“Questione emigrazione”: poche cattedre al sud? Basterebbe offrire il tempo pieno pressoché assente al sud! Perché solo al nord, seppure con forti e drammatici tagli, viene concesso?

bc01b-logo2bpspSi riporta l’analisi dei Partigiani della Scuola Pubblica sull’esodo degli insegnanti del Sud verso le regioni del Nord.

Oramai è divenuta “questione emigrazione” la problematica legata all’esodo degli insegnanti del Sud nel Centro-Nord Italia. Quasi un adattamento odierno della “Questione Meridionale” dove i contadini sono ora sostituiti dagli insegnanti.
Non vogliamo usare una forzatura neo-meridionalista, ma i numeri snocciolati in questi ultimi giorni si prestano facilmente ad una interpetazione “colonialistica” della questione.
Questi alcuni dati pubblicati in diversi commenti tratti dall’ “Atlante dell’infanzia”, Save The Children per il 2015.
Al Nord il tempo pieno supera il 40% di classi, mentre in Campania l’11%, in Sicilia l’8,1%, ed è assente, completamente, in realtà come Ragusa, Trapani, Teramo, Reggio Calabria, Palermo e molti altri importanti centri del Sud. Di quanta dotazione organica in più gode il Nord? Attendiamo la pubblicazione di questi dati.
Non sappiamo se tali ulteriori dati sono stati pubblicati, certo ci interesserebbe conoscerli nel dettaglio.

