio da parte dell’USB e relegare le masse al ruolo di spettatori inermi o semplici comparse durante le farse elettorali.
Negli ultimi 7-8 anni la questione sicurezza, sulla quale si sono giocate le fortune politiche ed elettorali degli ultimi due decenni, è stata espunta dalle priorità politiche dei governi, più concentrati a ragionare di rating, spread, debito, austerity e a eseguire le direttive della troika scaricando sui settori popolari più deboli i costi delle loro politiche lacrime e sangue.
Dopo anni di macelleria sociale, dopo aver soffiato sulla scintilla del malcontento e alimentato il fuoco della rabbia sociale, dopo aver, per riflesso, promosso l’avanzata di movimenti populisti in mezza Europa, favorito il sentimento antipolitico, e minata la fiducia verso il progetto di costituzione del blocco europeo, gli ultimi colpi di coda della casta in evidente calo di consenso è rispolverare la questione securitaria.
Il decreto Minniti va proprio in questa direzione: criminalizzare ogni forma di dissenso, colpire e punire poveri ed immigrati e militanti del sindacalismo di base, scavalcare a destra Salvini e la Lega per riguadagnare il consenso perso e canalizzare il malcontento delle classi medie proletarizzate dalla crisi verso i disperati e gli ultimi.
Una chiara stretta securitaria verso ogni forma di opposizione sociale e la sperimentazione di nuovi dispositivi giuridici sui migranti e rifugiati che poi potrebbero estendersi a cascata sull’intero corpo sociale nazionale, come è stato negli anni scorsi con le novità normative precarizzanti in materia di lavoro. Un chiaro cambio di paradigma nell’agire politico dei governanti realizzato attraverso lo smantellamento del welfare, la precarizzazione dei rapporti di lavoro, la guerra interna, ai movimenti non allineati e quella esterna combattuta contro governi e popolazioni che ancora resistono ai disegni di saccheggio, devastazione e neocolonizzazione delle potenze imperialiste. Un rovesciamento delle politiche inclusive che hanno caratterizzato gli anni del boom economico capitalistico e di governo democristiano e socialdemocratico, tendenti al “far morire”, ad escludere ampie quote sociali insubordinate al nuovo ordine sociopolitico disegnato dalle elitè e “lasciar vivere” quelle quote di popolazione ammaestrate e funzionali al loro progetto.
Un progetto che già sperimentato nell’epopea coloniale sembra oggi essere esportato anche nelle cittadelle capitalistiche ad opera di quel segmento di borghesia continentale che nella costruzione del nuovo blocco imperialista europeo sta giocandosi i propri destini di affermazione come classe egemone. Anche nella nostra Calabria, la periferia più estrema d’Europa, i rappresentanti locali di questa frazione di borghesia lavorano per concretizzare questo progetto e lo fanno costringendo le sue genti ad un destino di fame e miseria non tollerando nessun ingerenza alla concretizzazione dei loro piani e utilizzando per i loro scopi qualsiasi mezzo.
E quando la rabbia di quella enorme massa di disoccupati, precari e mobilitati si è organizzata con l’Unione sindacale di base in una manifestazione che ha voluto testimoniare il proprio disagio agli stati maggiori del PD riuniti a Lamezia per celebrare le loro “birichinate” ai danni del popolo, la risposta del partito al governo di questa regione e di questo paese è stata quella che ormai la contraddistingue a livello generale: DENUNCE E REPRESSIONE.
Ridicolo ed assurdo l’impianto che sta alla base della motivazione della sentenza di condanna dei nostri dirigenti e attivisti USB che per il solo fatto di aver osato “prendere parola con l’On. Enza Bruno Bossio”, in una manifestazione “pubblica non autorizzata” sono stati giudicati (in contumacia per non essere stati neanche avvertiti del processo) e condannati alla cifra di 800€ (beneficio di legge perché incensurati altrimenti la pena avrebbe previsto 9 giorni di galera). Questo è il pacchetto confezionato ad arte per quanti avranno l’ardire di contestare i politici del PD. Questo lo scenario per i disoccupati, i precari, gli studenti, i migranti, i senza casa, i compagni e le compagne calabresi se non si piegheranno ai diktat di Oliverio, Guccione, Adamo, Bruno Bossio, Censore, Bruno… e tutti gli altri dis/onorevoli affamatori del popolo calabrese.
Sempre ai nostri posti ci troveranno, con la testa e la schiena sempre ben dritte, col pugno sinistro chiuso e alzato e senza cedere di un centimetro, assieme ai lavoratori, alla nostra classe e ai tanti altri compagni che non vogliono arrendersi insieme alla USB ad un’esistenza di precarietà miseria e sfruttamento cui vorrebbero condannarci questi infami.
A Enrico, Giuseppe, Delio, Aurelio, Antonio, Rocco e Dino la nostra solidarietà di classe e militante.

Confederazione Regionale USB Calabria