Nella figura viene ripresa pagina 112 dell’Atlante.
In particolare si afferma che: “Ancora una volta ricorrono divari e asimmetrie territoriali, con oscillazioni che vanno dal 2,1% della provincia Aosta [il più basso valore registrato insieme a Molise, Sicilia, Campania, Abbruzzo, Puglia e Calabria] all’84% di quella di Milano (vere scuro). In alcune delle provincie più popolose del Mezzogiorno e dei più esposti al rischio della criminalità organizata, non raggiunge il 10%. Tutti gli esperti affermano che l’allungamento del tempo scuola potrebbe costituire un potente fattore di protezione per gli alunni”.
Anche qui ricorre l’impronta di Raffaele Cantone:
La corruzione è un fenomeno “pericoloso come la mafia”, ha detto il presidente dell’Anac Raffaele Cantone, che finisce per condizionare in maniera specifica e subdola anche la vita dei più piccoli”.
Ma una conferma di tale notizia viene data in maniera indiretta dallo stesso Faraone all’indomani delle proteste in molti USR del Sud il quale ha affermato su “La Stampa” del 9 agosto: “Nella prossima legge di stabilità introdurremo un provvedimento per trasformare l’organico di fatto in organico di diritto. E già dal prossimo anno scolastico potenzieremo il tempo pieno anche a Sud: un modo per andare incontro alle esigenze dei bambini, creando anche occupazione. Ma per alcune misure abbiamo bisogno di tempo”.
Magari se ne sono accorti tutti ora, tanto da poterla definire la rivelazione dell’anno! Insomma manca il tempo pieno al Sud e questo è uno dei motivi per cui vi sono meno cattedre!
L’allarme arriva anche da Domenico Pantaleo, segretario della FLCCGIL, il quale denuncia i “mancati investimenti del Governo nelle regioni del Sud Italia, che vede (innanzitutto) un enorme gap per quanto riguarda il tempo prolungato e l’assegnazione di cattedre proprio in quella primaria che ha fatto esplodere il caso”.
Mentre dalla Sicilia tramite l’USB arriva la notizia di 4.606 posti in deroga sul sostegno per l’anno scolastico 2016/17.
Un’altra rivelazione arriva da Francesca Puglisi, responsabile Scuola del Pd: “il numero di chi dovrà trasferirsi calerà con le assegnazioni provvisorie che usciranno nei prossimi giorni”.
A dire il vero questa sembrerebbe in contraddizione con quanto invece affermato da un altro scienziato della sociologia moderna, secondo il quale invece la “questione” diventa ora “demografica”. Andrea Gavosto, direttore della Fondazione “Giovanni Agnelli” ci fa sapere tramite “La Repubblica” che poiché la popolazione scolastica aumenta al Nord mentre al Sud è in costante diminuzione “l’emigrazione degli insegnanti nei prossimi anni resterà un fenomeno largamente inevitabile”.
Ma allora riprendiamo una ultima variante della “questione” Gramsciana, che forse è quella più pertinente, centrata dal collega maestro-giornalista Alex Corlazzoli “l’esodo o l’esilio dei docenti potrà essere fermato quando avremo a che fare con un governo che ritorna a mettere in primo piano la questione istruzione al Sud”.
Non ci sarebbe quindi bisogno di “spostare gli studenti al Sud” e così salveremmo anche le braccia di Gian Antonio Stella che come scrive sul “Corriere della Sera”
“Certo, è possibile che il famigerato “algoritmo” che ha smistato maestri e professori abbia commesso errori. E vanno corretti. Ma i numeri sono implacabili: 8 insegnanti su 10 sono del Mezzogiorno però lì c’è solo un terzo delle cattedre disponibili. Non per un oscuro complotto anti meridionalista: perché gli alunni delle “primarie” e delle scuole di I° grado sono oggi mezzo milione in meno di vent’anni fa”.
Oltre a riprendere ed elaborare i dati di Tuttoscuola lo invitiamo a fare uno sforzo in più e fare altri due calcoli e magari stabilire quante cattedre spunterebbero di più al Sud se il tempo pieno fosse equiparato in tutta Italia, magari come a Milano, tutti all’84%! Magari la barca riprenderebbe a bilanciarsi meglio.
Lo aiutiamo, senza scomodare Einstein. Riprendendo i dati della biblica Tuttoscuola “I docenti meridionali sono 30.692 ma i posti a disposizione al Sud sono 14.192: Come possono 14.192 sedi accogliere 30.692 insegnanti? Neanche Einstein avrebbe potuto inventare un algoritmo in grado di risolvere un’equazione simile”.
Stella continua coi dati: “Maestri e professori «in eccedenza» nel Mezzogiorno sono complessivamente 16.500, quelli che mancano al Centro-Nord 17.628. Di qua quasi il 67% in meno, di là quasi il 54% di troppo. Con addirittura un picco del 64,3% di insegnanti in eccesso in Sicilia.
Ecco, proprio in Sicilia, dove le percentuali di tempo pieno sono più basse si registra il maggior picco di docenti in eccesso.
Einstein sorriderebbe. Lasciamo la soluzione del problema a Stella.
Ma un altro esercizietto per il tuttologo potrebbe essere quello di calcolare quanti posti si libererebbero mandando in pensione gli ultrasessantenni della quota 96, sempre senza scomodare Einstein.
Un’ultima operazione sarebbe una somma. Quota 96 + posti in deroga su sostegno + aumento tempo pieno = magari ci siamo!
Questa somma potrebbe farla un altro grande del giornalismo di servizio Nino Sunseri di “Libero” che si cimenta col le percentuali, definendo “lavativi” i docenti del Sud e delle isole [ma questa è un’altra storia…e forse un’altra querela da aggiungere a quella appena fatta dai PSP verso Rondolino!]
“E siccome in Sicilia c’è il 64,3% di docenti di troppo, è normale che vadano collocati in altre regioni. Perché la realtà è una sola: “al Sud ci sono pochi studenti e troppi insegnanti”.
La “ribellione” di cui parla Surieri non è senza ragione dunque, semmai senza ragione sono i conti di questi improvvisati “ragionieri” della falsa informazione.
Un’ultima analisi in ordine di tempo arriva da Pino Aprile, il quale lucidamente commenta:
La scuola, al Sud, l’hanno rasa al suolo e ora deportano i prof”. Ma si sa, il giornalista scrittore, autore del bestseller “Terroni”, è noto meridionalista. Ed è per questo che individua in nodo cruciale della questione, finalmente. E continua: “Ovvio che al meridione ci sono più insegnanti che cattedre. I posti sono stati spostati al Nord dove c’è l’esclusiva degli asili, del tempo prolungato e delle borse di studio”.
E ora possiamo anche noi dire in rap come i ragazzi dell’Atlante “Pi difianniri i diritti ama spaccari un munnu, un pigghiannu ritti ritti sinno Ni niamu Nfunnu” (trad. per difendere i diritti dobbiamo spaccare il mondo, andiamo sempre dritti, sennò andiamo a fondo).

Da partigianidellascuolapubblica.org

Presentazione del libro “Avevamo Ragione Noi – Storie di Ragazzi a Genova 2001” di Domenico Mungo

avevamo ragione noi

“AVEVAMO RAGIONE NOI – Storie di ragazzi a Genova 2001” di Domenico Mungo, illustrato da Paolo Castaldi, Eris Edizioni.
Presentazione del libro con reading e dibattito con l’autore Domenico Mungo, performance live di Simona Ponzù Donato.

Genova 2001. G8. Un ragazzo riprende gli scontri con una telecamera, non si rende conto di quanto è vicino sino a quando la prima manganellata lo colpisce.
Un altro ragazzo urla rabbioso sotto un cielo pregno di lacrimogeni, lanciando pietre contro il fumo di un blindato in fiamme.
Un’infermiera assiste impotente alla mattanza nelle celle di Bolzaneto.
Il romanzo di Domenico Mungo, un episodio dopo l’altro, ripercorre a ritroso le giornate del G8, dalla macelleria della Diaz al primo giorno, quando un corteo colorato e festoso dava il via a un contro-vertice di persone convinte delle proprie ragioni e niente di tutto quello che è successo sembrava possibile.
E poi l’incubo: le urla che si confondono con l’eco dei manganelli che battono contro gli scudi, un morto ammazzato e la furia cieca di chi non lo potrà mai accettare.
Avevamo ragione noi racconta il trauma collettivo e i sogni infranti di una generazione che dopo quelle giornate non è stata più la stessa, con le emozioni e il terrore di chi in quei giorni c’era e non potrà mai più dimenticare.

Da capre a somari

bc01b-logo2bpsp Gli insegnanti meridionali aderenti ai “Partigiani della Scuola Pubblica” rispondono al vergognoso articolo pubblicato su “il Foglio” il 15 agosto scorso.

Ci piace indirizzare queste considerazioni agli Egregi Signori che hanno fondato il Foglio, lo dirigono e scrivono articoli suggestivi come quello diffuso all’attenzione degli Italiani il dì 15.08.16, compresi quegli Italiani che non sono affatto interessati, ma, poiché Cittadini, loro malgrado partecipano al suo ingente finanziamento, dispensatogli dallo Stato.
Ci piace però un po’ meno forse il fatto che, grazie all’articolo, ora sembrerebbe che qualcosa ci accomuni proprio a loro: e infatti, anche noi, Docenti meridionali, siamo usciti dal gregge delle capre di recente e rondoliniana memoria, per entrare, insieme ai nostri Studenti, nel branco dei somari.
Faunistica ironia a parte, è evidente che taluna frangia giornalistica goda nell’incitare alla divisione razziale interregionale, piuttosto che registrare con soddisfazione che almeno in un settore, esista una sorta di “riscatto” meridionale.
E la “questione” non è poi così peregrina, se solo si pensa, che, piaccia o no a certi colti intellettuali del nord, il sud ha sempre dato dei punti: studiare, tanto e bene, al sud, per ragioni storiche è nato forse come scelta obbligata (le fabbriche, con le loro certezze di immediati guadagni per i giovani appena in possesso della licenza di scuola media inferiore pullulavano nel settentrione ove apportavano ricchezza economica ma povertà culturale); ma poi si è virtuosisticamente ed endemicamente diffuso, producendo, così, ottimi risultati.
E allora basta con questa becera e squalliduccia tendenza di certa stampa che fonda la sua audience sull’effetto di epiteti facili e volgari!
A noi Docenti meridionali non interessa competere con gli altrettanto validi e meritevoli Colleghi del nord e non gradiamo il turpiloquio, senza contare che al Nord lavorano moltissimi nostri conterranei che contribuiscono da docenti alla formazione degli studenti e da lavoratori anche molto qualificati alla crescita economica di quei contesti territoriali.
Ci basta quindi constatare con un pizzico di soddisfazione che quest’anno scolastico siamo stati particolarmente bravi. E con noi, i nostri Studenti.

Da: partigianidellascuolapubblica.org

PSP: depositata la denuncia/querela contro Rondolino

bc01b-logo2bpspProdotta il 12 agosto la denuncia/querela contro Fabrizio Rondolino, giornalista presso l’Unità, da parte dell’avv. Gianfranca Bevilacqua su iniziativa dei Partigiani della Scuola Pubblica.
Contestualmente è anche avvenuta la presentazione di un esposto, per gli stessi fatti, dinanzi al Consiglio Nazionale Ordine Giornalisti, Consiglio Ordine Giornalisti del Lazio (dove risulta iscritto) e Consiglio Disciplina del medesimo ordine.
La deplorevole e reiterata aggressione verbale del giornalista contro i docenti, in special misura meridionali non poteva, infatti, ulteriormente passare inosservata.
La goccia che ha fatto traboccare il vaso è stata stavolta il tweet del 06.08.16, pubblicato sul profilo “@frondolino”:
Mi chiedo come possano fare i bagagli e traslocare se passano il tempo qui su twitter a insultarmi (parlo delle capre deportate)” in cui il giornalista aggiunge l’ingiuria al danno nei riguardi dei docenti trasferiti in questi giorni dal sud al nord, docenti che saranno costretti a lasciare la famiglia per un destino incerto e, cosa che hanno compreso in pochi, con scarse probabilità di rientro.
Un algoritmo mai svelato ha deciso dove dovesse vivere il primo docente in graduatoria, il più delle volte molto lontano, e l’ultimo, spesso e volentieri a due passi da casa: ecco il perché di tanta disperazione, specie per chi lascia figli, mariti o mogli e anche disabili.
Queste le storture denunciate dai docenti, che non sono pedine, ma esseri umani. Eppure Rondolino non recepisce questi disagi, gli sembrano assolutamente dovuti alla provvida mano renziana che dispensa posti di lavoro a “tempo indeterminato” a gente che di fatto precaria era e tale è rimasta, tant’è che il tweet riportato non è stato che l’ultimo di una sequela di contumeliose invettive, avente come unico comune denominatore una aggressiva e pervicace campagna denigratoria contro una categoria che da un anno a questa parte è stata profondamente ferita dalla legge 107/2015.
Il 05.08.16 compariva sullo stesso profilo twitter di Rondolino: “Se gli insegnanti del Sud che urlano in tv conoscessero l’italiano, almeno capiremmo che vogliono”, e ancora, andando a ritroso a far data dall’anno 2014:
…insegnanti…continuano a distruggere la nostra scuola”;
…tutti abbiamo conosciuto insegnanti analfabeti, fancazzisti, assenteisti”;
Non vogliono farsi valutare perché valgono poco”;
Semianalfabeti, scioperano perché hanno paura del lavoro, del merito, della cultura
Poi sempre nel 2014 incitò alla violenza armata anche contro una docente in particolare, la Prof.ssa Sandra Zingaretti, colpevole di aver esposto in tv a Matteo Renzi le incongruenze della riforma: “ Se mia figlia avesse come insegnante la sindacalista pazza di #portaaporta domani andrei a scuola con un fucile mitragliatore”,
e il 29.06.15: “Ma perché la polizia non riempie di botte sti insegnanti e libera il centro storico di Roma?”. Sono solo i più significativi esempi delle invettive di Rondolino contro la categoria dei docenti, le cui voci durante la protesta di Napoli vengono paragonate a quelle di “pescivendoli indaffarati”.
A questi detti, si associano anche quelli contro i meridionali, per come si evince da un’intervista rilasciata il 31.07.15: “I meridionali sono poveri perché non pagano le tasse, disoccupati perché lavorare stanca”. E ancora: “…melensi e retorici. Tutti i meridionali fanno il piagnisteo:…Lo Stato dovrebbe abbandonare completamente il Sud perché rinasca.”
Le accuse investirebbero il codice penale in numerose fattispecie di reato che vanno dall’Istigazione a delinquere” all’”Istigazione a disobbedire alle leggi” attraverso “l’odio fra le classi sociali” nonché la “Diffamazione col mezzo della stampa”.
Anche gli insegnanti settentrionali hanno inteso partecipare agli intenti della querela sottoscrivendo in questi giorni un documento di solidarietà stilato sempre dai Partigiani della Scuola Pubblica nei riguardi dei docenti meridionali investiti dalle invettive del giornalista de l’Unitá.
Oltre a numerosi docenti a proprio nome, hanno aderito al documento i gruppi degli insegnanti in lotta contro la legge 107/2015, meglio nota come “buona scuola” che dal varo della riforma sono attivi su Facebook e non, oltre ai promotori, i Psp-Partigiani della Scuola Pubblica, i seguenti :

Scuola, tutti uniti per resistere
DAT- Docenti Autorganizzati Terni
LA SCUOLA BRUCIA!
Iuas – Insieme un’altra scuola
“Docenti incazzati”
“Professione insegnante”
CSV coordinamento scuole Viterbo
MPS – Movimento per la Scuola Pubblica
RESISTENZA ATTIVA PRECARI SCUOLA;
Associazione Nazionale Docenti per i Diritti dei Lavoratori
ILLUMIN’ITALIA – ASSOCIAZIONE NAZIONALE
LA SCUOLA INVISIBILE;
Desertum fecerunt et bonam scholam appellaverunt
INVALSICOMIO

Da partigianidellascuolapubblica.org

Chiusura campagna referendaria scuola in Calabria

bc01b-logo2bpspI Partigiani della Scuola Pubblica, dopo aver raccolto per tre mesi le firme per il referendum della Scuola, ringraziano i quasi 17 mila firmatari calabresi, i docenti partigiani, i comitati LIP per una Riforma alternativa, l’Associazione ”Per la scuola della Repubblica” di Catanzaro e Lamezia, la FLC- Cgil, la Gilda, gli autenticatori, i volontari e quattro volte grazie ai cinquecentoquindicimila italiani che, nonostante la manipolazione mediatica filogovernativa, hanno riconosciuto la gravità delle conseguenze dell’antidemocratica Legge 107, ossia la “Buona Scuola” del Governo Renzi.
I tantissimi firmatari calabresi che respingono la Buona Scuola, si accompagnano alle 7 mozioni dei consigli comunali calabresi, tra cui il capoluogo Catanzaro, che hanno deliberato contro la Riforma della Scuola italiana.
Questi i dati provinciali della raccolta, desunti dal prospetto FLC:
Catanzaro 6112 Cosenza 3522 Crotone 1478 Reggio Calabria 4427 Vibo Valentia 741 e 300 nella locride. A queste vanno aggiunte tutte le schede inviate dai comuni.
I Partigiani comunicano che le 515 mila firme della Scuola, contro la Riforma, sono in Corte di cassazione, per le verifiche di rito.
Le determinazioni della Corte, pro o contro il referendum, non fermeranno la nostra lotta che continuerà sempre più lucida, fino all’ultimo bonus respinto, fino all’ultimo abuso del DS denunciato, fino all’annientamento della privatizzazione in atto, che cancella i diritti degli studenti e delle famiglie.
Col referendum noi abbiamo dato abito “legale” alla nostra Resistenza, ma non è il referendum che la legittima, né la Cassazione, la quale garantirà, col suo pallottoliere, la conformità della protesta alle sempre più restrittive norme della legge, ma non potrà mai sancire col suo decreto, quale che sia, il conformarsi delle nostre coscienze alla Scuola dei piazzisti e dei classisti.

Salvare la Scuola Pubblica è un nostro dovere, da cui non potremo sottrarci mai, la Scuola Statale deve essere un bene comune, custode della democrazia e paladina dei diritti umani
La nostra autodeterminazione e lungimiranza sono state un esempio positivo per tutti.
Grazie soprattutto al nostro Comitato promotore nazionale, grazie anche al coordinamento del referendum no trivelle petrolifere, per il quale abbiamo allentato volentieri, per 2 settimane, la presa sul nostro, per il rispetto che dobbiamo all’ambiente e alla nostra salute.

PSP – Partigiani della Scuola Pubblica

Domenica 26 giugno: Una montagna di pace

Domenica 26 giugno presso i ruderi dell’abbazia di Corazzo torna, dopo dieci anni, una montagna di pace, evento organizzato da Rivìentu – Coordinamento territoriale delle Associazioni del Reventino, con tavoli tematici di lavoro, dibattiti e concerti.

Dieci anni dopo l’ultima edizione ritorna Una montagna di Pace.
L’evento sarà organizzato da Rivìentu – Coordinamento territoriale delle Associazioni del Reventino – che del Forum del Reventino di cui fu protagonista Bruno Arcuri dieci anni fa raccoglie in buona parte l’eredità – in collaborazione con La Carovana. I temi della giornata saranno i beni comuni, l’agricoltura sostenibile, il recupero dei territori in via di spopolamento, l’emergenza migranti e il moltiplicarsi dei centri di accoglienza.
PROGRAMMA:
Nel corso della mattinata si terranno tre tavoli tematici di lavoro, nel corso dei quali saranno affrontate alcune problematiche del territorio e sviluppati nuovi progetti, nello specifico:
– Buone pratiche per uno sviluppo sostenibile del territorio. Turismo lento, cultura, musica tradizionale, agricoltura naturale e ambiente.
– Economia solidale / Gas, consumo critico, autoproduzione.
– Interazione tra territorio e migranti.
Nel pomeriggio l’esibizione del collettivo di scrittura Manifest. aprirà e chiuderà il dibattito “Perché restare. Prospettive per le aree interne”, al quale interverranno Vito Teti, antropologo presso l’Unical e Domenico Lucano, sindaco di Riace.
A seguire spazio alla musica! Sul palco si susseguiranno: Onda Kalabra, Suoni Caotici Nomadi Cover Band, I Musicanti del Vento, Sabatum Quartet, L’evoluzione, Folk n’ Roll. Le esibizioni dei gruppi saranno intervallate da brevi momenti di riflessione e testimonianza su quanto di buono si è finora realizzato nel panorama dell’accoglienza e dell’integrazione calabrese. Sul palco si alterneranno Valerio Formisani, Enzo Infantino, Ahmed Berraou e i Teatrop con lo spettacolo “I maghi della pioggia”. La serata si chiuderà in compagnia di Rasdò.
Tanti altri eventi e momenti, frutto della stessa sensibilità e attaccamento al territorio, scandiranno la giornata: il mercatino del “Gruppo di Acquisto Solidale del Reventino”, “Leggere il Patrimonio” un divertente e formativo laboratorio didattico in compagnia dei gufetti di Museum children ebook, un angolo di poesia con Tonio Costanzo, una lettura di brani tenuta da Scenari Visibili, musica e danza popolare in compagnia di Felici & Conflenti.
L’eventuale ricavato della giornata verrà destinato ad un progetto sui temi trattati nel corso del dibattito e che vedrà il coinvolgimento degli Istituti Comprensivi di Bianchi Scigliano e Rogliano, anch’essi partner promotori dell’evento.

Montagna-di-Pace2016

La Campagna LasciateCIEntrare lancia la mobilitazione nazionale per la Giornata del Rifugiato. Sostieni, condividi & partecipa!

In occasione della Giornata Mondiale del Rifugiato, la Campagna Lasciatecientrare lancia la mobilitazione nazionale #20giugnolasciatecientrare, chiedendo a tutte le realtà di intervenire e collaborare alle visite, coordinandoci con le diverse delegazioni sui diversi territori.
Sono tantissimi i centri per migranti aperti ed operativi in Italia, gestiti direttamente dal Ministero dell’Interno e dalle Prefetture o dai privati in tutta Italia: si chiamano CAS, CARA, CPSA, HUB ed HOTSPOT.
I CAS sono presenti capillarmente in ogni regione, ve ne sono oltre 3000 per un totale di richiedenti asilo accolto pari al 72% di coloro che sono arrivati in Italia dai tanti scenari di guerra e di crisi (al 31.12.2105 nei CAS erano ospitati 76.683 migranti).
L’iniziativa nasce dalla constatazione che numerossimi sono i centri per migranti operativi nel paese offlimits a qualsiasi tentativo di monitoraggio delle condizioni d’accoglienza. Luoghi nodali per i respingimenti illegittimi che si stanno operando o per violazioni dei diritti umani, o segnalati e denunciati dai migranti per “mala gestione”. Alcuni di essi, a seguito di segnalazioni e denunce da parte della Campagna LasciateCIEntrare, sono stati poi finalmente chiusi dagli organi competenti e alcuni enti gestori sono sotto indagine.
Dopo un anno di visite e relazioni come campagna abbiamo pubblicato il Rapporto “Accogliere, la vera emergenza” (consultabile e scaricabile cliccando qui: http://goo.gl/ortQdk) con le relazioni e le criticità riscontrate nei centri visitati.
In Italia sono ancora aperti 4 CIE: a Roma, Torino, Caltanissetta, Brindisi. L’accesso è discrezionale ed in alcuni luoghi non siamo ancora riusciti ad entrare come ad esempio negli attuali “Hot Spot”: centri ancora offlimits per la stampa e la società civile.
Sin dalla sua nascita la Campagna ha promosso numerosi presidi e delegazioni nazionali nelle principali città italiane. In particolare, ampia risonanza mediatica ha avuto la prima mobilitazione nazionale del 25 luglio 2011 che ha visto per la prima volta, la denuncia a livello nazionale dello stato dei CIE, strutture allora ancora sconosciute ai più, oltre il limite della vivibilità e del rispetto della dignità umana, ove siverificavano continue e sistematiche violazioni dei diritti umani fondamentali. Quel giorno molti parlamentari entrarono per la prima volta in queste strutture per troppo tempo rimaste “invisibili” alla politica, alla stampa e all’opinione pubblica.
Il 20 giugno, in occasione della Giornata Mondiale del Rifugiato, vogliamo lanciare una mobilitazione nazionale, in contemporanea in moltissime regioni e città d’Italia, per entrare nei centri, insieme alla stampa italiana ed estera, a parlamentari, assessori, consiglieri regionali, avvocati ed alle associazioni della società civile.
mobilitazione_lasciatecientrare
Chiederemo autorizzazione per accedere alle varie strutture, e raccoglieremo diversi dati in particolare:
quali Prefetture hanno autorizzato o negato l’accesso;
motivazioni del mancato accesso;
istanze dei migranti;
relazioni dettagliate sulle visite nei centri;
rapporto e valutazioni delle associazioni.

Vogliamo farlo in questo momento che riteniamo particolarmente grave tanto per l’Italia che per l’intero contesto europeo. Le recenti vicende internazionali, dall’accordo fra UE e Turchia per il controllo dei richiedenti asilo provenienti da paesi in guerra, all’innalzamento di muri che chiudono tanto le frontiere esterne che quelle interne del “Continente Fortezza” fino all’elaborazione di piani che sembrano avere come unico scopo il controllo, la repressione e il rimpatrio di chi non è ritenuto degno di protezione ci creano indignazione e preoccupazione. Temiamo che si stia facendo morire il diritto d’asilo e contemporaneamente molte delle modalità di accoglienza che vengono fornite si dimostrino sempre più inadeguate quando non fondate unicamente su logiche di profitto e spesso di malaffare coperte da condizioni di presunta emergenza. Vogliamo che la società civile, di cui siamo parte, possa poter verificare nei luoghi di accoglienza e in tutti i centri per migranti, comunque chiamati, il rispetto dei diritti umani l’avviamento di percorsi che portino chi vi è ospitato alla completa autonomia e condizioni di lavoro dignitose anche per chi in tali centri opera.
LasciateCIEntrare lancia questa iniziativa a livello nazionale, chiedendo a tutte le realtà di intervenire e collaborare alle visite, coordinandoci con le diverse delegazioni sui diversi territori.

Aderiscono alla manifestazione:
1. FNSI 2. ORDINE DEI GIORNALISTI 3. USIGRAI 4. Art.21 5. CILD – Coalizione Italiana Libertà e Diritti Civili 6. ESCAPE – Laboratorio di studi critici sulle migrazioni forzate 7. Minori Stranieri non accompagnati 8. ADIF – Associazione Diritti e Frontiere 9. Ass. K_Alma 10. Redazione The Bottom Up 11. Baobab Experience 12. Rete Antirazzista Catanese 13. Naga 14. Centro Risorse LGBTI di Torino 15. Progetto Diritti 16. Rete Femminista No Muri No Recinti 17. Melting Pot 18. IUC Torino 19. Medu 20. Ri-Make Milano 21. Rete No Borders Milano 22. Presidio Piazzale Trento Cagliari 23. Cedise 24. Casa Internazionale delle Donne Roma 25. Cidis 26. Comunità Algerina Napoli 27. Scuola popolare di italiano LOSKA Napoli 28. Garibaldi 101 29. 081 30. Centro Sociale Quarto 31. Asgi 32. Diritti al Sud 33. Osservatorio Antigone 34. Borderline Sicilia 35. Accoglierete Onlus 36. Welcome Taranto 37. Missionari Comboniani Siracusa 38. Rete No Borders Napoli 39. Ospiti in arrivo 40. Tenda per la pace 41. Kasbah 42. Rivoltiamo la precarietà 43. Altra Lamezia 44. Rete Oltreconfine 45. CGIL 46. Libera contro le Mafie 47. CittadinanzAttiva 48. Osservatorio dei Diritti delle Persone Migranti – Lamezia Terme

NOTA BENE: per far parte delle delegazioni che chiederanno ingresso nei CIE e nei CARA l’invio della conferma e della copia del documento dovrà essere inviata entro e non oltre il 27 maggio. Questo per consentire di poter inviare le richieste alle Prefetture di competenza con adeguato anticipo per la procedura di autorizzazione anche del Ministero dell’Interno e delle Questure competenti. Per l’accesso è richiesto copia di un documento di identità e, in caso di giornalista, anche del tesserino stampa.
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Per adesioni & info logistiche: info@lasciatecientrare.it
Contatti : Gabriella Guido (Portavoce LasciateCIEntrare) +39 329.8113338; Yasmine Accardo (Referente dei territori) +39 349.7565172; Stefano Galieni (Ufficio stampa) +39 347.1777846; Maria Valentina Tora (Referente organizzazione #20giugnolasciatecientrare) +39 393.9644597.
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